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iLibrieleNotti : Gesù, Vito Mancuso, Luis Razeto ed io.
di fulmini , Fri 25 June 2010 7:50
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Come molti di voi sanno, ho recentemente pubblicato un libro, scritto in lunghi ed effervescenti anni con Luis Razeto, che ha per titolo Il progetto di Gesù, e si può acquistare online a ilmiolibro.it o ordinare in una libreria Feltrinelli.

Qualcuno di voi forse (certamente Fort, al quale ho consigliato vivamente la lettura de L’anima e il suo destino) si è domandato o si domanderà cosa penso del pensiero del filosofo-teologo cristiano Vito Mancuso in generale, ed in particolare della sua interpretazione di Gesù.

Ecco: http://pasqualemisuraca.com/sito/index.php/scienza/78-condizioni-e-iniziative.html?start=115

Pasquale Misuraca

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Commenti
Inviato: 26/6/2010 14:26  Aggiornato: 26/6/2010 14:26
a proposito di Gesù, ma anche di vecchio e nuovo testamento, mi permetto di segnalare il nome di Pietro Scoppola e di consigliare caldamente la lettura dei suoi: La democrazia dei cristiani, e Un cattolico a modo suo, che se non sono teologia sono sicuramente teologia politica.
Orlando
Inviato: 26/6/2010 16:23  Aggiornato: 26/6/2010 16:52
Autore: fulmini

@ Orlando Lentini ed a coloro che leggono e riflettono

Il nome di Pietro Scoppola mi è caro – ho studiato Storia Contemporanea anche attraverso le sue lezioni universitarie – erano i primi anni Settanta, era la Facoltà di Magistero a Roma – e i suoi libri. Aggiungo, accanto a quelli da te segnalati, 25 aprile. Liberazione, Einaudi, 1995.

Segnalo anche un tuo libro di quegli anni, Orlando: L’analisi sociale durante il fascismo, Liguori, 1974 – un libro che mi ha dato molto da pensare, almeno quanto i libri di Pietro.

Ma, a proposito di Gesù, e a proposito di Marx, quello che mi ha sorpreso, di Pietro e di te Orlando, in questi ultimi trenta anni, è la sottovalutazione della attualità della loro visione apocalittica del mondo e della vita. “Non passerà questa generazione...” diceva Gesù, e “Uno spettro si aggira per L’Europa...” scriveva Marx.

Perché scrivo “attualità” della loro visione “apocalittica”? Perché ci troviamo, appunto, in una omologa fase storico-politica di crisi organica, come al tempo di Gesù, come al tempo di Marx. Il libro La Traversata lo mostra e lo dimostra – con rispetto parlando.

E invece, e invece, tu, Orlando, in un recente commento ad un post del sito-rivista, scrivi che “la prospettiva liberal” è “ineludibile”, e lui, Pietro, scrive – nel libro che citavo – che “occorre una riforma elettorale che tagli il nodo di quel connubio fra proporzionalismo e parlamentarismo che è alla base del nostro sistema politico democratico”.

Siamo alla crisi della civiltà moderna e contemporanea, e tu e Pietro proponete come soluzione una prospettiva liberal e una riforma elettorale. Sembra realismo, è rassegnazione. "Il morto afferra il vivo." Marx "Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti." Gesù

Pasquale Misuraca
Inviato: 27/6/2010 12:55  Aggiornato: 27/6/2010 12:55
però, direi, se ci poniamo in una prospettiva in cui 'tutto scorre', la crisi non è interpretabile come preludio alla 'fine del mondo' e quindi non è da vedere come apocalittica. Secondo me è meglio tenersi al medio raggio e cercare di affrontare un problema per volta. Devo dire che la figura di Gesù non mi ispira in alcun modo, anche se, naturalmente, l'occidente è anche per me irreparabilmente cristiano. Gli altri occidenti non lo sono e concorrono ugualmente al mondo unico in costruzione.
Cenno biogafico: ricordo le prime lezioni di Scoppola al Magistero, che io sottovalutai allora, ma che oggi possono essere prese come preludio al nuovo partito democratico in formazione. Quindi la sua teologia politica per me è un riferimento davvero importante.
Orlando
Inviato: 27/6/2010 13:21  Aggiornato: 27/6/2010 13:23
Autore: fulmini

@ Orlando e a chi m'intende

Continuiamo a dialogare.

