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Eftimios : Mario Benedetti
di fulmini , Tue 2 June 2009 7:30
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Per questa antologia di fiori-di-carta, questo giardino della poesia italiana dedicato ad Eftimios - oggi ho scelto la poesia di Mario Benedetti:

Amor de tarde

Es una lástima que no estés conmigo
cuando miro el reloj y son las cuatro
y acabo la planilla y pienso diez minutos
y estiro las piernas como todas las tardes
y hago así con los hombros para aflojar la espalda
y me doblo los dedos y les saco mentiras.

Es una lástima que no estés conmigo
cuando miro el reloj y son las cinco
y soy una manija que calcula intereses
o dos manos que saltan sobre cuarenta teclas
o un oído que escucha como ladra el teléfono
o un tipo que hace números y les saca verdades.

Es una lástima que no estés conmigo
cuando miro el reloj y son las seis.
Podrías acercarte de sorpresa
y decirme "¿Qué tal?" y quedaríamos
yo con la mancha roja de tus labios
tú con el tizne azul de mi carbónico.

Amore nel pomeriggio

È un peccato che tu non sia qui con me
quando guardo l’orologio e sono le quattro
e lascio il listino e penso dieci minuti
e stiro le gambe come tutti i pomeriggi
e faccio così con le spalle per rilassare la schiena
e mi torco le dita e tiro fuori bugie.

È un peccato che tu non sia con me
quando guardo l’orologio e sono le cinque
e sono una manopola che calcola interessi
o due mani che saltellano su quaranta tasti
o un orecchio che ascolta il latrare del telefono
o un tipo che fa numeri e tira fuori verità.

È un peccato che tu non sia qui con me
quando guardo l’orologio e sono le sei.
Potresti avvicinarti di sorpresa
e dirmi “Come va?” e rimarremmo
io con la macchia rossa delle tue labbra,
tu con la fuliggine azzurra della mia carta carbone.


(Traduzione di Fabio Benincasa)

Ho scelto questa poesia di un poeta uruguaiano figlio di italiani per ricordare che Eftimios era italiano e cipriota. I poeti e i messaggeri (Eftimios vuol dire messaggero di gioia) sono senza confini.

In secondo luogo per saldare un debito con questo poeta (morto il 17 maggio 2009 a ottantotto anni). Una delle novantanove ragioni che mi hanno spinto a scrivere poesie haiku è infatti la lettura di una recensione, una decina di anni fa, di un suo libro composto da cento poesie haiku. Il testo critico era mediocre, gli haiku citati conturbanti.

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Commenti
Inviato: 2/6/2009 8:13  Aggiornato: 2/6/2009 8:15
Autore: fulmini

In questo blog ho trovato stamattina alcune considerazioni su Mario Benedetti che condivido, e persino due haiku del tempo che fu:

“La varietà della sua opera (ha scritto anche testi di canzoni e saggi politici) potrebbe rendere difficoltoso ogni tentativo di classificazione. Tuttavia, in questa diversità di registri, palpita una segreta unità che dà coerenza a tutta la sua opera, uno stile personale che deriva dalla sua vocazione comunicante, vale a dire, secondo la definizione data dallo stesso Benedetti, l’interesse a stabilire un clima nel quale il lettore si senta parte di un dialogo con l’autore, sviluppato in un piano di mutua fiducia e di apprendimento reciproco. Benedetti diceva di non scrivere per i posteri, ma per i lettori contemporanei, nel tentativo di conquistarli letterariamente perché agiscano umanamente. (...)

L’impegno manifesto di raggiungere un vasto pubblico non si realizza attraverso concessioni alla banalità o al sentimentalismo superficiale. Nella sua relazione con il lettore, il poeta uruguaiano ha ben chiaro il suo ruolo di “provocatore”, che vuole aprire gli occhi al prossimo e non coprirli. Naturalmente una comunicazione di questo tipo si realizza attraverso un codice di facile comprensione per il destinatario, fatto di linguaggio accessibile, semplicità sintattica e stile vicino al registro colloquiale. Questa familiarità letteraria deriva dall’ossessione, che fu anche di Antonio Machado, di “parlar chiaro”. Lo scopo dichiarato è di creare una complicità con il lettore, far nascere in lui un vincolo affettivo con l’opera letteraria, affinché si operi in lui una trasformazione. (...)

Tra le forme poetiche che meglio si sono prestate agli intenti di Benedetti c’è sicuramente l’epigramma, che egli ha abbigliato da haiku in una fortunata raccolta (Rincón de haikus, Madrid: Visor, 1999; México: Alfaguara, 1999). Eccone alcuni:


El preso sueña
algo que siempre tiene
forma de llave.

Il prigioniero sogna
qualcosa che ha sempre
forma di chiave.


(...)

Eran los brazos
de la Venus de Milo
los que aplaudían.

Erano le braccia
della Venere di Milo
quelle che applaudivano.
Inviato: 2/6/2009 12:24  Aggiornato: 2/6/2009 12:24
Grazie per la visita al mio blog, per i complimenti e per la citazione. Non conoscevo Fulminiesaette, che è stata una positiva sorpresa. Lo segnalo tra i preferiti di Popinga e tornerò a farvi visita. Ciao.
Popinga (Marco)
Inviato: 2/6/2009 23:16  Aggiornato: 2/6/2009 23:16
Alla prima lettura questa poesia mi ha riportato alla memoria "Nostalgia del presente" di Borges. Rileggendola, però, ho avvertito il peso crescente dell'assenza della persona amata e sono rimasta con una sensazione di amarezza.
Inviato: 3/6/2009 23:13  Aggiornato: 3/6/2009 23:13
Autore: ioJulia

Una poesia dell'attesa molto bella..
L'assaggio degli haiku fa desiderare di continuare nella scoperta..

Ho finalmente cambiato città.. Nuovi stimoli e sicuramente molte foto

A presto
Julia