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Critica della Repubblica : Carisma e Carismatico.2
di orlandolentini , Sun 23 January 2011 4:30
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La Repubblica del 23 gennaio 2011 sembra tentare di dare un senso alla definizione di carisma che Scalfari (e Curzio Maltese) hanno in mente quando usano il termine. Avevamo detto nella precedente ‘Critica della Repubblica’ che il carisma si infonde, anche quando il potenziale soggetto carismatico presenta doti di suo. Dal momento che il buon Bersani non sembra avere doti evidenti di suo, mentre Vendola ‘faceva sognare’, abbiamo proposto alla Repubblica di infondere carisma in Bersani, con la potenza mediatica del gruppo editoriale.
Qualcuno ha reputato che l’impresa sarebbe impossibile, e in effetti non è facile, dato lo stile dimesso (anche se molto concreto e realistico) del personaggio, che non intende vendere fumo.
L’editoriale di Scalfari, Ritorna in scena il partito democratico, sembra una conferma dell’idea che ha Scalfari di ‘carisma’, che sarebbe la capacità di far sognare, sia sul concreto che sull’immaginario. In altre parole, i poteri mediatici non sono sufficienti ad infondere carisma. Ma se il potenziale soggetto ha qualche dote di suo, allora ci si può lavorare, e così sia lui che Curzio Maltese nel suo Voglia di leadership, scelgono di infonderne un pochino in Walter Veltroni. Un bel regalo, direi, ad un leader che affabula almeno quanto Vendola, anche se lo fa su cose concrete. Per cui sarebbe il potenziale candidato alla guida della coalizione di centrosinistra più spendibile (salvo nuovi elementi tipo papa straniero).
Che poi Veltroni sia l’unico ‘ad avere il requisito’ è discutibile, visto che il Partito Democratico è letteralmente affollato di uomini di valore, competenze e tutto quel che ancora serve per il ruolo. Inoltre, nonostante la puzza al naso dei radical chic, il Partito Democratico è stato sempre in scena, anche nel più totale disinteresse della stampa progressista, che sembra ancora aspettare un messia.
Essere in scena quotidianamente nell’inferno mediatico non è facile, e i circoli ci provano, i deputati ci provano, i dirigenti si sforzano, senza i protagonismi alla Veltroni, con la sua strampalata e baumaniana idea del partito liquido (questa idea passerà forse alla storia della politologia come la più incredibile bufala).
Quindi dobbiamo supporre che la linea della Repubblica a questo punto sia di sostenere la linea Veltroni. Legittimo, e forse scommessa non del tutto azzardata. Ma, rimane il dubbio che la testata più democratica del paese e i suoi prestigiosi giornalisti abbiano dimenticato le elezioni del 2008, perse in modo davvero inglorioso proprio dal carismatico affabulatore sconfitto dal carisma lercio del mostro di Arcore.
Veltroni è venuto meno al suo impegno di offrirsi una pausa di riflessione, ha creato una sua corrente, un suo centro di ‘formazione’ privo di qualsiasi innovazione, destando qualche perplessità per l’immagine di divisione che ha determinato nell’opinione pubblica, accentuando la sensazione che il PD non fosse ‘pronto’ all’alternativa al centrodestra corrotto. Al Lingotto 2 la sua presunta nuova ‘linea’ non è emersa, mentre è apparso chiaro a tutti che (correttamente) reclamava il suo spazio di potere nel partito. Ma questo non è carisma, né fa sognare, serve solo a spartirsi le posizioni di governo di partito in modo più equo. Insomma, una minoranza piuttosto acquisitiva.
Ora che Scalfari e Maltese hanno deciso di infondere carisma in Veltroni, rischiamo di assistere ad una nuova versione della ‘sconfitta carismatica’, nonostante il fatto che il ‘principale esponente della parte avversa’ non sarà più Berlusconi, finito nelle sabbie mobili della prostituzione minorile di Arcore.
Lasciamo dunque perdere i ‘capi carismatici’, e parliamo di cose serie, infondendo carisma anche dove sembra una missione impossibile. O non infondendolo alle persone, ma piuttosto alle forze politiche che ne hanno il titolo.
Poi infine, che c’entra il capo carismatico con l’illuminismo? Proviamo a tornare alle pagine de Il Mondo?

