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Critica della Repubblica : L'Illuminismo della Repubblica
di orlandolentini , Wed 3 February 2010 5:00
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{Orlando Lentini coautore di questo sito-rivista – vedi specialmente la rubrica ‘saperi sociali’ - propone la creazione di una nuova rubrica dal titolo ‘Critica della Repubblica’ “in cui, a corrente alternata io ed altri lettori critici possiamo di volta in volta 'criticare' articoli di rilevanza 'culturale'”, sulla scia di un post che ho pubblicato un paio di settimane fa e nel quale dicevo che ‘la Repubblica’ non è soltanto un giornale ma anche una associazione intellettuale e morale. Detto, fatto. Andiamo a incominciare con la sua prima fresca nota. Pasquale Misuraca}

La Repubblica neoilluminista

L’articolo di Nadia Urbinati su ‘la Repubblica’ del 28 gennaio 2010, dal titolo: Il dispotismo all’italiana, è un esempio tipico della tendenza neoilluministica del quotidiano più amato dagli italiani. Il neoilluminismo nasce dal lavoro intellettuale di studiosi come Norberto Bobbio, che dopo la guerra tentarono di andare oltre l’egemonia culturale di Benedetto Croce e di Giovanni Gentile, risalendo ad un’epoca ideologica pre-idealistica, come allora era inteso l’illuminismo.

L’illuminismo è stato in realtà un movimento ideologico epocale, fondato per lo più in Francia e nelle sue appendici europee in ritardo rispetto all’ascesa egemonica della Gran Bretagna. Si trattava di una strategia di recupero e di eliminazione del divario rispetto al paese più avanzato del XVIII secolo, che coinvolse anche la famosa filosofia classica tedesca, anch’essa ideologia di eliminazione del divario per second comers. Il caso di Montesquieu è emblematico di tutta una corrente anglofila, che annoverava Voltaire, Diderot e numerosi altri studiosi. Fare come gli inglesi era la parola d’ordine. Tuttavia, nel rincorrere la Gran Bretagna, che non è mai stata ‘illuminista’, si potevano correre dei rischi, che l’illuminismo continentale ha più volte corso. E inoltre, l’arretratezza economica, ma soprattutto politica, induceva a leggere l’empirismo politico degli inglesi con le lenti del razionalismo più speculativo.

Adam Smith mise in guardia contro questa tendenza, denunciando, a proposito della Rivoluzione fancese, la manipolazione razionalistica della politica, nella parte finale della sua Teoria dei sentimenti morali. Tuttavia dobbiamo riconoscere che lo sviluppo politico continentale ha sempre mostrato una notevole propensione all’approccio illuministico, cioè razionalistico. Tutti i paesi arrivati ‘in ritardo’ mostrano questa propensione.

L’articolo sul dispotismo all’italiana sottolinea l’affinità fra un saggio di Condorcet sul ‘dispotismo indiretto’, cioè fondato non sulla volontà di una sola persona ma su una rete di connivenze, e l’attuale situazione italiana.

In effetti qualche affinità c’è, ma non si fonda certo sulla rete di connivenze a livello di élites. In Italia la cultura politica, come testimoniano i politologi a partire da Turiello, Mosca, Pareto e Michels, è sempre stata dominata da un latente ademocratismo (di cui ho parlato nel mio Una prospettiva liberal per il mondo ) che deriva in gran parte dal modo illiberale con qui il paese è stato unificato da una monarchia semiperiferica priva di qualsiasi slancio ideale.

La repubblica democratica nata dalla resistenza ha fatto giustizia di quel ciarpame politico post-risorgimentale, ma l’ademocratismo è rimasto latente e facile preda di qualsiasi tentativo di rimonarchizzazione, come ha ben dimostrato il movimento mediatico berlusconiano.

