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i nostri inviati : Foto di solidarietà
di fulmini , Mon 21 February 2011 5:00
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{L'altro ieri ho pubblicato un trittico di foto avente come soggetto 1) una donna curante un piccione 2) la sua reazione di fronte all'insistita azione fotografica 3) il suo risentito voltar le spalle. Ebbene, un fotografo di nome Luis ha testimoniato il duetto e il terzetto, in forma solidale naturalmente - verso il fotografo? verso la donna? verso il piccione? tutti insieme? Agli spettatori l'ardua sentenza.}

Pasquale Misuraca fotografa una donna curante

Luis Razeto, Fotografo opportuno di donna curante e fotografo importuno, 11 febbraio 2011

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Commenti
Inviato: 21/2/2011 11:56  Aggiornato: 21/2/2011 11:56
Ritengo, con ragionevole certezza, che il fotografato debba poter esprimere - in anticipo - il suo consenso.
Ovvero, in caso di istantanea, concedere la liberatoria poichè si ha il diritto di tutelare la propria immagine; a meno che non si tratti di persona con attribuzioni pubbliche, la qual cosa espone costui - senza che vi si possa opporre - agli sguardi, anche indiscreti, della collettività.

luigi
Inviato: 21/2/2011 14:03  Aggiornato: 21/2/2011 14:03
Autore: fulmini

@ Luigi

Problema complesso e di nulla soluzione. Un caso per tutti? Se il soggetto dà l'assenso in anticipo, nello stesso tempo si mette in posa, e allora dove va a finire la spontaneità vitale? Immaginiamo di togliere dal mondo tutte le foto scattate in assenza di consenso preventivo del soggetto fotografato: cosa resterebbe dell'arte fotografica?

Todo modo, in questo caso io (l'inginocchiato) ho concesso la liberatoria, e sono contento che Luis mi abbia sorpreso in tutta la mia determinazione artistica.
Inviato: 21/2/2011 15:13  Aggiornato: 21/2/2011 15:13
Chi fotografa il fotografo?

Ovvero, nella seconda ipotesi da me citata, per le istantanee, ho declinato la necessità della "liberatoria" e mi riferivo alla sig.ra che curava/accudiva i piccioni.
La soluzione c'è, come leggi.
Che poi il soggetto (attore?) - che fotografa; la spalla nella circostanza - conceda la liberatoria ad altro mi viene da aggiungere che "delegatus delegari non potest".
In questo caso le liberatorie della badante dei volatili devono essere due, per tutte le foto riportate sul sito.
Così ho sentenziato!
P.Q.M.:
........
Inviato: 21/2/2011 15:31  Aggiornato: 21/2/2011 16:01
Questa foto potrei chiamarla 'concentrazione'.

Di fatto, sono stato sorpresso dalla concentrazione del fotografo che inquadra la donna curante, e dalla concentrazione della donna curante che non si lascia distrarre dal fotografo importuno. (La donna in rosso, interamente distratta o anch'essa concentrata nei suoi pensieri?). Concentrato anche io, non mi lascio sfuggire la scena.

A cosa sono concentrati i soggetti in questione? Penso che la loro concentrazione -come ogni autentica immutabile concentrazione- viene colta da quelli che i filosofi medievali chiamavano i 'trascendentali' della realtà: la bontà, la bellezza, la verità e l'unità del reale (che restano registrati nelle fotografie).

Luis Razeto
Inviato: 24/2/2011 12:12  Aggiornato: 24/2/2011 12:12
Autore: ioJulia

Ciao Pasquale. Sto leggendo un libro di Geoff Dyer "L'infinito istante". E' un saggio sulla fotografia. Lo trovo davvero prezioso e mi permetto di segnalartelo se già non lo hai letto.
Ieri sera ho sottolineato questa frase per te. Fa riferimento al fotografo Paul Strand e alla sua tecnica di fotografare senza essere visto nella convinzione che solo ingannando il soggetto poteva essergli fedele:
"Sentivo che si poteva cogliere una qualità dell'essere per il fatto che la persona non sapeva di essere fotografata"... Il primo libro di fotografie di Fox Talbot si chiamava "The pencil of nature" e per un secolo e mezzo dopo la sua pubblicazione non si è mai fermato il dibattito sulla liceità di riprodurre l'aspetto di qualcuno senza permesso o senza che questi lo sappia, cosa che per molti fotografi è diventata un'abitudine, una lacuna etica.

