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Gesù : La religione secondo Gesù
di fulmini , Fri 13 May 2011 4:00
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facciata chiesa


(Dal Vangelo laico secondo Feliciano, il capitolo 'La Religione')


Una sera di un giorno trascorso in allegra solitudine, camminando lungo le rive del lago, Gesù torna a casa portando un paniere di fragole comprate in un banco lungo la strada. Avvicinandosi sente il mormorio degli amici riuniti, e affacciandosi sulla soglia ne vede dodici raccolti intorno a tre tavoli, quattro per ciascuno, impegnati in qualcosa di molto serio.

Dopo un minuto buono di osservazione rispettosa, è Giovanni il primo a rendersi conto della presenza di Gesù. Istantaneamente avverte con gesti gli altri che lui è arrivato. Scende il silenzio, qualcuno raccoglie e ordina le carte su cui stanno prendendo appunti, qualcun’altro sorride imbarazzato, finché Pietro prende la parola e rivolgendosi a Gesù spiega:

Maestro, abbiamo formato tre commissioni, perché vogliamo proporti delle idee organizzative sulla nostra comunità. Valutiamo che è giunto il momento di essere più precisi, più incisivi.

Gesù si siede accanto a Giovanni e si dispone ad ascoltare.

Ancora Pietro (indicando Natanaele): - Esponi un po’ i risultati del vostro lavoro.

Natanaele (alzandosi e prendendo in mano un paio di carte): - Ehm... La nostra commissione si occupa di precisare la dottrina, le idee, le credenze che guidino il nostro movimento. Pensiamo che dobbiamo avere un documento che esponga chiaro e tondo ciò a cui bisogna credere per essere uno dei nostri. Può essere un manifesto, o un catechismo, o un manuale di lezioni elementari, che consenta a ognuno di riconoscere le verità alle quali bisogna aderire.

Gesù: - Interessante! E quali sarebbero queste verità?

Natanaele: - Beh, noi abbiamo qualche idea, ma naturalmente aspettiamo da te l’ultima parola. Ad esempio, ma così, senza ordine, che l’anima, dopo la morte, verrà premiata o punita a secondo... (manifestando un momento di incertezza) alcuni dicono della fede, altri delle opere. O quest’altra verità: vi è un Dio, unico e solo, al di sopra di ogni realtà, che si fa conoscere attraverso i Profeti... o (indicando con lo sguardo quelli che la pensano in altro modo) vi è un Dio che si impersona ed interviene costantemente su ciò che accade. Ancora questa: i Libri Sacri, in quanto rivelati direttamente da Dio, devono essere presi alla lettera, anche se c’è qui qualcuno che ritiene debbano essere interpretati tenendo conto della cultura dell’epoca in cui furono scritti. E senti quest’altra questione che ci ha impegnato molto: la giustizia sociale si costruisce attorno all’idea dell’uguaglianza, perché siamo tutti figli di Dio, oppure attorno all’idea di libertà, in quanto siamo tutti immagine di Dio?

Pietro: - Vedi, Gesù? C’è assoluto bisogno di sancire qual è la dottrina giusta, le verità a cui credere e da difendere tutti insieme!

Si produce un silenzio elettrizzato. Qualcuno si aggiusta sulla sedia, e tutti pendono dalle labbra di Gesù.

Gesù: - La conoscenza... (prende dal cestino una fragola, la tasta, l’annusa, la guarda, l’assapora) è un’esperienza. Un’esperienza di ciò che ci sta intorno, e di ciò che ci sta dentro. Assaggiate queste fragole, dico, con tutti i sensi e consideratele come espressioni e prodotti della natura intera, nello spazio e nel tempo, che manifesta la propria bellezza, la propria bontà, la propria verità.

Tutti prendono una fragola e fanno quello che hanno visto fare a Gesù. Lunga pausa.

