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Eftimios : Eugenio Montale
di fulmini , Wed 2 December 2009 5:00
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Per questo prato di fiori-di-carta, l’antologia della poesia italiana che vado componendo in memoria di Eftimios, scelgo oggi questa poesia di Eugenio Montale:

Avevamo studiato per l’aldilà
un fischio, un segno di riconoscimento.
Mi provo a modularlo nella speranza
che tutti siamo già morti senza saperlo.

Si trova in ‘Xenía’ I, (Satura, 1971, Mondadori). Ξενία in greco, Xenía nella trascrizione in caratteri latini, era nel migliore dei mondi possibili il dono d'addio che l’ospitante dava all’ospitato per mostrargli che era stato onorato di accoglierlo nella propria casa. Montale scrisse gli Xenía pensando a Drusilla Tanzi, sua moglie morta giovane, io te ne faccio dono, lettrice, lettore, pensando ad Eftimios.

C’è una seconda ragione di questa scelta decembrina. E sta appunto nel fatto che questo dono posso farlo a te, e non più ad Eftimios – come dice la poesia. Che molte cose ci dice, è vero, molteplice com’è sempre la vera poesia, ma una sopra tutte desidero qui mettere in evidenza, e precisamente che i vivi sono ombre sopravvissute che vorrebbero dialogare con le proprie ombre trapassate, i propri cari che non sono più, ma non ci riescono.

Ho desiderato tanto continuare a dialogare con Eftimios dopo morto, ma, come dice il poeta della “vita priva di illusioni”, posso solo parlare di lui con te. Lui non c’è più. Resta soltanto nei nostri ricordi. Ma non è più lui. È un fantasma.

Una di queste notti di novembre ho sognato Eftimios. Era ragazzino, stava davanti a me, su un divano o una sedia, tra noi c’era un tavolo forse altri erano intorno a noi, certo la scena era in bianco e nero, e precisamente in mille toni di grigio. Era davanti a me, Eftimios, e si muoveva a piccoli scatti, anzi era come mosso da invisibili fili. Non si muoveva nel sogno come lui naturalmente si muoveva. Non era lui, ho pensato svegliandomi dall’incubo, era un fantasma.

Però.

I greci antichi pensavano che l’amore fosse qualcosa di più grande di noi che ci muove. Come fantasmi. Come ombre. E la musica cos’è? E questa ragazzina è un fantasma? È un’ombra? La vedi come si muove? È mossa da qualcosa più grande di lei? E chi è questo vecchio che all’inizio si siede tra gli altri, da 1’-e-16” a 1’-e-32” inquadrato dall’altro sorride estasiato ad occhi chiusi, ed alla fine abbraccia la ragazzina la bacia sulla guancia e fa alzare tutti in piedi?


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Commenti
Inviato: 2/12/2009 15:11  Aggiornato: 2/12/2009 15:27
Pasquale,
grazie di questi tuoi bellissimi, commoventi, strazianti doni: la poesia, la musica, il tuo testo.
Nell'insieme, mettono in luce le questioni essenziali della vita umana: il rapporto fra la vita e la morte, i rapporti fra gli uomini, il rapporto fra il tempo e l'eternità, il rapporto fra la realtà sfuggente delle cose e la realtà trascendente (ma presente) della bellezza, la verità, l'amore.
Forse, magari, le ombre, i fantasmi, sono le cose e accadimenti di ogni giorno - come pensava Platone -, e la realtà vera ed eterna è quella raggiunta dalle persone e le opere che siano riusciti a vivere nella dimensione eterna dello spirito - come pensa Vito Mancuso.

Luis Razeto
Inviato: 4/12/2009 20:09  Aggiornato: 4/12/2009 20:09
Autore: fort

E non solo Mancuso, Luis.
Un saluto.
Ciao Pasquale, un salutone.