Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 Obama contro Osama? - economia di solidarietà - Rubriche : Fulmini e Saette
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economia di solidarietà : Obama contro Osama?
di luisrazeto , Tue 10 May 2011 7:00
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{Traduco in lingua italiana e pubblico un recente articolo di Luis Razeto. Il testo originario, in lingua spagnola, segue il testo italiano. Pasquale Misuraca}

¿OBAMA CONTRO OSAMA? ¿CHI VINCE? IL PROBLEMA VERO E’ UN ALTRO.

Non si tratta, come alcuni affermano, della guerra tra due civiltà, la civiltà occidentale e la civiltà islamica. Si tratta della guerra tra due posizioni estremiste che sono sorte e crescono all’interno di queste due civiltà, nel preciso momento in cui entrambe vivono una crisi organica e manifestano visibili segni di tramonto. Penso che le due posizioni in conflitto, al di là della lotta frontale tra di loro, hanno molto in comune. ¿Cosa hanno in comune i ‘falchi’ che controllano parte del potere negli Stati Uniti e che fomentano le guerre e i conflitti in Irak, in Afganistan, in Libia e negli altri paesi islamici, e i terroristi di Al Qaeda che attentano ai simboli della civiltà occidentale e si propongono di creare il terrore nei centri del potere militare, economico e politico dell’Occidente? Ambo i settori sono espressioni allarmate sorte dal timore che sperimentano – gli uni e gli altri – di fronte alla decadenza e il pericolo di crollo dei pilastri economico, politico e culturale di queste grandi civiltà, che dicono di voler difendere a tutti i costi.

Ora, volendo difendere ciascuno la propria civiltà (l’occidentale da un lato e l’islamica dall’altro) ambedue i fronti estremi dichiarano di stare in guerra l’uno contro l’altro, e in base a questa dichiarazione di guerra giustificano i loro modi di agire e di combattersi, che sono evidentemente in contrasto con tutto ciò che possiamo riconoscere come un agire civile. Non è civile l’attentato contro le Torri Gemelle né gli attacchi terroristi dei gruppi estremisti della civiltà islamica, né è civile bombardare e invadere nazioni straniere senza cause giustificate, uccidere centinaia di migliaia di persone, e recentemente, giustiziare senza necessità e in forma spietata ed estranea ad ogni diritto e procedimento di giustizia, il leader intellettuale e uomo-simbolo della fazione terrorista avversaria. Da entrambi i fronti si accusa l’avversario come ‘terrorista’, e c’è parecchio di vero in ciò, nella misura in cui li vediamo agire senza il minimo rispetto della morale, dei diritti umani e del diritto internazionale.

Senza dubbio entrambe le civiltà hanno aspetti più elevati e degni da mostrare al mondo; ma ambedue stanno in crisi, e di conseguenza sorgono e si espandono al loro interno i gruppi allarmati e impauriti dalla propria decadenza, i quali sviluppano queste forme incivili di agire e di combattersi.

Con la propria interpretazione ristretta e insufficiente, questi gruppi pensano che ciò che minaccia la stabilità e l’identità delle proprie culture e delle proprie economie, è la civiltà che vedono di fronte, che suppongono poderosa, senza rendersi conto né gli uni né gli altri che in realtà stanno entrambi decadendo e tramontando, per cause e processi interni a loro stessi. Siccome non percepiscono queste cause interne, i gruppi estremisti islamici credono che ciò che minaccia la propria identità, le proprie credenze e i propri modi tradizionali di vita, proviene dalla cultura occidentale laica, moderna e secolarizzata, incredula e permissiva, che si diffonde con immenso potere attraverso i mezzi di comunicazione e che sostiene un immenso potere economico e militare. I centri del potere militare, economico e politico dell’occidente considerano in pericolo il proprio modo di vivere e le economie che lo sostengono, attribuendone la causa all’espansione di un mondo islamico che controlla gran parte delle riserve e della produzione delle principali fonti di energia indispensabili alla sopravvivenza di queste economie e di questo modo di vivere, e i loro timori crescono con la percezione che in queste nazioni aumentano i gruppi estremisti più ortodossi, minacciando la subordinazione tradizionale dei gruppi di potere stabiliti in quelle società.

