Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 Come iniziare la creazione di una nuova superiore civiltà? (XXI) - economia di solidarietà - Rubriche : Fulmini e Saette
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economia di solidarietà : Come iniziare la creazione di una nuova superiore civiltà? (XXI)
di luisrazeto , Sat 4 July 2009 8:00
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El texto en español de esta columna se encuentra después del texto en italiano.

Il testo viene pubblicato in italiano e in spagnolo - lingua nella quale è stato pensato e scritto da
Luis Razeto.


Dove si espone e spiega la tendenza alla moltiplicazione dei beni e servizi ed alla suddivisione e frazionamento dei bisogni, aspirazioni e desideri, dandosi luogo a un tipo di consumo inadeguato che non facilita il dispiegamento delle dimensioni essenziali dell’esperienza umana. Come risposta e superamento di questa tendenza si presenta la qualità di “Integrazione” che distingue il Buon Consumo.

Nei posts precedenti abbiamo esaminato e spiegato la complessità del processo di consumo, che si svolge attraverso insiemi organizzati di atti di consumo che i soggetti realizzano individualmente e collettivamente, simultaneamente e successivamente, impiegando molteplici beni e servizi con i quali cercano di soddisfare diversi ed interconnessi bisogni, aspirazioni e desideri. Questa complessità e interconnessione degli atti di consumo che realizzano gli individui e i gruppi che stabiliscono rapporti fra di loro nel medesimo processo complesso, solitamente viene dimenticata o resta nascosta in conseguenza d’una tendenza manifesta che predomina nel consumo cosí come viene accentuandosi nella società moderna, e cioé, la tendenza alla crescente suddivisione dei beni e dei servizi che si offrono come soddisfattori di bisogni e desideri sempre più specifici, particolari, molteplici e differenziati. Detto più direttamente, esiste la tendenza a stabilire relazioni bi-univoche fra i bisogni ed i prodotti (un prodotto per ogni bisogno, un bisogno per ogni prodotto), portando sia i bisogni che i prodotti a suddividersi massimamente.

Con questa logica si tende alla moltiplicazione indefinita dei prodotti, ugualmente che dei bisogni, aspirazioni e desideri dei soggetti. Facciamo un esempio. Un bisogno o desiderio importante delle persone è quello di avere un buon odore quando si sta con gli altri. Una caratteristica del consumo moderno è di suddividere questo bisogno in tutte le forme possibili; cosí il consumatore, indotto dall’industria della profumeria, giunge a richiedere per ogni parte del corpo un odore determinato, che gli viene offerto da un prodotto differente; e per i diversi momenti del giorno o nelle distinte circostanze in cui la persona si dispone a interagire con altri individui o gruppi, il consumatore moderno prende e utilizza anche profumi e prodotti diversi che specificano il desiderio di odorare d’un certo modo singolare.

Certo, questa tendenza alla suddivisione dei bisogni risponde a una esigenza del mercato e del sistema economico dominante che necessita di crescere costantemente –come abbiamo visto nel post precedente- e che di conseguenza richiede che gli individui e i gruppi siano disposti ad acquisire e usare sempre più prodotti.

Un altro esempio della stessa tendenza ci apre ad una nuova dimensione dell’argomento. Mi riferisco alla suddivisione e moltiplicazione costante che provano molti individui, del bisogno o desiderio di informazioni e conoscenze sui più svariati temi, bisogno che si cerca di soddisfare mediante l’accesso ai più diversi e molteplici mezzi di comunicazione: giornali, radio, televisioni, corsi di addestramento ecc. Probabilmente questa tendenza del consumatore moderno è anche determinata dalla offerta crescente di informazioni e conoscenze che vengono messi a disposizione degli utenti dei mass-media; ma in questo caso succede qualcosa di diverso che nel caso dei prodotti che si vendono nel mercato, e cioè, che queste molteplici, diversificate e specialistiche informazioni solitamente sono mezze a disposizione di tutti in modo gratuito o ad un costo molto basso (il che è reso possibile dalla pubblicità che viene associata all’informazione che offrono i media).

