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il legame : Elogio della censura
di venises , Fri 11 March 2011 5:30
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Ricordo di gioventù1. Assiduo lettore del quotidiano Q, scrivo una lettera molto critica alla redazione: viene pubblicata.
M'accorgo indignato che un periodo è stato tagliato. Ricontrollo: non c'è dubbio, sono stato censurato.
Non esito nemmeno un istante e la mattina seguente sono alla sede del quotidiano e chiedo di parlare con chi si occupa delle lettere dei lettori. M'indicano la tipografia.
Là c'è un giovane - ha pressappoco la mia età - intento a comporre una pagina a stampa.
Finalmente! Sono stupito dalle sembianze che il Male può a volte assumere.
Fuori di me, mi presento: "Sono il lettore che ha scritto quella lettera pubblicata sul numero di ieri…"

M'interrompe, chiamando a raccolta i colleghi: "Ehi ragazzi, questo è il compagno che ha scritto quella favolosa lettera che abbiamo pubblicato ieri. Ci è piaciuta tantissimo, sai?". Mi copre d'elogi, insiste che quella è la lettera migliore ricevuta da tanto. È un fiume in piena: entusiasmato dall'incontro, non mi lascia parlare.
Sono confuso ma poi mi faccio forza e sferro il mio attacco: "Me l'hai tagliata, hai tagliato un intero periodo".
"Si, vedi, non avevo abbastanza spazio e doveva stare su due colonne alte esattamente eguali. Non volevo proprio tagliarlo, ma poi mi sono accorto che c'era una ripetizione. Vedi, quella frase era ripetuta due capoversi più sotto; non solo il concetto, ma proprio la frase, quasi parola per parola. Vedi?"
Impossibile.
Rileggo la mia lettera - l'originale, che lui aveva conservato sul tavolo di lavoro.
Poi con calma la rileggo: aveva ragione lui, l'avevo già detta quella cosa, continuavo a ripetermi!

Non c'era dubbio, aveva compreso il "mio" punto più chiaramente di me.
Lui ammirava il mio testo: io preferii il suo.
Lui avrebbe voluto essere me, lo lasciai desiderando d'essere lui.




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1 Questo è un post polemico. Suggerito dalla lettura di un articolo di Eugenio Scalfari che ben inizia e male continua.
Un chiaro esempio di qualcosa che sarebbe stato meglio interrompere.
Come la stragrande maggioranza dei testi di qualità (degli altri non c'occupiamo) che vengono pubblicati oggi - specialmente sul Web.
Avanziamo una proposta: chiunque pensasse d'avere qualcosa da dire dovrebbe trovare un amico che riducesse il testo finale almeno della metà.
Per rispetto verso i lettori, per evitare che questi perdano interesse nella lettura.
O che - peggio ancora - non lo perdano.








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Per comodità del lettore, abbiamo aggiunto qui di seguito, le lezioni di Bernstein menzionate da quell’altro venises.




Leonard Bernstein illustra il processo creativo della Sinfonia n.5 di Ludwig van Beethoven,
incentrando la propria attenzione sul rigetto della propria creazione da parte dell'autore
parte prima



Leonard Bernstein illustra il processo creativo della Sinfonia n.5 di Ludwig van Beethoven,
incentrando la propria attenzione sul rigetto della propria creazione da parte dell'autore
parte seconda



Leonard Bernstein illustra il processo creativo della Sinfonia n.5 di Ludwig van Beethoven,
incentrando la propria attenzione sul rigetto della propria creazione da parte dell'autore
parte terza



Leonard Bernstein illustra il processo creativo della Sinfonia n.5 di Ludwig van Beethoven,
incentrando la propria attenzione sul rigetto della propria creazione da parte dell'autore
parte quarta





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Commenti
Inviato: 11/3/2011 8:36  Aggiornato: 11/3/2011 8:36
Mai innamorarsi dei propri scritti, ma fermamente mai consentire che altri censurino.
Consiglio che rivolgevo a me stesso era quello di scrivere, lasciare decantare e, dopo ore, rileggere il tutto, ma non come creatura propria.
Ne uscivano Comunicati di natura sindacale di certo spessore e qualità che, quando scritti o corretti da più mani - accadeva per quelli della Struttura collegiale -, invece, non avevano lo stesso "sapore".