Ora prestate attenzione a quella ragnatela (indicando un angolo del soffitto): è opera di un ragnetto – eccolo! Lo vedete? – la mattina presto, al primo raggio di sole, viene fuori dalla sua tana e se lo gode per un po’. Poi riassetta la tela e si dispone a catturare gli insetti che ci cascano dentro perché non si sono accorti della sua bellezza invisibile. La conoscenza è accorgersi della bellezza, della bontà, della verità, presenti nelle cose ma invisibili per coloro che non hanno occhi per vederle.

Ora, chiudete gli occhi... ascoltate il silenzio... smettete di ragionare... sentite ciò che vi succede dentro...

Alcuni degli amici attingono in questo modo una conoscenza di se stessi, fanno un’esperienza interiore di una realtà prima ignota. Altri rimangono sulla soglia, finché Tommaso sbotta:

Ma almeno si può affermare che Dio esiste?

Gesù: - Vedi, Tommaso, la questione non è di affermare o di negare una credenza. La risposta alla tua domanda la devi trovare tu stesso, la deve trovare ciascuno, come un’esperienza cognitiva. Sprofondando nella conoscenza di ciò che ci sta intorno e di ciò che ci sta dentro. Come ha scritto Antoine de Saint-Exupéry, “la verità si scava come un pozzo”.

Natanaele si siede piegando le carte che teneva in mano. Un amico che gli sta al fianco nasconde discretamente i suoi appunti.

Pietro, senza il minimo segno di turbamento, indicando Taddeo: - Esponi ora tu il risultato della vostra commissione di lavoro.

Taddeo si alza in piedi a sua volta, guarda tutti e si rivolge a Gesù: - Maestro, abbiamo avuto questa idea di partecipare attivamente alla costruzione del nostro progetto... La nostra commissione si è occupata della questione morale. Abbiamo pensato che è necessario indicare senza equivoci e con molta forza quali siano i comportamenti da assumere e quelli da condannare. E quindi di formulare un codice di condotta, una legge, un insieme di regole, che dobbiamo condividere tra di noi e imporre ai seguaci, esigendone il rispetto e l’osservanza.

Gesù: - Ah bene! E cosa avete cominciato a pensare al riguardo?

Taddeo: - Intanto abbiamo pensato bene di dividere il campo: da una parte le azioni peccaminose, da rifuggire e condannare, e dall’altra le obbligazioni morali, da rispettare e compiere. Ecco qui una lunga lista (mettendo sotto il naso gli appunti), di cui ti leggo le prime voci: non fare sesso fra persone non sposate o dello stesso genere, solo per il piacere, e nemmeno per il denaro; quindi è condannata la lussuria e la prostituzione; non desiderare di essere superiori agli altri disprezzandoli; quindi è condannata la superbia e l’orgoglio; non rubare, non desiderare beni altrui, non accumulare solo per sé ricchezze sopra ricchezze, quindi sono condannati il furto, l’invidia, l’avarizia; non creare correnti e cerchie tendenti alla conquista della direzione del movimento e che attentino alla sua unità, e quindi è condannato il frazionismo e l’ambizione di potere.

Dopodiché Taddeo prende in mano la lista delle obbligazioni morali e con grande sicurezza comincia a spiegare le idee che hanno elaborato, riguardanti la castità, l’umiltà, l’obbedienza, la disciplina, la modestia, la povertà, l’obbligo a pagare le tasse, la tessera d’iscrizione al movimento, a dare l’elemosina, la servizievolezza, e via elencando.

Pietro, quasi interrompendo Taddeo e compiacendosi visibilmente del lavoro della commissione morale: - Che ne dici, Gesù? Abbiamo fatto o no una cosa utile?

Gesù: - (rivolto a Taddeo, che era rimasto in piedi) Siediti, e ragioniamo un po’ su tutto questo. (rivolgendosi a tutti) La morale non consiste nella elaborazione di norme, comandamenti e regole esteriori alle persone, imposte da una autorità che esige e controlla, che premia e punisce, come un codice formale, come un formulario meccanico degli atti consentiti e vietati. Nessuno può imporre ad altri una morale.

Pietro, aggiustandosi la sedia: - Allora ognuno fa quello che vuole?

