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haiku rimati : Haiku a Benevento
di AlfaZita , Sun 27 December 2009 5:00
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Dopo aver presentato Solo nel verso a Benevento, intervenendo nel corso della discussione, sollecitata da una domanda diretta di una studentessa partecipante all’evento, Alexandra Zambà ha parlato così (trascrizione di Luisa Piccolo, dai nastri raccolti da Stefania Ferrara):

Non so se ho capito bene quello che mi chiedi di dire. Posso parlare di quello che minimamente so, e penso di sapere un minimo qualcosa sulla ‘concentrazione’. Forse intendi la ‘concentrazione’ come elemento principale ed indispensabile per una produzione intellettuale.

Di solito le persone non si applicano in maniera concentrata, anche alla produzione intellettuale, e non si applicano perché non trovano il piacere della applicazione concentrata. Noi, come animali, se non troviamo il piacere in una attività non riusciamo a produrla e riprodurla. Il piacere che io personalmente trovo e provo studiando, indagando, passando da una vena di ricerca all’altra per riuscire a convogliare le forze, è come un fiume, le acque di un fiume, per riuscire ad abbeverarmi e giungere ad un risultato che non so in partenza.

Anche costruendo l’ultimo spettacolo che ho fatto mi interessava capire un po’ di più sulla morte; volevo capirne alcuni significati e alcune valenze, volevo capire, parlarne con gli altri, e per poter fare ciò non ho studiato solamente le parole della letteratura, ma anche i fenomeni dell’antropologia. Sono andata a vedere e studiare frange ampie della conoscenza per riuscire a capire meglio quest’argomento, e come proseguire.

Come diceva Pasquale, non basta una vita per darsi una spiegazione, perché la morte non si può spiegare. Si può tuttavia costruire un approccio metodico di conoscenza, un avvicinamento progressivo alla cosa. Certo non c’è una e una sola regola. Io personalmente posso stare per 24, 48 ore, Pasquale lo sa, senza muovermi dal tavolo di lavoro, perché è una catena che mi tiene; perché è come un bambino che impara a camminare… sta in pedi, cammina sempre, fin quando, estenuato, casca a terra. Questo modo di fare si basa sul bisogno di avere una continuità di pensiero; penso che si sviluppa il mio pensiero mentre mi occupo tutta di una cosa. E più apprendo notizie trasversali, più mi interessa la cosa stessa, e più sono sollecitata ad andare avanti, e questo voler andare avanti, con la paura di perdere quel filo che sei riuscita così magicamente ad “acchiappare”, quel filo lo tieni stretto e vuoi andare avanti e questo ti aiuta e hai bisogno di questa concentrazione.

Vorrei aggiungere una cosa che è pertinente con il libro di poesie haiku di Pasquale. Quel testo per uno spettacolo teatrale che ho scritto e di cui dicevo è un testo poetico che si intitola La Vita della Morte. Sono fermamente convinta che la poesia, quando si pubblica in forma di libro, normalmente non si legge - si legge poca poesia, le persone si ritraggono dalla lettura quando sentono che si tratta di una poesia: sembra qualcosa di molto astruso. E in effetti spesso lo è: i poeti spesso adoperano un linguaggio difficile, un immaginario esclusivo, personale, che impediscono agli altri di comprenderlo e condividerlo, di entrarci dentro. Ecco perché secondo me il valore dell’haiku: l’haiku è qualcosa che si fa anche senza aggettivi, le parole adoperate sono quelle elementari, quelle che adoperiamo tutti i giorni, quelle più familiari.

Il teatro, questo che ho fatto io, era in più lingue contemporaneamente, ed era in una forma della poesia fatta per raggiungere un vasto pubblico, e infatti l’ha visto un vasto pubblico, di varia estrazione culturale, è riuscito ad avvicinarsi, appassionarsi, sensibilizzarsi.

Io credo che la poesia è qualcosa che appartiene a tutti. Per fare un’aggiunta a quello che dicevi, Pasquale, riguardo al cielo di una stanza, mi riferisco a quell’haiku che dice “Nel cielo cieco / di sole e di luna / gioca un geco.”, ricordo di una volta, mi trovavo a Bassano Romano, sono entrata a cercare una casa - cercavo una casa per mia madre - e c’era una signora, una popolana che mi ha accompagnato su dicendomi: “Signora, questa è una bella stanza, però come vede è bassa di cielo”. Ecco. Di solito le persone dicono metafore, almeno le persone “del passato”, più è grande l’età e più si usano metafore. Le metafore sono vicine alla poesia. Adesso, oggi, la lingua si è molto standardizzata, magari ampliata come vocabolario, ma standardizzata, e queste ricche metafore tendono a scomparire. La signora di Bassano Romano ha detto “questa stanza è bassa di cielo”, una cosa più poetica di così… si muore, diceva qualcuno.


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