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economia di solidarietà : Come iniziare la creazione di una nuova superiore civiltà? (XX)
di luisrazeto , Sun 7 June 2009 9:00
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Il testo viene pubblicato in italiano e in spagnolo - lingua nella quale è stato pensato e scritto da Luis Razeto - tra le due versioni una fotoGrafia evocata per associazione. El texto en español de esta columna se encuentra después de la fotografía escogida por asociación.

Nel quale si spiegano alcuni effetti negativi della sovrapproduzione e il consumismo che caratterizzano la moderna civiltà in crisi, e si presentano due nuove qualità del Buon Consumo: la “Persistenza” e la “Prestazione”.

Nella fondamentazione della qualità di Moderazione che distingue il Buon Consumo, abbiamo sottolineato gli effetti negativi che possono avere per l’individuo il consumo eccessivo di certi beni e servizi. È facile comprendere che non sia ragionevole né conveniente mangiare più di quanto il corpo richieda, coprirsi in eccesso, ricevere più prestazioni mediche di quelle convenienti a mantenersi in salute, riempire la casa con numerosi televisori, computers, elettrodomestici e altri artefatti tanti e tali che non lascino spazio per muoversi liberamente, ecc. Tale consumo smoderato si può correggere anche con una certa facilità, mediante decisioni che prenda liberamente il consumatore che pratica il Buon Consumo. Più difficile è accorgersi del fatto che un simile effetto di saturazione, che provoca un deterioramento della qualità della vita, possa verificarsi a livello sociale o collettivo come conseguenza della crescita della produzione e il consumo complessivi, anche quando non esista un eccesso di consumo a livello individuale.

Abbiamo indicato come esempio di diversi problemi il caso dell’automobile, mezzo di trasporto capace di magnifiche prestazioni a livello individuale e familiare, ma la cui sovrabbondanza a livello delle grandi città genera ogni tipo di problemi che colpiscono la qualità della vita. È da osservare che se ogni individuo e unità familiare possedesse e impiegasse la quantità di veicoli adeguata, proporzionata ai propri bisogni e desideri di trasporto, sicuramente si produrrebbe un effetto di congestione in moltissime città, e la soddisfazione dei bisogni di trasporto risulterebbe molto deficiente per tutti. In effetti, in città con alto ingorgo del traffico ogni nuova automobile impiegata da un consumatore per soddisfare il proprio bisogno dà luogo ad una diminuzione della utilità che prestano gli altri centomila o milioni di veicoli, che vedranno diminuita la propria velocità e comodità di circolazione. È così che, a maggiore quantità di automobili prestanti servizio nella soddisfazione dei bisogni di ciascuno dei suoi utenti, minore è la soddisfazione di detto bisogno per tutti e per ognuno.

In maniera analoga succede con molteplici altri beni e servizi. Ad esempio, con l’aumento delle case costruite in una grande città, con la moltiplicazione dei semafori e la segnaletica del traffico, con l’espansione numerica di certi professionisti (considerare il caso degli avvocati il cui incremento non aumenta il rispetto dei contratti né riduce i conflitti giuridici), e persino con la sovrabbondanza delle informazioni che circolano e vengono offerte agli individui. Quest’ultimo esempio è interessante da analizzare. Le informazioni sono soddisfattori del bisogno di conoscenza per prendere decisioni; ma i bisogni di informazioni d’un soggetto sono diverse da quelle di cui abbisogna un altro, messi di fronte a situazioni e scelte differenti, mentre le informazioni sono offerte a tutti e ricadono indistintamente sull’insieme della popolazione. In questo modo succede sempre più spesso che mentre più siano le informazioni che riceve un individuo, più si disorienta, confonde e prende decisioni sbagliate, per non saper distinguere fra le informazioni pertinenti e quelle che non lo sono, fra informazioni importanti e irrilevanti, fra informazioni vere e false, ecc.

