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lo Stato del meridione : Intervista a Lino Busà
di filippopiccione , Wed 10 February 2010 5:00
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SoS Impresa –Confesercenti – Intervista al Presidente

Ho chiesto di incontrare il Presidente Nazionale dell’Associazione antiracket e antiusura SoS Impresa – Confesercenti, Lino Busà. La conversazione-intervista si è svolta nel suo ufficio in un prestigioso palazzo di via Nazionale, 60 a Roma. Una settimana prima, il 27 gennaio scorso, è stato presentato all’assemblea nazionale il dodicesimo rapporto annuale SoS Impresa intitolato “Le mani della criminalità sulle imprese”. Questo rapporto - come i precedenti - contiene una serie di dati, analisi ed elaborazioni di fonti di informazioni, di studio e di ricerche che danno la misura di quanto il fenomeno mafioso in Italia e, in particolare, nel Mezzogiorno stia diventando pericoloso. E ciò nonostante i risultati conseguiti sul fronte della cattura di latitanti eccellenti e del notevole numero di sequestri e confisca dei loro beni e patrimoni. Tuttavia, la sua forza di penetrazione ed espansione, allo stato delle cose, appare ancora difficilmente contenibile. Il fatturato della Mafia Spa arriva a quota 135 miliardi di euro l’anno ed un utile che sfiora i 78 miliardi al netto di investimenti e accantonamenti. Cerchiamo di commentare insieme le varie voci di questo bilancio.

Si tratta, premette Busà, non solo di una delle più grandi imprese nazionali - anche per numero di addetti e servizi - ma siamo in presenza dell’unica holding company in Italia realmente florida. Le mafie, chiarisce, non avvertono né temono la crisi economica. Anzi il più delle volte quanto più essa è profonda e duratura tanto più consistenti sono i vantaggi che ne traggono. Basti pensare che i licenziamenti, la cassa integrazione e la disoccupazione drammaticamente in continuo aumento comportano un’offerta di manovalanza che va ad ingrossare le schiere delle cosche criminali i cui effetti sul piano economico, sociale, culturale e della legalità sono facilmente immaginabili.

Fra le attività, il “cespite” più rilevante è rappresentato dai 60 miliardi provenienti dal traffico della droga, seguito per 5,80 miliardi da quello delle armi, 1,20 dal contrabbando, 0,87 dalla tratta di esseri umani; 24,00 miliardi dalle cosiddette tasse mafiose: 9 dal racket e 15 dall’usura; un miliardo per attività predatoria (furti, rapine, truffe); 25 miliardi per attività imprenditoriali di cui 6,5 da appalti e forniture, 7,5 dalla filiera agro alimentare, 2,5 da giochi e scommesse, 6,5 dalla contraffazione, 2,0 dall’abusivismo; 16,00 miliardi sono i redditi prodotti dalla cosiddetta eco mafia, 0,60 dalla prostituzione e 0,75 da proventi finanziari. Dal lato delle passività la voce stipendi, pari a 1,17 miliardi, viene ripartita fra i capi clan, gli affiliati, i detenuti e i latitanti; la logistica comporta una spesa di 0,45 (covi, reti, armi); l’attività corruttiva, ammontante a 2,75 miliardi, è costituita per lo 0,95 miliardi per i corrotti, 0,05 per consulenti e specialisti, 1,75 per i fiancheggiatori. Fra le passività figurano 26,00 miliardi di investimenti, 19,50 miliardi di riciclaggio, 6,50 di accantonamenti e 0,80 di spese legali.

Il quadro che ne viene fuori è chiaro. Ma questi numeri come si ottengono? Attraverso comparazioni e monitoraggi effettuati sulla base delle rilevazioni Istat, dei dati forniti dal ministero dell’Interno e delle Prefetture, delle Forze dell’Ordine e l’Autorità giudiziaria. Dai sondaggi condotti da SWG per Confesercenti, dal Centro Studi e ricerche sulla legalità e criminalità economica (TEMI), dalle numerose informazioni e testimonianze raccolte, quotidianamente, dalla SoS Impresa che opera in stretta collaborazione - a livello centrale - con l’Ufficio del Commissario per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura e con diversi soggetti che intervengono nel volontariato o a titolo gratuito, come l’Associazione “Nomi e numeri contro le mafie” (LIBERA) e “Avviso al pubblico”. Tramite “sportelli di aiuto” e una rete di professionisti ed esperti in materia aziendale, creditizia e finanziaria attivi su tutto il territorio nazionale. Un contributo viene inoltre dalla lettura della stampa e dall’ascolto delle Tv locali che segnalano un fatto di usura, di estorsione o di intimidazione che non viene riportato o passa sotto silenzio da parte dei mezzi di informazioni nazionali e che invece, sommato ad altri, assume dimensioni e consistenza significative sul piano economico e sociale oltre che a indicare il livello di controllo, più o meno capillare, che la criminalità organizzata ha su particolari zone e aree del Mezzogiorno.

Lo scrupolo con cui l’esponente di Confesercenti ha voluto elencare, in maniera così circostanziata, l’entità e il formarsi delle “poste” di bilancio e gli strumenti per acquisirle, rivela quanto egli tenga alla attendibilità del “suo” Rapporto che peraltro viene oramai da anni ampiamente riconosciuta da tutta la stampa nazionale ed internazionale che si occupa di questi temi.

