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il legame : Galilei
di venises , Fri 7 October 2011 5:00
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Galileo è universalmente considerato il simbolo della scienza, l'archetipo dello scienziato.
Generalmente per le cattive ragioni.
C'insegnano a scuola che fu colui che ha introdotto il metodo sperimentale nella scienza, colui che ha dimostrato la rivoluzione della Terra intorno al Sole.
Niente di più falso.
Oggi rivoluzioneremo la vostra immagine di Galilei, mostrando che:
• fu un polemico;
• che diede una dimostrazione totalmente errata della sua legge fondamentale del moto;
• che non riuscì mai a dimostrare la superiorità del sistema copernicano rispetto a quello tolemaico;
• che studiò a lungo il pendolo, senza accorgersi che conteneva la dimostrazione della rivoluzione della Terra rispetto al Sole.
Concluderemo sostenendo che sono proprio queste le ragioni che rendono Galilei un grandissimo scienziato.
Speriamo, così facendo, di mettere a soqquadro la concezione della Scienza che vi portate appresso dai banchi di scuola.

La Nuova Stella
Ottobre del 1604. Caravaggio ha appena ultimato di dipingere la Deposizione dalla Croce. Una luce, brillante quanto Venere, appare nel cielo. Aumenta d'intensità di settimana in settimana, seminando il terrore per l'Europa, nei contadini come nei principi (la superstizione è democratica, l'ignoranza pure). Poi la sua intensità s'affievolisce progressivamente nel corso nel 1605, sino a scomparire. In tutto, un fenomeno che dura un anno. Cosa diavolo è1?
La cosmologia ufficiale dell'epoca è tutta all'insegna dei significati religiosi e vede l'universo separato in due categorie etico-spaziali: al di qua e al di là della Luna. Tutto ciò che è al di là della Luna è immutabile, tutto ciò che è al di qua è caduco. Al di là della Luna ci sono solo le stelle; tutte le stelle sono immutabili. Un tale fenomeno non può dunque corrispondere che all'apparizione di un nuovo corpo, non una stella, il quale deve necessariamente essere più vicino della Luna.
Un giovane geometra di Padova, tale Galilei, decide d'andare sino in fondo: decide di misurare la distanza dell'oggetto luminoso, la cui evoluzione segue attentamente per mesi, annotando accuratamente le sue misurazioni. E decreta che l'oggetto in questione si trova al di là della Luna. Un oggetto che "non può" esistere, secondo la filosofia naturale, il sapere accettato dell'epoca. Ma non è grazie alle sue misurazioni precise che Galilei merita il titolo di scienziato. È a causa di ciò che fece di tali risultati.
Inizio del 1605: a Padova si pubblica un libretto (in dialetto padovano, non in latino) dal titolo Dialogo de Cecco di Ronchitti da Bruzene in perpuosito de la Stella Nuova, ispirato ai risultati di Galileo e nel quale si deridono le tesi della "filosofia naturale", sino alla famosa conclusione: "se le misure dimostrano che si tratta davvero d'una stella, allora l'intera filosofia naturale altro non è che una grossa idiozia".
È una dichiarazione di guerra: della scienza contro la superstizione ammantata d'autorità. È questo che fa di Galilei un vero scienziato, la sua concezione militante della scienza. Attenzione: Galilei non polemizza contro un'altra teoria scientifica, ma contro la non-scienza, contro la superstizione.


La Legge del Moto
Eccovi il passaggio incriminato di Galilei:
"Io suppongo (e forse potrò dimostrarlo) che il grave cadente naturalmente vada continuamente accrescendo la sua velocità secondo che accresce la distanza dal termine onde si partì: come, v.g., partendosi il grave dal punto A e cadendo per la linea AB, suppongo che il grado di velocità nel punto D sia tanto maggiore che il grado di velocità in C, quanto la distanza DA è maggiore della CA, e così il grado di velocità in E esser al grado di velocità in D come EA a DA, e così in ogni punto della linea AB trovarsi con gradi di velocità proporzionali alle distanze de i medesimi punti dal termine A. Questo principio mi par molto naturale, e che risponda a tutte le esperienze che veggiamo negli strumenti e machine che operano percotendo, dove il percuziente fa tanto maggiore effetto, quanto da più grande altezza casca: e supposto questo principio, dimostrerò il resto."2
Come hanno mostrato Alexandre Koyré, Enrico Giusti e Stillman Drake (Galileo's Discovery of the Law of Free Fall" Drake Stillman, Scientific American. Vol. 228. No. 5, May 1973) Galilei qui sostiene che in un moto accelerato la velocità (istantanea, diremmo oggi) sia proporzionale allo spazio percorso (invece che al tempo trascorso).


