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vita di imprenditore : Un caro saluto ad una Donna con la maiuscola
di fort , Thu 4 June 2009 7:50
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Mi mise in contatto il titolare di una grossa torrefazione che si appoggiava a noi per lo zucchero ai bar suoi clienti: “Vai a trovarla, non è del mestiere, ha appena aperto un baretto, vedi che puoi fare, e per i pagamenti abbi pazienza un po’ ”.

Era una splendida donna con due bambine vivacissime che giravano per il locale mentre lei faceva pulizie ed uno piccolino a casa, mi disse.
Capii subito, al primo scambio di battute, che era una Donna con la maiuscola: molto decisa e di quelle che risolvono i problemi anziché crearli.
Andammo d’accordo e diventò cliente.
E diventammo amici.

Per farla breve:
Era molto istruita ma, di famiglia povera e di origine molisana. Aveva subìto il matrimonio e data in sposa ad un uomo di un paese vicino, appartenente ad una di quelle famiglie della borghesia dei pubblici dipendenti nelle quali il capofamiglia ricopriva una carica abbastanza elevata.
Anche il marito aveva seguito le orme del padre ed aveva una carica simile ma a Milano.
Era molto arrogante e maleducato: le faceva pesare la sua umile origine e non mancava di offenderla anche in pubblico, nelle feste o con altra gente.
Una bella sera, nel bel mezzo di un ricevimento e dopo che il marito aveva alzato un po’ troppo il gomito e cominciava ad offenderla, si stufò e lo piantò nel bel mezzo di una festa.

Si separarono e lei, che non sapeva che fare, aveva aperto un bar piccolino.
Così mi disse.

Con l’aiuto di una signora capoverdiana, se ricordo bene, che le teneva i bimbi, si alzava la notte e scendeva nel localino a preparare le brioches e poi le cuoceva.
Erano buonissime e la voce si sparse: si fermava da lei e faceva colazione chi doveva prendere la tangenziale ancora buio, prima che questa si intasasse di traffico. Poi venivano i bimbi che passavano di lì per andare a scuola che era proprio a due passi: l’odore delle brioches fresche era irresistibile. Infine era la volta degli impiegati degli uffici vicini.
Cominciò a lavorare tanto che si mise una ragazza al bar. Poi affittò anche il locale adiacente, dello stesso proprietario perché, a furor di clientela, dovette cominciare anche con i pranzi a mezzogiorno.

Dirlo così, sembra semplice ma bisogna considerare l’enorme lavoro che ha fatto questa donna, i suoi sacrifici resi possibili solo dalla voglia di riscatto nei confronti dell’ex marito il quale spesso tornò a chiederle di tornare assieme.
Le due bimbe crebbero e l’aiutarono moltissimo, consapevoli entrambe degli enormi sacrifici della loro mamma. Il maschio veniva a mangiare da lei a mezzogiorno e lavorava in banca. Lei ne andava molto fiera e se lo mangiava con gli occhi.
Il localino era intanto diventato un localone: bar, ristorante, gelateria e tavola calda e ci lavorano quindici persone, ma lei si alzava sempre la mattina presto come i primi tempi.

Poi, una leucemia fulminante le portò via il figlio: il mio unico uomo da quando ho lasciato mio marito, mi diceva.
Da allora la sera non stava più nel locale: dopo cena si ritirava in casa e chissà cosa fa, mi dicevano le figlie. Cercava il figlio in ogni maniera.
E’ morta quindici giorni fa: non si è più ripresa dal dolore.
Fa un certo effetto vedere una donna così forte, schiantata dal dolore: in trenta giorni neanche è andato via e sono rimasta così, inebetita, senza sapere cosa fare - erano le sue parole quando il discorso cadeva sull’argomento.

Ecco, volevo salutare questa forte e fragile Donna con la maiuscola.


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Commenti
Inviato: 4/6/2009 11:53  Aggiornato: 4/6/2009 11:53
Autore: Pietro

Fort,
la forza di una persona è sempre dimensionale, vale a dire che si esprime secondo la sua struttura.
Lei era forte nel lavoro e nella dignità ma era fragilissima nei sentimenti.
Il fato l'ha colpita e distrutta lì.
Mi dispiace per quella donna, anche se non l'ho mai conosciuta.
Inviato: 4/6/2009 12:50  Aggiornato: 4/6/2009 12:50
Autore: ethos

Non era raro incontrare, al Sud, donne coi pantaloni ed uomini che le tenevano in ostaggio: erano economicamente dipendenti eppure riuscivano, ordinariamente, a praticare la frazione / moltiplicazione dei pani e dei pesci. Poi arrivò il riscatto sociale ed il boom economico, e molta immigrazione interna. Con essa il laicizzarsi dei costumi e la rottura dell'ordine patriarcale, fondato su assetti matriarcali, come detto sopra. Quindi la possibilità di rendersi autonome e liberare i propri talenti dalla cappa dell'ordine sociale imposto.

Ma una donna forte, in quanto donna, rimane profondamente empatica, visceralmente collegata a chi ha portato in grembo. Dove non arriva il timore dell'impresa quotidiana può stroncare il dolore, prematuro, della perdita, innaturale, di un figlio. Ferita ancora più profonda quando l'affetto, non nutrito d'amore per un altro uomo, non incrocia più lo sguardo del figlio. Dolore non placato né pacificato dentro le traiettorie dell'ordinario. Esiziale, ma sempre nel recinto di una vita spesa bene; bene ed in perfetta letizia, anche dentro le interruzioni ed i dolori.

"Non crediamo di poter amare senza soffrire, senza soffrire molto", annotava Teresa di Lisieux.

http://ethos.ilcannocchiale.it/2009/05/28/colori_proibiti.html
Inviato: 4/6/2009 22:44  Aggiornato: 4/6/2009 22:44
Anche se è quello che ci aspettiamo sempre il lieto fine a volte viene a mancare...

Bellissimo il commento di Ethos..

Ciao Fort
Julia
Inviato: 7/6/2009 10:44  Aggiornato: 7/6/2009 10:44
Il riscatto sociale.
Dobbiamo dare importantissima funzione all'Istruzione quale fortissima protagonista di questo riscatto.
La Signora era istruita, ed anche molto.
Ma c'è un aspetto molto importante che io ho trascurato, nel post: il fatto è che scrivo istintivamente e non rileggo.
Ed il fatto è che la Signora era molto riconoscente ai suoi che l'avevano fatta laureare a costo di enormi sacrifici.
Erano, i genitori, poveri e vivevano su di un asino per trasporto conto terzi ed un piccolo appezzamento di terra.
Ed io che vengo dalla campagna quelle realtà le conosco benissimo.
Ciò premesso, Ethos, devo dirti la grande onestà del personaggio in questione.
Lei non concepiva che i suoi genitori avessero fatto tanti sacrifici per poi vederla finire così, succube di un troglodita.
Ma la grandezza del suo animo, a mio modesto avviso, consisteva nel fatto che Lei non dava nessuna colpa ai genitori per averLa data in sposa a quell'individuo: erano gente non istruita e credevano di farLe del bene facendola sposare in quella maniera.

Era una gran Donna, signori.
Ed è veramente ingenuo ritenere, di fronte ad una così, che le donne siano il sesso debole.
Con una così a fianco, un uomo può tentare tutto.
Naturalmente aveva anche i suoi difetti ma mi ritengo un gentiluomo e non starò qui a parlarne.
Un saluto a tutti.
Fort