Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 Per una nuova civiltà (18) - economia di solidarietà - Rubriche : Fulmini e Saette
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economia di solidarietà : Per una nuova civiltà (18)
di luisrazeto , Wed 5 October 2011 6:00
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{Da mercoledì 29 giugno, vado pubblicando una serie organica di video di Luis Razeto, accompagnati di volta in volta dalla traduzione italiana, e dal testo originario in spagnolo.}

¿Cómo iniciar la creación de una nueva civilización? (18)


(XVIII. Dove si considera la struttura della conoscenza che apre una nuova civiltà e la si compara con la struttura delle scienze sociali della civiltà precedente.)

Quando prendiamo coscienza che la storia, e l’economia, la politica e la cultura, la facciamo e la guidiamo noi stessi – e di ciò prendiamo coscienza reale solo quando iniziamo praticamente la creazione di una civiltà nuova e superiore -, quando ci sappiamo protagonisti e attori autonomi della storia, allora ci è possibile comprendere che la scienza di questa storia, e le scienze dell’economia, della politica e della cultura, non possono essere discipline che concepiscono la realtà come processi naturali e obiettivi, indipendenti dalla coscienza, dalla volontà, dalle emozioni, dalle etiche e dai valori propri di coloro che sono i creatori, protagonisti e guide di questa storia, economia, politica e cultura.

La supposta obiettività delle scienze economica, politica e sociale che si fondavano su una concezione positivista e naturalista della realtà umana, svanisce, e per meglio dire, si abbandona allorquando si prende coscienza che tale supposta obiettività era, da un lato un errore teorico e filosofico, e dall’altro, possiamo dirlo così, un inganno delle classi dominanti e dei settori dirigenti, che dominavano e dirigevano coscientemente la storia, l’economia e la politica, ma le presentavano come ‘necessità’ storiche, come processi obiettivi, come ‘razionalità’ date, come se fossero indipendenti dai loro interessi e obiettivi. Ai dominati e subordinati, in quanto sperimentavano passivamente le condizioni storiche, economiche e politiche, e non erano né potevano sentirsi attori dei processi, tale obiettività pareva reale, nella misura in cui loro stessi non guidavano i processi con la propria coscienza e la propria volontà.

Anche il marxismo, critico della dominazione e promotore di trasformazioni rivoluzionarie, cade nell’errore di supporre una storia naturalizzata, soggetta a leggi obiettive e indipendenti dalla volontà degli uomini. Cade nell’errore perché teoricamente non giunge a superare l’orizzonte teorico del positivismo e del naturalismo materialista. E cade nell’errore perché non arriva a concepire gli individui umani come facitori della storia, proponendo invece che essi debbono sottomettersi a forze supposte ancora come oggettive, ostetriche della storia, che agirebbero conformemente a tali leggi obiettive, a quella necessità storica. Questo è persino teorizzato nell’idea che la libertà non è altro che la coscienza della necessità, e cioè, agire conformemente a un supposto dinamismo obiettivo inerente alla storia, e indipendente dalla coscienza e dalla volontà, dalla decisioni e dalle scelte che possono intraprendere gli individui e i gruppi.

Ma noi iniziatori di una nuova civiltà superiore, liberati dalla subordinazione ai poteri e alle istituzioni della civiltà in crisi, conquistata la propria autonomia in base alla quale ciascuno è guida di se medesimo e creatore di cultura, di economia e di politica, siamo in condizione di superare il naturalismo e il positivismo nella conoscenza. Per i creatori di cultura, che la costruiscono coscientemente e liberamente, le scienze e le arti e la cultura tutta, non sono una mera superstruttura determinata dalle strutture presuntamente obiettive, necessarie e che procedono conformemente a leggi ineluttabili.

Dunque, abbandoniamo l’idea di scienze sociali obiettive, nel momento in cui scopriamo che tutta la realtà storica e sociale è realtà soggettiva, e cioè, elaborata, costruita, guidata e coordinata da persone e gruppi umani. Persone e gruppi che la creano, e che nel crearla pongono in essa, nella realtà che costruiscono, la propria soggettività, i propri valori, le proprie etiche, i propri obiettivi, i propri ideali, e anche i propri trucchi, le proprie malefatte, i propri disvalori. Tutto questo è parte della realtà, e per questo tutto questo deve essere compreso dalla scienza, e giungere a essere parte della spiegazione dei processi storici.

Per ciò, la previsione scientifica non è più una mera previsione di ciò che succederebbe se i comportamenti umani continuassero a essere automatici e regolari, guidati dagli obiettivi e dalla razionalità dominante, ossia una semplice proiezione delle tendenze in corso. La previsione sarà invece l’articolazione dei risultati che ci si attende e che si sa che succederanno come effetto dell’azione di tutti i costruttori delle nuove realtà, economiche, politiche e culturali.

Sintetizzando, possiamo concludere che la nuova struttura della conoscenza e le nuove scienze che cominciano a costituire il pilastro culturale e cognitivo della nuova civiltà, presentano le più profonde differenze rispetto alle scienze sociali, politiche ed economiche della vecchia civiltà moderna.

