Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 Apologia di Ugo Rapiti - sociografie - Rubriche : Fulmini e Saette
Radio Fulmini

Per installare RadioFulmini sul tuo sito clicca qui
_________________
Chi siamo
Login
Per gli Iscritti
Ricerca

Ricerca avanzata


Questo sito-rivista è la prosecuzione del blog-rivista fulmini, che in diciotto mesi ha capitalizzato 180.000 visite. Per conoscere il funzionamento di questo sito-rivista si può leggere il "Chi siamo" qui in alto.

sociografie : Apologia di Ugo Rapiti
di pietropacelli , Sat 25 December 2010 5:00
English version   Version Française   Versión español   Deutsch version  

Ugo Rapiti ha 85 anni ed è una bella persona; ha vissuto una vita intensa: Sindaco di un piccolo centro dei Cimini per ben 22 anni, da sempre attivista di quello che un tempo, ormai lontano, era considerato il Partito della speranza, dell’uguaglianza e del futuro: il P.C.I.

Da quando questo Partito è stato sciolto vive come un orfano, avendo perduto le sue radici e le sue motivazioni originarie; ha girovagato tra il Pds e i Ds, il Pd, R.c. il Pdci e, da ultimo, Sel; non riesce a capacitarsi di quello che chiama: “tutto questo casino” e vive questa situazione da profugo della politica.

L’altra sera lo abbiamo festeggiato, ricordando le sue gesta, come quella volta che, in un incontro al Cremino, si lanciò in una esaltazione incondizionata di Stalin, provocando le reazioni sbigottite e indignate dei gerontocrati del periodo post krusceviano, o quell’altra volta che fu arrestato e imprigionato per tre mesi per aver difeso gli occupanti delle terre incolte.

Ugo Rapiti stava bene nelle Feste dell’Unità, quando incontrava in una atmosfera di Festa e di semplicità i suoi concittadini, il “popolo lavoratore”.

Nella gestione del suo mandato di Sindaco – ripeto per ben 22 anni – non è stato mai toccato da un sia pur minimo scandalo o sospetto; ed infatti non ha messo da parte nulla, se non la sua piccola casetta, che tra l’altro ha ricevuto in eredità.

Ha sempre fatto il bracciante agricolo e/o l’operaio edile; ma nell’esercizio del suo mandato di Sindaco aveva la capacità di parlare da pari a pari con i più autorevoli intellettuali della sua epoca, come Libero Bigiaretti e Pier Paolo Pasolini.

In questo periodo che anticipa le feste di Natale, mi piace pensare a Ugo Rapiti, ricordandolo con commozione e affetto, augurando a me stesso e a tutti noi che anche in un prossimo, ravvicinato futuro, nascano altre persone come lui, con la sua freschezza e il suo entusiasmo, per uscire dal pantano nel quale ci troviamo da ormai troppo tempo, e guardare con fiducia al futuro.

Pietro Pacelli


Formato stampa Invia questa news ad un amico Crea un file PDF dalla news
 
Si raccomanda di abilitare i cookies nel proprio browser prima di inviare un commento.
I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Commenti
Inviato: 25/12/2010 9:27  Aggiornato: 25/12/2010 9:27
Di uomini come Rapiti creo sia piena l'italia e forse il mondo. Uomini che hanno creduto ad un mondo migliore basato su giustizia sociale, onestà, lavoro. Il problema dei vecchi ( anch'io lo sono) è che spesso i principi buoni erano fondati su ideologie ( o modi di pensare il mondo9, che si sono rivelati pericolosi o semplicemente ambigui nella loro applicazione, e per esempio lo stalinismo era davvero pericoloso. Noi per fortuna grazie a Togliatti e De Gasperi, e grazie alla democratizzazione del paese ci siamo salvati e abbiamo costruito un'Italia democratica. Il fatto che il losco figuro che ci governa abbia rilanciato l'ademocratismo cambia poco, perchè il mondo andrà sempre più nella direzione dei principi di Rapiti, al quale anche noi facciamo gli auguri da lontano,
Orlando L.
Inviato: 25/12/2010 17:09  Aggiornato: 25/12/2010 17:09
Autore: fulmini

Caro Pietro,

commovente e persuasiva apologia, la tua dedicata a Ugo Rapiti.

A un certo punto scrivi: "Da quando questo Partito è stato sciolto [Ugo] vive come un orfano", e più avanti auguri "a tutti noi che anche in un prossimo, ravvicinato futuro, nascano altre persone come lui".

"Di uomini come Rapiti credo sia piena l'Italia e forse il mondo" - inizia Orlando dialogando con te, e penso abbia ragione.

Il problema dunque, secondo me, non è la mancanza di esseri umani retti e appassionati come Rapiti. Di cosa allora soffriamo la mancanza, dirai tu? Rispondo: di forme di associazione politica nuove e superiori al vecchio partito politico.