Orlando Lentini

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Commenti
Inviato: 24/1/2011 15:13  Aggiornato: 24/1/2011 15:13
Autore: fulmini

(Filippo Piccione mi manda un pezzo su 'Veltroni e il Lingotto' che pubblico qui di seguito come commento al post di Orlando Lentini. Avrebbe potuto farlo lui, certo, ma non si "fira" - mi spiega in siciliano nord-occidentale -, cioè non se ne sente tecnicamente capace. Ah, questi giovani!}

Veltroni e il Lingotto

Lingotto giugno 2007 - Lingotto gennaio 2011. I luoghi e le ricorrenze hanno sempre qualcosa a che fare con l’intenzione di chi li evoca. Tuttavia l’assemblea di qualche giorno fa non ha prodotto nessun effetto taumaturgico né esorcistico, come qualcuno aveva alla vigilia paventato. Il convegno dei Modem, voluto e capeggiato da Walter Veltroni, ha invece sortito un doppio risultato positivo sia all’interno del Pd che nella politica in generale.
A confermare questo elemento di positività è stato lo stesso segretario Bersani quando nel suo intervento ha detto di condividere alcune valutazioni di Veltroni.
Il Lingotto di Torino questa volta non ha, per molti aspetti, nulla a che vedere con quello di quaranta mesi fa. Non soltanto perché allora l’ex segretario del Partito democratico aveva delineato il profilo del partito e lanciato la sua candidatura alle primarie ma soprattutto perché, rispetto alle posizioni assunte nei mesi successivi alle sue dimissioni, nell’ultimo incontro egli rilancia il progetto del Pd da leader della minoranza interna e “l’appuntamento che rischiava di essere un punto di rottura diventa l’occasione di una ritrovata unità del partito” con l’obiettivo di mandare a casa Silvio Berlusconi, che ora chiama per nome e cognome. Anche a costo di andare alle urne. L’altro aspetto non trascurabile del suo intervento è di avere “rimediato”, in un certo senso, ai modi drammatici e dirompenti con cui aveva dato vita al suo “movimento” dei settantacinque; di aver colmato la sua discontinuità e il suo distacco dal dibattito interno che appariva, in alcuni momenti, venato da ostentazione specie durante la reggenza di Dario Franceschini che peraltro aveva sponsorizzato per la candidatura alla segreteria del partito; di aver ammorbidito le critiche alla segreteria Bersani colpevole di non essere riuscito a fermare l’erosione del partito, dal giorno del suo insediamento.
C’è piena condivisione sull’analisi della crisi in cui si dibatte il Paese, resa ancora più preoccupante dai possibili “colpi di coda di un premier che vede il suo tramonto e lo combatte con tutto il suo potere mediatico, economico e politico mettendo a rischio le stesse istituzioni repubblicane che rappresenta”. L’esempio più eclatante in tal senso è lo scontro fra Roberto Saviano, che dedica la sua laurea honoris causa ai giudici del pool di Milano, e Marina Berlusconi che considera quel gesto “orrendo”.
Sulla modernità e l’innovazione, sul superamento del conservatorismo e il rilancio del riformismo, così come sulle proposte dell’Agenda Italia 2020, la riduzione del debito pubblico e il risanamento finanziario - che consentirebbe un contesto di maggiore giustizia sociale e di sostenibilità ambientale - le posizioni fra l’ex e l’attuale segretario del Pd sono molto vicine. Non sono nemmeno tanto lontane i punti di vista sulle future alleanze né, ovviamente, sulla necessità e la possibilità che il Pd diventi il partito più forte del Paese.