Mentre le scienze sociali moderne erano elaborate da pochi ‘scienziati’, le scienze creatrici della nuova civiltà sono elaborate da tutti, i quali tutti partecipano in distinti modi e livelli di specializzazione, ma essendo tutti coloro che validano le conoscenze che vengono loro proposte.

Mentre le scienze sociali moderne erano scienze istituzionalizzate e burocratizzate, che procedevano nella conoscenza mediante l’applicazione meccanica di metodi e tecniche formalizzate, le nuove scienze sono conoscenze vive, che si elaborano e procedono attraverso il dialogo e la comunicazione intersoggettiva tra tutti i soggetti attivi, creatori della storia e costruttori dell’economia, la politica e la cultura.

Mentre le scienze sociali moderne processavano ‘dati’ e ‘informazioni’ raccolte mediante procedimenti tecnici che garantivano che dalle loro analisi si potevano estrarre le validazioni attese delle ipotesi formulate in base a una teoria precostituita, le nuove scienze procedono attraverso l’esperienza multiforme configurata come una ‘filologia vivente’ alla quale tutti partecipano.

Mentre le scienze sociali moderne sono incentrate nella quantificazione della realtà, privilegiando le dimensioni misurabili e quelle che possono essere processate matematicamente e statisticamente, le nuove scienze sono incentrate nella comprensione della realtà e dei suoi processi, prestando speciale attenzione agli aspetti qualitativi, e specialmente alle novità storiche. Le scienze sociali moderne cercano nel passato la causa del presente, mentre la nuova scienza spiega i fatti e i processi attraverso i suoi attori, in modo che spiega il futuro attraverso il presente.

Mentre le scienze sociali moderne cercano di occultare la soggettività tanto dell’ ‘oggetto’ che studiano quanto del soggetto conoscente, perché non interferisca nella dinamica del reale da conoscere, le nuove scienze rendono manifesta la soggettività, precisamente con l’intenzione di intervenire nella storia, di costruirla coscientemente e liberamente.

Mentre le scienze sociali moderne cercano di considerare i fatti sociali come cose, separando attentamente i giudizi dei fatti dai giudizi di valore e dalle valutazioni etiche, le nuove scienze incorporano i valori e l’etica nella conoscenza, sia in quanto le riconoscono come presenti e attive nella realtà storica, sia con l’intenzione di progettare realtà nuove, superiori a quelle della civiltà in crisi.

Mentre le scienze sociali moderne fondano, come risultato di ciò che abbiamo detto, la passività della moltitudine, e servono al controllo delle masse e dei processi affinché non siano dirottate dalle razionalità imperanti e dominanti, le nuove scienze pretendono l’attivazione di tutti, in ordine alla liberazione delle energie coscienti e libere delle persone, e potenziando le razionalità emergenti delle quali sono portatori i creatori delle nuove economia, politica e cultura.

*

XVIII. Donde se refiere a la estructura del conocimiento que abre a una nueva civilización y se la compara con la estructura de las ciencias sociales de la civilización.

Cuando tomamos conciencia de que la historia, y la economía, la política y la cultura, las hacemos y las guiamos nosotros mismos – y de ello tomamos conciencia real sólo cuando iniciamos prácticamente la creación de una civilización nueva y superior -, cuando nos sabemos protagonistas y actores autónomos de la historia, entonces nos es posible comprender que la ciencia de esa historia, y las ciencias de la economía, de la política y de la cultura, no pueden ser disciplinas que conciban la realidad como procesos naturales y objetivos, independientes de la conciencia, de la voluntad, de las emociones, de las éticas y de los valores propios de quienes son los creadores, protagonistas y guías de esa historia, economía, política y cultura.

La supuesta objetividad de las ciencias económica, política y social que se fundaban en un concepción positivista y naturalista de la realidad humana, se desvanece, o mejor dicho, se abandona pues se toma conciencia de que tal supuesta objetividad era, por un lado un error teórico y filosófico, y por otro, podemos decirlo así, un ardid de las clases dominantes y de los sectores dirigentes, que dominaban y dirigían conscientemente la historia, la economía y la política, pero que las presentaban como 'necesidades' históricas, como procesos objetivos, como 'racionalidades' dadas, como si fueran independientes de sus propios intereses y objetivos. Para los dominados y subordinados, en cuanto experimentaban pasivamente las condiciones históricas, económicas y políticas, y no eran ni podían sentirse actores de los procesos, tal objetividad les parecía real, pues ellos mismos no conducían los procesos con su conciencia y su voluntad.

El propio marxismo, crítico de la dominación y postulador de transformaciones revolucionarias, también cae en el error de suponer una historia naturalizada, sujeta a leyes objetivas e independientes de la voluntad de los hombres. Cae en el error porque teóricamente no logra superar el horizonte teórico del positivismo y del naturalismo materialista. Y cae en el error porque no llega a concebir a los individuos humanos como hacedores de la historia, proponiendo en cambio que ellos deben simplemente sumarse a fuerzas supuestas todavía como objetivas, parteras de la historia, que actuarían conforme a dichas leyes objetivas, a aquella necesidad histórica. Esto incluso es teorizado en la idea de que la libertad no es sino la conciencia de la necesidad, esto es, actuar conforme a un supuesto dinamismo objetivo inherente a la historia, e independiente de la conciencia y de la voluntad, de las decisiones y de las opciones que puedan realizar los individuos y los grupos.