Tutte le trasformazioni del vecchio P.C.I. (ed anche degli altri partiti politici italiani, e non solo italiani) non hanno prodotto una forma di associazione minimamente corrispondente ai bisogni del tempo presente, e intendo una forma di associazione meno militare e burocratica e più intellettuale e morale, e capace di stabilire e coltivare tra politica e scienza, tra politica e cultura, tra politica ed etica, tra politica e arte, tra politica e religione un rapporto non strumentale ma costituente, organico.

Ma gli attuali dirigenti dei partiti politici se ne guardano bene di pensare e agire in questa prospettiva - preferiscono il miserabile potere che ricavano, che spremono ancora dalla forma partito, e cercano di strozzare nella culla tutte le associazioni intellettuali e morali al partito alternative.
Inviato: 26/12/2010 11:26  Aggiornato: 26/12/2010 11:26
A Orlando dico che Lui ha ragione quando sostiene che il processo democratico avviato (tra gli altri) da Togliatti, De gasperi..etc ci ha praticamente salvato dalla parte oscura dell'ideologia; ma io non penso, purtroppo che di Ugo Rapiti ce ne saranno sempre di più; il perchè ce lo spiega Fulmini nelle sue brevi riflessioni. Dunque rimane intatto il problema del che fare.Che fare?
Inviato: 26/12/2010 12:58  Aggiornato: 26/12/2010 12:58
Autore: fulmini

Pietro,

tu domandi 'Che fare?' - in questa situazione storico-politica?

Penso che dobbiamo fare - in vario modo, ciascuno a suo modo - questo: costruire, teoricamente-e-praticamente, nuove forme di associazione politica, a contenuto non più burocratico-e-militare bensì intellettuale-e-morale.

Questo sito-rivista opera in tale prospettiva, ed è un embrione delle forme superiori di associazione politica che servono - superiori ai partiti politici, che hanno dato tutto ciò che potevano dare nella precedente situazione storico-politica ed ora lottano per sopravvivere a tutti i costi, anche a costo di frenare lo sviluppo di nuove forme di associazione politica. (Il maggior 'frenatore' all'interno del PD, per fare un esempio chiaro e tondo, è Massimo D'Alema.)

Naturalmente, il passaggio tra il partito politico e il suo successore storico sarà graduale, non a stacco. E il ritmo di questo passaggio sarà più o meno rapido in relazione alla coscienza della necessità di questo passaggio.

Il fatto è che la coscienza di questa necessità cresce lentamente. Molti si lamentano della inefficienza, della inefficacia dei partiti politici, ma poi continuano a farne parte ed a operare nel loro ambito, e poco operano a costruire quelle famose forme nuove di associazione politica.

Questo spiega, secondo me, anche il lento sviluppo del sito-rivista, e l'allontanamento di alcuni dei suoi coautori, ricaduti nei partiti, nelle chiese, nelle sette, nelle conventicole.

Pasquale Misuraca
Inviato: 29/12/2010 18:07  Aggiornato: 29/12/2010 18:07
Tema cruciale, direi, quello delle nuove forme di associazione politica, ma credo che più che le forme, che pure contano, siano le linee ( e ovviamente gli uomini di buona fede democratica come Rapiti) a costituire il punto critico. Proprio stamane, di fronte alla sede in via di restauro del PD di via Catanzaro, discutendo col militante che ripuliva le pareti a sue spese, discutevamo della mancanza di univocità e chiarezza della linea del PD, che pure è l'unica forza plausibilmente in grado di andare oltre questa fase di corruzione della repubblica (lasciamo perdere il folklore di Vendola e Di Pietro). Il partito (cioè essere da una parte, prendere parte, elaborare, analizzare, rappresentare alla maniera del vecchio e mai superato 'intellettuale collettivo') mi sembra una necessità, qualunque sia il modo di configurarlo o concepirlo. Il problema è che il centro sinistra è divisissimo sul modo e anche sulla linea.
Orlando
Inviato: 29/12/2010 19:34  Aggiornato: 29/12/2010 19:34
Autore: fulmini

Due osservazioni, Orlando, a partire dal tuo accorato commento.

La prima sulle ‘forme’. Secondo me contano molto le forme di associazione-organizzazione, nel campo politico, come nel campo militare. Facciamo un esempio nel campo militare: la forma ‘esercito cittadino’, superamento della forma ‘esercito mercenario’, è stata decisiva nella fase nascente dello Stato nazionale. Facciamo un esempio nel campo politico: la forma ‘partito giacobino’, prima forma del partito politico propriamente detto, è stata decisiva nella fase di piena maturazione dello Stato nazionale.

Seconda osservazione sulla ragione profonda della profonda divisione nel centro sinistra. Riguarda anche il centro destra. Non solo: è una divisione che divide non solo gli individui tra di loro, ma anche al loro interno. La divisione dipende dal fatto che, in questo tipo di situazione storico-politica, “non c’è identità tra teoria e pratica, cioè si opera mentre nell'operare c'è una teoria o giustificazione implicita che non si vuole confessare, e si 'confessa' ossia si afferma una teoria che non ha una corrispondenza nella pratica.” Antonio Gramsci, Quaderni del carcere.

Pasquale