Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 Domani è un altro giorno - i nostri inviati - Rubriche : Fulmini e Saette
Radio Fulmini

Per installare RadioFulmini sul tuo sito clicca qui
_________________
Chi siamo
Login
Per gli Iscritti
Ricerca

Ricerca avanzata


Questo sito-rivista è la prosecuzione del blog-rivista fulmini, che in diciotto mesi ha capitalizzato 180.000 visite. Per conoscere il funzionamento di questo sito-rivista si può leggere il "Chi siamo" qui in alto.

i nostri inviati : Domani è un altro giorno
di unviaggiatore , Fri 31 December 2010 5:00
English version   Version Française   Versión español   Deutsch version  

{Come concludere questo anno 2010 se non con una forte immagine della crisi economica-sociale-politica-culturale che stiamo vivendo in Italia e nel mondo? Il soggetto di questa foto è la città attuale, la città di Torino, la città della FIAT - qui rappresentata come una città espressionista e futurista senza spiragli e senza figure. Foto scattata nei giorni in cui il vecchio modello del 'capitalismo compassionevole' (statunitense) si impone al vecchio modello del 'welfare state' (europeo). Parlo della soluzione del problema Mirafiori prima e del problema Pomigliano poi.
La destra non sa far altro che disseppellire il morto-vivente, e la sinistra accanirsi terapeuticamente sul vivente-a-tutti-i-costi.
Il morto e il morente afferrano il vivo - direbbe Karl Marx.
Nello stesso tempo, l'autore di questa foto è un operaio navigato e istruito, un operaio-sindacalista-scrittore-fotografo. Buon segno di un futuro possibile. Andiamo avanti.
Meglio avanzare e morire che fermarsi e morire - direbbe Antonio Gramsci.}


Versailles

Giuliano Cabrini, Torino - Corso San Maurizio, 26 dicembre 2010 17:45

Formato stampa Invia questa news ad un amico Crea un file PDF dalla news
 
Si raccomanda di abilitare i cookies nel proprio browser prima di inviare un commento.
I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Commenti
Inviato: 31/12/2010 9:44  Aggiornato: 31/12/2010 9:44
Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.
Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.
Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch’essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna. E sono diventati così invadenti e così fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa la film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.
Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore. Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.”
(Antonio Gramsci, Gennaio 1916, l’Avanti!)
Inviato: 31/12/2010 9:47  Aggiornato: 31/12/2010 9:47
Autore: unviaggiatore

Ho dimenticato la firma al commento, Giuliano Cabrini
Inviato: 6/1/2011 14:26  Aggiornato: 6/1/2011 14:26
Autore: fulmini

{Vengono a trovare Alexandra e me Maria e Giuliano. Lui ed io ne approfittiamo per un dialogo scritto a partire da una sua recente foto.}

Pasquale: Cosa ti ha spinto a scattare questa foto?

Giuliano: Sicuramente il contrasto tra le due costruzioni, ma soprattutto il pensiero di quello che stava accadendo in quei giorni a Torino. Il palazzo nuovo con la sua vicinanza si propone come nuovo modello e vuole vuole soffocare quello vecchio, il problema è che la nuova costruzione è brutta.

Pasquale: Questo vuol dire che tu parti sempre da un contenuto per costruire una forma?

Giuliano: Sicuramente prima di costruire un modello bisogna avere chiaro in testa quello che si vuole fare, non è pensabile che due strutture cosi diverse possano convivere in maniera organica, non si può neppure pensare di abbattere la vecchia casa se quella nuova non risponde a bisogni reali.

Pasquale: D’accordo. Ma la mia domanda era precisamente questa: tu, per cominciare a costruire una fotografia, parti sempre da un contenuto che ti colpisce come contenuto o da una forma che ti colpisce come forma?

Giuliano: A volte fotografo attratto dalla forma, a volte parto dal contenuto come in questo caso, la fotografia non sempre rispecchia la realta, sappiamo che può essere costruita - ebbene in questo caso mi sembra di poter parlare di ‘foto verità’. Ho pubblicato tempo fa una foto costruita: una vecchia guarda dal terrazzo - volevo rappresentare la solitudine, ho aspettato che un gruppo di donne si fermasse a parlare in strada, ho fatto una foto d’insieme, in questo caso foto sicuramente costruita ma che penso descrivesse in modo migliore la solitudine quindi ‘foto verità’. Ci sono comunque fotografie presentate in maniera da nascondere la realta, questo non si deve fare.