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sociografie : Noi chi?
di pietropacelli , Tue 3 November 2009 5:00
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L’uso del pronome “noi” in politica ha sempre avuto un destino curiosamente ambiguo; tutti quelli che, a vario titolo, intervenivano (e intervengono) nel corso di pubbliche riunioni o assemblee o comizi, raramente parlavano (e parlano) in prima persona singolare; al contrario, si esprimono sempre nella prima persona plurale, appunto il “noi”. Il perché è chiarissimo: il “noi” rafforza il contenuto di una affermazione, lo rinvigorisce e lo rende, addirittura, più convincente e persuasivo; inoltre il “noi” protegge anche chi lo usa, perché quel contenuto appare condiviso da molti, e, quindi, attaccabile o contestabile con maggiore difficoltà.

Infine è giusto dire che nei Partiti di un tempo il “noi” affratellava, costituiva una classe, delineava una appartenenza, una vera e propria fratellanza. Lo scopo di questa condivisione massima era quello di raggiungere insieme un obiettivo comune, realizzare una missione, conquistare e affermare valori positivi: uguaglianza, giustizia sociale, parità di diritti, benessere comune.

Con il tempo, tuttavia, anche nel campo della sinistra, queste aspirazioni “assolute” si sono attenuate e appaiono ormai sempre meno credibili, sempre meno realistiche a causa del prevalere nella società di oggi della cultura capitalistica e degli egoismi reali; la forza di quei valori si è annebbiata rendendo quel “noi” un paradosso, un residuo inattuale, una incongruenza.

Ciò nonostante l’uso del “noi” continua ad imperversare; soprattutto da parte di chi non dovrebbe; non vi è più l’afflato e la complicità coinvolgente, ideale o ideologica del passato, ma sta crescendo la gestione opportunistica, senza vergogna, dell’allocuzione.

Nel corso di una recente riunione pubblica ho ascoltato, tra l’altro, dalla viva e appassionata voce di un tale, piuttosto famoso, che era giunta l’ora di battersi “senza se e senza ma”, “qui e ora” per affrontare e risolvere finalmente i problemi della gente, soprattutto quelli della parte più povera; ormai – disse con grande foga - noi non ce la facciamo più ad arrivare alla fine del mese.

Applausi.

Finita la riunione, quel famoso tale raggiunse una stradina laterale dove lo aspettava un autista alla guida di una lussuosa autovettura ultimo modello; si diressero verso una grande e bella palazzina del centro, interamente di sua proprietà, dove lo stavano aspettando un consulente finanziario e un agente immobiliare; dovevano discutere e decidere in merito alla gestione di un patrimonio la cui consistenza superava i centoventi milioni di euro. “Noi” – disse con grande determinazione - non possiamo commettere errori; sappiamo che la sfida della globalizzazione apre scenari nuovi e imprevisti; “noi” dobbiamo fare le scelte più opportune.


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Commenti
Inviato: 3/11/2009 8:52  Aggiornato: 3/11/2009 16:37
Autore: unviaggiatore

Le parole sono importanti, se usate correttamente hanno un significato preciso, non è così in politichese, il politichese è nato per poter essere non del tutto comprensibile e dire tutto e il contrario di tutto. A parte questo il NOI di cui parli è invece non solo ambiguo, come tu dici, ma esprime anche la volontà da parte di certi politici di giustificare i propri errori attribuendoli a tutti. Con quale diritto un dirigente della maggioranza si rivolge alla minoranza che non era d'accordo su una certa linea dicendo “ E' vero compagni abbiamo sbagliato, dovevamo discutere di più, abbiamo sbagliato tutti.” MA TUTTI CHI? Si arriva all'assurdo quando in quel NOI si vogliono mettere anche quelli che sono stati lentamente allontanati da incarichi e non hanno più avuto possibilità di svolgere correttamente il loro lavoro. Ricordo di aver fatto in un direttivo un intervento con una frase volutamente ironica "Compagno segretario il NOI che usi è pluralis maiestatis?" E' scoppiato un putiferio.
Giuliano Cabrini
Inviato: 3/11/2009 9:32  Aggiornato: 3/11/2009 9:32
Autore: baotzebao

ricordate muhammed ali cassius clay, il suo " Me, We " ? Saluti a tutti gli io responsabili.
Inviato: 4/11/2009 12:55  Aggiornato: 4/11/2009 12:55
Autore: Pietro

Va bene, vedo che siamo d'accordo, ma il problema irrisolto che rimane è: COME E COSAVA BENE, MA..... SI DEVE FARE PER TRASFORMARE IL NOI IN IO?
Inviato: 4/11/2009 16:03  Aggiornato: 4/11/2009 17:04
Autore: fulmini

@ Pietro ed a coloro che leggono libri

Come passare dal 'noi' complice dei partiti e delle clientele all''io' autonomo e responsabile degli esseri umani pieni e completi?

Di questo passaggio critico, di questa epica 'traversata' trattiamo Luis ed io in un libro che si intitola appunto La Traversata.

Quando lo leggerai, quando lo leggerete, fateci sapere - forse è servito a qualcosa il nostro lavoro intellettuale degli ultimi 35 anni.
Inviato: 30/11/2009 10:18  Aggiornato: 30/11/2009 10:18
Autore: fulmini

Ricevo per posta, trascrivo e pubblico il commento di Tonio al post di Pietro Pacelli. Pasquale Misuraca

A Pietro Pacelli

Raramente sento usare il "noi" per i successi e l' "io" per i fallimenti. Una dose di umiltà in più non sarebbe mai troppa. A mio avviso, il problema sta nel fatto che in Italia ci sono troppe categorie che, pur commettendo errori madornali, non subiscono alcuna sanzione se non e soltanto disciplinare. Nulla, rispetto al danno che si è potuto cagionare. Spesso, pur a errore riscontrato e accertato, peccano di onnipotenza.

Un saluto da Tonio