Radio Fulmini

Per installare RadioFulmini sul tuo sito clicca qui
_________________
Chi siamo
Login
Per gli Iscritti
Ricerca

Ricerca avanzata


Questo sito-rivista è la prosecuzione del blog-rivista fulmini, che in diciotto mesi ha capitalizzato 180.000 visite. Per conoscere il funzionamento di questo sito-rivista si può leggere il "Chi siamo" qui in alto.

il fonografo di Edison : Guerra del Volume
di lorenzolevrini , Sat 29 September 2007 9:40
English version   Version Française   Versión español   Deutsch version  

Noise Pollution And The Loudness War

It’s a scientifically known fact that according to our auditory system, louder is better. Louder sounds are not only preferred by the ear1, but they’re much better at grabbing our attention. For this reason, record companies have always been trying to make sure that their song is as loud as the competition’s, and if at all possible, louder. The last thing any record company would want is their song to be quieter than the last song on the radio.
When vinyl was the mastering medium, this competition meant that everyone was constantly trying to push the limitations of the medium, trying to find ways of getting higher and higher peak levels out of it. This strife for the highest peak levels was dubbed the ‘Loudness War’. With the advent of the CD, however, there could be no more bloodshed over higher peak levels - CD being a 16bit digital system, the maximum level achievable is always 1111 1111 1111 1111, called 0dBFS. If higher peak levels couldn’t be achieved, however, the sensation of loudness could be augmented by raising the average level of a piece of music. So the loudness war became a useless quest for apparent loudness, which is achieved by compressing the dynamic range of a piece of music until there is no difference in level between verse and chorus. Until everything is as loud as the snare hit which originally peaked 7dB above the average level. When everything is up close to 0dBFS, we have apparent loudness, and the record companies are happy.


[Lorenzo Levrini, Panchina-small, Caprera, 17 settembre 2007]

Unfortunately, the repercussions of this dynamic compression on the music itself are disastrous. Dynamics, one of the main channels of expression that music has at its disposal, cut off. Obliterated. If everything is loud, nothing is loud, because loudness is just a comparison between what’s loud and what isn’t. For this reason, the apparent loudness that the companies strive for today does not carry the synonym of ‘power’ that loudness should carry. If we want power, we need to bring the contrast back.

So, who is to blame for this? In the midst of all the blame we are throwing at the record companies for completely neglecting the music in favour of commercial success, I’d like to explore another factor. The society we live in today, and the way we consume music.

We seldom have the time or means to sit down in a quiet environment and listen to music through a good system which lets us appreciate the full dynamic range of a recording which wasn’t butchered at the hands of the record companies. We’re listening to music on the go, while walking in the street, while driving on a busy road, while taking the bus or the underground. We live in a society which bombards our ears with a ridiculous amount of noise pollution, and our way of consuming music doesn’t allow us to protect ourselves from the attack.

The average sound pressure level around us in everyday life is so high that if we listen to an average, well-mastered piece of music turned up just loud enough to hear the quieter bits, we are severely damaging our hearing during the louder bits. We have noise pollution to thank for this. There are two solutions. One, turn down. We don’t damage our hearing (Or damage it much less, in any case) but the quiet sections completely disappear under the ambient noise of our surroundings. Solution two: resort to aggressive mastering that compresses the dynamic range of our music so that we can hear it all without damaging our hearing. This is precisely the problem: although record companies initiated the loudness war, there is constant demand for music compressed in this way due to our noise-polluted society.

If we had the means to listen to music in a more ideal environment, the lack of dynamics would drive most listeners mad. The loudness war would wane.

It isn’t only the record companies’ fault. They are the root of the problem, but until the noise pollution of today’s society diminishes, the fire will have endless fuel.


1. Obviously, this is only valid for sounds significantly below the threshold of pain (About 120dBSPL).

Footnote: This post is a very brief introduction to the loudness war and how it links to noise pollution. It does not and cannot aim to cover the topic fully. If you are interested in the loudness war, many videos and articles exist on the internet giving detailed information about it.


* * *

L’inquinamento acustico e la Guerra Del Volume

È stato provato scientificamente che secondo il nostro sistema auditivo, un volume più alto è migliore. I suoni più forti sono preferiti dall’orecchio (1), e sono anche quelli in grado di richiamare la nostra attenzione. Per ciò, le case discografiche hanno sempre cercato di fare in modo che le loro canzoni fossero più alte di quelle in competizione. Non sia mai detto che la loro canzone sulla radio abbia un volume più basso di quella precedente!

