Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 Strict Standards: Non-static method XoopsLogger::instance() should not be called statically in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 109 Strict Standards: Non-static method XoopsLogger::instance() should not be called statically in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/class/logger.php on line 228 Strict Standards: Non-static method XoopsLogger::instance() should not be called statically in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/class/logger.php on line 228 Strict Standards: Non-static method XoopsLogger::instance() should not be called statically in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/class/logger.php on line 228 Strict Standards: Non-static method XoopsLogger::instance() should not be called statically in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/class/logger.php on line 228 Strict Standards: Non-static method XoopsLogger::instance() should not be called statically in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/class/logger.php on line 228 Strict Standards: Non-static method XoopsLogger::instance() should not be called statically in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/class/logger.php on line 228 Strict Standards: Non-static method XoopsLogger::instance() should not be called statically in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/class/logger.php on line 228 Strict Standards: Non-static method XoopsLogger::instance() should not be called statically in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/class/logger.php on line 228 Strict Standards: Non-static method XoopsLogger::instance() should not be called statically in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/class/logger.php on line 228 Strict Standards: Non-static method XoopsLogger::instance() should not be called statically in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/class/logger.php on line 228 Piccolo è brutto - leOpereeiGiorni - Rubriche : Fulmini e Saette
Radio Fulmini

Per installare RadioFulmini sul tuo sito clicca qui
_________________
Chi siamo
Login
Per gli Iscritti
Ricerca

Ricerca avanzata


Questo sito-rivista è la prosecuzione del blog-rivista fulmini, che in diciotto mesi ha capitalizzato 180.000 visite. Per conoscere il funzionamento di questo sito-rivista si può leggere il "Chi siamo" qui in alto.

leOpereeiGiorni : Piccolo è brutto
di fulmini , Sun 16 January 2011 5:00
English version   Version Française   Versión español   Deutsch version  


{Ieri, sabato 15 gennaio 2011, su Alias settimanale culturale de ‘il manifesto’, ove tengo una rubrica mensile dal titolo ‘Fulmini e Saette’, è uscito il 'fulmine' che ri-pubblico qui di seguito, sperando di incenerire quanti più ‘piccoli intellettuali’ sia possibile.}

*

I grandi intellettuali sono deformati, mutilati, incompresi dai piccoli intellettuali. Naturalmente - come si può comprendere qualcosa di più grande?

Prendiamo Pier Paolo Pasolini. Lo rimpiangono, gli intellettuali italiani, da 35 anni. Ah, il suo coraggio! Ah, la sua lungimiranza! Ah, come aveva capito tutto! Tutto cosa? Cosa hanno capito di ciò che aveva capito Pasolini, gli intellettuali italiani?

Prendiamo Lucia Visca. Nel 1975 era praticante giornalista per Paese Sera, oggi dirige le testate elettroniche Atlante, Technet, Geopolitica. Allora fu la prima giornalista a giungere all’Idroscalo di Ostia la mattina del 2 novembre 1975, a osservare i resti dell’uomo morto quella notte e scambiato dalla prima testimone per un “mucchio di stracci”. Capito presto chi era l’ammazzato, capito dopo un po’ (attraverso la sequela dei processi) dove e quando e come, restava da capire da chi e perché era stato ammazzato. Pensa che ti ripensa, ora ci ha scritto sopra un libro: Pier Paolo Pasolini – una morte violenta, Castelvecchi, ottobre 2010.

Con quale risultato? “Le ipotesi si sono ridotte a tre: (1) Pasolini fu vittima di un complotto ordito da Eugenio Cefis, servizi segreti italiani e CIA a vantaggio della copertura di segreti indicibili sull’ENI; (2) la sua morte fu decisa da elementi di spicco della neonata Banda della Magliana, in complicità con ambienti neofascisti, o (3) da vecchi arnesi della malavit di Casalbruciato intenzionati a punire un corruttore di ragazzini.”

“Raccontare quello che ho visto, ne sono capace” – scrive la Visca. È vero. Da pagina 23 a 78 il libro “è fresco e va giù bene” - è un sapido racconto di ciò che ha visto dalle 7 del 2 novembre alle 8.35 del 3 novembre. “Ma il retroscena chi mi insegna a cercarlo?”

Chi? Bastava rivolgersi a Pasolini stesso. Basta ‘comprendere’ Pasolini. Il quale negli ultimi anni della sua vita e di lavoro ha scritto che era in corso “una nuova grande rivoluzione passiva”, il cui centro motore era il “Nuovo Potere Reale” e gli effetti concreti “una grande mutazione antropologica”. E che in Italia, ma non solo, vivevano e vagavano “giovani infelici”, immersi in un “vuoto culturale”, che potevano uccidere e uccidevano un essere umano come si uccide un gatto: “senza mandanti e senza scopo”.