Chi si appassiona alla street photography sa che la foto "deve" essere rubata, tutto sta all'uso che poi se ne fa. Certo che con le applicazioni che ci sono oggi il soggetto può finire davvero dappertutto..
Buon tutto
Julia
Inviato: 24/2/2011 12:23  Aggiornato: 24/2/2011 12:23
Autore: fulmini

Salve, Julia.

Grazie della dritta di lettura (non l'ho letto ancora questo libro). Sì, il dibattito sul rubare o non rubare l'immagine di una persona inconsapevole di star diventando un soggetto fotografico continuerà finché ci sarà la 'fotografia di strada'.

Io per me, oltre a valutare, dopo, se pubblicare o no, se chiedere la liberatoria o no, valuto sempre, prima, se disturbo, se approfitto, se speculo, se... Ma la fotografia, come la storia, non si fa con i se.

Buon tutto anche a te.
Inviato: 24/2/2011 20:25  Aggiornato: 24/2/2011 20:25
La legittimità dell'immagine rubata penso stia sul crinale ripido e pericoloso della scissione dell’azione dall’etica. Julia parla di lacuna etica e Luigi tra l’altro ricorda la violazione del pudore. Gli occhi severi della donna, la sua bocca serrata, il suo girar di schiena, mostrano la propria disapprovazione. Si vìola proprio il pudore che tanto manca nel mondo d’oggi. Vista la convinzione che l’immagine rubata sia più autentica e più reale, basterebbe forse, ultimata la ripresa, esplicitare l’intento.

Ma non basta: anche se la persona che con affetto cura il piccione, restasse solo in queste foto e fosse completamente dimenticata da tutti, anche se il suo nome fosse cancellato per sempre dalla memoria degli uomini, ebbene malgrado questo -anzi, precisamente per questo- questa persona, quel volto, esige il proprio nome, esige di non essere dimenticata.
Scriveva Sandro Penna:
Ed io non mi ricordo più chi sono. / Allora di morire mi dispiace. / Di morire mi pare troppo ingiusto. / Anche se non ricordo più chi sono.

Inoltre aggiungo: la foto in Occidente, avanza per eccesso di trascendenza e la parola per difetto. Siamo pieni d’immagini. Queste costituiscono oggi la fonte dei nostri discorsi sulla realtà del nostro quotidiano o delle guerre che ci circondano che a noi arrivano come immagini. Questi discorsi, questa quantità di parole è resa necessaria per sopperire alla mancanza simbolica e alla loro intercambiabilità: cessato il mutismo dell’immagine si moltiplicano i discorsi della comunicazione, “the less you have to see, the more you have to say”.
Alexandra Zambà detta AlfaZita
Inviato: 24/2/2011 21:31  Aggiornato: 24/2/2011 21:31
@ AlfaZita

L'insieme del tuo vertiginoso commento richiede lunga e attenta meditazione, non necessariamente accompagnata da brano di dialogo - il silenzio pensoso è già dialogo.

Ma una osservazione il cineasta e il fotografo che mi abitano devono fare: con tutte le cautele indicate da te e da Luigi l'arte fotografica e cinematografica si ridurrebbero in qualche modo a varianti dell'arte teatrale, prospettiva angosciante per un fotografo di strada e un cineasta realista quale io sono e fui.

Pasquale
Inviato: 25/2/2011 2:18  Aggiornato: 25/2/2011 8:39
I giornalisti di tutto il mondo registrano (foto e video) ogni giorno migliaia di accadimenti in cui partecipano milioni di persone, che protestano, che sono ferite in incidenti, che circolano sulle strade, che presenziano fatti, ecc. ecc. I turisti registrano milioni di persone con le loro camere, foto e video che poi si diffondono e moltiplicano sulle reti virtuali con notevole rapidità. Penso che ormai tutti sappiamo che ciò che facciamo in luoghi pubblici può diventare pubblicamente noto e diffuso nei più diversi modi. Vietare con le leggi, o considerare eticamente scorretto, fotografare e diffondere immagini di persone che agiscono nei luoghi pubblici, può comportare pericolose perdite nei diritti all'informazione e alla conoscenza e all'arte. Altra cosa è la distorsione delle immagini con l'intenzione di danneggiare le persone, e altra cosa è la ripresa e diffusione di immagini di persone che agiscono in luoghi privati. Tanto per continuare il dibattito.
Luis Razeto
Inviato: 25/2/2011 4:19  Aggiornato: 25/2/2011 4:19
@Pasquale