Gesù: - “Ascoltatemi tutti e intendete bene: non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo.”

Gli amici di Gesù restano incerti e si scambiano sguardi interrogativi, finché Giovanni gli chiede di spiegare meglio, magari con qualche esempio, cosa vuol dire.

Gesù: - “Siete anche voi così privi di intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può contaminarlo, perché non gli entra nel cuore?” Ma facciamo ancora un passo: così come non c’è nulla che entrando nell’uomo dal di fuori possa contaminarlo, non c’è nulla che venendo dal di fuori può salvarlo. Nessuna condotta imposta o indotta autoritariamente in qualcuno lo rende un uomo o una donna migliore.

Considerate le droghe, così in voga oggi. Tanti giovani e meno giovani credono che introducendo nei propri corpi certe sostanze chimiche possono liberarsi dei condizionamenti culturali e diventare più felici. In verità vi dico che questa strada conduce alla mutilazione progressiva, all’ottundimento delle proprie facoltà, alla dipendenza e alla degradazione.
Le virtù, la crescita personale, il buon vivere, nascono dall’interno di ognuno. Cosi come la verità si conquista scavando nel proprio interno, la virtù si conquista elevandosi da ciò che si era, liberandosi dai condizionamenti del sistema, tendendo non ad adeguarsi alle leggi di un codice bensì muovendosi verso la perfezione del Padre nostro celeste.
A proposito dell’obbligo a dare l’elemosina, mentre venivo da voi con un gran desiderio di vedervi, si è avvicinata a me una donna mendicante, muovendo i piedi e le mani in una forma strana, con l’intenzione di suscitare la mia pietà e domandandomi lamentosamente del denaro. Mi tirava la tunica pregandomi e insistendo nella sua danza macabra. Ma io mi ero accorto che quei movimenti fatti ad arte fingevano una malattia che non esiste. E voi vi siete resi conto che molti mendicanti rimpiccioliscono se stessi per ottenere l’elemosina? Ebbene, sapete cosa ho fatto? Ho detto a bruciapelo a questa donna: ‘Questa tua malattia non esiste.’ Lei, come miracolata, si è allontanata camminando speditamente.
La strada verso il bene non può consistere in una morale di piccole virtù che rendono gli uomini timorosi, sottomessi, colpevolizzati, blandi. È invece un itinerario di crescita, di superamento, di compimento e realizzazione.

Tutti tacciono, cercando di capire meglio che possono le parole nuove di Gesù, il quale si alza e offre nuovamente agli amici le fragole. Infine si rivolge a Pietro, che è rimasto ammutolito e pensieroso.

Gesù: - E la terza commissione, Pietro, di cosa si è occupata?

Pietro (alzandosi): - Sì. L’abbiamo chiamata commissione organizzativa. Ci siamo occupati delle questioni del potere decisionale, della gerarchia fra gli strati organizzativi, dell’organigramma funzionale, dei rituali e delle liturgie associate ad ogni attività collettiva. Ad esempio, abbiamo discusso delle strutture di governo del nostro movimento. Io penso che ci deve essere un solo capo, un grande capo, che naturalmente sei tu, Gesù, ma che a un certo punto potrai decidere di passare il potere a uno di noi, che sarà come un tuo continuatore, un tuo rappresentante. C’è qualcuno fra noi che pensa invece a un collegio, o un comitato centrale, un collettivo di direzione insomma che concentri tutto il potere. E c’è persino chi si immagina una assemblea permanente a cui tutti partecipino, ma questo mi sembra proprio impraticabile!
Un’altra grande questione organizzativa è quella del come far entrare i nuovi adepti nella nostra organizzazione, quali riti di iniziazione sono necessari, quali requisiti di appartenenza debbano possedere gli aspiranti. Abbiamo una serie di proposte da farti: ad esempio una cerimonia di purificazione, un battesimo; un corso breve di formazione, diciamo attorno a venti ore di catechesi; la consegna di una tessera, che certifichi la militanza.