Ma gli intellettuali italiani, da Moravia a Visca, da Piero Melati a Giovanni De Luna sull’ultimo Venerdì di Repubblica e chi più ne ha più ne metta, non comprendendo le sue analisi, hanno inquadrato la sua morte in uno scenario di “complotti”, di “neofascisti”, di “malavitosi”.
Fino alla fine Pasolini aveva detto (vedi intervista a Furio Colombo a poche ore dalla morte): “Soprattutto il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità. Che bello se mentre siamo qui a parlare qualcuno in cantina sta facendo i piani per farci fuori.” Niente da fare.

Pasolini grande intellettuale 35 anni fa parlava di una “crisi epocale” che non riguardava solo l’Italia. Ma i piccoli intellettuali italiani non ci hanno creduto e non ci credono. Si toccano e pensano: è solo una bufera, è solo un temporale: “chi sta bene e chi sta male, e chi sta come gli par”.

www.pasqualemisuraca.com

Formato stampa Invia questa news ad un amico Crea un file PDF dalla news
 
Si raccomanda di abilitare i cookies nel proprio browser prima di inviare un commento.
I commenti sono propriet dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Commenti
Inviato: 16/1/2011 7:42  Aggiornato: 16/1/2011 7:42
Autore: unviaggiatore

Per dei balordi Pasolini era solo un frocio e la sua vita non valeva niente, esattamente come non valeva niente la vita di un ebreo per un nazista. La ricerca del complotto forse serve a non parlare del suo vizio, non fu morte gloriosa ma questo nulla toglie alla sua grandezza intellettuale.

Giuliano Cabrini
Inviato: 19/1/2011 11:09  Aggiornato: 19/1/2011 11:09
Autore: fulmini

{Ricevo via email da un amico di nome Alberto Gajano un articolo che mi era sfuggito – grazie di testa e di cuore – e lo propongo all’attenzione dei lettori del sito-rivista. Jacques Texier è stato un intellettuale degno di questo titolo – per dirla con un altro notevole francese: “Intellettuale è colui che si fa i fatti degli altri.” (Jean-Paul Sartre)}