Nell’estate del’44 un deportato di Birkenau, noto come Alex, riesce a scattare quattro foto su “poveri pezzi” di pellicola e poi riesce a far trafugare le foto con un messaggio:

“Urgente. Inviateci di corsa rullini di pellicola da sei per nove…Qui ne alleghiamo alcune: Birkenau, i detenuti spediti alle camere…Mandateci di fretta altri rullini. E queste mandatele da Tell- ingranditele, mandatele lontano”.

Il senso di queste quattro immagini, sono importanti come testimonianze. Le persone del campo hanno avuto l’assillo di testimoniare la loro tragedia. Hanno cercato di operare direttamente sulla realtà con la realtà.
Questa dolorosa testimonianza ce la fornisce la fotografia.
E chino il capo davanti a queste fotografie.
Ma non dimentico che ogni fotografia può “mentire e dire la verità”. L’immagine fotografica è, infatti, un concentrato di ambiguità incredibile, concetto, quest’ultimo, tra i più fastidiosi e ostici per chi pensa che l’oggettività dell’inquadratura fotografica e di conseguenza la capacità di documentare da parte della fotografia, sia un dogma indiscutibile.

Le foto della donna che cura i piccioni, sono una sequenza narrativa, una particolare messa in scena all’insaputa del soggetto. Qui il linguaggio fotografico è carico di teatralità.

“Non c’è un grado zero dello sguardo (né quindi l’immagine è allo stato bruto). Non c’è uno stato documentario puro sul quale verrebbe a innestarsi in un secondo tempo una lettura simbolizzante. Ogni documento visivo è immediatamente finzione”,diceva Régis Debray.

Alexandra Zambà detta AlfaZita
Inviato: 25/2/2011 11:27  Aggiornato: 25/2/2011 11:27
Giusto per proseguire il dibattito (vedi Luis Razeto), che ho innestato anche con la mia precisazione/provocazione, continuo con il dire che sono geloso della mia immagine (privata e non di Uomo pubblico) ed in una circostanza ho chiesto, ed ottenuto - come è ovvio -, che si cancellasse traccia del mio passaggio su questa terra in una foto scattata senza il mio consenso con me dentro l'inquadratura che doveva immortalare - comunque - altro.
In un commento ho letto "esplicitare l'intento" e mi sembra ragionavole la soluzione che così non rovina l'istantanea.
Non si tratta di vietare, ma di essere consapevoli che ognuno di noi deve essere libero di apparire o non; anche a svantaggio, semmai, dell'arte.

Ciao a tutti e fatemi sapere in cosa sbaglio.

P.S.:
Un giorno mi si presentò in casa un funzionario di una Banca che avrebbe voluto fotografare l'interno della mia abitazione per poi, semmai, poter concedere il mutuo - dopo valutazione dell'immobile anche su prova visiva - al compratore della medesima che a loro si era rivolto dopo aver firmato il compromesso con noi, venditori.
Andò a finire che lo misi alla porta con il diniego di immortalare la mia abitazione - e la mia "vita" - ancora nello stato abitativo corrente e, quindi, piena delle nostre cose.
Mi sono spiegato meglio ora?
Inviato: 25/2/2011 12:14  Aggiornato: 25/2/2011 12:14
Continuando, ed a beneficio dei frequentatori del sito, vado a scorrere il Codice Civile all'art. 10 (Abuso dell'immagine altrui), con anche riferimento agli artt. 96 e 97 della legge 22/4/1941 n. 633 sul diritto d'autore, e trovo conforto alla tesi che obbliga all'ottenimento del consenso della persona senza prescindere, comunque, dalla necessità di non " ... arrecare pregiudizio all'onore, alla reputazione, al decoro della persona medesima. ...".