luigi
Inviato: 11/3/2011 9:34  Aggiornato: 11/3/2011 9:34
Autore: fulmini

@ Venises

Prima di tutto: Grazie d'aver ripreso 'il legame' - rubrica sempre vertiginosa. Poi: delizioso a me pare il legame di questo post col contemporaneo musicale sulla 'Follia'. Infine, per le ragioni che tu esponi, io preferisco sempre scrivere 'a quattro mani', sul sito, nei libri, nella vita.
Inviato: 12/3/2011 1:21  Aggiornato: 12/3/2011 1:21
@Venises

Condivido e
siccome la brevità s’impara spesso dal giornalismo ricordo Montanelli direttore: quando avete finito di scrivere, tagliate ancora dieci righe.
Inoltre,Italo Calvino nel "Le città invisibili", insieme alla brevità tocca la capacità di ascolto, messa a nudo dal vostro post Venises:
« L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. »
(Italo Calvino, Le città invisibili, 1972)
Alexandra detta AlfaZita
Inviato: 12/3/2011 19:02  Aggiornato: 12/3/2011 19:02
Autore: venises

Caro venises,
sono quell'amico che rilegge i tuoi testi.
Ti faccio notare che le ultime tre righe del tuo articolo ripetono - in modo diverso - lo stesso concetto.
Non si tratta d'immagini che si completano l'un l'altra ma di versioni alternative.
Avresti dovuto optare per una delle tre e saper rinunciare alle altre.

Se non sai come fare a scrivere meno e meglio, puoi seguire i consigli di AlfaZita.
Io per parte mia ti raccomando la lettura di Beethoven o di Caravaggio.
Amicalement
Inviato: 14/3/2011 11:31  Aggiornato: 14/3/2011 11:31
Autore: unviaggiatore

@ Venises

Concordo con quanto dici. Un giornalista sa quante battute ha a disposizione quindi sa come scrivere, un lettore può trovare una sua lettera ridotta per motivi di spazio, l'importante è che non venga stravolto il senso di quello che scrive. Sono meno d'accordo con il tuo commento, le ultime tre righe rimarcano il tuo pensiero e definiscono un tuo stato d'animo, quindi da non togliere assolutamente, oltre a questo a volte repetita iuvant.
Per quanto riguarda un testo letterario la figura dell'editor è importante, il suo compito è quello di suggerire variazioni a livello stilistico o di contenuto dello scritto per renderlo più scorrevole e comprensibile. Non è un lavoro semplice, il rapporto tra l'editor e lo scrittore deve essere rispettoso e l'editor non deve invadere lo spazio creativo di chi scrive. Si tratta di restare nei confini dell'editing. Se inizio un racconto scrivendo: Peo disse - Se lo sapevo ci andavo - e questa
frase vine corretta cambiando il tempo del verbo “Se lo avessi saputo ci sarei andato” questo non è un editing perché attraverso il linguaggio scorretto di Peo comincio a descrivere il personaggio.
L'editor non deve assolutamente riscrivere un testo come lo scriverebbe lui.
Qualche tempo fa dopo aver mandato un mio racconto a Pasquale l'ho fatto leggere a Maria, lei non era sicura di aver capito il significato di una frase, pochi minuti dopo mi ha telefonato Pasquale, per capire il significato della stessa frase aveva dovuto leggerla due volte. Ben vengano gli editing!
Il rapporto tra me il mio editor è di estrema correttezza, se non accetto variazioni pubblica il testo esattamente come lo riceve, devo comunque dire che certi suggerimenti aiutano chi scrive a scrivere sempre meglio.

P.S. Per motivi di riservatezza non dirò il nome del mio editor, lo chiamerò con uno pseudonimo che mi piace: Fulmini.

Giuliano Cabrini
Inviato: 14/3/2011 12:32  Aggiornato: 14/3/2011 12:32
Inviato: 6/5/2020 19:27  Aggiornato: 6/5/2020 20:05
Autore: fulmini

Replica della puntata del 6 ottobre 2018 dedicata a Leonard Bernstein, la gioia della musica. Nel centenario della nascita, Momus dedica la puntata al geniale musicista americano e alla sua ricerca della "vera" musica americana

https://www.raiplayradio.it/audio/2018/12/MOMUS-IL-CAFFEapos-DELLaposOPERA-81acd68d-0eb9-4b0c-8c30-e28227eb4b17.html