Ma questa è solo una condizione. Lo scopo principale del lavoro di SoS Impresa, aggiunge con una punta d’orgoglio, è quello di individuare il corto circuito perverso legalità-illegalità –legalità che si viene a creare per effetto della presenza tentacolare di un grande gruppo imprenditoriale e finanziario, come “Mafia Spa”.

Interessante, e al tempo stesso preoccupante, è la descrizione che Lino Busà fa di questa singolare holding company. “La Mafia Spa si muove con abile agilità tra localismo e globalizzazione, tra arcaicità e modernità, fra “la lupara e l’high tech”. Sul piano organizzativo e strategico è in continua evoluzione. E grazie all’intreccio che di volta in volta riesce a stabilire con il mondo politico-affaristico da un lato e il mondo amministrativo-istituzionale dall’altro ha saputo superare la logica monosettoriale della vecchia e tradizionale impresa mafiosa che era concentrata essenzialmente nell’edilizia e nei lavori pubblici”.

Le mafie (Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona Unita) sono entrate - spesso con un ruolo egemone - nel comparto sanitario pubblico e privato, in quello dello smaltimento dei rifiuti, della grande distribuzione commerciale, del turismo, delle politiche urbanistiche, abitative e delle grandi opere pubbliche, dei mercati ortofrutticoli, ittici e della macellazione, della ristorazione, dei locali notturni ampliando i propri interessi e moltiplicando i propri introiti”. Citando la Dia (Direzione Investigativa Antimafia), mi fa notare che i fenomeni di criminalità mafiosa hanno messo in luce, a fronte di un generale profilo pervasivo nella società civile e nel mondo economico, peculiarità adattive tali da aggirare e superare i controlli formali di legalità.

Oltre alla parte destinata alle nuove e sempre più consistenti acquisizioni immobiliari, aziendali e azionarie – operazioni facilitate dalla diminuzione dei prezzi delle abitazioni, delle imprese in crisi, del minor valore dei titoli in borsa - come sarà utilizzata l’enorme liquidità che residua e che gestisce con oculata sapienza l’organizzazione criminale? Il responsabile di SoS Impresa non esita ad affermare che i soldi della mafia, benché “sporchi”, fanno gola a molti. Certamente fanno gola a pezzi di finanza deviata che offre riparo, riservatezza e professionalità nell’attività di riciclaggio a uomini della mafia e ad alcuni imprenditori spregiudicati che pensano di portare a termine facili e corposi business. Ma fanno gola a settori, seppure limitati, del “Ghota” imprenditoriale, persuasi che la strada della “convivenza collusiva” sia l’unica possibile per concludere affari al Sud.

Gli ricordo che Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, proprio con riferimento all’imponente mole di denaro “pronto cassa” che manovra la ‘Ndrangheta ( “la mafia più ricca del mondo che domina la regione più povera dell’Europa” che mette in movimento una massa di 44,0 miliardi di euro di cui 27,3 ricavati dal traffico della droga che ha come epicentro Milano e la Lombardia), rilevava che in una fase in cui le banche sono restie a concedere finanziamenti alle imprese, se venissero meno quelli della malavita organizzata, cui attinge una larga area di aziende “sane”, la crisi economica sarebbe ancora più acuta.

Nel ritenere verosimile tale paradosso, confermato peraltro dagli accertamenti e i riscontri fatti direttamente sul terreno, l’opinione di Lino Busà è che si sta facendo anche strada un doppio principio: il primo, basato sulla “doppia morale” (nel senso che grandi imprese del Nord scendono a patti con i clan locali per poter lavorare in tranquillità); il secondo, sulla “collusione partecipata” (nel senso di utilizzare la capacità intimidatoria esercitata dai clan per entrare in nuovi mercati e rimanerci in condizioni di monopolio).

E allora tutta la battaglia, meritoria, condotta dal presidente di Confindustria siciliana, Ivan Lo Bello che vuole espellere dall’Associazione chi paga il pizzo, nonché la direttiva di questi giorni adottata da Emma Marcegaglia che obbliga i suoi imprenditori associati del Sud a denunciare le vessazioni della mafia, pena la sospensione e l’espulsione, serviranno a poco?

“La mafia è forte, ma per fortuna c’è una società civile, forse ancora troppo piccola e troppo isolata, che resiste e reagisce”. In questa società civile ci sono imprenditori e commercianti che non si rassegnano. C’è una tenace ed efficace azione di contrasto da parte della Magistratura e delle forze dell’Ordine che, malgrado l’insufficienza delle risorse e la carenza di mezzi necessari e del personale, ha dato tangibili prove in virtù delle quali, con l’aiuto, la consapevolezza e l’impegno più ampio dei cittadini, la criminalità organizzata forse un giorno potrà essere sconfitta.





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Commenti
Inviato: 10/2/2010 11:09  Aggiornato: 10/2/2010 11:09
Autore: fulmini

@ Filippo Piccione ed ai lettori

Questa mattina, come ogni mattina, ho letto i due massimi quotidiani italiani nella loro versione on line, 'la Repubblica' e il 'Corriere della Sera'.

Sulla Mafia SpA nessuna notizia, nessuna inchiesta, nessuna riflessione, niente di niente.

Penso che, così come noi che siamo un sito-rivista mensile pubblichiamo ogni mese un post sulla questione, i giornali quotidiani dovrebbero pubblicare ogni giorno un articolo in merito.

Ogni giorno dovrebbero parlare i grandi mezzi di comunicazione di massa (dunque anche i TG nazionali e le Radio nazionali) dello Stato del Meridione.