Di più nin sò.

luigi
Inviato: 25/2/2011 13:05  Aggiornato: 26/2/2011 18:17
Con la evoluzione e diffusione delle tecnologie dell'informazione e le comunicazioni, il mondo sta cambiando, e cambierà molto di più. WikiLeaks è soltanto un esempio. Tra i cambiamenti in corso, il fatto che tutti girano provvisti di una camera e registrano tutto ciò che vogliono. Cosí, anche il fatto che tutti possono diventare giornalisti, e registrare la realtà, e farla conoscere ad altri. Ritengo che questi cambiamenti siano progressivi e altamente positivi. E ritengo che debba difendersi il diritto di tutti a fotografare, registrare e far conoscere la realtà pubblica (ciò che succede nei luoghi pubblici), certamente con attenzione all'onore, alla reputazione, al decoro delle persone.
Luis Razeto
Inviato: 25/2/2011 13:26  Aggiornato: 25/2/2011 13:26
Da Luigi a Luis.

Con il diritto, in primis, alla riservatezza; poichè, se una persona non intende essere immortalata, deve essere rispettata nella sua volontà.
Questo è un principio di Diritto, basilare e non c'è discussione o progresso che tengano.

Mi chiedo e chiedo se la persona non volesse - come sembra dalla sua espressione - essere immortalata mentre dà da mangiare e/o cura i volatili?
E se la persona non vuole far sapere ad alcuno dove si trova o cosa faccia per strada?
E se non gradisce essere "pubblicata"?

Io, per esempio, vorrei passare alla Leggenda che mi può far diventare alto, bello, biondo, ecc... senza fotografi che mi immortalano, invece, ranocchio qual sono.
Non mi sembra faccenda da poco e questo ben oltre il Codice Civile.

Saluti a Luis ed agli altri lettori.
Inviato: 25/2/2011 15:43  Aggiornato: 25/2/2011 17:52
Luigi, sono d'accordo, in generale, su questo: nessun diritto è illimitato, e non tutti i diritti hanno la medesima importanza. Ritengo che, oltre al limite posto dal rispetto all'onore, alla reputazione, al decoro delle persone, si debba rispettare anche il diritto alla riservatezza della vita delle persone nei luoghi privati. Penso, inoltre, che il diritto all'informazione, alla conoscenza e alla communicazione, quindi alla libertà di stampa, sia uno dei diritti più importanti e basilari della democrazia. Diritti, questi, di ogni cittadino, non soltanto dei giornalisti di professione. Per questo, se qualcuno non vuole che si sappia di esser stato in un certo luogo o essersi comportato in un certo modo, dovrebbe lui stare attento a non farsi vedere in pubblico. Ritengo non sia compito di chi fa la fotografia in luoghi pubblici, indagare se le persone fotografate vogliano o meno essere 'immortalate'; loro, certo possono chiedere e far sapere al fotografo il proprio desiderio, e questo avrebbe il dovere morale di rispettare la sua volontà.
Saluti Luigi e tutti
Luis Razeto
Inviato: 25/2/2011 17:32  Aggiornato: 25/2/2011 17:32
Luis, piano piano Ti stai avvicinando a quella che è la necessità sia rispettata la volontà del singolo (privato cittadino); diritto illimitato.

Sulla vita privata del cittadino, anche in luoghi pubblici, che deve essere tutelata da occhi indiscreti se non attivati per necessità di sicurezza pubblica, non c'è discussione.
Non per nulla ci sono i segnali che indicano le riprese di telecamere a beneficio di quanti transitano per luoghi pubblici e vogliono evitare di essere immortalati o assumono atteggiamenti conseguenti alla intromissione del "grande fratello".
Io, nello specifico, ho tratto spunto dal titolo del post di riferimento "Donna curante e fotografo importuno" ed anche dal "L'altro ieri ho pubblicato un trittico di foto avente come soggetto 1) una donna curante un piccione 2) la sua reazione di fronte all'insistita azione fotografica 3) il suo risentito voltar le spalle. Ebbene, un fotografo di nome Luis ha testimoniato il duetto e il terzetto, in forma solidale naturalmente - verso il fotografo? verso la donna? verso il piccione? tutti insieme? Agli spettatori l'ardua sentenza.}" e, chiamato in causa quale spettatore, privo di ogni cognizione/sensibilità artistica, ma non di Legge, ho così sentenziato. Naturalmente dopo aver preso atto della reazione dell'"infermiera" del piccione per come documentata dal fotografo a sua volta fotografato.
Devo sottolineare che è compito di chi fotografa ottenere il consenso, prima o dopo, del fotografato, ma su questo Ti rimando ad una lettura dei testi di Diritto e di Legge.
Sempre che Tu abbia voglia di considerare che oltre le nostre opinioni personali, non sempre e tutte in linea con le leggi, c'è - appunto - la Legge che disciplina il vivere tra privati.
Se cambieranno le cose al riguardo nello specifico, secondo i tuoi desiderata, ne terrò debito conto.

