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Gramsci : 'la Repubblica' cos'è?
di fulmini , Wed 13 January 2010 5:00
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‘la Repubblica’ intesa come giornale quotidiano italiano, che cosa è in realtà? È un giornale punto e basta – come dice il suo direttore Ezio Mauro? È un partito e non lo ammette – come dicono i suoi avversari politici? Secondo me non pensano il reale e non dicono il vero né l’uno né gli altri: ‘la Repubblica’ è una associazione intellettuale e morale di nuovo tipo. Intendo dire: è un giornale quotidiano, ma anche una associazione (non genericamente culturale, bensì intellettuale e morale) che prolunga le funzioni del giornale quotidiano come lo conoscevamo e assorbe certe funzioni dei partiti politici come li conoscevamo – in questo caso, in Italia, dei partiti riformisti, progressisti, democratici – insomma di quei partiti politici che costituiscono, non esclusivamente, e in parte, lo schieramento politico del centro-sinistra.

I partiti politici sono da decenni in crisi organica (ne ho parlato a più riprese nella rubrica ‘Gramsci’, ne ha parlato Luis Razeto nella rubrica ‘economia di solidarietà’, ne parliamo entrambi nei nostri libri comuni: specialmente ne ‘La Traversata’: vedi i siti www.luisrazeto.net e www.pasqualemisuraca.com). Non riescono a rinnovarsi e riformarsi in senso storicamente progressivo (ma in senso storicamente regressivo sì: ‘Forza Italia’ prima e ‘Il Popolo della Libertà’ poi, in Italia, lo mostrano in forma chiara e distinta) e quindi certe loro funzioni, di formazione e selezione del personale dirigente, di costruzione del consenso dei diretti, di "continua adeguazione dell’organizzazione al movimento reale, un contemperare le spinte dal basso con il comando dall’alto, un inserimento continuo degli elementi che sbocciano dal profondo della massa nella cornice solida dell’apparato di direzione che assicura la continuità e l’accumularsi regolare delle esperienze" (Gramsci, Quaderni) lo hanno assunto e lo svolgono diverse associazioni intellettuali e morali. Come ‘la Repubblica’ – appunto.

La quale 'Repubblica' non si limita - come dice il suo direttore - a dare voce a pezzi della opinione pubblica, non si limita a consentire che i suoi lettori di formino una autonoma idea delle cose del mondo e dell'Itala. E nello stesso tempo non si sostituisce puramente e semplicemente - come dicono i suoi avversari politici - ai partiti politici del centro-sinistra.

Nota bene: questa non è una critica, è una constatazione. Io non penso che ‘la Repubblica’ non debba fare questo, non penso che non debba evolvere diventando oltre che un giornale una associazione (intellettuale e morale). Penso che evoluzioni del genere sono in corso in tutta la società civile e politica italiana. Un altro, e diverso caso, è costituito dalle Fondazioni (che di solito fanno capo, da più anni a questa parte, a uomini politici come D’Alema, Fini etcetera o uomini economici come Montezemolo etcetera), altro ancora è costituito dai siti internet. Ma è de ’la Repubblica’ che vi volevo parlare. Tanto per cominciare.

Pasquale Misuraca


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Commenti
Inviato: 13/1/2010 22:04  Aggiornato: 13/1/2010 22:04
La riflessione sul ruolo politico e culturale svolto da 'Repubblica' meriterebbe un coinvolgimento di persone più ampio anche rispetto agli "addetti ai lavori". Sarebbe interessante capire e sapere cosa i lettori pensano o si attendono dal proprio giornale che, quanto a numero di acquirenti, è fortemente competitivo con il Corriere della Sera. Molti credo che, in assenza che glielo forniscano i propri partiti di riferimento, vogliono quantomeno, se non la linea almeno trovare un orientamento politico chiaro. Ad un quesito su questo argomento, in una trasmissione di Fabio Fazio, il direttore Ezio Mauro, più o meno ha risposto così: Repubblica va oltre un giornale. Meno e al tempo stesso più di un partito. Meno perchè non chiede i voti, perchè non presenta e non elegge candidati. Più perchè è più grande ed influente. In un libro scritto da Ilvo Diamanti, editorialista di Repubblica, intitolato Sillabario dei tempi tristi- Feltrinelli, si affronta più diffusamente l'argomento. La conclusione dell'autore è molto simile a quella cui arriva Pasquale specie sui partiti i cui leader e le oligarchie che li sostengono "non hanno idee e vivono quasi a tempo pieno nei telesalotti". Il tema è di grande interesse e richiede un adeguato approfondimento. Il modo migliore per farlo è partire da questa lucida analisi che ci ha offerto Pasquale Misuraca. Filippo Piccione
Inviato: 14/1/2010 8:28  Aggiornato: 14/1/2010 8:28
Autore: fulmini

@ Filippo Piccione

Sì, l'intervista televisiva di Ezio Mauro a Fabio Fazio l'ho vista-e-sentita anch'io. E' stata proprio quella intervista a spingermi a riflettere su che cosa è diventata, sta diventando 'la Repubblica'.