Sembra che l’appello di Renato Soru - ex governatore della Sardegna - a mettere da parte ogni personalismo e favorire l’unità del partito, sia stato raccolto.
Di questo spirito si è fatto autorevole interprete, nel suo ultimo domenicale, Eugenio Scalfari il quale in passato non aveva risparmiato critiche impietose al gruppo dirigente del Pd né in particolare allo stesso Veltroni. Il fondatore di Repubblica saluta il discorso di Veltroni e la risposta di Bersani come un avvenimento che merita di essere segnalato: “L’ingresso del Partito democratico in un’arena politica dove finora era mancata la presenza della maggiore forza di opposizione”. E prosegue sottolineando che questa assenza “ha suscitato sconcerto e turbamento in molti che davano per liquidato il riformismo democratico italiano e che a causa di quell’assenza che si stava creando, rendeva ancor più difficile lo sblocco d’una situazione sempre più insostenibile”. Questo vuoto, a suo avviso, è stato colmato “con lucidità di pensiero e con fermezza d’intenti e la maggior forza d’opposizione è finalmente entrata in campo con un obiettivo e un programma”.
La riapparizione sulla scena politica dopo due anni dal congresso del 2008 e ad un anno dalle dimissioni di segretario è stata per Scalfari ancora più importante perché ha visto che Veltroni ha parlato da leader “con la passione e l’eloquenza di un leader e con il senso di unità e generosità che un leader deve avere, con il desiderio di fare squadra e di rilanciare una scommessa all’insegna del cambiamento”.
Si sa che l’auspicio dei militanti del Pd, e di quelli che fanno ad esso riferimento, è stato negli ultimi tempi anzitutto quello di vedere superate le rivalità fra capi e sottocapi delle varie “correnti” o “aree di appartenenza” la cui prolungata durata ha bloccato la sua azione impedendo di diventare una vera forza alternativa.
Concordo con l’eminente giornalista sul futuro del Pd che vede aprirsi una fase nuova con il Lingotto di gennaio 2011.
Ma su altre considerazioni sarei più cauto. Mi limiterei all’obiettiva valutazione che egli dà delle persone chiamate in causa: Bersani, un uomo concreto; D’Alema, un politico fine; Franceschini, un combattente esperto; Letta un abile diplomatico; Veltroni, ha anche lui queste qualità. Mi pare invece, se non del tutto azzardata, approssimativa l’affermazione secondo cui Walter Veltroni “ha un “in più” che nessuno degli altri ha: è capace di evocare un sogno. Non il sogno dell’utopia, ma quello che emerge dalla realtà”. “Veltroni ha il carisma che nasce dal realismo che evoca il sogno di un’Italia nuova e di una nuova frontiera”. “E se questo requisito non lo saprà usare, conclude Scalfari, la responsabilità sarà solo sua”.
Noto che nel suo articolo il prestigioso giornalista non ha fatto alcun cenno al dualismo con D’Alema che, grazie e a seguito alla segreteria Bersani, si era significativamente affievolito. Non vorrei che, una volta tornato in sella Veltroni, “lo storico conflitto” ritornasse ad occupare le prime pagine dei giornali con buona pace del carisma e della possibile alternativa del Pd al governo del Paese. Se si lasciasse lavorare in santa pace Bersani il quale - come ha dichiarato - si avvarrà dell’importante contributo di Veltroni, forse, almeno in questa fase, sarebbe la cosa migliore.

