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lo Stato del meridione : Mafia e Famiglia
di filippopiccione , Mon 10 October 2011 6:00
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Venerdì 7 ottobre Rai Tre ha mandato in onda il film di Marco Amenta, “La siciliana ribelle” che racconta la vita di Rita Atria, la ragazza di Partanna, figlia e sorella di mafiosi che, diciassettenne, si ribella a Cosa nostra. Tutti hanno conosciuto la sua storia. Una storia recente, si può dire, poiché si è conclusa meno di vent’anni fa. Una storia che fece riflettere e che continua a far riflettere soprattutto per la sua straordinarietà. Anche se la mafia ci aveva abituati ad assistere a fatti eclatanti e straordinari, Rita offre uno spaccato della condizione e del fenomeno mafioso nuovo e al tempo stesso antico. Sia che si tratti di un’eroina tragica, come Antigone, o fiera come Giovanna d’Arco, sia che si tratti di una sfida e la messa alla prova della legge dello Stato o di una battaglia contro il sistema arcaico della sua comunità.

L’entità deflagrante che accompagna la vita e la morte di questa ragazza è pari e, per certi aspetti, di intensità maggiore rispetto agli attentati di Falcone e Borsellino. Pensate al suicidio, dopo aver appreso della morte di Borsellino e poi alla profanazione della sua tomba da parte della madre che l’aveva rinnegata durante tutta la sua esistenza e persino durante il suo concepimento che sperava, facendolo sapere alla stessa figlia adolescente, di non riuscire a portare a termine.

Di fronte ad una tragedia che inizia con l’uccisione del padre e poi del fratello, alla quale assiste personalmente, diventa un esercizio assai complicato, anche per le persone più distaccate, far valere la giustizia piuttosto che la vendetta.

Eppure Rita tenta la strada della giustizia affidandosi completamente al giudice Borsellino e alle forze dell’ordine che fanno il possibile, in una condizione in continuo rischio, per eseguire il programma di protezione passando da un appartamento ad un altro nelle periferie di Roma.
E c’erano quasi riusciti. Ma la vendetta, quella dei mafiosi, ha avuto la meglio.

Non so se, grazie anche ai molti risultati raggiunti sul fronte della lotta alla mafia e ai colpi inferti alle altre organizzazioni criminali, la giustizia ce la farà a prevalere. Sappiamo che la presenza dei clan su tutto il territorio nazionale si va espandendo sempre di più e con essa si diffondono la corruzione e il malaffare.

Quando la mafia fece saltare in aria Borsellino sotto la casa della madre di via d’Amelio, anche un’altra mente fu sconvolta, come Rita, reagendo però in maniera diversa. Fu il giudice Capponnetto a dichiarare che ormai era finito tutto e che la mafia aveva vinto.

Ora la mafia non ha bisogno di dimostrazioni di forza per affermare il controllo del territorio e la gestione di quote e somme cospicue di potere, soprattutto nel settore economico e finanziario, in combutta con alcuni esponenti delle istituzioni e della politica, provenienti dalle loro stesse fila.

Ciò però non deve far venir meno il ricordo, il sacrificio e l’esempio di Rita, così come non possono essere dimenticati Mauro Rostagno e Peppino Impastato, protagonisti coraggiosi, lucidi ed irridenti nei confronti della mafia, per molti versi punti di riferimento e di forza importanti per la magistratura, le forze dell’ordine e la società civile. Anche in loro nome è possibile proseguire la loro battaglia interrotta per sconfiggere l’Antistato e far trionfare finalmente la legalità, la democrazia e l’emancipazione di tutta la comunità statuale.

Filippo Piccione


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