Perché il Copernicanesimo
Galilei non riuscì mai a dimostrare che la Terra compie un moto di rivoluzione intorno al Sole né che ruota intorno al proprio asse.
(Eppure, sarebbe bastato osservare attentamente la precessione del piano d'oscillazione del pendolo - che studiò a lungo).
Perché allora Copernico, Giordano Bruno, Galileo Galilei, e tanti altri eroi si batterono tutta la vita contro il sistema tolemaico, senza avere il minimo elemento scientifico? Battersi senza avere la prova scientifica è accettabile in uno scienziato? È ancora scienza?
Ciò che rendeva il sistema copernicano superiore a quello tolemaico e quindi 'potenzialmente' scientifico non ha nulla a che fare con la sua superiore bellezza matematica, come sostengono alcuni autori (ah, ah, ah) ma era costituito dalla sua capacità di previsione.
Il sistema tolemaico è giustificazionista: può solo cercare di spiegare quello che osserviamo, ma non è capace di prevedere, non ci aiuta a capire quello che avverrà manipolando la realtà. È pertanto inutilizzabile se si vuole trasformare la realtà. Questo è invece il punto di forza (badate: l'unico ai tempi di Galilei; assolutamente l'unico) del sistema copernicano. Che utilizza lo schema unificatore della matematica come strumento di previsione e quindi di trasformazione del mondo.


Conclusione
Galilei polemizza e attacca i filosofi naturali, abbraccia il copernicanesimo in modo superstizioso, sbaglia a ripetizione la dimostrazione della sua legge fondamentale del moto e studia il pendolo senza accorgersi che contiene la dimostrazione della rotazione della Terra. È questo un grande scienziato o piuttosto un arrogante ignorante?
Questa è la scienza: trasformazione del mondo. Comprensione della realtà non fine a se stessa ma al fine di assumerne il controllo e di trasformarla. Per questo la scienza è incompatibile con la religione. La scienza vuole trasformare il mondo e vuole che sia l'uomo a farlo. In un quadro del genere, non è che Dio sia superfluo: per lui non c'è posto.
La scienza non è neutra e fattuale, la scienza è polemica e militante: milita per il progresso e si batte contro l'oscurantismo.



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1 oggi sappiamo che si trattava di una supernova.
Continuiamo con questo post il dibattito iniziato nei commenti al post su Einstein e la Costante Cosmologica.
Ci scusiamo con tutti coloro che, conoscendo bene Galilei, troveranno scontato questo post.

2 Abbiamo riportato tale passaggio per esteso per darvi un'idea di quanto rudimentale fosse il livello di matematizzazione della fisica all'epoca di Galilei.

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Commenti
Inviato: 7/10/2011 20:11  Aggiornato: 7/10/2011 20:15
Autore: fulmini

Si potrebbe forse dire (continuando la riflessione aperta dai tuoi commenti e proseguita con questo post, Venises): Lo scienziato conosce e trasforma. Ancora meglio: Lo scienziato conosce per trasformare.

E l'essere umano non scienziato di professione? "...opera praticamente - nota Gramsci nei Quaderni del carcere -, ma non ha una chiara coscienza teorica di questo suo operare che pure è un conoscere il mondo in quanto lo trasforma." L'essere umano attivo conosce in quanto trasforma.

Pasquale Misuraca
Inviato: 7/10/2011 22:21  Aggiornato: 7/10/2011 23:05
Autore: venises

Siamo assolutamente d’accordo.
L’uomo è un essere compiutamente umano solo quando conosce trasformando e trasforma conoscendo.

Inviato: 8/10/2011 10:00  Aggiornato: 8/10/2011 10:00
Polemico non mi sembra elemento negativo.
Se il polemico è combattivo, aggressivo, battagliero.
Peraltro si scrive che :"Galilei non polemizza contro un'altra teoria scientifica, ma contro la non-scienza, contro la superstizione."

Mi risulta, ignorante come sono nella specificità e rifacendomi solo agli scarsi ricordi dei banchi di scuola, che la legge del moto scaturì dopo osservazione con metodo del "prova e riprova".
Trattandosi del 1600 gli concedo le attenuanti generiche per la citata sbavatura.

Non tutto ciò che si intuisce è dimostrato e/o dimostrabile.
I Grandi anticipano i tempi; mi risulta.
Sulla terra che si muove ... si è giocato la sua vita ed a quei tempi non era di certo facile con la santa Inquisizione dentro casa.
Egli prevedeva, vedeva prima, per trasformare le conoscenze all'epoca disponibili, molte delle quali imposte da dictat.

Ignorante lo era senz'altro - chi non lo è -, ma molto, molto meno di altri dei suoi tempi.
Se l'arroganza è tale quando si contrasta e combatte l'ignoranza più consistente, per qualità e quantità, di altri, allora questo è altro suo pregio.

Conclusione: Eppur ... lo stimo!