Filippo Piccione
Inviato: 24/1/2011 16:49  Aggiornato: 24/1/2011 16:52
Autore: fulmini

@ Orlando Lentini e @ Filippo Piccione (e, off course, ai lettori ed ai coautori del sito-rivista)

Le vostre descrizioni critiche di Veltroni al Lingotto Due, e dei comportamenti precedenti e susseguenti a questo evento all'interno del Partito Democratico, sono molto ragionevoli. Ne tengo conto, ne terrò conto.

Vorrei ora suggerirvi di dedicare la vostra attenzione critica agli eventi, ai fenomeni, esterni al Partito Democratico, ed ai partiti politici in generale - i quali, nonostante perdano giorno dopo giorno autorevolezza ed efficacia riescono a tenere banco. Grazie soprattutto ai Giornali e alle Televisioni (controllate in varia misura dai partiti molto di più di quanto i partiti riescano a controllare i giornali). E non mi riferisco soltanto ai telegiornali, mi riferisco alle trasmissioni 'giornalistiche di approfondimento' in cui sentiamo-e-ascoltiamo gli uomini di partito, gli uomini dei giornali e gli uomini della televisione - e non scienziati, e non organizzatori culturali e politici e sociali ed economici. Tutte le trasmissioni 'giornalistiche di approfondimento', di Rai 3 e di Canale 5, di La7 e di Rai1.

A cosa penso? Penso all'ultimo corteo degli studenti a Roma, così inventivo, così spiritoso, così gioioso, così pieno di novità da identificare, svolgere, teorizzare. Marx e Gramsci e Pasolini questo avrebbero fatto oggi. Penso...

Pasquale Misuraca
Inviato: 25/1/2011 15:01  Aggiornato: 25/1/2011 15:01
Autore: fulmini

{Mentre Orlando Lentini e Filippo Piccione pensano e scrivono a favore della disciplina di partito nel PD, ben consapevoli del grave momento storico-politico che vive l'Italia, leggete un po' cosa ti combinano i democratici del Partito Democratico a Napoli nel corso delle Primarie.}

'La guerra dei sospetti sotto il Vesuvio' di CONCHITA SANNINO / la Repubblica 25 gennaio 2011

«Schifezze», le chiama lui. «Non essendo riusciti a battermi con il voto, provano ad attaccarmi con il fango». Andrea Cozzolino si difende così. Il sorriso impenetrabile di chi non molla la presa e sa che il peggio comincia ora. Quarantasei anni, già rampante enfant-prodige della corte dei bassoliniani, potente assessore regionale alle Attività produttive prima di diventare europarlamentare con record di preferenze, Cozzolino è da ieri il contestatissimo candidato sindaco di Napoli, decretato dalle affollate primarie del centrosinistra.

«La vera battaglia è conquistare Palazzo San Giacomo, ce la possiamo fare», cerca di svicolare Cozzolino. Non lo spaventano le bordate e l´annuncio di ricorso che arrivano dallo sconfitto Umberto Ranieri, già pupillo del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che fino a metà spoglio sembrava lanciatissimo verso la vittoria. Né si scompone per le accuse gravi di Nicola Oddati (anch´egli del Pd) e dell´ex magistrato Libero Mancuso, candidato di Sel. Cozzolino si ferma invece sull´allarme lanciato da Walter Veltroni, condito da sarcasmo. «Pure i cinesi erano in coda. Se c´è una sola ombra, meglio intervenire subito», chiede l´ex segretario del Pd, ripartito dal Lingotto.

Mentre il leader Pierluigi Bersani si complimenta con i dirigenti campani, infatti, Veltroni annota in un talkshow televisivo: «In un video, ho visto che a Napoli c´erano molti cinesi che votavano. O erano dei cinesi democratici, o c´era qualcosa che non va. Se c´è anche una sola ombra, bisogna intervenire». Cozzolino fa spallucce, apparentemente. «Basta con gli scontri di una stagione passata», fa sapere il candidato sindaco. Ma dietro il successo dell´europarlamentare c´è il sospetto dell´inatteso colpo di coda bassoliniano. La leadership dell´ex sindaco e poi governatore Antonio Bassolino venne pubblicamente censurata e messa all´indice, proprio nel 2008, dall´allora leader Veltroni nella terribile primavera dei rifiuti napoletani. E ora i giochi si riaprono. Ma Cozzolino giura di essersi lanciato nell´agone delle primarie contro il parere di Bassolino. Il quale, con Bersani, aveva invano cercato una «figura terza e autorevole», un papa straniero per Napoli, da Lucia Annunziata al magistrato Raffaele Cantone. Per questo, il vincitore rivendica: «È la mia seconda vita. Chiedo di essere giudicato per quello che propongo. Se Bassolino mi ha aiutato nelle primarie? Chiedetelo a lui».