Saluti e ... non puntare mai il Tuo obiettivo su
Luigi che è già Leggenda; oggi.
Inviato: 25/2/2011 18:43  Aggiornato: 25/2/2011 19:14
Luigi,

cosa vuol dire ‘diritto illimitato’ in riferimento a “la necessità sia rispettata la volontà del singolo (privato cittadino)”? Dico, perché, di fatto, quasi tutte le leggi sono rivolte a limitare la volontà dei singoli (privati cittadini). Anzi, se c’è una legge che impedisca ai singoli di fotografare liberamente le persone nei luoghi pubblici, anch’essa sarebbe una limitazione alla necessità sia rispettata la volontà dei singoli (privati cittadini).

In quanto ai segnali che indicano le telecamere ‘ufficiali’ nei luoghi pubblici, non limitano i poteri pubblici a registrare le persone sulla strada. Sono piuttosto un avvertimento ai ladri di non ‘lavorare’ in quel posto, allo stesso modo in cui gli annunci sulle autostrade che indicano i radar che misurano le velocità ci avvertono di stare attenti a non sorpassare le velocità consentite.

Poi, sono d’accordo nel limitare i poteri delle istituzioni pubbliche nei confronti dei cittadini. Una cosa è il ‘grande fratello’ e altra è la democratizzazione del potere, fra questi, quello dell’informazione e la communicazione.

Luigi, prima di ‘sentenziare’ bisogna ascoltare le parti, ed i testimoni. Se rileggi il mio primo commento a questo post, vedrai che ho testimoniato come la ‘donna curante’ era concentrata nel curare il piccione; dal mio punto di osservazione, penso che si è voltata per non distrarsi, non per non essere fotografata. Sono sicuro che lei sa che facendo quello in quel posto, può essere fotografata.

In quanto alle leggi e il diritto. Ci sono diverse scuole di pensieri, e diversi ‘diritti’ e leggi nei vari paesi. Per fortuna io vivo in un paese nel quale i cittadini possiamo ancora fotografare gli accadimenti ed i fatti nei luoghi pubblici, e comunicarli sulle reti e sui siti. Ritengo importatissimo questo diritto, ed è per questo che mi sono impegnato in questo dibattito.
Comunque, amico caro, prometto di non fotografarti!
Luis Razeo
Inviato: 26/2/2011 8:42  Aggiornato: 26/2/2011 8:42
Procediamo con ordine:
- ho utilizzato l'aggettivazione "limitatto" riprendendola dal Tuo scritto; per me esiste il Diritto e basta;
- ho già citato la norma del nostro Codice Civile che limita gli abusi di fotografi "distratti";
- la volontà del singolo, fotografo, non può limitare quella di altri, fotografati, se non nei casi espressamente previsti dalla Legge ed ad essi Ti rimando (la sig.ra che cura il piccone non rientra nella casistica se non consenziente, prima o dopo lo scatto);
- i segnali per strada sono una tutela per coloro che così sanno di essere ripresi, a prescindere se siano o meno dei ladri;
- informazione e comunicazione non devono riguardare le vite dei privati se non utili ai fini di collettività ed il mio passeggio et similia su una strada non vedo cosa possa riguardare gli altri. Ho comunque il diritto a non essere fotografato senza il mio consenso e su questo particolare non ci piove.
- il "giudice" ha preso nota della confessione del "reo" il quale, sua sponte, ha dichiarato sia la "reazione di fronte all'insistita azione fotografica" che "il suo risentito voltarle spalle";
- la sicurezza del "palo" (colui che collabora attivamente ad un misfatto) non è testimonianza valida in corso di giudizio;
- fai cosa gradita, oltre che lecita, il non fotografarmi senza il mio consenso.

Saluti amichevoli e ... senza foto.