Il dispotismo all’italiana dunque non è altro che il risultato del risveglio artificiale delle pulsioni ademocratiche, ma per consolidarsi come nuovo principato, se mai così sarà, dovrà passare sui corpi di milioni di democratici che stanno combattendo per mantenere vivi i principi del vivere civile. Gli articoli di ispirazione neoilluminista non aiutano molto nell’analisi di quel che sta realmente accadendo, e ‘dispotismo’ è una parola un po’ troppo forte al momento, e suona piuttosto speculativa.


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Commenti
Inviato: 3/2/2010 8:56  Aggiornato: 3/2/2010 8:56
Autore: fulmini

@ Orlando Lentini

Mi ha dato molto da pensare questa tua succosa nota critica, e sono sostanzialmente d’accordo con te: i coautori de ‘la Repubblica’ coltivano una illimitata fiducia nella capacità liberatrice della ragione, peccano insomma spesso e volentieri di razionalismo. Dimenticando l’avvertimento di Gaetano Mosca: “Si può, in tutto o in parte, abdicare alla propria ragione, anche quando non si crede in nulla di soprannaturale.” (Teorica dei governi)

Tuttavia nel caso specifico non mi hai pienamente persuaso. Il berlusconismo a me pare una forma spettacolare di dispotismo.

Vado alla voce ‘Tiranno’ della ‘Enciclopedia’ e leggo: “...un sovrano legittimo che abusa del suo potere per violare le leggi... egli riconosce solo le leggi che lui stesso si impone; queste leggi bizzarre, dettate dal suo interesse e dalle sue fantasie...” (de Jacourt)

Rousseau, nel Contratto sociale, è ancora più preciso: “Per dare nomi differenti a cose diverse, chiamo tiranno l’usurpatore dell’autorità regale, e despota l’usurpatore del potere sovrano. Il tiranno è colui che s’introduce contro le leggi a governare secondo le leggi; il despota è colui che si mette al di sopra delle leggi stesse. Così il tiranno può non essere despota, ma il despota è sempre tiranno.”
Inviato: 4/2/2010 13:34  Aggiornato: 4/2/2010 13:34
Le integrazioni di Pasquale all'articolo di Urbinati sono molto pertinenti, e confermano l'opinione della studiosa bobbiana, che evidentemente è in sintonia anche col neoilluminista Scalfari. Il problema col neoilluminismo è che ragiona per categorie in gran parte reificate, come quella di dispotismo, o libertà, o uguaglianza etc. Nella realtà questi idealtipi sono più complessi e spesso risultano fuorvianti.
Il dispotismo degli 'illuministi' o dell'intellighentsia anglofila del XVIII secolo considera la situazione quale era a quei tempi, quando l'unico paese con una parvenza di stato di diritto era la Gran Bretagna, che credeva di averlo conquistato con la 'gloriosa rivoluzione' del 1688.
Ai francesi e affini restava la constatazione che loro erano ancora lontani dallo stato di diritto e da altri vantaggi istituzionali, quelli elencati da Montesquieu nel suo 'spirito delle leggi'. Questo ragionamento valeva per il Settecento, ma dopo duecento anni di processo costitutivo verso la democratizzazione fondamentale, questo tipo di dispotismo nei paesi occidentali è del tutto implausibile. Ecco i rischi della sovrapposizione speculativa di un idealtipo del passato per una situazione di duecento anni dopo.
A conferma prendiamo l'intervista di Antonio Gnoli, altro neoilluminista delle pagine culturali di Repubblica, a Carlo Galli, politologo a quanto pare molto preso dalle elucubrazioni politolgiche di Carl Schmitt, altra politologia dei paroloni ideologici, che in nulla può spiegarci quello che realmente accade nella politica di tutti i giorni. E così, alla fine, oltre al dispotismo all'italiana, abbiamo con Galli anche la constatazione che la sinistra 'ha perso l'egemonia' e la destra l'ha conquistata 'grazie all'uso combinato delle televisioni'. Bella scoperta politologica. Io che non ho mai sentito il bisogno di leggere Schmitt, c'ero arrivato il giorno dopo le elezioni del 2008 sul Blog Fulmini, col mio pezzo su Opinioni pubbliche ed eroi politici liberal.
Forse non ho convinto Pasquale, ma continerò a riflettere sulla questione
Orlando
Inviato: 4/2/2010 18:37  Aggiornato: 4/2/2010 18:40
Autore: fulmini

ancora @ Orlando Lentini

Sono in gran parte d'accordo con quanto scrivi e penso, con te e con Alexis de Tocqueville che - per dirla tutta con le sue tonde parole - “a un mondo del tutto nuovo occorre una nuova scienza politica”.