Un conflitto perenne. Eppure lo scontro di oggi si fonda su anomalie e dubbi concreti. Il voto bulgaro in alcune sezioni, come a via Janfolla a Miano, periferia nord, dove Cozzolino ha incassato ben 1067 voti su meno di 2mila elettori delle primarie; un seggio in cui, ciascun elettore avrebbe impiegato 31 secondi per entrare, votare ed uscire. Ancora: nell´area orientale della città, a Barra, un consigliere di municipalità del centrodestra e simpatizzanti del Pdl si infilano alle urne: Altri che escono e ricevono 10 euro o 5 euro. E poi il boom a Scampia o Marianella, in cui il Pd è ormai debolissimo. Così nel comitato di Ranieri girano battute al vetriolo. «Tommi Tommi di "rione Siberia" ha battuto il giurista Casavola». Oppure. «Il botto lo ha fatto Michél, quello di Miano». Tradotto: i capibastone dei rioni ad alta percentuale di illegalità, vicini a Cozzolino, l´hanno avuta vinta sull´appello degli intellettuali per Ranieri. Tommi? Michel? Sigle suggestive. Esistono, però. Incarnano i profili delle periferie.

Tommi Tommi è Tommaso Iavarone, ex ragazzo del Pci, poi finito in carcere per droga e infine assunto in una società partecipata della Regione proprio quando brilla la stella dell´ex assessore Cozzolino. Oggi quel Tommi conferma il maxi consenso per Cozzolino e attacca: «Ma perché quando Scampia e Secondigliano votavano in massa per il deputato Ranieri erano voti puliti e adesso puzzano? Spiegatemi». Così anche Michel, al secolo Michele Di Prisco, figlio di un ex notabile della Dc del luogo. «Anche Ranieri ci aveva chiesto il voto, ma ci ha deluso».

Cozzolino è vicino a realizzare il suo sogno. Scalpitò per fare il vicesindaco nella seconda consiliatura di Rosa Russo Iervolino, ma la signora dell´ex Dc, solitamente conciliante, gli disse no e si impuntò. Con un´argomentazione non rigettabile: la moglie di Cozzolino, bionda trentenne, appartiene ad una famiglia di costruttori nota in città, finita in controversie giudiziarie. «Se ho una causa con loro o un parere da chiedere, cosa faccio, chiedo al mio vicesindaco di astenersi?». Cozzolino ingoiò il rospo, ma non l´ha mai dimenticato. E ora la rivincita sembra vicina.
Inviato: 25/1/2011 16:29  Aggiornato: 25/1/2011 16:29
Un commento al volo su Napoli. Napoli, dove ho insegnato per oltre trent'anni, è un esempio insuperabile di complessità, sia urbana che umana, che organizzativa etc. ivi compreso il 'miracolo' di San Gennaro. Il precedente arcivescovo, cardinal Giordano, era sospettato di essere stato un agente della Cia, il sindaco Bassolino di essere debole con i poteri forti e di non essere in grado di contrastare, per quel che gli competeva, la camorra. La città aveva un forte nucleo di democratici ma anche un fortissimo nucleo di ademocratici, che oscilla perennemente fra destra e sinistra o centro. Inltre la malavita è diffusa e pervasiva (attualmente è al centro delle attività di malaffare coperte dal PDL). I ceti intellettuali sono sempre inclini a far parte di gruppi di potere, l'ultimo dei quali, il bassoliniano, ha quasi distrutto l'ateneo Federico II. Insomma, guai dopo guai e problemi spesso irrisolvibili. Quindi, il voto dei cinesi, o di altri estranei al PD non deve stupirci, perchè dove c'è spazio si infila il malaffare. E in questo caso lo spazio lo ha lasciato il regolamento delle primarie. Quindi, ancora una volta Veltroni vuol cavalcare il disagio oggettivo e poi vantarsi di averlo denunciato come un limite. Questo atteggiamento è carismatico solo per Scalfari. Napoli è un problema troppo serio per essere affidato agli affabulatori. Provate voi a governare Napoli, e poi ne riparliamo.
Orlando