Ciao
Inviato: 26/2/2011 10:30  Aggiornato: 26/2/2011 10:30
@ Luis,Luigi

Nel lungo dibattito sulla foto della donna che cura gli uccelli, siamo passati dalla foto all’interpretazione della foto Luis, e qui cominciano altri e dolorosi problemi. Per te la donna gira le spalle perché concentrata, al contrario a me sembra che lei col suo girar di spalle voglia difendere il suo tranquillo inserimento nella comunità degli uccelli, il suo rapporto privato con loro. Se lei parlasse o facesse qualsiasi gesto contro la macchina fotografica spaventerebbe gli uccelli che volerebbero via. La sua bocca serrata forte, manifestava la repressa impotenza al potere della macchina fotografica che si alza davanti a lei come un’arma. Lei supera la propria disapprovazione per amore degli uccelli, lei uccello tra gli uccelli vive un rapporto, non episodico e la cosa si vede dal volare gioioso degli uccelli attorno alla sua bicicletta,ove probabilmente c’è il loro cibo.
Tu ti senti legittimato nel tuo fotografare dal contesto pubblico e se capisco individui il tuo privato nella propria casa. Beato chi ha una casa! Come la mettiamo con gli homless, i barboni, che fanno già una categoria di rifiuti umani? Gli uomini privi di muri come proteggono la propria privatezza?
E poi Luis, cosa vuol dire che turisti e fotografi scattano di continuo foto e video? Non bastano gli alti numeri a giustificare lo strappo. La foto della donna degli uccelli viola prima di tutto un’intimità stabilita dalla gioia di stare insieme, l’occhio del fotografo denuda e divora.

Fermo restando che c’è la legge ed io cittadino devo rispettarla, bisogna andare oltre per capirla e la filosofia Luigi, aiuta. Proprio un grande filosofo ha bevuto la cicuta per confermare il valore delle leggi.

Alexandra della AlfaZita
Inviato: 26/2/2011 11:30  Aggiornato: 26/2/2011 11:30
Mai come questa volta mi leggo d'accordo con AZ ed il mio contrapporre, anzi anteporre il Diritto alla Filosofia, era ed è una provocazione per dimostrare - e sottoscrivere ora - la chiusura della medesima con il gesto supremo del grande Socrate.
Filosofo che ha respirato la stessa aria e si è bagnato nello stesso mare che ci ha visto giovincelli a maturare le nostre menti.
Tra me e me chiosavo, ribattendo chiodo su chiodo nei commenti precedenti, e riflettevo proprio sui barboni che hanno il diritto della loro "intimità" anche in pubblico e le foto che li dovessero immortalare a futura memoria vanno prima chieste; anche dopo, ma sempre chieste, se si vuole essere artisti ed anche ossequiosi della Legge.
Inviato: 26/2/2011 15:35  Aggiornato: 26/2/2011 18:16
Alexandra, Luigi, tutti:

Ieri ho affermato nel commento, e ho testimoniato, di essere ‘sicuro’ che la ‘donna curante’ era concentrata nel curare il piccione, e che il suo voltarsi non fu per evitare la foto bensì per non distrarsi nella cura del piccione. Leggendo i vostri commenti ho avuto un attimo di dubbio, e sono andato a guardare mie foto. Anche io ho fatto una serie di foto, e trovo la conferma: dopo essersi voltata verso il muro (terza foto di Pasquale) la donna subito si rigira senza separare gli occhi della cura che sta facendo, e si pone nuovamente di fronte a Pasquale, senza scomporsi, nonostante Pasquale continui a inquadrarla con la camera.

Ma la mia sicurezza (soggettiva) era anteriore a questa prova fotografica, e viene da ciò che ho spiegato e testimoniato nel mio primo commento, quando scrissi: “Questa foto potrei chiamarla 'concentrazione'. Di fatto, sono stato sorpreso dalla concentrazione del fotografo che inquadra la donna curante, e dalla concentrazione della donna curante che non si lascia distrarre dal fotografo importuno. (La donna in rosso, interamente distratta o anch'essa concentrata nei suoi pensieri?). Concentrato anche io, non mi lascio sfuggire la scena. A cosa sono concentrati i soggetti in questione? Penso che la loro concentrazione -come ogni autentica immutabile concentrazione- viene colta da quelli che i filosofi medievali chiamavano i 'trascendentali' della realtà: la bontà, la bellezza, la verità e l'unità del reale (che restano registrati nelle fotografie).”