La questione importante da porsi riguardo questa tendenza alla suddivisione dei bisogni e i loro rapporti bi-univoci con beni e servizi ugualmente suddivisi, è se ciò corrisponda adeguatamente al raggiungimento di una migliore qualità della vita e, più profondamente, se costituisca un passo in avanti nella realizzazione della “natura umana” mediante il dispiegamento delle sue dimensioni essenziali, o piuttosto costituisca una distorsione che ostacoli detto processo o lo devi in qualche direzione inadeguata.

Dal punto di vista dell’impatto che ha questa tendenza sulle persone, che è ciò che definitivamente interessa quando cerchiamo un consumo orientato alla realizzazione della “natura umana”, possiamo individuare alcuni effetti che non sembrano andare nella direzione giusta.

Il primo di questi è che si tende a darsi una sorta di “volgimento” delle persone verso i prodotti, di modo che gli oggetti finiscono col predominare sul soggetto che li utilizza, acquistando più importanza dei bisogni che si intendono soddisfare. La sovrabbondanza di beni e servizi conduce le persone a prestare a questi l’attenzione preferenziale, obbligandole a decidere in ogni occasione fra le diverse alternative che vengono offerte sul mercato, mediante prodotti che seducono per le loro caratteristiche esteriori, la loro confezione, i colori, la pubblicità, ecc. Possiamo dire che in tal modo i soggetti “esternalizzano” il proprio consumo, lo alienano, si lasciano guidare dal mercato invece di seguire i propri impulsi e motivazioni originati in se stessi.

Catturati dal mercato e dalla sua infinita varietà di prodotti seducenti, i soggetti sperimentano inevitavilmente un frazionamento e moltiplicazione dei bisogni, aspirazioni e desideri; ma desideri, aspirazioni e bisogni di consumare quei prodotti, non propriamente di soddisfarsi e realizzarsi. Si costituiscono in tal modo personalità internamente scisse, disperse e deconcentrate in quanto attratte simultaneamente da un’infinità di prodotti che vogliono acquisire, possedere e provare. Il tempo non basta loro per sperimentare tutto, e allora corrono da un luogo all’altro e fra un prodotto e l’altro: dal ginnasio al supermercato, dalla televisione alla rivista di moda, dal ristorante alla passeggiata del cane, dal rituale religioso allo spettacolo sportivo, dal fumare la cigaretta all’inghiottire un farmaco ricostituente ecc.

Come risultato di tutto ciò abbiamo una moltitudine di individui notevolmente subordinati alle esigenze del mercato, dipendenti da una molteplicità di prodotti diversi dai quali non si sa né si può prescindere, e che decidono soltanto intorno ai dettagli insignificanti che differenziano gli uni beni e servizi da altri quasi uguali.

Non è questo un Buon Consumo, né corrisponde al modo di agire d’un consumatore consapevole e raffinato che coltiva il proprio sviluppo in una nuova e superiore civiltà. In contrapposizione a questa tendenza dispersiva propria del consumatore moderno, si fa presente una nuova qualità del Buon Consumo che chiameremo:

INTEGRAZIONE.

La qualità di Integrazione consiste nel coordinare ed articolare l’utilizzazione di diversi beni e servizi in un processo convergente e unificato, di modo che attraverso un’intelligente combinazione di atti di consumo si raggiunga un’armonica ed integrata soddisfazione di diversi bisogni, aspirazioni e desideri. Questa integrazione può compiersi anche mediante il coordinamento delle attività di consumo di più soggetti che in questo modo soddisfano associativamente le loro diverse necessità.

Un esempio di questa qualità di Integrazione è quello di un conviviale incontro festivo fra diverse famiglie che si trovano a pranzare in comune, occasione nella quale scambiano conoscenze e informazioni, si divertono, giocano, praticano sport ecc.

Dal punto di vista di questa qualità del Buon Consumo riteniamo imperfetto o inadeguato quel comportamento del consumatore moderno che porta all’estremo la relazione bi-univoca fra prodotto e bisogno, moltiplicando i prodotti e frantumando i bisogni, in quanto cosi facendo si sperperano sinergie e associazioni fra i soggetti e fra i beni e servizi, i quali risultano scarsamente consumati, mentre la soddisfazione dei soggetti risulta parziale ed incompiuta.

