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lo Stato del meridione : Michele Zagaria catturato
di filippopiccione , Sat 10 December 2011 1:40
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In apertura di tutti i telegiornali sono state le immagini dell’arresto del capo dei capi dei Casalesi, Michele Zagaria, a dominare la scena. Manifestazioni di giubilo dei cittadini in segno di ringraziamento alle forze dell’ordine che conducevano in carcere il boss dopo anni di ricerche e di agguati. Si tratta di un risultato analogo a quello degli arresti di Riina e di Provenzano che hanno trascorso decenni di latitanza al vertice di Cosa Nostra.

Michele Zagaria si era fatto costruire un bunker nella sua abitazione che lo teneva al sicuro da ogni tentativo di cattura. Notava Pietro Grasso, il Procuratore nazionale antimafia, che ci è voluto l’ingegno di speciali architetti ed ingegneri per concepire una struttura così sofisticata ed impenetrabile. A significare che la potenza delle mafie è tale da arrivare dove altri non sono in grado di arrivare. Ecco perché la tenacia, il sacrificio, l’abnegazione della Polizia, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Magistratura vengono, quando riescono a portare a compimento un’operazione complessa e a volte impossibile, portati in trionfo. E’ il momento in cui lo Stato sconfigge l’Antistato.

Ma si tratta di un arresto che, sebbene rilevante per la lotta alla organizzazione camorrista, non fa venir meno l’influenza del fenomeno malavitoso che penetra e si espande sempre più nei gangli vitale dell’economia, della politica e nella società. Interessante ed istruttiva la trasmissione sulla “7” di Enrico Mentana andata in onda con Roberto Saviano, in collegamento da New York, e Federico Cafiero de Raho, procuratore aggiunto della direzione distrettuale e capo del “pool” antimafia che indaga sul clan dei Casalesi, secondo il quale “il problema della camorra rimane concreto perché siamo in presenza di un clan fondato su una struttura ben radicata nel territorio” e su un modello mafioso di natura economico ed imprenditoriale ad alto livello ed incidenza tale da influenzare interi settori della vita produttiva, economica, finanziaria e commerciale del Paese.

Siamo in una fase in cui è ancora prevalente la cultura dell’illegalità rispetto a quella della legalità, che stenta ad affermarsi anche all’interno di alcune istituzioni che dovrebbero difenderla e garantirla. E’ emersa con nettezza la necessità che, accanto ai risultati ottenuti nei confronti delle organizzazioni criminali attraverso gli arresti dei loro capi e i sequestri dei loro patrimoni, senza la solidarietà, la collaborazione e la denuncia sempre più diffusa e capillare dei cittadini, è difficile contrastare il fenomeno mafioso.

Ormai quasi tutti sono in grado di capire, soprattutto la malavita organizzata, che la fiducia dei cittadini nello Stato e nelle istituzioni sia essenziale per limitare e porre fine ai poteri mafiosi.
Un saggio in questo senso ce lo ha ancora una volta fornito Roberto Saviano con il suo celeberrimo Gomorra, che vuol dire Casalesi, di cui sono stati letti alcuni passaggi, in particolare quelli relativi ai rapporti fra la Parmalat e Cirio con i clan della Campania. Il suo intervento in diretta, come altri suoi interventi fatti da Fazio, in “Viene via con me”, hanno messo ancora una volta in luce il pericolo dell’attività criminale camorristica - anche se non ha potuto nascondere la gioia che provava nel sapere che il capo criminale della cosca, Michele Zagaria, il re del cemento, era stato appena arrestato, rappresentando già di per sé un fatto importante nella lotta alla sua temibile e pericolosa organizzazione.

Dal dialogo a distanza fra lo “scrittore” e il “magistrato” era evidente la vicinanza e il rapporto stretto delle idee che entrambi manifestavano sul fenomeno di cui si stava discutendo. Ma soprattutto mi avevano colpito il modo stesso con cui l’affrontavano stabilendo senza volerlo una sorta di gerarchia dei “valori” e dell’efficacia degli strumenti da utilizzare. Interessante e persino commovente il riconoscimento del capo del pool antimafia di Napoli per il lavoro intelligente e penetrante svolto da Roberto Saviano, che a tratti è stato indispensabile allo svolgimento delle indagini. Altrettanto toccante l’appello dello scrittore rivolto al nuovo governo che lo invita, perché in questo momento può farlo, ad interrompere il rapporto fra banche e la mafia. In un periodo nel quale manca la liquidità la maggior parte degli operatori economici e finanziari sono tentati a bussare alle porte di chi ce l’ha. E le mafie ne hanno in abbondanza.

A questo punto ci pare opportuno segnalare un ruolo fondamentale che è emerso da tutta la vicenda. Questo ruolo può essere assunto da una figura che potremmo chiamare “Mediatore civile”. E Roberto Saviano ne sarà il massimo esponente. Si tratta ora di allargarne la cerchia.

Filippo Piccione


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