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racconti di racconti : Lo scienziato da giovane
di fulmini , Fri 2 December 2011 8:00
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Ciò che caratterizza i grandi filosofi e i grandi scienziati non è la superiore intelligenza – infatti, vivono, intorno a loro, molti esseri umani più intelligenti, eppure meno filosofici e meno scientifici. Cos’è, allora, che li caratterizza? Se non sbaglio, la capacità di vedere problemi dove altri vedono ovvietà, di vivere dentro l’ordinarietà la straordinarietà, di domandarsi ‘come mai accade?’ mentre altri si rispondono ‘è sempre accaduto’.

Pensiamo a Newton che vede la mela mentre cade. Pensiamo a Einstein: «Provai una meraviglia all’età di 4 o 5 anni, quando mio padre mi mostrò una bussola. Il fatto che quell’ago si comportasse in quel certo modo non si accordava assolutamente con la natura dei fenomeni che potevano trovar posto nel mio mondo concettuale di allora, tutto basato sull’esperienza diretta del “toccare”». (Albert Einstein, Autobiografia scientifica, 1949)

Questo mi girava in testa l’altro ieri, ascoltando Ernesto che di professione fa il venditore di ortaggi e frutta al Mercato Vittorio di Roma, ma dentro la testa è uno scienziato e un filosofo – diversamente da tanti intellettuali che fanno gli scienziati e i filosofi, ma lo sono soltanto tecnicamente, professionalmente, non dentro, non sostanzialmente.

Mi riferisco specialmente alla stragrande maggioranza degli scienziati sociali in azione in questi anni difficili, economisti, sociologi, politologi, che chiacchierano di ‘crisi’ senza conoscerla nella sua natura strutturale storica, cioè ‘organica’, e quindi senza poterla prevedere e senza saperla curare, agli scienziati tra virgolette che non si domandano ‘come mai accade?’ bensì rispondono ‘è sempre accaduto’.

Ascolto ammirato Ernesto, e a un certo punto gli chiedo qual è il suo ricordo più remoto.

Ernesto: “Avevo poco più di quattro anni, era il giugno del ’43, c’era appena stato il bombardamento aereo a San Lorenzo, dove abitavo allora, ero uscito dal ricovero, andavo verso casa mia, ho scoperto presto che non c’era più, camminavo e ho visto il muro di una casa squarciata che faceva fuoco, un muro mangiato dal fuoco. Fuoco? – mi sono domandato dentro di me. Il muro non è fatto di legna – come mai accade che brucia?”

Ecco.

Pasquale Misuraca


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