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leOpereeiGiorni : MERCURIALE10. Primavera!
di fulmini , Wed 30 March 2011 4:00
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Commenti
Inviato: 30/3/2011 7:09  Aggiornato: 30/3/2011 7:09
Autore: unviaggiatore

Quale delle foglie,
tale è la stirpe degli umani. Il vento
brumal le sparge a terra, e le ricrea
la germogliante selva a primavera.

(Iliade, trad. Vincenzo Monti, libro VI, vv. 180-183)

Giuliano Cabrini
Inviato: 30/3/2011 8:01  Aggiornato: 30/3/2011 8:01
Autore: fulmini

Certo, Giuliano, Concordo con Omero.

Ma gli umani credono di essere diversi dalle foglie, superiori alle foglie. Le vecchie foglie muoiono e le nuove foglie nascono, si danno la mano, si danno il cambio, e la vita continua. Gli umani, invece, i vecchi umani non vogliono morire, non vogliono dare la mano, il cambio, vogliono vivere sempre, vogliono sopravvivere loro, proprio loro.

Da qualche parte Benedetto Croce rappresenta memorabilmente il buon rapporto tra vecchi e giovani con l'aneddoto di un vecchio chirurgo il quale, morendo mentre opera, passa il bisturi al giovane chirurgo assistente sussurrandogli: "Continua tu." Ecco, io penso che le cose stiano così, nella realtà effettuale: sopravviviamo negli altri, nelle opere. E per un certo tempo, per il tempo degli altri e delle opere, non eternamente. Come le foglie, appunto.

Pasquale Misuraca
Inviato: 30/3/2011 18:59  Aggiornato: 30/3/2011 18:59
uomo di pasqua, hai sempre una sorpresa.
syrah
Inviato: 31/3/2011 18:12  Aggiornato: 31/3/2011 18:12
@Pasquale
L’uomo che non cede il testimone, dici Pasquale, che si aggrappa stretto alla vita, che non riesce a stare, “ come d'autunno/ sugli alberi/ le foglie”?
Si può dire riprovevole il suo atteggiamento, vigliacco, e la sua resistenza ridicola perché la morte è ineluttabile?
Canta “Alla vita” Nazim Hikmet:

"Prendila sul serio (la vita)/ma sul serio a tal punto/che a settant'anni pianterai un olivo
non perché resti ai tuoi figli/ma perché non crederai alla morte/e la vita peserà di più sulla bilancia".

“ Ci devi passà pè credere!” spiega un detto popolare: devi diventare vecchio e stare davanti alla morte e allora te ne accorgerai di essere vissuto in un frammento, di essere vissuto desiderando l’unità, l’intero, invece sei stato a fare continuamente il conto con il tempo, con quello che non hai, con quello che ti resta, con quello che vorresti avere.
Un dare e avere il nostro, inesorabilmente in perdita. Ricorda Salvatore Quasimodo (Dare e Avere)

"Nulla mi dài, non dài nulla / tu che mi ascolti. Il sangue / delle guerre s'è asciugato, / il disprezzo è un desiderio puro / e non provoca un gesto / da un pensiero umano, / fuori dall'ora della pietà. / Dare e avere. Nella mia voce / c'è almeno un segno / di geometria viva, / nella tua, una conchiglia / morta con lamenti funebri".

Hai passato la vita saltando da un frammento all’altro, tanti frammenti in un vortice di tempo frullati, dove né ordine né compiutezza li unisce, restano soli da lontano a ricordare, secondo José Angel Valente( Criptomemorias, da Interior con figuras):

"Ecco l'unica memoria,/una finestra schiusa,/uno schermo spento,/
un fondo irrimediabilmente bianco/per il gioco senza fine/del proiettore di ombre".

Restano i frammenti di un puzzle impossibile, per mancanza di pezzi, e ti assilla “il posto delle fragole”… e ti opponi alla morte, anzi non proprio alla morte ma alla perdita del ricordo, al ricordo della giovinezza, la perdita del senso dei sensi che è stata l’immaginazione, la meravigliosa immaginazione creatrice del mondo. Aggiunge Th. S. Eliot, da East Coker, V in Opere:

"La casa è di dove uno parte. Mentre invecchiamo / il mondo diviene più estraneo, più complicato l'incastro / di morti e di vivi. Non l'intenso momento / isolato, senza prima né poi, / ma il bruciare di tutta la vita in ogni momento / e non la vita di un uomo soltanto / ma di vecchie indecifrabili pietre. / E c'è un tempo della sera al lume delle stelle, / un tempo della sera al lume della lampada / (la sera con l'album delle fotografie). / Amore è tanto più se stesso / quando qui e ora non importano più... "

E poi, e poi c’è tutto quel silenzio che il solo pensiero ti fa impazzire. Scrive F.Kafka:
“Le Sirene hanno un’arma ancora più terribile del canto, ed è il loro silenzio”.

Ed E.Montale:

"Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s'uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto".

Ed ecco avanzare la metafora delle foglie morte, tanto cara a te e a Giuliano, metafora stretta più al ricordo della gioventù perduta che al futuro della vecchiaia:

http://www.youtube.com/watch?v=JWfsp8kwJto&feature=related

Le foglie morte J.Prevert

"Oh, vorrei tanto che anche tu ricordassi /i giorni felici del nostro amore/
Com'era più bella la vita/ E com'era più bruciante il sole
Le foglie morte cadono a mucchi... /Vedi: non ho dimenticato/ Le foglie morte cadono a mucchi
come i ricordi, e i rimpianti/ e il vento del nord porta via tutto/
nella più fredda notte che dimentica/ Vedi: non ho dimenticato/ la canzone che mi cantavi......."


Cito dei poeti, perché solo loro possono parlare della vita e della morte.

Alexandra Zambà detta AlfaZita
Inviato: 1/4/2011 5:18  Aggiornato: 1/4/2011 5:18
Autore: unviaggiatore

@ Alexandra
Faccio mie le parole di un immenso poeta che tu ami.

E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole in un viavai frenetico.

Non sciuparla portandola in giro
in balia del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti,
fino a farne una stucchevole estranea.

Costantinos Kavafis
Inviato: 29/5/2011 15:36  Aggiornato: 29/5/2011 15:36
Autore: fulmini

Oggi ho appreso che la 'Venere di Morgantina' è più probabilmente la Demetra di Morgantina.
Inviato: 22/4/2015 22:34  Aggiornato: 24/4/2015 18:40
Ho provato un grande dolore nel conoscere,nel 2015, la perdita di una persona come la Prof Laura Sturma che ho molto ammirato e seguito nei Suoi studi. Ho avuto la grande onore negli anni 1960- 1966 di frequentare assiduamente, durante le vacanze estive ,la casa a Nimis della Professoressa e di Sua Sorella Miranda, Lei stessa laureata in Scienze Biologiche all'Università di Roma.I miei ricordi su questo periodo di vita sono per me indimenticabili e improntati a sentimenti di amore per la sorella Miranda. Ricordo con nostalgia quegli anni ormai passati e amo frofondamente questi ricordi . Il mio nome è Luciano Comelli,anestesista all'Università di Torino.

Il mio email è: luciano.comelli1@gmail.com
Distinti saluti.
Luciano Comelli