L’assassinio di Osama Bin Laden è il più recente, ma non sarà l’ultimo episodio di questa confrontazione. ¿Chi ha vinto, chi è uscito rafforzato da questo evento? Non è difficile comprendere che in realtà non ci sono vincitori ma che ambo i gruppi – ed entrambe le civiltà – hanno perso. E hanno perso non congiunturalmente, ma strategicamente, nel senso che questi eventi significano, ed evidenziano, che la decadenza che vivono queste civiltà si accentua, manifestando la perdita progressiva dei propri valori, dei propri princìpi fondanti, di ciò che nelle rispettive concezioni possono essere riconosciuti come comportamenti civili.

Il mondo sta soffrendo questa assurda confrontazione, la quale sta comportando un deterioramento e una decadenza accentuati di queste grandi civiltà, al cui interno accrescono la propria presenza e il proprio potere questi gruppi estremi che sembrano rappresentarla, ma che in realtà costituiscono le avanguardie delle rispettive decadenze.

Potrebbe avere senso che le forze vive e più sane di queste civiltà combattano, isolino e riducano il potere di questi loro gruppi estremi. Che gli islamici cerchino di controllare e ridurre il potere dei gruppi come Al Qaeda e i Talibani, e che gli occidentali si sforzino di controllare e ridurre il potere del falchi della guerra. Ma è molto improbabile che questi sforzi abbiano successo, poiché di fronte a processi di decadenza e deterioramento di una civiltà, l’allarmismo della popolazione aumenta e i gruppi che lo interpretano in maniera estremista tendono a rafforzarsi.

Credo che occorra andare alla radice del problema: comprendere che siamo di fronte alla crisi organica delle grandi civiltà storiche; e siccome queste crisi sono tali da non poter essere superate mediante la riparazione dei loro pilastri e fondamenti ormai obsoleti, non rimane che proporsi il gran progetto storico di iniziare la creazione di una nuova civiltà. Ricerca, compito e progetto che già impegna tanti.

*

¿OBAMA VS OSAMA? ¿ALGUIEN GANA? EL VERDADERO PROBLEMA ES OTRO MUY DISTINTO.

