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briciole musicali : Arcangelo Corelli
di venises , Tue 26 February 2008 9:00
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Corelli – Concerto Grosso, Op. VI, n.4






Corelli non ebbe bisogno d’affrettare la pubblicazione del suo capolavoro, l’Opera VI, grazie al generoso mecenatismo del cardinale Ottoboni, nel cui palazzo romano ogni lunedì si tenevano regolarmente delle accademie serali. Corelli ebbe infatti la possibilità di perfezionare il suo stile senza trovarsi nell’obbligo – com’era assai comune nel barocco – di fornire settimanalmente una nuova composizione. Ebbe così agio di curare ogni minimo dettaglio della sua opera (memore certamente dello scandalo suscitato dalle sue “quinte” consecutive nel trio dell’opera n. 2).

Di Corelli uomo sappiamo (grazie a Handel) che si vestiva sempre di nero e che collezionava quadri che non pagava. Del Corelli esecutore parlava tutta Europa. Ecco cosa dicevano:
“Mentre suona il violino il suo aspetto si deforma, gli occhi diventano rossi come il fuoco e i globi roteano come se fosse in agonia”.
“Geminiani fu molto colpito dalla maniera in cui eseguiva i suoi concerti, la cui estrema accuratezza nell’esecuzione dava un effetto meraviglioso; non solo per l’orecchio ma anche per l’occhio; poiché Corelli considerava essenziale per l’ensemble che gli archi si muovessero insieme con precisione, tutti quanti in su o tutti in giù; in maniera che alle sue prove egli immediatamente fermava il complesso se scopriva un’arcata irregolare”.

Nel 1687, per un intrattenimento organizzato dalla regina Cristina di Svezia, Corelli diresse un’orchestra di 150 archi. Non osiamo immaginare quale calvario siano state le prove per gli orchestrali.

Di Arcangelo Corelli (1653-1713) ascoltate due pezzi in successione.
Dapprima il quarto movimento della Sonata Quinta dalla sua Opera I (Sonate a Tre da Chiesa, 1681). La particolarità di questa breve composizione è il tempo: in novanta secondi cambia ben 8 volte (Allegro – Adagio – Allegro – Adagio – Adagio – Allegro – Adagio – Adagio, e piano).
Segue l’Allegro dalla Sonata per Flauto a becco detta ‘La Follia’ (al flauto, Frans Bruggen).




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