La concentrazione sempre mi ha colpito, ed è uno dei fatti psicologici e umani più cospicui da considerare. La concentrazione è quel modo di rapporto con la realtà dal quale scaturiscono tutte le grandi opere artistiche, filosofiche, scientifiche, sante. Per questo tanti grandi artisti e filosofi e santi sono stati ritenuti degli ossessivi, e difatto spesso impazziscono, e molti non sanno stabilire rapporti normali nel campo sociale: perchè sono immutabilmente concentrati su un aspetto della realtà dal quale sono stati ‘colti’. Per questo, quando mi sono chiesto ‘a cosa sono concentrati’ Pasquale e la donna curante, ho risposto che, come ogni autentica concentrazione, erano colti dai ‘trascendentali’ della realtà: la bontà, la bellezza, la verità e l’unità” (almeno da una di questi).

Io ho una grande ammirazione per Pasquale. La sua capacità e il suo grado di concentrazione è straordinario, superiore a quello di tutte le persone che conosco. Il giorno delle foto tornavamo a casa dopo essere stati al Pantheon (gli ho chiesto di accompagnarmi, volevo andare con l’intenzione di avvicinarmi alla esperienza del potere e della soggezzione che sperimentano le persone quando sono sottomessi ad un potere totale, insieme politico e religioso.) Perchè racconto questo? Per dirvi (spero che Pasquale non si arrabbi per raccontarvi questo) che mi ha confessato che ha l’idea (che mi sembra un po' pazza, devo dirlo) di appostarsi un giorno al centro del Pantheon e aspettare con la camera pronta, il passaggio di qualcosa sopra il buco centrale: un uccello, un aereo o ciò che sia. E pensai, conoscendolo, che è capace di stare per un intero giorno, immutabilmente concentrato, e nel momento giusto del passaggio rapidissimo dell’aereo o l’uccello, scattare la foto desiderata. (A me è bastata l’idea di questa foto per pensare che nonostante il potere e la soggezione sia totalitaria, ci sarà sempre la libertà interiore ed un modo di uscirne).

Quanto alle foto della ‘donna curante’, sono sicuro, e sono riuscito a coglierlo con la camera: Pasquale era concentrato come un vero grande artista, e la donna curante era concentrata come una grande vera santa nella cura delle ferite. Entrambi erano ‘colti’ dalla bellezza, la verità, la bontà del reale.

Luis Razeto
Inviato: 26/2/2011 16:19  Aggiornato: 26/2/2011 16:19
Invece io, che soffro di carenza di concentrazione, questa volta mi sono concentrato su di un aspetto particolare che si incentra sul rispetto della vita privata altrui e sulla necessità del consenso - preventivo o successivo - nello specifico scattare foto artistiche.
Nulla di altro, niente di più facile da "digerire".
Non mi sono addentrato in altre sfaccettature della questione, nè messo in discussione la bravura o altro dei fotografi poichè il mio intento era di soffermarmi su di un particolare.

Saluti a Luis ed a tutti i "passanti" da questo Blog.

luigi
Inviato: 2/3/2011 6:51  Aggiornato: 2/3/2011 6:51
Autore: unviaggiatore

Si può riconoscere facilmente il fotografo professionista in mezzo ad una folla di turisti: è quello che nasconde la sua macchina fotografica. (Roland Topor)
Che cosa si può fotografare? In Italia non ci sono leggi specifiche, ci sono regolamenti diversi da regione a regione, da città a città. Se fotografo un amico e sullo sfondo si trova un bene culturale potrei avere dei problemi a pubblicare la foto. Per quanto riguarda la legge del 1941 credo che sia impossibile da applicare, se fotografo via XX settembre a Genova che cosa devo fare? Inseguire decine di passanti che vanno di fretta per chiedere la liberatoria? La legge è fumosa, non c'è nessuna norma che vieti di scattare foto per strada. Cosa diversa sono le foto fatte ad una persona in evidenza, in questo caso si dovrebbe chiedere la liberatoria a meno che il fotografo non sia un giornalista o un fotoreporter. Ricordiamo che nel nostro paese si dice a proposito di certe leggi che si deve interpretare lo spirito della legge. Siamo nella confusione più completa, direi che è buona norma non fotografare persone che non gradiscono essere fotografate, ma in questo caso non per una questione di legge, per una questione di rispetto.

Giuliano Cabrini