La spiegazione di questi fatti è abbastanza semplice, e sarà assai importante averla presente per comprendere il concetto del Buon Consumo e le qualità che lo contraddistinguono. Ciò che succede è che, sebbene il consumo si compia ogni volta in un “atto di consumo” semplice per il quale un soggetto soddisfa un bisogno mediante l’impiego di un bene o servizio determinato, il consumo si realizza strutturalmente, articolando i diversi atti di consumo che compiono i differenti soggetti per soddisfare loro molteplici e complessi bisogni, aspirazioni e desideri. Così, gli atti e i processi di consumo dei diversi soggetti interagiscono socialmente, impattando il consumo degli uni sul consumo degli altri, e connettendo il consumo di tutti in un processo di consumo sociale.

Tali interconnessioni del consumo si osservano in due modi principali. Il primo è conosciuto come “esternalità”. Queste sono gli effetti che il consumo d’un prodotto produce su altri soggetti o sulla comunità o l’ambiente, che in un certo qual modo passivo e non desiderato consumano una parte del bene consumato (un esempio è il fumo della sigaretta in un ambiente chiuso), o che lascia o disperda residui ed energie che si accumulano o disperdono nell’atto di consumo (come la spazzatura che deve essere concentrata in qualche altro luogo, o i gas e altri elementi chimici che contaminano l’atmosfera e la terra). In questo modo, la qualità della vita può risultare danneggiata dalla crescita di quella produzione e da quel consumo che, insieme alla soddisfazione dei bisogni dei consumatori, abbiano effetti negativi che ricadono direttamente o indirettamente sulla comunità o l’ambiente.

L’altro effetto è di “saturazione”, che accade quando l’utilizzo o consumo di un prodotto implica l’uso di altri beni e servizi di tipo pubblico o che sono richiesti contemporaneamente da tutti i consumatori ma la cui disponibilità è insufficiente. Così la saturazione di automobili si produce quando le strade sono insufficienti, allo stesso modo in cui si satura una fogna inadeguata per incanalare le acque residue di troppe case.

In termini precisi diremmo che si è giunto a un livello di saturazione nel consumo di un bene o servizio quando l’incremento della quantità consumata dagli individui comporta una diminuzione della soddisfazione aggregata (sociale) dei bisogni che detto bene o servizio soddisfa. Siccome tale saturazione può prodursi prima che tutte le persone abbiano soddisfatto i loro bisogni individuali, si rende indispensabile una decisione collettiva, un razionamento imposto dall’autorità; ma il problema può essere anche risolto e in miglior forma attraverso il Buon Consumo assunto dagli individui.

Due qualità del Buon Consumo che aiutano a risolvere sia le esternalità negative che la saturazione che si producono per eccesso di consumo, e che in se stesse favoriscono il raggiungimento di una migliore soddisfazione dei bisogni di ogni individuo, le identificheremo coi termini Persistenza e Prestazione.

PERSISTENZA.

La Persistenza consiste nel fatto che la soddisfazione del bisogno o desiderio sia più durevole e si sostenga nel tempo quanto sia conveniente, sicché il bisogno non ritorni insoddisfatto prima di quanto sia atteso o desiderato. Ciò dipende dal bene o servizio consumato, dal modo in cui viene consumato, e dal grado di soddisfazione raggiunto dal soggetto in ogni caso. Ad esempio, una buona e compiuta attenzione medica può contribuire alla salute del paziente per una lunga durata, mentre un servizio superficiale e parziale obbligherà il paziente a ripresentarsi presto nell’unità sanitaria.

PRESTAZIONE

La qualità della Prestazione riguarda il livello di impiego del bene o servizio e l’utilità che presta al soggetto nella soddisfazione dei suoi bisogni. Infatti, un bene o servizio può prestare una soddisfazione compiuta o incompiuta, a seconda del grado nel quale sia realmente utilizzato dal consumatore. Ad esempio una bicicletta può durare anni se viene impiegata in un certo modo accurato e costante, o invece avere una breve durata se viene trascurata e abbandonata. Un libro può dare grandi soddisfazioni al lettore, oppure annoiarlo se si legge in modo incostante e distratto. Una bambola può essere sufficiente per rallegrare i giochi d’una bambina per anni, o invece lei può richiederne una dozzina che appena le interessano poiché non giunge a identificarle e voler loro bene.

Sia la Persistenza che la Prestazione contribuiscono a diminuire la richiesta di beni e servizi per soddisfare i bisogni degli individui, e di conseguenza ad attenuare le esternalità e la saturazione generate dall’eccessivo impiego di beni e servizi, col conseguente beneficio per la qualità della vita di tutti.