Ricordo di Jacques Texier, di Stefano Petrucciani

Giovedì scorso è morto a Parigi, dopo una lunga malattia, Jacques Texier, un intellettuale e uno studioso marxista di grande intelligenza; uno dei migliori, per le sue doti umane e intellettuali, nel panorama culturale francese dagli anni Sessanta a oggi. Texier, che era nato nel 1932, dopo aver insegnato in diverse università francesi, aveva concluso la sua carriera come ricercatore del CNRS. Il suo ruolo nel campo degli studi marxisti, anche se non troppo appariscente, è stato in realtà molto significativo. Negli anni Sessanta, infatti, Texier ha fatto parte di quella piccola schiera di studiosi francesi, legati al Pcf, che guardavano con grande interesse all’Italia, al carattere più libero e aperto del marxismo italiano, ai pregi che caratterizzavano il Pci rispetto al Pcf e al valore dell’eredità di Gramsci per costruire un pensiero politico più adeguato ai problemi di quella fase. Proprio alla fine degli anni Sessanta, infatti, Texier si impose all’attenzione degli studiosi marxisti, e non solo, proponendo un suo personale approccio alla teoria politica dell’autore dei Quaderni dal carcere. Nel 1967 pubblicò, per l’editore Seghers, un volume introduttivo e antologico su Gramsci che fu importante per “mediare” Gramsci presso il pubblico francofono. Inoltre, nell’importante convegno di studi che il Partito comunista italiano organizzò a Cagliari nel 1967 (a trent’anni dalla morte di Gramsci) Texier ebbe un ruolo significativo (e anche un po’ di provocazione) perché ingaggiò un confronto polemico con le tesi che, a proposito del concetto di “società civile” in Gramsci, furono presentate in quell’occasione da uno dei grandi interlocutori culturali dei comunisti, Norberto Bobbio. In due parole, mentre Bobbio tendeva, nella sua interpretazione, a separare fortemente Gramsci da Marx, ad attribuirgli l’idea di un primato nella dinamica storica dell’elemento ideale e culturale,Texier rifiutava questa troppo netta separazione, e avviava un’analisi della tessitura estremamente complessa e multifacciale del concetto gramsciano di società civile. Questo è rimasto sempre, anche negli anni successivi, uno dei temi sui quali egli ha lavorato con maggior acutezza. A Gramsci Texier ha dedicato moltissimi contributi; tra i più recenti si possono ricordare la voce “Società civile” del grande Dizionario gramscian (a cura di G. Liguori e P. Voza, Carocci 2009) e il saggio “Filosofia, economia e politica in Marx e Gramsci” compreso nel volume Marx e Gramsci. Memoria e attualità (a cura di G. Petronio e M. Paladini Musitelli, Manifestolibri, 2001).
Ma Texier non è stato solo una presenza originale nel dibattito marxista degli anni Sessanta e Settanta. Anzi, l’aspetto più rilevante del suo lavoro, secondo me, è proprio quello che viene dopo. Quando, nella seconda metà degli anni Ottanta, la crisi del marxismo sembra essersi completamente consumata, e una stagione teorica pare definitivamente conclusa, Texier avanza la proposta di ricominciare daccapo. E nel 1986, in modo senza dubbio provocatorio, fonda con Jacques Bidet (il cui background non è storicista o gramsciano, ma piuttosto althusseriano; la collaborazione tra i due durerà parecchi anni, ma alla fine si romperà) la rivista “Actuel-Marx”. Un titolo che veicola, almeno secondo me, un messaggio duplice: Marx è un pensatore attuale, nel senso che ha ancora molto da dire – sta a noi attualizzarlo, cioè leggerlo fuori da vecchi schemi, ortodossie ammuffite e paraocchi vari. In qualche modo, si inaugura così una ricerca che fa sua la consapevolezza che il vecchio marxismo è finito, ma che uno nuovo è possibile. Una ricerca, dunque, che non resterà troppo spiazzata dall’89 e dal crollo del muro, ma anzi potrà proseguire in modo vitale perché ha già fatto suo, fin dal principio, un intento di seria critica e di ricostruzione complessiva. Accanto alla rivista (che viene edita prima da l’Harmattan e poi dalle più blasonate Presses Universitaires de France) i convegni di “Actuel-Marx” costituiscono nei primi anni Novanta una sede molto ben orchestrata dove si pongono le domande che in molti allora condividono. Ecco il titolo di alcuni dei convegni più interessanti (poi divenuti libri pubblicati da Puf, a cura di Bidet e Texier):Fine del comunismo? Attualità del marxismo? (1991); L’idea di socialismo ha un futuro? (1992);Il nuovo sistema-mond (1994).
La fine del socialismo reale, Jacques Texier lo vede benissimo, pone a chiunque ci ragioni sopra una questione teorica ineludibile, quella del rapporto tra marxismo e democrazia. Texier decide di affrontarla riprendendo in mano e ristudiando daccapo i classici. Il risultato di questi studi è un bellissimo (e voluminoso) libro pubblicato da Puf nel 1998 col titolo Révolution et démocratie chez Marx et Engels. In italiano esiste soltanto un piccolo libretto che dà una un’idea sintetica delle tesi sostenute nell’opera maggiore: Rivoluzione e democrazia. Marx, Engels e l’Europa “continentale” (Edizioni Bibliotheca, Gaeta 1993). La tesi di Texier è che il pensiero politico di Marx sia più o meno noto, ma certo non conosciuto; e che sia necessario quindi ripercorrerlo con pazienza in tutti i suoi passaggi, guardando soprattutto alla concretezza storica con la quale esso si intreccia: la rivoluzione del 1848 in Europa, la Prima internazionale, la Comune, fino al dialogo che l’ultimo Engels intrattiene con i dirigenti della socialdemocrazia tedesca. Da questo percorso emerge, come risultato generale, in primo luogo la difesa del carattere genuinamente democratico del pensiero di Marx. E poi la valorizzazione di quei testi dove Marx ipotizza, per paesi dove il sistema politico è più libero come per esempio l’Olanda, che la trasformazione della società si possa svolgere per vie pacifiche e democratiche, senza che la rivoluzione debba avere necessariamente carattere violento, come invece appariva dal Manifesto del partito comunista. A proposito del Manifesto, bisogna ancora ricordare che Texier partecipò, nel dicembre del 1998, al convegno per i 150 anni del Manifesto comunista promosso da questo giornale (gli atti sono pubblicati da manifestolibri a cura di Rossana Rossanda); e sostenne la tesi che il “partito” di cui si fa parola nel Manifesto marxiano non ha niente a che vedere con i partiti che il movimento operaio si è dato a partire dalla fine dell’Ottocento, ma ha un significato molto diverso e plurale (che va dal partito come tendenza, come orientamento ideale, a quello che Texier chiama il “partito-classe”). Anche in questo caso Texier, da quello straordinario intellettuale che era, ci ha mostrato che in Marx ci sono molte più cose di quelle che dei marxisti un po’ pigri sono riusciti a vederci.