Né Gesù, né Marx, né Gramsci, né (tutte le proporzioni rispettate) Luis Razeto ed io abbiamo mai pensato che "la crisi", qualsiasi "crisi", sia da interpretare "come preludio alla 'fine del mondo'".

Ogni crisi è storicamente e geograficamente determinata. Nel caso nostro, e cioè nel caso di questa crisi che stiamo vivendo da decenni, si tratta di una crisi organica, e "tenersi al medio raggio e cercare di affrontare un problema per volta" in casi come questi è inutile e fuorviante.

Citavo Gesù e Marx, Orlando, perché in loro due - che hanno vissuto altre crisi, c'era la piena coscienza di vivere crisi di fronte alle quali non si poteva agire intellettualmente e moralmente tenendosi al medio raggio e cercando di affrontare un problema per volta. E li citavo, Marx e Gesù, parlando di te e Pietro Scoppola, perché tu provieni dal marxismo e lui dal cristianesimo, e di quelle tradizioni di pensiero e di azione a me pare abbiate perso l'orizzonte.

Ma potrei parlare di Machiavelli - sul quale hai scritto un gran libro tu stesso (Analisi sociale machiavelliana, Franco Angeli 1992). Anche lui, come Gesù, come Marx, vivendo e pensando e agendo in una situazione storico-politica di crisi strutturale (crisi del mondo medioevale) ha fondato una scienza nuova, la scienza della politica, ed un ordine nuovo, lo Stato - non si è tenuto, e non poteva tenersi, al medio raggio - quello serve per andare in bicicletta.

Pasquale Misuraca
Inviato: 28/6/2010 13:05  Aggiornato: 28/6/2010 13:05
insisto sul medio raggio, inteso come approccio anglosassone diverso da quello razionalista, ma anche da altri approcci per testimonianze esemplari, come Budda, Gesù, Marx o altri. Secondo me l'attuale fase merita di essere analizzata per quello che realmente è, e non mi sembra una 'crisi organica' ma una semplice transizione del tutto imprevista, e che quindi non può essere capita con strumenti analogici. E' di certo un nuovo rompicapo storiografico.
Orlando
Inviato: 28/6/2010 14:18  Aggiornato: 28/6/2010 14:18
Autore: fulmini

Orlando,

nei tuoi ultimi due libri, Saperi sociali, ricerca sociale 1500-2000 e La sinistra americana pensa il mondo (Franco Angeli 2003 e 2008), hai persuasivamente mostrato, concludendo due notevoli ricerche ideologiche-sociologiche-storiografiche, che tanto il marxismo quanto la sociologia versano da decenni in una profonda crisi di conoscenza della realtà ideologica-sociale-politica contemporanea.

Condivido.

Questa crisi di conoscenza del marxismo e della sociologia è il punto di partenza delle ricerche che ho condotto da trentacinque anni a questa parte con Luis Razeto, e cioè dalla metà degli anni Settanta, e cioè dagli anni in cui a te non sembrava reale la crisi del marxismo e della sociologia. La realtà della crisi del marxismo e della sociologia l’hai scoperta, e documentata, cammin facendo.

Oggi tu proponi “teorie di medio raggio” e parli della crisi mondiale attuale come “semplice transizione”.

Discordo.