Nel merito. Una prova del fatto che un giornale-associazione intellettuale e morale come 'la Repubblica' svolge, in parte, e in modo nuovo, l'opera di selezione del personale dirigente che un tempo era esclusiva dei partiti politici? Il rapporto complesso che si è stabilito tra 'la Repubblica' e Roberto Saviano, il quale sta diventando, anche attraverso 'la Repubblica', un 'rappresentante sociale-politico-culturale'.

(Secondo me Roberto Saviano sarebbe un ottimo candidato premier alle prossime elezioni politiche generali, per il centro-sinistra naturalmente. Se gli Stati Uniti hanno avuto un presidente mediocre attore, l'Italia può ben avere un premier buon scrittore! Scrittore-rappresentante.)

Pasquale Misuraca
Inviato: 15/1/2010 18:57  Aggiornato: 15/1/2010 18:57
ottima idea chiedersi cos'è e che funzione svolge Repubblica. Negli anni questo quotidiano ha svolto molte funzioni, dopo aver riunito competenze di prim'ordine del giornalismo e della cultura italiana neo-illuminista. Ha accompagnato la formazione di una cultura politica sempre più liberal-socialista, e così ha anche aiutato gli ex comunisti a passare il guado e andare oltre il liberal-marxismo.
Detto questo, e quindi concordando con la lettura gramsciana che ne da Pasquale, bisogna anche dire che il giornale è invecchiato con i suoi fondatori, e mostra tutti i segni, non sempre positivi, di questo invecchiamento. Le idiosincrasie dei vecchi fondatori si notano sempre di più (vedi ad esempio il recente commento acido di Pirani su Loretta Napoleoni).
Oltre la vecchiaia incide sul giornale l'osolescenza dei suoi referenti culturali che si muovono fra amici scrittori e amici editori, con una evidente chiusura a chi non è dei loro. Risponderanno che sono aparti, certo, ma in realtà sono quasi una casta culturale, come l'inserto culturale del Sole 24 ore. Il giornale è dunque vecchio, ma ben informato. E' ormai castale, ma è sempre godibile. E' partitico, ma perchè no?
Rimane il miglio quotidiano del paese. Bene. Continuiamo a prenderlo in esame scanzonatamente!
OL
Inviato: 16/1/2010 8:02  Aggiornato: 16/1/2010 8:03
Autore: fulmini

@ OL

Hai ragione. Il giornale 'la Repubblica' è un fortino. Difficile da espugnare per i nemici, difficile da integrare per i possibili amici.

Questa difficile integrazione di forze intellettuali e morali nuove segna questa istituzione, come la quasi totalità delle istituzioni italiane. L'Italia è invecchiata, l'Italia - per usare un titolo di un bel film dei fratelli Coen - è un paese per vecchi.

E tuttavia, come nei cadaveri continuano a crescere i capelli e le unghie, come nei cumuli di letame germinano i virgulti più vigorosi, nella azione della Repubblica scalfariana e della Repubblica italiana si intravede il futuro delle associazioni politiche.

Si tratta di fare teoria di questa azione relativamente inconsapevole, di fare filosofia di questa praxis, non credi? Scanzonatamente, certo, e anche sarcasticamente: Ennio Flaiano e Karl Marx ci ispirino. Amen

Pasquale Misuraca
Inviato: 14/1/2016 9:29  Aggiornato: 14/1/2016 9:30
Autore: fulmini

la Repubblica, dialogo tra Eugenio Scalfari ed Ezio Mauro - gennaio del 2016

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Scalfari: "Per Repubblica la scommessa era quella di trovare un nuovo pubblico. Uso sempre l'immagine dell'angolo retto: il lato più lungo era quello dell'opinione liberal, ossia i nostri lettori; l'altro lato era costituito invece da un pubblico che non la pensava come noi però voleva leggerci, magari per contraddirci. Questo secondo lato, in origine più corto dell'altro, avrebbe dato luogo a un ventaglio assai diversificato che dai liberali conservatori arriva addirittura alle Brigate Rosse. Ne sono prova le drammatiche fotografie di Moro sequestrato con in mano il giornale".

Mauro: "Inventando Repubblica hai dato forma organizzata a un'opinione pubblica che evidentemente esisteva nel paese ma non era stata ancora riconosciuta. Tu in qualche modo l'hai battezzata. Cesare Garboli lo definiva un "pubblico costituito". Ed è questo particolarissimo rapporto con i lettori che fa di Repubblica qualcosa più di un giornale".

Scalfari: "Sì, mi ricordo che una volta mi dicesti che Repubblica è meno di un partito, perché certo non può cambiare le leggi. Ma anche è anche qualcosa di più di un giornale".

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Inviato: 15/1/2016 16:35  Aggiornato: 15/1/2016 16:35
Autore: fulmini

Inviato: 6/3/2016 6:12  Aggiornato: 6/3/2016 6:13