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sociografie : Rivoluzionario di professione
di pietropacelli , Mon 3 March 2008 8:00
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Confucio sosteneva che l’infelicità trae origine da un attaccamento fisso ed eccessivo ad una cosa o ad una persona o ad una idea.
Perché tutto in natura è variabile e in perenne modificazione; dunque chi rimane troppo legato ad una certa idea fissa di una persona, ben presto proverà sconcerto perché inevitabilmente quella persona subirà cambiamenti crescenti fino a divenire completamente diversa da quella di un tempo. Rimanere attaccato ad una vecchia concezione di qualsiasi cosa conduce inevitabilmente alla crisi.

A maggior ragione questo si verifica per una idea, un ideale, una fede.
Vladimiro è sempre stato un rivoluzionario di professione, la sua fede nel Partito è sempre stata inattaccabile, forte e degna del massimo impegno; in tanti anni di attività politica aveva mantenuto un tenore di vita austero e rigoroso che aveva sempre vissuto con piena soddisfazione e orgoglio: i suoi interventi alle riunioni erano sempre stati d’esempio per tutti e Lui godeva della stima generale.
Non era attratto da lussi o ambizioni: ciò che gli premeva era rimanere coerente al costume e al metodo rivoluzionario, battersi per un futuro migliore e credere fermamente nel Partito.
Ma il Partito a cui aveva dedicato la sua vita stava gradualmente evaporando.
Attraverso varie evoluzioni della sua struttura, delle sue idee, del suo nome e anche dei suoi simboli si stava affermando un Partito completamente nuovo che sempre meno lo attirava: i rituali e i metodi di un tempo furono sepolti, la vecchia fraternità tra i compagni non esisteva più e tutto appariva indistinto e omologabile alla realtà esistente. Niente più rivoluzioni e, anzi, pochi cambiamenti: le nuove leve parlavano una strana neo lingua inglesizzante e persino simile a quella degli avversari che aveva combattuto. Per di più univano ad una scarsa preparazione politica una fastidiosa arroganza e supponenza che lo feriva tanto.
Si stava rendendo conto che non c’era più da raggiungere traguardi storici ma solo modifiche parziali e conquistare posti di potere nei quali portare avanti obiettivi molto limitati e fin anche personali.
A Vladimiro tutto questo non piaceva.
Come dice un personaggio stravagante e geniale, aveva capito, con ritardo e con dolore, che non solo non era stato cambiato il mondo ma che il mondo aveva cambiato quel formidabile esercito di rivoluzionari e combattenti per un mondo migliore. Ormai avanzavano strane figure che sarebbero state bene anche con altri Partiti, quelli che aveva sempre combattuto.
Per questo Vladimiro, dopo vari e inutili tentativi di opporsi a quella deriva anestetizzante stava diventando sempre più solitario e triste. Lui non sapeva vivere senza sogni; senza il sol dell’avvenire non aveva più alcuna luce da raggiungere e alcuna speranza da coltivare. Ben presto l’espressione del suo viso perse quell’impronta fiduciosa e determinata che lo aveva esaltato e caratterizzato in ogni occasione. Si ritirò a vita privata e iniziò ad invecchiare.

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