Dalle profonde crisi di conoscenza non si esce accorciando l’orizzonte, abbassando il tiro, bensì costruendo nuove scienze, insomma agendo “come gli arcieri esperti i quali, vedendo il luogo da colpire troppo lontano e conoscendo la potenza del loro arco, pongono la mira molto più in alto del bersaglio, non per raggiungere con la loro freccia tanta altezza, ma per potere, con l’aiuto di così alta mira, centrare il bersaglio”. (Machiavelli, Il Principe)

Pasquale Misuraca
Inviato: 29/6/2010 11:19  Aggiornato: 29/6/2010 11:19
è un peccato che siamo solo in due ad argomentare su un tema così importante. Comunque, attenersi ad una prospettiva di medio raggio per me significa solo cercare di capire le dinamiche attuali del processo costitutivo, nel processo stesso, e magari tenendo a freno paradigmi fuorvianti o inadeguati. Processo costitutivo, espressione chiave, da studiare senza per questo porsi un'ambizione davvero fuori portata, come costruire una nuova scienza. Altre espressioni chiave sono: divisione mondiale del lavoro, prospettiva liberal.In tutto questo Gramsci non aiuta, ma forse può essere utile cambiare aria, e magari andare a visitare le stanze dei cattolici democratici in stile Scoppola. Questo senza nulla togliere ai tormenti abbastanza rilassati di Vito Mancuso.
Orlando
Inviato: 29/6/2010 12:28  Aggiornato: 29/6/2010 12:28
Autore: fulmini

Orlando,

come sai, riconosco in te uno dei maggiori storiografi della scienza sociale (e senza esagerare sottolineo: non solo a livello italiano, ma europeo e mondiale).

E siccome ti considero intellettualmente importante ho letto tutti i tuoi libri, li ho commentati in privato, recensiti in pubblico (su Alias e sul sito-rivista, per esempio), consigliati a destra e a manca a tutti i giovani studiosi che si occupano di scienza sociale e politica.

Mentre tu ti occupavi di storia della scienza sociale e politica, io mi sono occupato (con Luis Razeto) di scienza sociale e politica, partendo da un insieme complesso di esperienze vitali e di letture classiche - al centro delle quali abbiamo posto i 'Quaderni del carcere' di Antonio Gramsci - e arrivando alla costruzione di una nuova scienza: la 'scienza della storia e della politica', per comprendere la situazione attuale del mondo grande e terribile.

Ora tu dici che "è un'ambizione davvero fuori portata costruire una nuova scienza" e che "Gramsci non aiuta" a comprendere la situazione attuale del mondo grande e terribile.

Può darsi. Può darsi che Luis ed io ci siamo illusi di costruire una nuova scienza. Ma tu sai leggere i libri di scienza e ora puoi leggere, gratis, l'Edizione Critica del Libro Primo di questa scienza:

http://pasqualemisuraca.com/sito/index.php/scienza/50-la-traversata.html

Ne riparliamo dopo, dopo che avrai letto. Altrimenti questo nostro potrebbe sembrare un scontro di opinioni, mentre è una discussione scientifica - e la discussione scientifica è attività che richiede la conoscenza reciproca delle opere, e di seguito non opinioni bensì argomenti.

Pasquale Misuraca
Inviato: 1/7/2010 15:55  Aggiornato: 1/7/2010 15:55
continuo a pensare che non solo gramsci non aiuta, ma anche gesù non aiuta, e che sarebbe meglio occuparsi del mutamento sociale realmente esistente. Passiamo al presente.
Orlando
Inviato: 1/7/2010 19:28  Aggiornato: 1/7/2010 19:28
Autore: fulmini

Orlando,

Scrivi: “Passiamo al presente.”

Ma io non mi sono mosso mai dal presente. Il passato, “il passato reale”, l’ho studiato sempre partendo dal presente. La “continua lezione delle cose antiche” l’ho costantemente innestata alla “lunga esperienzia delle cose moderne” (Machiavelli, Il Principe, facendo lo scienziato per vocazione e professione. (Faccio notare per inciso che la formula ‘scienza della storia e della politica indica proprio l’organicità del rapporto tra storia e politica, tra passato e presente, tra condizioni reali e iniziative razionali.) Tu non hai fatto così? Gli storici per vocazione e professione non fanno così?

Scrivi, ancora: “Sarebbe meglio occuparsi del mutamento sociale realmente esistente.”