Forse ci aiuta ad assumere queste due importanti qualità del Buon Consumo la comprensione delle cause strutturali che nella moderna organizzazione dell’economia, attualmente in crisi, ci inducono costantemente a sovraconsumare beni e servizi, impiegandoli in modo tale che ci lasciano insoddisfatti e buttandoli prima che prestino a noi tutta la loro utilità.

C’era un tempo in cui la crescita del consumo e della produzione si basavano sul risparmio. Per risparmiare era necessario ridurre il consumo presente in modo da poter accumulare capitale per investire, o mettere insieme il denaro necessario per incrementare il consumo nell’avvenire. In tale contesto e con quella logica, i soggetti economici erano spontaneamente orientati a compiere le qualità di Moderazione, Persistenza e Prestazione richieste dal Buon Consumo.

Tutto ciò è finito quando l’economia cominciò a funzionare sotto la guida del sistema finanziario che sostituì il risparmio con il credito come fattore principale che spinge l’espansione del consumo e degli investimenti. Con la crescita costante del credito si rese possibile aumentare il consumo e l’investimento senza bisogno di sacrificare il consumo presente per risparmiare il denaro e il capitale necessario. Il denaro attraverso il credito si crea in ogni occasione in funzione delle aspirazioni di consumo e investimento dei consumatori e degli imprenditori. Nel credito si crea denaro dal nulla, sulla base delle aspettative di redditi avvenire.

Ma il credito come motore della crescita del consumo e l’investimento ha un problema. Ed è il fatto che, come il credito si concede ad un determinato tasso d’interesse positivo, per ogni unità di credito che si pone a disposizione di un consumatore e di un imprenditore, questi assumono un debito per un ammontare superiore al denaro ricevuto. Vale a dire che per ogni quantità di denaro che si crea e inserisce nell’economia, si crea contemporaneamente un debito di una quantità maggiore che dovrà essere pagata nel futuro. E per pagare questi debiti sarà necessario iniettare sempre più denaro nell’economia, in modo tale che aumenteranno anche i debiti da pagare, in una sequenza ininterrotta.

Come possono i consumatori e gli imprenditori continuare a pagare i loro debiti crescenti? Semplicemente, dovranno aumentare costantemente i loro redditi, e questo soltanto è possibile se i consumatori consumano sempre di più, dimodochè i produttori possano aumentare i loro redditi mediante la crescita costante della produzione e delle vendite, che a loro volta permetteranno di aumentare i redditi dei consumatori i quali in questo modo continueranno a aumentare il proprio consumo, e così indefinitamente. Se i consumatori smettessero di aumentare i propri consumi, gli imprenditori non potrebbero continuare la crescita della produzione, implicandosi minori redditi sia dei produttori che dei consumatori, in modo tale che... i debiti non potrebbero essere pagati, e il sistema finanziario subirebbe un serio, crescente e finalmente catastrofico crollo. Prima del crollo, certamente interviene lo Stato per impedire ad ogni costo che la crescita del consumo e degli investimenti si fermino, e garantendo che i debiti continuino a realizzarsi, anche a costo di indebitarsi lo Stato stesso in modo crescente.

Così in questo sistema la produzione e il consumo devono crescere perpetuamente. Ed è per questo che il sistema economico dominante induce e in certo modo obbliga i consumatori ad acquistare ogni sorta di beni che spesso non corrispondono ai veri bisogni delle persone, e a consumare smoderatamente e in quantità crescenti, a consumare facendo scadere prematuramente i prodotti prima che compiano le loro potenziali prestazioni, e a comprare di nuovo e consumare persino dei beni predisposti a durare assai poco e per soddisfare i bisogni per il minor tempo possibile.