A questa nuova scienza politica precisamente ho lavorato, con Luis Razeto, negli ultimi 35 anni, criticando illuminismo e positivismo, marxismo e sociologia, e costruendo nuove strutture dell'azione conoscitiva e trasformativa. (http://pasqualemisuraca.com/sito/index.php/scienza/50-la-traversata.html)

Quello che ci divide nel caso specifico (critica dell'ideologia neoilluminista de 'la Repubblica') è che tu leggi la situazione storico-politica italiana attuale nel quadro del "processo costitutivo verso la democratizzazione fondamentale" ed io leggo in questa situazione elementi di nuovo dispotismo.

E' vero che gli illuministi del XVIII secolo lottavano contro il vecchio dispotismo, è giusta la tua avvertenza metodologica del non mettere il vino nuovo negli otri vecchi, ma a te questo italiano pare ancora uno Stato di Diritto?

Pasquale Misuraca
Inviato: 4/2/2010 20:28  Aggiornato: 4/2/2010 20:28
Si, direi proprio che la repubblica italiana 'è' uno stato di diritto, nonostante tutte le invenzioni istituzionali e giudiziarie della destra ademocratica. La parola 'dispotismo' allontana dalla realtà di un paese in cui è talmente vivo il senso dello stato di diritto che riuscirà ancora una volta a sconfiggere i suoi nemici, anche se sono delle potenze mediatiche. Certo il declino economico, il declassamento geopolitico e altre condizioni interne ed esterne sfavorevoli non rendono facile il compito, ma 'la lotta continua', anche con l'aiuto dei neoilluministi di Repubblica. L'Italia democratica ha una lunga storia davanti a se, insieme allo stato di diritto.
Orlando
Inviato: 12/2/2010 9:27  Aggiornato: 12/2/2010 9:28
Autore: fulmini

Ancora sullo Stato di Diritto

Leggendo stamattina 'la Repubblica on line', ed in particolare l'articolo del suo direttore (http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/12/news/la_grande_deroga-2264723/) mi dicevo che qui e ora, in Italia con il governo di centro-destra, non siamo solo in presenza di una rimonarchizzazione, ma di una rimonarchizzazione assoluta.

Intendo dire che il modello rappresentativo-burocratico dello Stato moderno, diciamo pure semplificando la democrazia, non funziona più. Conseguenza: non basta fare battaglie politiche tese ad arginare il prepotere dei governanti attuali, occorre riformare intellettualmente e moralmente la democrazia così come è.

Pasquale Misuraca
Inviato: 12/2/2010 15:09  Aggiornato: 12/2/2010 15:19
L'articolo di Ezio Mauro è esemplare come analisi della situazione attuale della democrazia italiana, inquinata dalle pretese cesariste di una nullità come Berlusconi. Continuo a credere che buona parte del problema è l'ademocratismo di larga parte dell'elettorato italiano, degli operatori economici e della burocrazia. Riformarli è un'impresa quasi disperata, ma per fortuna la repubblica nata dalla resistenza, con la sua magnifica Costituzione, è ancora viva e attiva nel garantire gli anticorpi. Non bisogna fermarsi alla corruzione dilagante, al qualunquismo straripante, ad ogni altra forma di 'corruzione della repubblica', ma mobilitare tutte le forze sane del paese. Chi non si attiva rischia di essere complice passivo della perdita di 'stato di diritto'. La regressione è in agguato, ma è lungi dall'essere vincente.
In questo caso, Mauro, con Repubblica, è stato maestro di analisi concreta di situazioni concrete, e quindi non lo critichiamo ma lo condividiamo.
Orlando