Quando il mezzo di distribuzione musicale era il vinile, tutti cercavano il modo di oltrepassare le limitazioni del mezzo e di ottenere livelli massimi sempre più alti. Questa gara venne chiamata la ‘Guerra del Volume’. (2) Con l’introduzione del CD, però, non ci fu più ragione per spargere sangue sui livelli massimi. Il CD, infatti, è un sistema digitale a 16bit, e quindi il livello massimo è 1111 1111 1111 1111, chiamato 0dBFS. Era assolutamente impossibile ottenere un livello più alto - ma questo non voleva dire che non si potesse aumentare la sensazione di volume elevato aumentando il volume medio di un brano. Quindi la guerra dei volumi diventò un’inutile battaglia per volume alto apparente, il quale si ottiene comprimendo la gamma dinamica (che si chiama il range dinamico) di un brano fino a che non c’è più differenza in volume fra le strofe e i ritornelli. Fino a che tutto è alto quanto il colpo di rullante che doveva essere 7dB più forte di tutto il resto. Quando tutto è vicino a 0dBFS, sempre, abbiamo ottenuto ‘volume alto apparente’, e le case discografiche sono soddisfatte.

Nostro malgrado, le ripercussioni di questa compressione dinamica sulla musica stessa sono disastrose. La dinamica, uno dei canali d’espressione principali di cui si avvale la musica, cancellata. Obliterata. Se non c’è contrasto, non c’è neanche sensazione di potenza. E così il volume che cercano le case discografiche oggi non è più sinonimo di potenza.

Ma di chi è veramente la colpa? Nel bel mezzo di tutte le accuse che stiamo facendo ricadere sulle case discografiche, vorrei esplorare un altro fattore. La società in cui viviamo oggi, il modo in cui consumiamo la musica.

Non abbiamo quasi mai l’opportunità di sistemarci un attimo in un ambiente poco rumoroso, e di ascoltare della musica attraverso un buon sistema che ci permetta di apprezzare pienamente il range dinamico di una registrazione che non sia stata macellata per ordine di una casa discografica. Ascoltiamo la musica mentre viaggiamo, mentre camminiamo per strada, mentre guidiamo o sediamo in un autobus. Viviamo in una società che ci bombarda di inquinamento acustico, e il nostro modo di consumare la musica non ci permette di ripararci dall’attacco.

Il livello di pressione sonora medio che ci circonda nella vita di tutti i giorni è così alto che appena ascoltiamo un brano trattato da un buon fonico di mastering, e alziamo il volume quel tanto che basta per sentire le parti basse, ci arrechiamo dei seri danni al sistema auditivo quando arrivano le parti alte. Questo grazie all’inquinamento acustico che subiamo ogni giorno. Ci sono due soluzioni: uno, abbassare il volume. Non ci danneggiamo l’udito (o comunque ce lo danneggiamo molto di meno) ma non siamo più in grado di sentire le parti basse. Soluzione numero due: risolversi ad ascoltare musica compressa in modo aggressivo - la dinamica è scomparsa, e riusciamo ad ascoltare tutto il brano senza sfondarci le orecchie. (3) Ed è proprio questo il problema. È vero che le case discografiche hanno dichiarato la guerra del volume, ma c’è richiesta costante per musica compressa in questo modo, grazie alla nostra società inquinata.

Se potessimo ascoltare la musica in un ambiente ideale, la totale mancanza di dinamica farebbe impazzire la maggior parte degli ascoltatori. La guerra del volume si ammortizzerebbe.

La colpa non è solo delle case discografiche. Anche se queste ultime sono alla radice del problema, finché viviamo come viviamo, il fuoco avrà ampia scorta di benzina.


1. Ovviamente questo è solamente valido per i suoni al di sotto della soglia del dolore (Circa 120dBSPL).
2. In italiano non esiste un termine d' uso popolare di cui io sia al corrente. 'Guerra del volume' è una traduzione dall’inglese.

Nota di chiusura: Questo post è un’introduzione molto breve alla Guerra del Volume in relazione all' l’inquinamento acustico. Non intende coprire l’argomento in modo completo. Per chi fosse interessato, in internet si trovano numerosi articoli e video sulla Guerra del Volume (in lingua inglese).

Formato stampa Invia questa news ad un amico Crea un file PDF dalla news
 
Si raccomanda di abilitare i cookies nel proprio browser prima di inviare un commento.
I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Commenti