*

DONDE SE EXPONE Y EXPLICA LA TENDENCIA A MULTIPLICAR LOS BIENES Y SERVICIOS Y A SUBDIVIDIR Y FRACCIONAR LAS NECESIDADES, DESEOS Y ASPIRACIONES, GENERÁNDOSE UN TIPO DE CONSUMO INAPROPIADO QUE NO FACILITA EL DESPLIEGUE DE LAS DIMENSIONES ESENCIALES DE LA EXPERIENCIA HUMANA. COMO RESPUESTA Y SUPERACIÓN DE ESTA TENDENCIA SE PRESENTA LA CUALIDAD DE “INTEGRACIÓN” QUE DISTINGUE AL BUEN CONSUMO.

Analizamos y explicamos en columnas anteriores la complejidad del proceso de consumo, que se desenvuelve a través de conjuntos organizados de actos de consumo que los sujetos realizan individual y colectivamente, simultánea y sucesivamente, empleando múltiples bienes y servicios con los cuales buscan satisfacer diversas e interconectadas necesidades, aspiraciones y deseos. Esta complejidad e interconexión de los actos de consumo que realiza cada sujeto y de los que efectúan diferentes individuos y grupos que se conectan entre sí en el mismo proceso complejo, suele olvidarse o mantenerse oculta por efecto de una tendencia manifiesta que predomina en el consumo tal como viene acentuándose en la sociedad moderna, a saber, la tendencia a subdividir crecientemente las necesidades humanas en función de la igualmente creciente proliferación y multiplicación de bienes y servicios que se proponen como satisfactores de necesidades y deseos cada vez más específicos, particulares, múltiples y diferenciados. Dicho más directamente, existe la tendencia a establecer una relación bi-unívoca entre las necesidades y los productos que las satisfacen (un producto para cada necesidad, una necesidad para cada producto), estando tanto las necesidades como los productos subdivididos al máximo.

Con esta lógica, los productos tienden a multiplicarse indefinidamente, al igual que las necesidades, aspiraciones y deseos de los sujetos. Pongamos un ejemplo. Una necesidad o deseo importante de los seres humanos es la de oler bien ante sus semejantes. Es una característica del consumo moderno el subdividir esta necesidad en todas las formas posibles; así el consumidor, inducido por la industria de la perfumería, llega a requerir para cada parte del cuerpo un olor determinado, que le es proporcionado por un producto diferente; y para los diferentes momentos del día o en las distintas circunstancias en que la persona se propone interactuar con otros individuos o grupos, el consumidor moderno necesita y utiliza también perfumes y productos diferentes que especifican su deseo de oler de una cierta manera singular.

Por cierto, esta tendencia a la subdivisión de las necesidades responde a una exigencia del mercado y del sistema económico imperante que necesita crecer constantemente –como vimos en el post anterior- y que en consecuencia exige que los individuos y grupos demanden y estén dispuestos a adquirir y usar cada vez más productos.

Un ejemplo distinto de la misma tendencia nos abre a otra dimensión del asunto. Me refiero a la subdivisión y multiplicación permanente que tienen muchos individuos, de la necesidad o deseo de informaciones y conocimientos sobre los más diversos tópicos, necesidad que se busca satisfacer mediante el acceso a los más variados y múltiples medios de comunicación: diarios, radios, programas de TV, páginas web, blogs, spots y avisos publicitarios, cursos y programas de capacitación, etc. Es probable que esta tendencia del consumidor moderno esté también determinada por la oferta creciente de informaciones y conocimientos que son puestos a disposición de los usuarios de dichos medios de comunicación; pero en este caso sucede algo diferente al caso de los productos que se venden en el mercado, a saber, que estas múltiples y crecientemente diversificadas y especializadas informaciones suelen ser puestas a disposición de todos de manera gratuita o a muy bajo costo (lo que se torna posible mediante la asociación de la información con la publicidad que se efectúa en los medios).