Un’altra importantissima questione organizzativa riguarda le procedure attraverso le quali si costituiscono i gradi gerarchici necessari tra il capo e la base. Pensiamo ad esempio che ognuno di noi dodici che costituiamo la cerchia originaria avrà la capacità, il potere di individuare fra i tanti della base quelli che si mostrano più intelligenti, più docili, più gradevoli, più carismatici e, una volta scelti, li formerà nella dottrina e nell’etica del nostro movimento... diciamo una scuola di quadri.

(Pietro si ferma, si versa un bicchiere d’acqua, lo beve, riprende a parlare.)

Questi quadri intermedi che selezioniamo e cooptiamo, potranno salire la scala gerarchica, la piramide dell’organizzazione, acquisendo disciplinatamente meriti. A costoro noi concederemo poteri e attribuiremo incarichi che saranno resi manifesti a tutti attraverso cerimonie pubbliche, liturgie spettacolari, rituali memorabili. In questo modo l’organizzazione viene sacralizzata, e si tiene come un tutto gerarchicamente strutturato, dal vertice alla base e dalla base al vertice, per mezzo di gradini ben concatenati: diaconi, sacerdoti, vescovi, cardinali, oppure segretario di cellula, dirigente di sezione, capo dipartimento, membri del consiglio centrale, segretario generale.

Soddisfatto della propria esposizione, con un gesto comprensivo delle mani ed una panoramica dello sguardo, Pietro si accomoda sulla sedia e accende una candela.

Gesù (come parlando a se stesso): - Come faccio a spiegarmi?

Si alza, pensieroso, ed esce fuori dalla stanza. Poco dopo torna sui suoi passi e riprende il suo posto.

Gesù: - “Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti. Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra noi però non è così.” Vi state immaginando la comunità nostra come esemplata sull’Impero, o improntata su un esercito, uno Stato, un partito, una mafia, con delle strutture burocratiche e gerarchiche. Strutture di potere che tendono a conformare le persone ad un ordine costituito. Di questo ordine vi autoeleggete capi e, per assicurarvi che nessuno metta in discussione l’organizzazione, ne sacralizzate le strutture e le procedure. Ma come? Invece di costruire qualcosa che ci avvicini tutti un po’ di più al nostro Padre celeste, una religione della conoscenza, della fraternità e della libertà, nella quale fioriscano e crescano donne e uomini creativi, autonomi e solidali, vi inventate una religione di credenze, di norme e di rituali che produce adepti, docili e praticanti?

Un lungo silenzio scende nella sala. I dodici sono a disagio e delusi: avevano lavorato con la convinzione di contribuire al progetto di Gesù e invece lo vedono irritato.

Finalmente Andrea, il fratello di Pietro, indica un problema e azzarda una domanda: - Ma ci deve essere pure un modo per definire l’identità nostra. Dobbiamo individuare un luogo fisico, un centro di irradiazione verso il mondo al quale tutti facciano riferimento?

Gesù: - Ma noi siamo un movimento itinerante, che non ha un posto fisso, che non s’arrocca su una montagna dalla quale guardare il mondo dall’alto in basso. Sono anni che andiamo in giro, e dobbiamo continuare a camminare accanto agli altri. E in quanto alla identità, questa non si costruisce attorno ad un centro, ad una istituzione, ma si distende e articola come una rete nella quale ogni partecipante è un centro, ogni piccolo gruppo è un nodo. Ognuno si presenta agli altri con parole e atti, mostrando ciò che sente, ciò che pensa, ciò che fa. E invita gli altri a mostrarsi. E le persone ed i gruppi, conoscendosi e riconoscendosi stabiliranno rapporti liberi, intraprenderanno iniziative condivise, cresceranno arricchendosi reciprocamente.

Mano a mano che la riunione si svolgeva avanzava la sera e si entrava nella notte oscura. Ponendo fine ai discorsi e ai dialoghi, tutti, uno dopo l’altro, escono nel cortile e rimangono affascinati dalla luce carezzevole di una grande luna piena che rallegra il loro cuore.


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