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lo spacco : La religione nascosta
di umit , Mon 17 January 2011 5:00
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dipinto di Umit Inatci

Umit Inatci, Dipinto sciamanico - tela, acrilico, rete metallica, lana, candela - cm 70 x 80, 2010.

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Commenti
Inviato: 17/1/2011 18:41  Aggiornato: 17/1/2011 18:44
E' evidente che la profonda instabilità moderna ha pesanti ripercussioni sull’esperienza dell’uomo, sul suo apprendimento, sulla stessa percezione della continuità della sua vita. Viviamo in una società che affronta una crisi che si può ritenere permanente. Il rapporto fra presente, passato e futuro è sempre più problematico. E Umit, poeta che scardina il pensiero immobile, che avvisa il tormento dell’insufficienza della parola, cerca segni, segue segni e tracce, dovunque si trovino. Nella ricerca di colmare il vuoto tra noi e la parola, tra noi e le cose, cerca segni e corpi radicati e ramificati nel nostro profondo oscuro e magmatico. Mette davanti a noi corpi e segni in funzione della comunicazione con gli altri, cerca il significato della presenza e ancor più dell’assenza che ha bisogno d’essere afferrata attraverso un altro corpo, il nostro che scruta. Il nostro corpo che cerca di colmare il vuoto che il linguaggio umano e i rapporti sociali che esso stabilisce crea con comprensioni incerte, di fiducia carente, di equivoci, di menzogne, di inganni possibili, di sospetti inevitabili.
Alexandra detta AlfaZita
Inviato: 17/1/2011 20:40  Aggiornato: 17/1/2011 20:40
Vi segnalo una poesia di Blas de Otero che tocca con leggerezza il terreno segnalato da Umit e da me arato.
Alexandra detta AlfaZita


MIS OJOS HABLARÌAN
Mis ojos hablarían si mis labios
enmudecieran. Ciego quedaría,
y mi mano derecha seguiría
hablando, hablando, hablando.
Debo decir “He visto.” Y me lo callo
apretando los ojos. Juraría
que no, que no lo he visto. Y mentiría
hablando, hablando, hablando.
Pero debo callar y callar tanto,
hay tanto que decir, que cerraría
los ojos, y estaría todo el día
hablando, hablando, hablando.
Dios me libre de ver lo que está claro.
Ah, qué tristeza. Me cercenaría
las manos. Y mi sangre seguiría
hablando, hablando, hablando.


PARLEREBBERO I MIEI OCCHI

Parlerebbero i miei occhi se le mie labbra
ammutolissero. Potrei restare cieco,
e la mia mano destra continuerebbe
a parlare, parlare, parlare.
Debbo dire “Ho visto”. E taccio
stringendo gli occhi. Giurerei
di no, che non ho visto. E mentirei,
parlando, parlando, parlando.
Ma debbo tacere e tanto tacere,
c’è tanto da dire, che chiuderei
gli occhi, e starei tutto il giorno,
parlando, parlando, parlando.
Dio mi liberi dal vedere quello che è chiaro.
Ah, che tristezza. Potrei tagliarmi
le mani. E il mio sangue continuerebbe
a parlare, parlare, parlare.

Alexandra detta AlfaZita