La pregunta importante que cabe hacerse respecto a esta tendencia a la subdivisión de las necesidades y su relación bi-unívoca con bienes y servicios igualmente subdivididos al máximo, es acaso corresponda apropiadamente al logro de una mejor calidad de vida y, más profundamente, a un avance en la realización de la “naturaleza humana” mediante el despliegue de sus dimensiones esenciales, o por el contrario, constituya una distorsión que obstaculice dicho proceso, o lo desvíe en alguna dirección inadecuada.

Mirado desde el punto de vista del impacto de esta tendencia sobre las personas, que es lo que en definitiva interesa cuando nos planteamos un consumo orientado a la realización de la “naturaleza humana”, podemos apreciar algunos efectos que no parecen ir en la dirección apropiada.

El primero de ellos es que tiende a verificarse una suerte de “volcamiento” de las personas hacia los productos, de manera que los objetos terminan predominando sobre el sujeto que los utiliza, adquiriendo más relevancia los satisfactores que las necesidades que se quiere satisfacer con ellos. La sobreabundancia de bienes y servicios conduce a las personas a prestarles su atención preferente, estando obligadas a decidir en cada ocasión entre las diversas opciones y alternativas que les ofrece el mercado, mediante productos que las atraen por sus características exteriores, sus envases, los colores, la publicidad, etc. Podríamos decir que en tal modo los sujetos “externalizan” su consumo, lo enajenan, se dejan conducir por el mercado en vez de seguir sus propios impulsos y motivaciones que se originen en sí mismos.

Capturados por el mercado y su infinita variedad de productos que lo seducen, los sujetos experimentan inevitablemente un fraccionamiento y multiplicación de sus necesidades, aspiraciones y deseos; pero deseos, aspiraciones y necesidades de consumir esos productos, no de satisfacerse y realizarse en sí mismos. Se constituyen en tal modo personalidades internamente escindidas, dispersas y desconcentradas, en cuanto atraídas simultáneamente por una infinidad de productos que desean adquirir, poseer y experimentar. El tiempo no les alcanza para probarlo todo, y entonces corren de un lugar a otro y entre un objeto y otro: del gimnasio al supermercado, de la televisión a la revista de moda, del centro educacional al salón de belleza, del restaurante al paseo de la mascota, del ritual religioso al evento deportivo, de fumar un cigarrillo a ingerir un fármaco reconstituyente, etc.

Como resultado de todo aquello, tenemos una multitud de individuos notablemente subordinados a las exigencias del mercado, dependientes de una multiplicidad de productos diferentes de los cuales no saben ni pueden prescindir, y que deciden por sí mismos sólo respecto a los detalles insignificantes que diferencian unos bienes y servicios de otros casi iguales.

No es éste un Buen Consumo, ni corresponde al modo de actuar del consumidor consciente y refinado que cultiva su desarrollo en una nueva y superior civilización. En contraposición a la mencionada tendencia dispersiva del consumidor moderno, se hace presente una nueva cualidad del Buen Consumo que llamaremos:

INTEGRACIÓN

La cualidad de la Integración consiste en coordinar y articular la utilización de diferentes bienes y servicios en un proceso convergente y unificado, de manera que en una inteligente combinación de actos de consumo se alcance una armónica e integrada satisfacción de diversas necesidades, aspiraciones y deseos. Esta integración puede cumplirse también al coordinarse las actividades de consumo de diferentes sujetos que en tal modo satisfacen asociativamente varias de sus necesidades.

Un ejemplo de esta cualidad de integración es el de una convivencia festiva entre varias familias que se encuentran en un almuerzo en común, donde intercambian conocimientos e informaciones, se divierten, juegan, hacen deporte, etc.

Desde el punto de vista de esta cualidad del Buen Consumo, consideraremos imperfecto o inadecuado aquél comportamiento consumidor que extrema la relación bi-unívoca entre producto y necesidad, multiplicando los productos y fraccionando las necesidades, pues así se desperdician sinergias y asociaciones entre los sujetos y entre los bienes y servicios, los cuales son escasamente consumidos al tiempo que la satisfacción de los sujetos resulta parcial e incompleta.