I cittadini che si propongono di iniziare la creazione di una nuova civiltà, facendosi consapevoli di questa logica perversa, mediante l’assunzione delle qualità di Corrispondenza, Moderazione, Persistenza e Prestazione che contraddistinguono il Buon Consumo hanno l’opportunità di –contemporaneamente – generare i risparmi necessari per liberarsi dell’indebitamento che li mantiene intrappolati nella logica consumistica della civiltà in crisi, e raggiungere l’autonomia indispensabile per orientare da se stessi le proprie attività di consumo nella prospettiva di soddisfare i propri reali bisogni, aspirazioni e desideri.

cittadino in strada

Fulmini, Genova, 18 maggio 2009 20:29


EN EL CUAL SE EXPLICAN ALGUNOS EFECTOS NEGATIVOS DE LA SOBREPRODUCCIÓN Y EL CONSUMISMO QUE CARACTERIZAN A LA MODERNA CIVILIZACIÓN EN CRISIS, Y SE PRESENTAN DOS NUEVAS CUALIDADES DEL BUEN CONSUMO: LA “PERSISTENCIA” Y EL “RENDIMIENTO”.

En la fundamentación de la cualidad de Moderación que distingue al Buen Consumo enfatizamos los efectos negativos que puede tener para el individuo el consumo excesivo de ciertos bienes y servicios. Es fácil comprender que no es razonable ni conveniente comer más de lo que el cuerpo requiere, abrigarse en exceso, recibir más prestaciones médicas que las convenientes para mantenerse sano, llenar la casa con numerosos televisores, computadores, electrodomésticos y otros artefactos de manera que no dejen espacio para moverse libremente, etc. Tal consumo inmoderado puede corregirse también con cierta facilidad, mediante decisiones que adopte libremente el consumidor que practique el Buen Consumo. Más difícil es darse cuenta de que un efecto similar de saturación, que causa un deterioro de la calidad de vida, puede verificarse a nivel social o colectivo como efecto del crecimiento de la producción y el consumo globales, aún cuando no exista un exceso de consumo a nivel individual.

Hemos puesto como ejemplo de diversos problemas el caso del automóvil, medio de transporte de magníficas prestaciones a nivel individual y familiar, pero cuya sobreabundancia a nivel de las grandes ciudades genera todo tipo de problemas que afectan la calidad de vida. Cabe observar que si cada individuo y unidad familiar poseyera y utilizara la cantidad de vehículos adecuada, proporcionada a sus necesidades y deseos de transporte, seguramente se generaría un efecto de congestión en muchísimas ciudades, que haría que la satisfacción de la necesidad de movilizarse resultaría muy deficientemente satisfecha para todos. En efecto, en ciudades con alta congestión vehicular cada nuevo automóvil que utiliza un consumidor para satisfacer su propia necesidad, da lugar a una disminución de la utilidad que prestan los otros cientos de miles o millones de vehículos, que ven disminuida su propia velocidad y comodidad de circulación. Es así que, a mayor cantidad de automóviles prestando servicios en la satisfacción de las necesidades de cada uno de sus usuarios, menor es la satisfacción de dicha necesidad para todos y cada uno.

Lo mismo ocurre con múltiples otros bienes y servicios. Por ejemplo, con el aumento de las viviendas construidas en una gran ciudad, con la multiplicación de los semáforos y la señalética del tránsito, con la expansión de ciertas profesiones (consideremos el caso de los abogados cuyo incremento no mejora el cumplimiento de los contratos ni reduce los conflictos jurídicos), e incluso con la sobreabundancia de las informaciones que circulan y son ofrecidas a los individuos. Este último ejemplo es interesante de analizar. Las informaciones son satisfactores de la necesidad de conocimientos para tomar mejores decisiones; pero las necesidades de información que tiene un sujeto son diferentes de las que requieren otros, puestos ante situaciones y opciones diferentes, mientras que las informaciones son ofrecidas a todos y de hecho recaen indistintamente sobre el conjunto de la población. De este modo ocurre cada vez más a menudo que mientras más sean las informaciones que recibe un individuo, más se desorienta y confunde y toma decisiones equivocadas, por no saber distinguir entre informaciones pertinentes y las que no son, entre informaciones importantes e irrelevantes, entre informaciones verdaderas y falsas, etc.

