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Critica della Repubblica : La vera cultura è di massa?
di orlandolentini , Tue 23 November 2010 5:00
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L’intervista di Fabio Gambaro a Frédéric Martel a proposito di un suo libro sulla cultura di massa, l’ennesima critica alle tesi elitiste della Scuola di Francoforte, può essere un buon pretesto per mettere in evidenza la dipendenza culturale del nostro paese da tutto ciò che viene da fuori, e in questo i responsabili ‘cultura’ de La Repubblica brillano da sempre per provincialismo ed eterodirezione.

L’idea che ci sia una ‘vera cultura’ è già un problema. Intanto, che cos’è la cultura? Rimando ad un mio testo pubblicato tempo fa sul sito-rivista, su ‘Culture as Virtual Reality’, ossia l’idea che non vi sono distinzioni plausibili fra le varie forme in cui si traduce la realtà virtuale, una mediazione istintiva fra il ‘reale’ e ciò che entra nella coscienza, chiamata da Pierre Levy virtualizzazione.

Senza virtualizzazione niente cultura. Quindi matematica, poemi, esperienza quotidiana in genere etc. sono disponibili solo in quanto gli esseri umani le producono e poi le definiscono come scienza, arte, religione (il prototipo della realtà virtuale collettiva, secondo Durkheim). Questo per fare della cyberfilosofia. Ma si potrebbe sviluppare un intero trattato per chiarire il punto.

Quanto all’articolo, se non c’è distinzione fra la cosiddetta ‘cultura di massa’ e la cosiddetta ‘cultura alta’, e su questo siamo senz’altro d’accordo, nel senso che si tratta sempre di realtà virtuale, la distinzione riemerge quando si tratta di recuperare il ruolo funzionale delle diverse realtà virtuali, e fra il blues nero degli anni trenta e la fisica quantistica dovremmo ammettere distinzioni funzionali non da poco. Se poi la fisica quantistica, e magari la filosofia diventano ‘di massa’ e vengono trasmesse anche ai bambini, nessun problema.

Quindi, da ciò deriva la banalità delle osservazioni di Martel, e del suo intervistatore, che sembrano voler combattere per l’ennesima volta la battaglia fra mass cult e mid cult, che era in voga negli anni quaranta e cinquanta e coinvolse un po’ tutti i sociologi dell’epoca.

La cultura è destinata ad essere sempre di massa, anche quando è ‘colta’.

Quanto alla ‘cultura’ intesa come arte, spettacolo, musica, intrattenimento, la realtà virtuale che più si presta ad essere trasformata in prodotto di massa per la distribuzione di massa, abbiamo un caso storico assai interessante nella produzione USA dell’epoca del New Deal. Derivando quasi interamente dalle componenti critiche e democratiche della società americana, il Jazz, il Blues, il teatro, la letteratura, i fumetti, il rock and roll etc., sono stati poi destinati alla riproduzione di massa e alla conseguente distribuzione di massa, segnano l’immaginario mondiale nella fase dell’egemonia USA, e anche nella fase di declino egemonico.

Questa storia è raccontata in Michael Denning, The Cultural Front, London-New York , Verso 1997. Come la cultura di sinistra e progressita avesse costituito un fronte di lotta (il fronte culturale del New Deal), allo strapotere del sistema delle società per azioni giganti e come le giant corporations abbiano saputo trasformare questa ‘cultura popolare’ in cultura di massa è il tema di straordinario impatto formativo del libro di Denning. Ne ho discusso con Denning a Yale, ed ho proposto al Mulino la traduzione, ma non ho avuto risposta. Eppure questo è un capitolo della storia della nostra realtà virtuale, ossia del nostro immaginario americano, che sarebbe bene portare alla consapevolezza storica e critica.

In conclusione, l’intervista di Gambaro appare banale e forse obsoleta, perché i giornalisti culturali di Repubblica sono ancora una volta ‘culturalmente’ eterodiretti.

Orlando Lentini


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Commenti
Inviato: 23/11/2010 16:27  Aggiornato: 23/11/2010 16:27
tutto sommato che importanza ha come "siano" i giornalisti di Repubblica, o del Corriere o del Giornale o di Libero o della Rai o di Mediaset? comunque la cultura rimane una e plurale, tolleranteaulicaesclusivadimassa, di massa... o forse la cultura è un masso, enorme, difficile da spostare. mi piace di più, però, l'idea della cultura fatta da tanti sassolini di fiume, ognuno un miracolo da scoprire.
Inviato: 23/11/2010 18:30  Aggiornato: 23/11/2010 18:30
Autore: fulmini

@ Orlando Lentini e al commentatore anonimo (probabilmente Fabio Ascani)

Orlando, condivido il post. Provo a dire una parola su questa tua ben rotonda frase: "La cultura è destinata ad essere sempre di massa, anche quando è ‘colta’." - collegandola alla domanda di Fabio: La cultura è "un masso" o "tanti sassolini di fiume"?

Penso che occorra passare (per risolvere la presente crisi culturale) dalla "volgarizazione culturale" alla "diffusione culturale". Raramente i giornali (Repubblica compresa) ci riescono, a diffondere nel senso di espandere molecolarmente la cultura 'alta' fondendola con la cultura 'bassa' e formando così moltitudini consapevoli di individui autonomi.

Faccio un esempio di volgarizzazione televisiva: Piero Angela. (Dice e mostra fenomeni e fatti importanti, ma "il modo ancor m'offende...") Altro esempio: Corrado Augias. E parlo criticamente di intellettuali progressisti, democratici. Non parliamo poi degli intellettuali conservatori, ademocratici - come, per restare in televisione, Bruno Vespa o Augusto Minzolini.

Pasquale Misuraca
Inviato: 23/11/2010 21:54  Aggiornato: 23/11/2010 21:54
il post riguardava l'approccio di Repubblica al tema tipicamente americano di mid cul e mass cult, che Umberto Eco ha introdotto in Italia quando questo paese era stato americanizzato ben bene. Dopo circa quarant'anni il tema viene rilanciato da un francese e subito Repubblica riscopre l'acqua calda. Niente di grave, ma sarebbe stato più interessante tentare di andare oltre gli anni sessanta.
Comunque, parlare di cultura ci porta in un pozzo senza fondo, come dimostrano i primi due commenti, ma io insisterei nel rimando cyberfilosofico alla 'cultura come realtà virtuale', un approccio che meriterebbe riflessioni.
orlando
Inviato: 23/11/2010 22:12  Aggiornato: 23/11/2010 22:12
Autore: serafico

Giusto per dire che ero proprio io, fabio ascani, chiedo scusa per non essermi loggato o non aver firmato... comunque è bello leggere anche di questi argomenti e con questi toni. anche il tono con cui si parla "fa cultura"...
un saluto
fabio