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vita di imprenditore : Il recuperatore
di fort , Sun 4 October 2009 6:00
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Esautorato da indirizzi decisionali e relegato a mere funzioni gestionali, dal nuovo socio/cognato Paolo e da mio figlio (bravissimi devo dire), me li vedo davanti: abbiamo un problema!

Eccolo: le confezionatrici automatiche hanno un sacco di pregi e risolvono molte cose tra le quali la velocità di produzione. Ma c’è (sempre) un rovescio della medaglia: producono una grande quantità di bustine a grande velocità ma anche, per un accidente qualsiasi, grande quantità di bustine... aperte, con falsa chiusura. Questo significa che il cliente al bar prende una bustina ed appena la scuote un po’ si trova lo zucchero sulla camicia.

E’ una falsa chiusura, appunto: il polietilene che riveste all’interno l’incarto della bustina non si è saldato bene, forse per mancanza di calore dovuta ad un abbassamento di tensione elettrica oppure per una insufficiente pressione dei cilindri saldanti, ecc. Risultato: una mezza tonnellata di bustine aperte ed inutilizzabili giacciono su due pallets occupando ben due metri quadrati di magazzino destinati ad altra merce.

I due mi stavano davanti con aria di sfida e sembrava dicessero: “E tu come ti metti adesso? Come risolvi?” Avrei voluto rispondere che la faccenda non mi riguardava più, ma io non sono un genitore “snaturato” e mi sono fatto carico del problema – notando un certo sollievo da parte della new generation.

Cominciai a pentirmi ben presto della decisione. Si trattava di recuperare delle bustine di zucchero e trovare chi avesse fatto un marchingegno atto alla bisogna perché non si poteva certo rompere ad una ad una una mezza tonnellata di bustine per recuperare lo zucchero. Avevo ingenuamente creduto che altri miei concorrenti avessero avuto lo stesso problema e che, quindi, qualche macchina atta alla bisogna dovesse pur esserci in giro. Ma i miei concorrenti quasi mi ridevano dietro quando al telefono spiegavo il problema e chiedevo come loro lo avessero risolto: “Noi facciamo bustine chiuse, non aperte”. Ipocriti. Infatti il costruttore della macchina confezionatrice mi dette un numero – questo è di Reggio Emilia, le produce, prova a contattarlo, ne ha vendute un paio-. Ecco che esisteva il problema altro che “facciamo bustine chiuse”!

Voleva ben undicimila euro, il furbone, mica pizza e fichi: non se ne parlava neanche, mi dissi. Un altro si offrì di costruirla apposta e me ne chiese ottomila. Si creò un paradosso: “certo che se lei riuscisse a produrre una certa quantità di bustine aperte ogni mese la macchina si ammortizzerebbe”.
Quando gli feci pazientemente notare che il mio lavoro consisteva nel produrre bustine chiuse mi rispose, quasi con aria di rimprovero, che avevo ragione, ma che però lui costruiva macchine per produrre e non per distruggere. Gli chiarii che non ero un distruttore o commerciante di qualche arma, cercavo solo di recuperare. Ecco, era questo il termine esatto.

Mi ero quasi arreso quando, un pomeriggio di qualche mese fa, in piena estate, prendendo in mano un frullatore ad immersione, mi si accese la lampadina. Ecco qui il progetto con disegni quotati, la potenza del motore e le caratteristiche del variatore di tensione: attenetevi ai disegni e non mi rovinate il progetto. Costo stimato complessivo, millenovecento euro IVA compresa. La mia creatura cominciò a divorare le bustine aperte e la mezza tonnellata è sparita in un paio di ore.

“Però…” fu tutto quello che i due riuscirono a dire.


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Commenti
Inviato: 4/10/2009 12:31  Aggiornato: 4/10/2009 12:31
Chiedo scusa per l'assenza e ringrazio il paziente (e buon) Fulmini.
Il mese prossimo dimostrerò come, progetti che potrebbero rendere la vita molto più facile, sono costretti a giacere in faldoni coperti di polvere per via di logiche commerciali.
Un saluto e grazie ancora.
Fort
Inviato: 5/10/2009 12:33  Aggiornato: 5/10/2009 12:33
Autore: ioJulia

Ben ritrovato Fort. L'esautorazione non ha poi una gran importanza.. Avranno sempre bisogno di te..
La tua soluzione al problema mi ha fatto venire in mente i fumetti di Archimede e le sue geniali invenzioni.
Mi spiace non aver ben capito il meccanismo della soluzione...
A presto
Julia