La explicación de estos hechos es bastante sencilla y será muy importante tenerla en cuenta para comprender el concepto del Buen Consumo y las cualidades que lo configuran. Lo que ocurre es que si bien el consumo se cumple cada vez en un “acto de consumo” simple por el cual un sujeto satisface una necesidad mediante el uso de un bien o servicio determinado, el consumo se encuentra estructurado, articulando los diferentes actos de consumo que realizan los distintos sujetos para satisfacer sus múltiples y complejas necesidades, aspiraciones y deseos. Así, los actos y procesos de consumo de los diferentes sujetos se interrelacionan socialmente, impactando el consumo de unos sobre el consumo de los otros, y conectando el consumo de todos en un proceso de consumo social.

Tales interconexiones del consumo se manifiestan en dos formas principales. La primera es conocida como “externalidades”. Estas son los efectos que el consumo de un producto tiene sobre otros sujetos o sobre la comunidad y el ambiente, que de algún modo consumen de modo pasivo e indeseado cierta parte del bien consumido (un ejemplo es el humo del cigarrillo en un ambiente cerrado), o que deja o emite residuos y energías que se acumulan o dispersan en el acto de consumo (como la basura que requiere ser retirada y depositada en otro lugar, o los gases y elementos químicos que contaminan la atmósfera y la tierra). De este modo, la calidad de vida puede verse afectada por el crecimiento de aquella producción y de aquél consumo que, junto a la satisfacción de las necesidades del consumidor, tenga efectos negativos que recaen directa o indirectamente sobre la comunidad y el medio ambiente.

El otro efecto es el de “saturación” que ocurre cuando la utilización o consumo de un producto implica el uso de otros bienes y servicios de carácter público o que son requeridos simultáneamente por todos los consumidores, pero cuya disponibilidad es insuficiente. Así la saturación de automóviles se genera cuando las calles y carreteras son insuficientes, del mismo modo en que se satura una alcantarilla insuficiente para canalizar las aguas servidas de numerosas viviendas.

En términos estrictos diremos que se ha llegado a un nivel de saturación del consumo de un bien o servicio cuando el aumento en la cantidad consumida por los individuos conlleva una disminución de la satisfacción agregada (socialmente) de las necesidades que dicho bien o servicio satisface. Como tal saturación puede producirse antes de que todas las personas hayan satisfecho sus necesidades individuales, se hace indispensable una decisión colectiva, un racionamiento impuesto por la autoridad; pero el problema también puede ser resuelto y de mejor manera mediante el Buen Consumo asumido por cada individuo.

Dos cualidades del consumo que ayudan a resolver tanto las externalidades negativas como la saturación que se generan por exceso de productos consumidos, y que en sí mismas favorecen que cada individuo alcance una mejor satisfacción de sus necesidades, las identificaremos con los términos Persistencia y Rendimiento.

PERSISTENCIA

La Persistencia consiste en que la satisfacción de la necesidad o deseo dure y se sostenga en el tiempo cuanto sea conveniente en cada caso, de manera que la necesidad no vuelva a presentarse insatisfecha antes de lo conveniente o esperado. Ello depende del bien o servicio utilizado, del modo en que es consumido, y del grado de satisfacción logrado por el sujeto en cada caso. Por ejemplo, una buena y completa atención médica puede contribuir a la salud del paciente durante mucho tiempo, mientras que una atención descuidada y parcial lo obliga a presentarse muy pronto en la consulta del médico.

RENDIMIENTO

La cualidad del Rendimiento se refiere al nivel de prestación que proporciona el bien o servicio al sujeto en la satisfacción de sus necesidades. En efecto, un bien o servicio puede prestar una satisfacción completa o incompleta, dependiendo de cuanto del bien o servicio sea efectivamente aprovechado por el consumidor. Por ejemplo, una bicicleta puede durar años si es empleada de un cierto modo cuidadoso y constante, o tener corta utilidad si se la descuida y abandona. Un libro puede entregar de sí grandes satisfacciones al lector, o aburrirlo si se lo lee de manera inconstante y distraída. Una muñeca puede se suficiente para alegrar los juegos de una niña durante años, o bien ella puede requerir docenas que apenas le interesan pues no llega a identificarlas y quererlas.

Tanto la cualidad de la Persistencia como la de Rendimiento contribuyen a disminuir la provisión de bienes y servicios necesarios para satisfacer las necesidades de los individuos, y en consecuencia mitigan las externalidades y la saturación que provocan el excesivo empleo de ciertos bienes y servicios, con el consiguiente beneficio para la calidad de vida de todos.