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Commenti
Inviato: 7/7/2009 0:51  Aggiornato: 7/7/2009 0:51
Autore: eleonora

Da un po’ di tempo leggo i tuoi post sull’”Economia di solidarietà”, Luis.
Le tue considerazioni si sommano, nella mia mente, alle parole di Vandana Shiva in “Ritorno alla terra” (meglio il titolo originale: “Soil, not oil. Environmental Justice in a time of Climate Crisis”) e a quelle di Serge Latouche in “La scommessa della decrescita”.
Premettendo che non sono un’esperta in materia come voi tre, vorrei solo condividere qualche riflessione.
Mi sembra che tu, Vandana Shiva e Serge Latouche concordiate su due punti:
trovare un’alternativa all’attuale sistema economico insostenibile per il pianeta, oltre
che per l’80% dell’umanità;
considerare un modello economico-politico-sociale che riduca la povertà dei Paesi cosiddetti “in via di sviluppo” o “del Sud del mondo” (non so quale definizione preferisci, conosco persone allergiche all’una e all’altra!).

Detto questo, ognuno di voi pone l’accento su parole-chiave che introducono soluzioni differenti: “solidarietà”, “terra”, “decrescita”.
Ora ti chiedo: le vostre rispettive soluzioni potrebbero confluire e farsi forza l’un l’altra, anche per meglio contrapporsi al sistema economico dominante?

E poi, un'altra domanda. L'"economia di solidarietà", così come la "scommessa della decrescita", presuppongono una rieducazione dell'uomo nel suo rapporto con i consumi e con l'economia.
Quale di queste due sfide ti sembra la più facilmente realizzabile?

Grazie
Inviato: 8/7/2009 17:03  Aggiornato: 8/7/2009 17:10
A Eleonora,

ti ringrazio molto del commento, che pone in luce il fatto che oggi siamo già molti gli autori che impostiamo la necessità di un grande cambiamento culturale, economico e politico per far fronte alla questione della insostenibilità sociale e ambientale dell'attuale tipo di sviluppo, ormai chiaramente in crisi organica.
In tale contesto sorgono diverse proposte e iniziative di passaggio ad una situazione nuova, e tutte queste contribuiscono a pensare ed elaborare le risposte urgenti e necessarie. Senza voler per ciò creare contrapposizioni inutili, debbo tuttavia dirti che la mia elaborazione è diversa da altre, nel senso particolare che io penso che, nella prospettiva della creazione di una nuova civiltà, non si può tornare indietro verso esperienze sociali, tecniche ed economiche che l'umanità ha percorso precedentemente (sebbene sempre possiamo e dobbiamo imparare dalla storia), ma andare in avanti verso una "superiore" condizione. In particolare, non mi pare né possibile né desiderabile la decrescita, essendo necessario crescere in un'altro modo. Un titolo di un mio libro indica con tre parole (da intendersi nella loro interconnessione) la direzione in cui penso sia possibile superare la crisi e iniziare la costruzione della nuova civiltà: "Perfezionamento, trasformazione e sviluppo della economia nel tempo".
Queste medesime parole probabilmente servono a individuare il processo che individualmente possiamo realizzare in noi stessi, facendoci in tal modo parte del processo di creazione della nuova superiore civiltà.

Luis Razeto
Inviato: 11/7/2009 20:16  Aggiornato: 11/7/2009 20:16
Autore: eleonora

Grazie Luis.
Dovrò approfondire, per mia conoscenza, quanto scrivi.
Quello che capisco ora è che un cambiamento di rotta è urgente e necessario, sia a livello individuale sia globale.
In questo momento della mia vita sto componendo un puzzle di esperienze, letture, suggestioni sul tema economia per me, sinceramente, complesso.
Sono alla ricerca delle domande da farmi e da fare, prima ancora che delle risposte.
Fra le domande che mi faccio, una desidero porla anche a te.
Prima di arrivare al punto, devo farti un breve prologo.

