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vita di imprenditore : Fortuna e sfortuna d'un tappezziere
di fort , Fri 4 December 2009 5:00
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Era arrivato da un paesino ai piedi dei Sibillini dove era stato apprendista di un tappezziere.
Una volta a Milano, aveva trovato lavoro presso un famoso laboratorio di sellerie per cavalli ed equitazione in genere. Poi ebbe la fortuna di conoscere un vecchio tappezziere che aveva una clientela fatta di gente che conta, come si dice.
Il vecchio artigiano, che continuava a lavorare per passione, doveva lasciare e lui fece qualche debituccio, ma neanche tanto, e subentrò nel laboratorio.
Questo mi diceva quando comperò il suo magazzino laboratorio vicino al mio ed il fabbro che gli stava costruendo un soppalco mi chiese in prestito un carrello elevatore.

Subentrò molto bene nell’avviamento, e altrettanto bene curava la ricca clientela la quale, con il passare del tempo, aveva diverse esigenze: adesso lo chiamavano meno per tappezzare i loro appartamenti o ville che avevano in Italia o all’estero. Man mano, il maggior lavoro consisteva nel rifacimento di poltroncine dei loro aerei o elicotteri privati, lussuosi autobus da crociera, auto dello stesso tenore. Ma il lavoro al quale era più appassionato era il rifacimento ex novo di sedili di auto d’epoca, certe volte amate dai proprietari più dei rispettivi figli - mi diceva con un sorriso.

Era un vero professionista: certe volte, quando lo andavo a trovare e vedevo sedili di jet rifatti in alcantara o finissima pelle, gli chiedevo qualcosa di più, per sapere da lui che lo frequentava, sia pure solo per lavoro, qualcosa di quel mondo favoloso, qualche piccola mania, qualche anedotto: nulla di nulla, non c’era verso di farsi scappare niente. Sei una vera tomba - gli dissi una volta.

Lui ne aveva uno di figlio ma questi non era assolutamente interessato al lavoro del padre.
Poi smise di lavorare e sapevo che si divideva tra un suo appartamentino in Liguria dove svernava ed il suo paesino marchigiano. Nel suo laboratorio sono subentrate un paio di persone che non conoscevo.

L’ho rivisto un mesetto fa. E’ venuto a trovarmi in magazzino perché aspettava l’agente immobiliare al quale affidare la vendita delle mura del suo laboratorio.
-Ma quelli che sono dentro?
-Sono solo dei barboni che non hanno voglia di lavorare: hanno rovinato tutto. Così vendo e buonanotte.
-Non mi sembri molto contento - gli ho detto.
-Vorrei vedere te al mio posto: il lavoro che hai creato dal niente, che ti ha permesso di vivere dignitosamente ed assicurarti una decente vita da pensionato, tutti i tuoi ricordi, le tue cose finire nel niente. E’ un po’ come morire.
-Cosa fai stasera?
-Appena mi sbrigo con l’immobiliare, torno a casa in Liguria che mi aspettano.
-Beato te, pensa che io sto andando a infilarmi nella tangenziale e poi verso Brescia e, nell’ora quasi di punta se non mi muovo! – gli ho detto per consolarlo un po’.
Ma non credo di esserci riuscito.


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Commenti
Inviato: 8/12/2009 18:05  Aggiornato: 8/12/2009 18:05
Autore: ioJulia

Ciao Fort. Almeno tu non corri questo rischio. Certe volte non riesco a capire dove guardino le nuove generazioni..

Julia
Inviato: 10/12/2009 7:57  Aggiornato: 10/12/2009 7:57
Credo che vogliano fare tutti i professori, Julia.
Ciao
Fort
Inviato: 10/12/2009 9:10  Aggiornato: 10/12/2009 9:10
Autore: fulmini

@ Fort

Sì, spesso i giovani 'vogliono fare i professori' - come dici tu. Ma c'è dell'altro secondo me, e di peggio, e riguarda pure i vecchi.

Se mi guardo intorno, e osservo senza fette di prosciutto sugli occhi giovani e vecchi, ciò che mi colpisce di più e più profondamente non è tanto la voglia di tutti di 'fare i professori' ma: di alcuni di fare sempre ed esclusivamente i professori e di altri di fare sempre ed esclusivamente gli alunni. Insomma, il bello della vita e del vivere è, secondo me, di fare gli alunni e fare i professori, di volta in volta e secondo le competenze, le circostanze, le necessità. Invece, questo continuo passaggio dal dire all'ascoltare e viceversa non è praticato da molti, anzi è praticato da pochissimi, e intorno a me girano persone a metà, che stanno sempre con il ditino alzato o sempre con il capo abbassato.
Inviato: 11/2/2012 21:42  Aggiornato: 11/2/2012 21:42
Condivido la scelta dell'imprenditore. Io sono tappezziere da quasi 20 anni e nonostante la crisi che ha colpito pesantemente questo settore, vado comunque avanti, soprattutto per amore di questo lavoro che per me e' il piu' gratificante di qualsiasi altro. Io vivo in prov.di Bari e di clienti con aerei nn se ne vedono,sarebbe un sogno avere la possibilita' di lavorare con un grande maestro del mestiere e chi ha la possibilita'non la sa sfruttare!DIO da il pane a chi non ha i denti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!