Pero los iniciadores de una nueva civilización superior, liberados de la subordinación a los poderes e instituciones de la civilización en crisis, conquistada la propia autonomía en base a la cual cada uno es guía de sí mismo y creador de cultura, de economía y de política, estamos en condiciones de superar el naturalismo y el positivismo en el conocimiento. Para los creadores de cultura, que la construyen consciente y libremente, las ciencias y las artes y la cultura toda, ya no son mera superestructura determinada por estructuras supuestamente objetivas, necesarias y que proceden conforme a leyes ineluctables.

Entonces, abandonamos la idea de ciencia sociales objetivas, pues descubrimos que toda la realidad histórica y social es realidad subjetiva, esto es, elaborada, construida, guiada y coordinada por personas y grupos humanos. Personas y grupos que las crean, y que al crearlas ponen en ella, en la realidad que construyen, su propia subjetividad, sus valores, sus éticas, sus objetivos, sus ideales, y también sus engaños, sus maldades, sus contravalores. Todo eso es parte de la realidad, y por tanto, todo eso debe ser comprendido por la ciencia, y llegar a ser parte de la explicación de los procesos históricos.

Por eso, la predicción científica ya no es una mera predicción de lo que ocurrirá si los comportamientos humanos continúan siendo automáticos y regulares, guiados por los objetivos y por la racionalidad dominante, o sea una simple proyección de las tendencias en curso. La predicción será en cambio el enunciado de los resultados que se espera y que se sabe que ocurrirán como efecto de la acción de todos los constructores de las realidades nuevas, económicas, políticas y culturales.

Sintetizando, podemos concluir que la nueva estructura del conocimiento y las nuevas ciencias que empiezan a constituir el pilar cultural y cognitivo de la nueva civilización, presentan las más profundas diferencias respecto de las ciencias sociales, políticas y económicas de la vieja sociedad moderna.

Mientras las ciencias sociales modernas eran elaboradas por pocos 'cientistas', las ciencias creadoras de la nueva civilización son elaboradas por todos, participando en distintos modos y niveles de especialización, pero siendo todos los que validan los conocimientos que les sean propuestos.

Mientras las ciencias sociales modernas eran ciencias institucionalizadas y burocráticas, que procedían a conocer mediante la aplicación mecánica de métodos y técnicas formalizadas, las nuevas ciencias son conocimientos vivos, que se elaboran y proceden mediante el diálogo y la comunicación intersubjetiva entre todos los sujetos activos, creadores de la historia y constructores de la economía, la política y la cultura.

Mientras las ciencias sociales modernas procesaban 'datos' e 'informaciones' recolectadas mediante procedimientos técnicos que garantizaban que de sus análisis podrían extraerse las validaciones esperadas de las hipótesis formuladas en base a la propia teoría preconstituida, las nuevas ciencia proceden a través de la experiencia multifacética configurada como una 'filología viviente' en la que todos participan.

Mientras las ciencias sociales modernas se centran en la cuantificación de la realidad, privilegiando las dimensiones mensurables y aquellas que pueden ser procesadas matemática y estadísticamente, las nuevas ciencias se centran en la comprensión de la realidad y de sus procesos, prestando especial atención a los aspectos cualitativos, y especialmente a las novedades históricas. Las ciencias sociales modernas buscan en el pasado las causas del presente, mientras las nuevas ciencia explican los hechos y procesos por sus actores, de modo que explican el futuro por el presente.

Mientras las ciencias sociales modernas tratan de ocultar la subjetividad tanto del 'objeto' que estudian como del sujeto cognoscente, para que no interfiera en la dinámica de lo real por conocer, las nuevas ciencias ponen de manifiesto la subjetividad, precisamente con la intención de intervenir en la historia, de construirla consciente y libremente.

Mientras las ciencias sociales modernas tratan de considerar los hechos sociales como cosas, separando cuidadosamente los juicios sobre hechos de los juicios de valor y de las apreciaciones éticas, las nuevas ciencias incorporan los valores y la ética en el conocimiento, sea en cuanto se las reconoce presentes y activas en la realidad histórica, sea con la intención de proyectar realidades nuevas, superiores a las de la civilización en crisis.

Mientras las ciencias sociales modernas fundan, como resultado de todo lo anterior, la pasividad histórica de las multitudes, y sirven al control de las masas y de los procesos para que no se desvíen de las racionalidades imperantes y dominantes, las nuevas ciencias pretenden la activación de todos, en orden a la liberación de las energías conscientes y libres de las personas, y potenciando las racionalidades emergentes de las que son portadores los creadores de las nuevas economía, política y cultura.


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