In settimana si è tenuto il G8 a l'Aquila, ora concluso. Fra i tanti temi affrontati, o meglio, di cui si è parlato, un "classico": gli aiuti all'Africa. Ebbene, mercoledì ho ricevuto una lettera aperta scritta da un gruppo di studenti africani che stanno studiando a Roma, indirizzata ai vari capi di Stato presenti al summit. Questa lettera, che ho pubblicato sul mio sito (www.eleonoraterrile.it/news.php) in sostanza urla a chiare lettere: NO ALLA STRUMENTALIZZAZIONE DELL'AFRICA! NON PERDETE TEMPO A PARLARE DI AFRICA!
Ti trascrivo solo l'inizio, decisamente forte, ma che, dal mio punto di vista, mette il dito su molte piaghe:

"Per noi Africani, il G8 è:

1. La superpotenza che decide la morte dell’Africa e pretende di salvarla (distruttore e non costruttore);
2. La potente industria che produce e fornisce le armi ai Paesi africani;
3. Il ricco che mantiene la povertà nell’Africa e in altri Paesi “detti poveri”, per salvaguardare la sua egemonia e i suoi interessi;
4. Il neocolonialista che detiene il potere e i mezzi di comunicazione per manipolare, sfruttare i poveri e mantenerli sempre nell’ignoranza.

Non vado oltre. Se avrai il tempo, potrai proseguire la lettura al link indicato.
E ora la domanda. Che cosa risponderesti a questi giovani africani, che rappresentano il futuro dell'Africa? Per completezza d'informazione, posso dirti che stanno studiando a Roma, impegnati in un master in gestione di imprese del terzo settore, per poi ritornare ai rispettivi paesi e lavorare a loro favore.
Inviato: 18/12/2009 17:37  Aggiornato: 18/12/2009 17:37
Autore: fulmini

In www.zoes.it ho trovato, letto, apprezzato, e condivido con i lettori del sito-rivista questo simpatico post di un giovane intellettuale ('intellettuale' nel senso gramsciano di 'specialista+politico'), Francesco Sanna:

"All'interno del corso di spagnolo che stiamo realizzando dentro mediaxion, tenuto dal temutissimo docente Gabriel, stiamo leggendo un libro che auspico presto di veder pubblicato in Italia, "Lecciones de economia solidaria" di Luis Razeto.

Da un bel po' di tempo cercavo notizie e tracce circa le origini della definizione "economia solidale", senza successo. Grazie a questo libro, che ospita una trascrizione di un corso di formazione sull'economia solidale tenuto dal prof. Razeto, ho finalmente trovato pace e devo dire che la storia reale, con mia grande soddisfazione, é ben superiore alle aspettative.

Credo sempre che la realtà sia terapeutica, ci rivela l'inganno dell'aspettativa, della pianificazione, mostrandoci la straordinaria grandezza dei fenomeni rispetto alla nostra capacità di anticiparli o teorizzarli col pensiero.
E la storia della definizione "economia solidale" é esattamente questo.

Racconto a sommi capi e chi volesse può trovare tutta la storia penso direttamente sul sito di Luis Razeto www.luisrazeto.net.

Ventotto anni fa (1981), una serie di organizzazioni popolari si incontrarono per una sorta di riunione, nel Cile sotto dittatura. Queste organizzazioni spaziavano da gruppi d'acquisto collettivo (nati soprattutto dalla necessità di ottenere sconti quantità) ad associazioni di servizio mutualistico fino alle mense comuni (intere vie i cui residenti sceglievano, sempre per necessità economiche, di mangiare insieme). C'erano alcune cooperative ed alcuni studiosi tra i quali Luis Razeto.

Si innestò un dibattito tra due macro concezioni. Da una parte c'erano quelli che puntavano ad affermare il fatto di essere organizzazioni "solidali" ovvero fondate sulla solidarietà tra le persone, senza alcun scopo superiore. Dall'altra parte c'era chi reclamava maggiore attenzione per il carattere "economico" di questo organizzarsi: quindi per il concentrarsi verso la soddisfazione di necessità di base, risorse e servizi, cui secondariamente si poteva riferire il processo di genesi solidale.

