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leOpereeiGiorni : Il coraggio del montaggio
di fulmini , Fri 4 September 2009 7:00
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Ho iniziato a cinque, ne tengo sessantuno, da cinquantasei anni cerco di imparare a scrivere. Ho eletto tra i miei maestri di cinema Buster Keaton, che mi ha insegnato, tra le altre cose, il coraggio del montaggio:

“La gag che fallì era una delle mie preferite, e costò un sacco di soldi. Dopo averla ideata, feci costruire dalla produzione milleduecento pesci di gomma lunghi dieci centimetri. I pesci erano sospesi a dei fili che il pubblico non poteva vedere. Per farli passare davanti alla macchina da presa usammo un grosso macchinario che sembrava la rotativa di un giornale. L’effetto risultante era quello di un branco di pesci che passava senza interruzione. A un certo punto arrivava un grosso pesce, che però non riusciva a passare per via del branco. Per risolvere il problema, raccoglievo una stella marina attaccata a una roccia, me la mettevo sul petto, e cominciavo a dirigere il traffico ittico come una specie di vigile sottomarino. Alzavo la mano per far passare il pesce grosso, e funzionava. Il branco di pesciolini si fermava, il pescione passava, e poi facevo segno al branco di ripartire. Pensavo fosse una delle più belle gag visive mai fatte, e la considero ancora la mia preferita. Quando la mettemmo nel trailer che annunciava l’imminente uscita di The Navigator, il pubblico ululò. Ma quando facemmo un’anteprima a Long Beach, non portò neanche un risolino.

La stessa cosa accadde quando proiettammo The Navigator nei cinema di Riverside. Ci volle molto tempo per capire perché quella gag non funzionava. Mi chiesi se fosse perché gli spettatori erano troppo impegnati a capire la meccanica della gag, il modo in cui funzionava, per divertirsi. O poteva essere qualcosa d’altro. La riproiettammo nel trailer, e ancora una volta piacque a tutti. Questo mi dette la risposta. Le altre gag erano accettate dal pubblico che aveva visto tutto il film perchè non interferivano col mio tentativo di salvare la ragazza. Ma quando dirigevo il traffico sottomarino interrompevo il salvataggio per fare qualcosa d’altro, che non avrebbe contribuito a tirarci fuori dalla situazione di pericolo in cui eravamo.”

(Buster Keaton, Memorie a rotta di collo)



Buster Keaton – The Navigator (1924)
Ciò che è rimasto della scena subacquea



Buster Keaton – The Navigator (1924)
La Dichiarazione



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Commenti
Inviato: 4/9/2009 10:29  Aggiornato: 4/9/2009 10:29
è ciò che, a volte, mi capita,in convivialità: alle mie battute preferite rido solo io, di gusto, ma solo...non essendo keaton, mi fa, sicuramente, meno male.
baci e ben ritrovati,
bok.
Inviato: 4/9/2009 18:04  Aggiornato: 4/9/2009 18:04
Autore: fulmini

@ bok

Le ragioni dell'essere lasciato ridere da solo sono tante, e diverse le ho sperimentate nella mia esperienza.

Tra quelle che dipendono da noi (altre dipendono dagli altri o dalle circostanze), oltre questa descritta nel post e che chiamerei 'della deviazione inessenziale', ci metterei quella che chiamerei 'della sottovalutazione del filo' (o della sopravvalutazione delle perle - delle battute), individuata in modo fulminante da Flaubert con questa frase: "Non sono le perle, è il filo che fa la collana."

Grazie dell'attenzione al nostro lavoro solidale (rivelo di passaggio che il post è il risultato di una collaborazione spontanea con un coautore tanto discreto quanto inventivo).