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zona di sovrapposizione : Culture e Terra
di petilino , Thu 13 August 2009 7:00
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Post n. 25

Tra la fine di luglio e gli inizi di agosto ho trascorso due settimane in Calabria
Una di mare a Cariati
Un’altra in giro per conoscere un po’ la regione che mi ha dato nascita e dialetto e che conosco poco.
Sono venuto via con un bel risultato: io e Lei abbiamo fatto pace.
Non che avessimo litigato, ma la scarsa conoscenza in passato mi ha fatto essere solamente severo con la mia terra.
Questa volta, forse per il maggior numero di anni sulle spalle, ci sono andato più disponibile all’ascolto e meno al giudizio.
Ed allora ho sentito cose nuove e gradevoli

Parlo di Jonio, naturalmente. Profondo già alla battigia e pastoso.
Ma soprattutto il territorio
Santa Severina, borgo annoverato fra i più belli d’Italia, dirimpettaia della mia Strongoli-Petilia.
Quanto volte l’avrò vista da bambino dal mio paese affacciandomi alla “timpa” giusta! Ma non avrei mai immaginato tanta meraviglia.
Santa Filomena, chiesetta di epoca bizantina.
Due portali archiacuti chiusi.
“Mmuttati, trasiti, è aperta” dice la la signora che prende il fresco sul vignanu (pianerottolo alla sommità, o anche intermedio, di una scala esterna ad una casa) dall’altro lato della strada di via della Libertà.
Entriamo, io e Adriana.
Quando usciamo chiedo: quella Madonna nera è la Madonna di Capo Colonna?
“No è ‘na Madonna bizantina, la chiesa è ormai cattolica però tutti gli ortodossi della zona portano ancora qui i loro figli per il battesimo.
Greci ortodossi albanesi saraceni: Calabria
E che dire di Crucoli? Se fosse stata in Umbria o in Toscana ci avrebbero già massacrato i timpani.
In Puglia gli ulivi crescono solo in uliveti ben curati.
In un’arida aiuola in mezzo all’asfalto altrove sarebbe cresciuta erbaccia, nella Calabria Jonica no, crescono ulivi sotto forma di arbusti. Ulivi dappertutto. Ulivi ulivi sempre ulivi. Jonici.
San Giovanni in Fiore e la Sila con i suoi giganti di 400 anni.

Per arrivare al villaggio che a Cariati ci ospiterà per una settimana ho percorso la SS 106: in lunghi tratti un continuo di costruzioni, case cemento e viceversa

Esco dal villaggio per correre e mi dirigo verso il porto di Cariati: circa 10km a/r
In un campo quattro uomini si accaniscono con scavatrice fil di ferro e cemento
Vacche pascolano erba secca
Ma che ca… dovete costruire, fate vivere le vacche.
Poi sulla strada incontro torrenti asciutti.
Il letto ha il colore e le spaccature dei campi aridi
Le offese portate alla terra permettono alla pioggia di trascinare terriccio e depositarlo lì.
Ma porc…!
Alt, un momento.
“Tutto ma non la terra” mi diceva mio padre, che la coltivava dall’età di sei anni.
Ho capito.
La terra, vissuta come una maledizione dai servi della gleba, va violentata ed offesa per rivincita, per affrancarsi.

Là dove erano vigne di gaglioppo e crescevano barbabietola e grano ora sono case, cioè ciò che viene visto come il benessere.
In questa guerra di liberazione si intrufolano, al solito, gli speculatori.
Speriamo di sentirci liberi al più presto.

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Commenti
Inviato: 13/8/2009 22:38  Aggiornato: 13/8/2009 22:38
Grazzi, Pinu, di sti paroli supa 'sta terra 'nfernu-e-paradisu... quando pozzu (quandu mi teni u cori), scindu puru ieu, e ci iettu 'na guardata... libera, comu dici e comu fai tu... dopu tant'anni

Pascali
Inviato: 14/8/2009 8:02  Aggiornato: 14/8/2009 8:02
Enotrio ci ha raccontato che:

"
Pecchì

Cosi, figuri e fatti calabrisi:
mancu sacciu pecchì!

No passa nu mumentu
chi no mi veni a menti
chistu cazzu i paisi.

Enotrio
"