Tal vez nos ayude a adoptar estas dos importantes cualidades del Buen Consumo, la comprensión de las causas estructurales que en la moderna organización de la economía, actualmente en crisis, nos inducen permanentemente a sobreconsumir bienes y servicios, empleándolos de manera que nos dejan mal satisfechos y desechándolos antes de que nos presten toda su utilidad.

Hubo un tiempo en que el aumento del consumo y el crecimiento de la producción se fundaban en el ahorro. Para ahorrar, era necesario reducir el consumo presente, de manera que pudiera acumularse capital para invertir, o juntar el dinero necesario para incrementar el consumo en el futuro. En tal contexto y con dicha lógica, los sujetos económicos estaban naturalmente orientados a cumplir con las cualidades de Moderación, Persistencia y Rendimiento propias de un Buen Consumo.

Todo ello cambió cuando la economía comenzó a funcionar bajo la conducción del sistema financiero que sustituyó el ahorro por el crédito como factor principal que impulsa la expansión del consumo y de la inversión. Con el crecimiento constante del crédito se hizo posible incrementar el consumo y la inversión sin necesidad de sacrificar el consumo presente para generar el ahorro del dinero y la formación del capital necesario. El dinero, a través del crédito, se crea en cada caso en función de las aspiraciones de consumo y de inversión de los consumidores y empresarios. En el crédito se crea el dinero sobre la sola base de las expectativas de ingresos futuros.

Pero el crédito como impulsor del crecimiento del consumo y la inversión tiene un problema. Y es el hecho que, como el crédito se otorga a una determinada tasa de interés positiva, por cada cantidad de dinero que se pone a disposición de un consumidor o de una empresa, estos asumen una deuda por un monto superior al recibido. Por cada cantidad de dinero que se crea e introduce en la economía se crea simultáneamente una deuda por una cantidad mayor de dinero, que deberá ser pagada en el futuro. Y para pagar estas deudas, será necesario inyectar siempre más dinero en la economía, con lo cual aumentarán también siempre más las deudas por pagar, en una secuencia ininterrumpida.

¿Cómo pueden los consumidores y los empresarios ir pagando sus deudas crecientes? Pues, deberán ir también incrementando sus ingresos. Y esto sólo es posible si los consumidores compran siempre más, de manera que los productores puedan aumentar sus ingresos mediante el constante incremento de la producción y de las ventas, que a su vez permiten incrementar los ingresos de los consumidores que así mantienen su ritmo creciente de consumo; y así indefinidamente. Si los consumidores dejaran de aumentar su consumo, los empresarios no podrían mantener el crecimiento de la producción, lo que redundaría en menores ingresos tanto para los productores como para los consumidores, con lo cual ... las deudas no podrían ser pagadas, y el sistema financiero entraría en una grave, creciente y finalmente catastrófica crisis. Antes de la catástrofe, por cierto, interviene el Estado para impedir a cualquier costo que el aumento del consumo y la inversión se detengan, y asegurando que el pago de las deudas continúe efectuándose, aún a costa de endeudarse el mismo Estado de modo creciente.

Así es que en este sistema la producción y el consumo deben necesariamente crecer constantemente. Es por esto que el sistema económico imperante induce y en cierto modo obliga a los consumidores a consumir todo tipo de bienes que no corresponden a las verdaderas necesidades de las personas, a consumir inmoderadamente y en cantidades crecientes, a consumir desechando prematuramente los productos antes de que completen sus prestaciones, y a volver a comprar y consumir incluso aquellos bienes predispuestos para durar poco y para proveer satisfacciones de cada vez más breve persistencia.

Los ciudadanos que intentan iniciar la creación de una nueva civilización, haciéndose conscientes de esta lógica perversa, mediante la adopción de las cualidades de la Correspondencia, la Moderación, la Persistencia y el Rendimiento que distinguen el Buen Consumo, tienen la oportunidad de –simultáneamente - generar los ahorros necesarios para liberarse del endeudamiento que los mantiene atrapados en la lógica consumista de la civilización en crisis, y alcanzar la autonomía indispensable para orientar por sí mismos sus actividades de consumo en orden a mejor satisfacer sus reales necesidades, aspiraciones y proyectos.