No se trata, como afirman algunos, de la guerra entre dos civilizaciones, la civilización occidental y la civilización islámica. Pero sí puede tal vez entenderse como la guerra entre dos posiciones extremistas que han surgido y que crecen en el seno de esas dos civilizaciones, en los precisos momentos en que ambas se encuentran en crisis orgánica y presentan signos visibles de que están llegando a su ocaso. Pienso que las dos posiciones en conflicto, más allá de su lucha frontal entre ellos, tienen mucho en común. ¿Qué tienen en común los 'halcones' que controlan parte del poder en los Estados Unidos y que impulsan las guerras y conflictos en Irak, en Afganistan, en Libia y en otros países islámicos, y los terroristas de Alqaeda que atentan contra los símbolos de la civilización occidental y se proponen crear el terror en los centros del poder militar, económico y político de occidente? Lo de fondo que tienen en común es que ambos sectores son expresiones alarmadas que han surgido frente al temor que experimentan -los unos y los otros- ante la decadencia y el peligro de desmoronamiento de los pilares económico, político y cultural de esas dos grandes civilizaciones, que dicen querer defender a toda costa.
Ahora bien, queriendo defender cada uno su propia civilización (la occidental por un lado y la islámica por el otro) ambos frentes extremos declaran que están en guerra el uno contra el otro, y en base a tal declaración de guerra justifican sus modos de actuar y de combatirse, los cuales evidentemente están reñidos con cualquier cosa que podamos reconocer como un actuar civilizado. No es 'civilizado' el atentado contra las torres gemelas ni los ataques terroristas de los grupos extremistas de la civilización islámica, ni es civilizado el bombardear e invadir naciones extranjeras sin causas justificadas, matar a cientos de miles de personas, y recientemente, ajusticiar sin necesidad y en forma despiedada y ajena a todo derecho y procedimiento de justicia, al desarmado lider intelectual y hombre-símbolo de la facción terrorista adversaria. Desde ambos frentes se acusa al adversario como 'terrorista', y bastante de verdad hay en ello, en la medida que los vemos actuar sin el menor respeto de la moral, de los derechos humanos ni del derecho internacional.
Sin duda ambas civilizaciones tienen cosas y aspectos mucho más elevados y dignos que mostrarle al mundo; pero ambas están en crisis, y en consecuencia surgen y se expanden en su interior los grupos alarmados y temerosos de su decadencia, que desarrollan estas formas invicilizadas de actuar y de combatirse.
En su interpretación estrecha e insuficiente, esos grupos piensan que lo que amenaza la estabilidad y la identidad de sus culturas y de sus economías, es la civilización que ven al frente, a la que suponen poderosa, sin advertir ni los unos ni los otros que en realidad se encuentran ambas en su decadencia y su ocaso, por causas y procesos internos a ellas mismas. Como no llegan a percibir estas causas internas, los grupos extremistas islámicos creen que lo que amenaza su identidad, sus creencias y sus modos de vida tradicionales, proviene de una cultura occidental laica, moderna y secularizada, descreida y permisiva, que se difunde con inmenso poder a través de los medios de comunicación y que se sostiene en un inmenso poder económico y militar. Los centros del poder militar, económico y político de occidente ven peligrar el modo de vida y las economías en que se sostiene, atribuyéndolo a la expansión de un mundo islámico que tiene el control de gran parte de las reservas y de la producción de las fuentes principales de energía indispensables para la sobrevivencia de esa economía y de ese modo de vida, y sus temores se acrecientan al percibir que en esas naciones aumentan los grupos islamistas más ortodoxos, amenazando la subordinación tradicional de los grupos de poder establecidos en esas sociedades.
El asesinato de Osama Bin Laden es el más reciente, pero no seá el último episodio de esta confrontación. ¿Quién ha ganado, quién ha salido fortalecido con este hecho? No es difícil comprender que en realidad no hay ganador sino que ambos grupos -y ambas civilizaciones- han perdido. Y han perdido no coyunturalmente, sino estratégicamente, en el sentido que estos acontecimientos significan, y ponen en evidencia, que la decadencia en que se encuentran esas civilizaciones se acentúa, mostrando la progresiva pérdida de sus valores, de sus principios fundantes, de los que en sus respectivas concepciones constituyen los que pueden reconocerse como comportamientos civilizados.
El mundo estero se está viendo afectado por esta confrontación absurda, que está significando un deterioro y decadencia acentuada de esas grandes civilizaciones, en cuyo interior acrecientan su presencia y su poder esos grupos extremos que parecen representarlas, pero que en realidad constituyen las avanzadas de sus respectivas decadencias.
Pudiera tener sentido que las fuerzas vivas y más sanas de esas civilizaciones combatan, aislen y reduzcan el poder de esos sus grupos extremos. Que los islámicos traten de controlar y reducir el poder de grupos como Al Qaeda y los Talibanes, y que los occidentale se esfuercen por controlar y reducir el poder de los halcones de la guera. Pero es muy improbable que esos esfuerzos tengan éxito, pues ante procesos de decadencia y deterioro de una civilización, el 'alarmismo' de la población se acrecienta y los grupos que las interpretan de manera extremista tienden a reforzarse.
Creo que hay que ir a la raíz del problema: asumir que estamos ante la crisis orgánica de las grandes civilizaciones históricas; pero como esas crisis son tales que no pueden superarse mediante la reparación de sus pilares y fundamentos ya obsoletos, no cabe sino plantearse el gran proyecto histórico de iniciar la creación de una nueva civilización. Búsqueda, tarea y proyecto en el que ya muchos estamos empeñados.

Luis Razeto


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Commenti
Inviato: 10/5/2011 8:56  Aggiornato: 10/5/2011 8:56
Autore: fulmini

Concordo con la tua analisi, Luis (analisi straordinariamente autonoma dal concerto internazionale).

Obama non si rende conto, o non vuole rendersi conto, che sta agendo come un 'falco'. In una intervista di ieri alla CBS arriva ad affermare: "chiunque metta in discussione che l'autore di stragi su suolo americano non meritasse quello che avuto, deve farsi esaminare il cervello".

Pasquale Misuraca
Inviato: 2/5/2016 16:43  Aggiornato: 2/5/2016 16:43
Autore: fulmini

Inviato: 18/10/2016 14:38  Aggiornato: 18/10/2016 14:38
Autore: fulmini