In quel momento, mentre i "teorici" si interrogavano e i discepoli delle due "fazioni" (se così si può dire) argomentavano a sostegno dell'una e dell'altra tesi, una signora prese la parola (io me la immagino sulla cinquantina, con il grembiule sporco del sugo girato nel pentolone della mensa comune) e disse più o meno questo "noi siamo organizzazioni economiche ed organizzazioni solidali, quindi facciamo economia solidale".

La straordinaria semplicità di questa affermazione, cui dalle analisi accurate di Luis Razeto e di altri studiosi e non che hanno fatto ricerca a riguardo dobbiamo far risalire la genesi dell'espressione "economia solidale", mi ha emozionato.

Come giustamente ha sottolineato Luis nel suo corso trascritto ci sono molteplici aspetti straordinari di questa storia e genesi dell'espressione economia solidale:

- é venuta da chi nella pratica sperimentava nuovi meccanismi alternativi di relazione o esprimeva nel presente dinamiche relazionali consolidate ma estranee dalla concezione economica e sociale dominante (e quindi non è venuta dalla mente di un qualche intellettuale barbuto ndr);

- é emersa dalla rivelazione realistica e pragmatica di una persona che avvertiva nella dispersione del dibattere teorico (sempre fonte di autocompiacimento in chi vi si produce ndr) un problema che ostacolava l'effettivo procedere comune di quelle organizzazioni;

Ma soprattutto, aggiungo io, figlio di questa europa (o mondo occidentale o nord del mondo, che dir si voglia), é venuta dall'America Latina. Se guardassimo la storia del pensiero umano, quella censita dalla comunità scientifica, vedremmo una oligarchia geografica e di genere che raramente suscita indignazione (o quantomeno riflessione). Il 99% dei pensatori - della classe dirigente teorica del sistema globale - appartiene al cosiddetto "Nord del mondo" ed é di genere maschile.

Mentre avveniva questo momento epocale, per me, della storia della riflessione umana, ovvero la definizione di una reale alternativa al sistema dominatore e dominante (che nel susseguirsi delle epoche si é chiamato in tanti modi e da una quindicina di anni si è chiamato neoliberismo), il mondo piantava le sue telecamere, le sue orecchie e tutto quello che si poteva direzionare verso i teorici della Scuola di Chicago (lo stesso Friedman fece da consulente economico a Pinochet rendendo il Cile il primo vero paese "neoliberista") e la disintegrazione del blocco sovietico (mancavano pochi anni alla caduta del muro di Berlino).

Mentre tutti questi uomini, potenti e d'intelligenza e autorevolezza "riconosciuta", siluravano il mondo e l'umanità che in esso risiede, una donna dette una scrollata alla platea e chiarì che le parole servono solo per aiutare gli esseri umani a rendersi migliori.

Scrive un libro a volte ispirato: "Dio sceglie i deboli per confondere i forti".

Forse Dio ha scelto quel paese e quel momento. Ma soprattutto, a questo giro, ha scelto una donna."
Inviato: 19/5/2010 8:06  Aggiornato: 19/5/2010 8:07
Autore: fulmini

Il concetto di ‘economia di solidarietà’, coniato da Luis Razeto nel 1984, come lui stesso ricorda nell’incipit del suo libro Le dieci strade dell’economia di solidarietà, ha da subito suscitato “una certa sorpresa”.

In effetti, pare un ossimoro: la maggior parte degli esseri umani non si ritiene altruista.

Questa mattina ho letto un articoletto- recensione di un libro dello psicologo Americano Michael Tomasello, co-direttore del Max-Planck-Institut di Antropologia evolutiva a Lipsia – Altruisti nati. Perché siamo cooperativi fin da piccolo., Bollati Boringhieri 2010 – che riassume questa ricerca così: “Nell’uomo c’è un istinto innato che lo porta ad essere utile agli altri. E non per averne in cambio un guadagno, come è per gli altri animali. L’altruismo è un comportamento spontaneo, sollecitato dalla partecipazione simpatica. Solo con gli anni i bambini selezionano i beneficiari delle loro azioni, ricordando chi è stato altrettanto buono con loro.”
Inviato: 23/10/2010 15:55  Aggiornato: 23/10/2010 15:55
Autore: fulmini