Ma io non mi sono occupato d’altro, facendo lo scienziato della storia e della politica. Alla fine degli anni Settanta ho smesso di partecipare alle riunioni dell’Istituto Gramsci di Roma proprio perché i convenuti non si occupavano “del mutamento sociale realmente esistente”. I marxisti al cento per cento che ne facevano parte, la crema del famoso ‘marxismo italiano’, rivoltavano come un pedalino l’annuale Rapporto Censis, sottolineando a turno la sua analisi sociale superficiale e grossolana. Era in corso la guerra tra il marxismo e la sociologia. I marxisti e i sociologi si contendevano la palma di analisti profondi e raffinati del mutamento sociale esistente, beatamente inconsapevoli della crisi conoscitiva e predittiva e organizzativa che stavano vivendo e che li avrebbe ridotti in un breve giro di decenni alle lamentazioni ed ai sondaggi.

Io non partecipavo a questa guerra. Nemmeno tu.

Cosa facevamo? Tu provavi a mettere insieme il marxismo e la sociologia – da storico (e anche da organizzatore culturale: provando inutilmente a far collaborare i nostri marxisti da operetta con uno scienziato sociale storico come Gino Germani). Io provavo a superare il marxismo e la sociologia, costruendo (con Luis Razeto) la ‘scienza della storia e della politica’.

E mentre costruivo, leggevo i partiti, leggevo le classi, leggevo gli Stati, leggevo le società, e leggevo i marxisti, e leggevo i sociologi. Partecipavo anche, attivamente, a riviste sociologiche (Rassegna Italiana di Sociologia), a riviste marxiste (Critica marxista), e a Riunioni accademiche – come dicevo al principio. Finché un bel pomegiggio ho detto ai marxisti al cento per cento: “Ma voi, voi che sfottete i sociologi del Censis, voi marxisti, tutto l’anno, che fate? Perché non tirate fuori i vostri studi sul mutamento sociale realmente esistente?” Non li avevano realizzati quegli studi: citavano Marx, citavano Gramsci, ma non facevano come Marx, non facevano come Gramsci. Facevano Riunioni, facevano Convegni, facevano gli Accademici, facevano i Segretari dei Principi – sempre meglio che lavorare come Marx e come Gramsci, esule e carcerato.

Io ci ho provato a fare come Marx, come Gramsci, analizzando il mutamento sociale realmente esistente, proprio in quegli anni, e poi non ho più smesso, anche quando mi sono occupato di televisione e di cinema. Allora, siccome ci provavo e non avevo tempo da perdere in riunioni gogoliane, ho ritenuto inutile continuare a far parte della conventicola dell’Istituto Gramsci e ho smesso di frequentarla.

Anche tu ti sei allontanato dai marxisti nostrani, Orlando, hai viaggiato, hai conosciuto Immanuel Wallerstein, la sociologia critica, hai provato a mettere insieme il meglio del marxismo e il meglio della sociologia, e alla fine delle tue ricerche hai dovuto mostrare e dimostrare quello che io sapevo dal principio, perché da questo sapere ero partito (con Luis Razeto) nella costruzione di una nuova scienza storica e politica, e lo sapevo grazie ai Quaderni del carcere di Gramsci letti nella fresca Edizione Critica (1975) e senza paraocchi ideologici, e cioè che il marxismo e la sociologia erano e sono in profonda crisi: non riescono (riescono insufficientemente, molto più insufficientemente che nel loro momento aureo) non riescono né a conoscere né a prevedere né a organizzare il mondo economico e sociale e politico realmente esistente.

Insomma, fai come ti pare. Non vuoi leggere i miei ( e di Luis) libri a partire da Gramsci e da Gesù? Io lo facevo per te. Lo facevo come Totò, il quale, nella scenetta comica della “cammisella”, nel corso della quale costringe una bellissima giovane donna a spogliarsi progressivamente, quando le intima di levarsi le mutandine, di fronte al vocìo del pubblico scandalizzato, risponde così: “Non lo volete? E sia. Io lo facevo per voi. Io l’ho già vista.”

Affettuosamente,

Pasquale