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Commenti
Inviato: 7/6/2009 12:30  Aggiornato: 7/6/2009 12:30
Autore: fulmini

@ Luis - ed a tutti i suoi lettori

Nelle ultime settimane ho ascoltato tanti e diversi lettori di questa tua serie organica di posts, e sono rimasto colpito in particolare dal senso di fastidio, di disagio, quasi di irritazione manifestato da alcuni di loro - che conosco a fondo e stimo senza riserve - nei confronti della tua titanica impostazione, chiaramente evidenziata già nel titolo generale della serie.

I sostantivi, i verbi, gli avverbi, gli aggettivi che adoperi appaiono, a questi appassionati e attenti e colti lettori, eccessivi, spropositati, ambiziosi oltre misura.

Io condivido, invece, questo tuo modo di porre il problema della presente 'crisi organica' e di proporre una sua soluzione storicamente progressiva. Ed ho cercato di spiegare come necessario il contenuto e la forma del tuo approccio. Riuscendovi, però - dati i miei limiti - in minima parte.

Ecco, penso che sarebbe cosa giusta e buona che tu stesso spiegassi la necessità - e più in generale la ragione intellettuale e morale - di un titolo così tondo, così impegnativo, così superbo.
Inviato: 8/6/2009 21:53  Aggiornato: 8/6/2009 23:16
Caro Fulmini:

Posso comprendere che i miei scritti producano fastidio, disagio e quasi irritazione in alcuni lettori, ma penso di non poter fare molto a riguardo. I sostantivi, i verbi, gli avverbi, gli aggettivi che adopero son quelli che ritengo appropriati per spiegare i miei pensieri e le mie analisi. Il titolo della serie è la domanda che indica la questione che cerco di capire e rispondere, in modo che solo le persone interessate all'argomento si sentano invitate a leggere. Tutto il resto, incominciando dalla ragione che fondamenta la domanda, è nei medesimi posts, dimodoché solo posso invitare i lettori a disagio ma di mente aperta, a rileggere l'intera serie, se vogliono.
Ma, poi, che la civiltà moderna sia in grande crisi organica, come abbiamo scritto insieme trent'anni fa, è oggi un'affermazione quasi di senso comune. Il bisogno di creare una nuova superiore civiltà, viene affermato dai più grandi filosofi, storici e scienziati già da tempo. E perciò, il porsi la questione di come "iniziare" la creazione di una nuova superiore civiltà, è di semplice logica, e sono sicuro che Gennariello capisce bene che sia un dovere degli intellettuali cercare una risposta.
Abbracci, a presto!

Luis Razeto
Inviato: 9/6/2009 10:44  Aggiornato: 9/6/2009 10:44
Autore: fulmini

Leggendo il libro di Mario Vegetti: “Un paradigma in cieloPlatone politico da Aristotele al Novecento (Carocci, 2009), mi è venuto in mente che il titolo generale di questa tua serie organica di posts/capitoli di libro potrebbe essere “Un paradigma in terra”.

Perché anche tu, Luis, come il Socrate platonico de ‘La Repubblica’, esorti i tuoi interlocutori di andarci ad abitare subito in questo paradigma (*), senza aspettare chissà che cosa, ma diversamente da lui, aristotelico e gramsciano come sei, il paradigma lo poni in terra.

(*) Platone, ‘La Repubblica’, 592b

Glaucone: “Capisco; vuoi dire in quella città che ora abbiamo fondata e discussa, quella che ha sede nei nostri discorsi, giacché non credo esista in alcun luogo della terra.”

Socrate: “Ma in cielo forse ne esiste un paradigma per chi voglia vederlo, e vedutolo fondarla in sé medesimo.”
Inviato: 9/6/2009 19:56  Aggiornato: 9/6/2009 20:00
A Fulmini:

Acutissima e di grande valore per me la tua segnalazione e la citazione di Platone. Se questi posts diventassero nel futuro un libro, come mi sembra di capire che suggerisci, ne farò riferimento nei Prolegomeni.

Luis Razeto