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apologetica : Caro D(i)ario
di giuseppenenna , Wed 20 May 2009 7:30
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In serata ospite all’'Infedele', di Gad Lerner, Dario Franceschini è sempre stato il migliore: della sua generazione di giovani dc della sinistra del partito. Quella che nel 1984 lo cooptava nella direzione nazionale, in congressi pagati dal segretario amministrativo in amene località ed alberghi a più stelle. Lanciano, quell’anno. Nella sua scia c’erano Enrico Letta, Lapo Pistelli, più giovani di lui. E Renzo Lusetti, scelto da un Mastella dominus per procura demitiana a sbrigare le faccende dei giovani che non riuscivano a trovare un delegato nazionale, epigono minore del segretario nazionale. Ovviamente Dario era una spanna sopra Renzo. Ed i congressi erano feroci. Angelo Belmonte - oggi vicedirettore del tg3, seguì proprio quello, da inviato rai.

Certo i ricordi possono caricarsi di impressioni sopraggiunte, ma essendoci a quel congresso ed a svariati successivi, ricevevo la netta sensazione di un ragazzo appassionato e colto. Cresciuto nell’Emilia che più rossa non si poteva. Quindi all’opposizione, in un partito che si confondeva con lo Stato, oltre che con lo status quo.

Mi sorprende che sia emerso alla visibilità pubblica nazionale solo di recente, considerando che un suo coetaneo di circa 3 anni più giovane è il Presidente degli Stati Uniti d’America. Peraltro primo inquilino di colore ad essere introdotto nella più complicata plancia di comando al mondo, durante la più pesante crisi sistemica dal 1929 in avanti: cinquantenne abbondante lui, meno che quarantottenne Obama.

Pertanto che provi disperatamente a rimettere in asse la navigazione priva di bussola del pd veltroniano non mi sorprende. È efficace nel trovare sempre la malta a presa rapida per attaccare alle proprie inadeguatezze il premier più amato dagli italiani [a suo dire, ma si sa che Silvio Berlusconi è inguaribilmente bugiardo]. E risalendo il fiume controcorrente, nella stessa condizione conosciuta da giovane politico in erba: in territorio ostile, presidiato da supermaggioranze assembleari avverse e meccanismi decisionali ipergerarchici, per non dire direttoriali. E senza nemmeno la parvenza dell’assemblearismo da comitato centrale di matrice comunista: qualcosa che, in termini di processo, poteva somigliare ad una forma di democrazia dal basso o partecipativa.

Un uomo potentissimo, in termini di rapporti di forza e mezzi, almeno quanto inadeguato al ruolo. Che infatti non è capace di assumere fino in fondo. Cioè con responsabilità pubblica. Democristiano atipico ma assolutamente dotato di fauci acuminate, Dario Franceschini realizza ed eserciterà una pressione costante sul premier, utilizzando una tecnica di comunicazione nuova di zecca: non disponendo di fuoco sufficiente, ne preleva dall’avversario rifrangendolo sul suo corpo stanco. L’artefatto si chiama specchio ustorio e la sua tecnologia si deve ad un geniale stratega non militare vissuto durante il iii secolo a.c. Archimede di Siracusa detto pitagorico. Storia antica. Che scalfisca l’intoccabilità carismatica berlusconiana, è probabile. Che sia anche efficace, è da dimostrare. Che sia nelle corde di Dario, nel suo stile apparentemente impulsivo, è certo.

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Commenti
Inviato: 20/5/2009 10:29  Aggiornato: 20/5/2009 10:29
Condivido le qualità di Franceschini evidenziate nel post. Sono tutt'altro che le qualità del reggente, dell'uomo a cui si affida di condurre la barca in porto e poi pensaranno altri a come meglio utilizzarla per affrontare i marosi della politica italiana. Dario Franceschini si sta dimostrando all'altezza del compito. Se alle prossime elezioni europee ed amministrative il risultato smentirà i pronostici di queste settimane che danno il Partito democratico ad una soglia minima di sopravvivenza, sarà difficile schiodarlo dalla sua posizione di leader. Ed io credo che diventerà più interessante e forse doveroso (specie chi ha abbandonato per scetticismo o rassegnazione la politica per aver considerato intramontabile l'era berlusconiana) per ciascuno di noi ricominciare a fare la propria parte per risollevare il Paese dallo stato di crisi in cui si dibatte. Filippo Piccione
Inviato: 26/5/2009 12:10  Aggiornato: 26/5/2009 12:10
Autore: ethos

Perché il tema centrale, a nord come a sud, è precisamente questo: come restituire mobilità sociale ad una comunità che sembra girare a vuoto nella palude delle proprie rigidità. Propiziando il più micidiale tra i danni collettivi, strutturali, a se stesso: un enorme, inspiegabile ed imperdonabile spreco di risorse umane. Che investe soprattutto le generazioni precarie, ma che incide sugli umori, le attese, la natalità, il buon vivere di una società che tende all’invecchiamento, sclerotizzata nei propri meccanismi equilibratori.

Scarsi ed unilaterali ammortizzatori sociali, nessuna vera politica per la famiglia, mobilità sociale solo discendente, desertificazione delle relazioni personali, eccesso di delega alla politica ed alle policy pubbliche indotta da egoismi insopprimibili o da carenze della risposta pubblica in ampi settori della sicurezza sociale. Sono i nodi che un “partito” e “nuovo” deve affrontare e regimentare dentro soluzioni di breve e medio periodo.

C'è la cultura per affrontare queste emergenze non ripetendo plot ormai inservibili?

Quando ho scritto questo post [linkato] la mia risposta era dibitativa. Ed i fatti hanno confermato tutti i dubbi espressi quel 25 ottobre 2007.

Oggi la mia risposta è:

No, non c'è la cultura per affrontare queste emergenze, né dentro né fuori il PD. Dario o non Dario. Ed invece si ripetendo per inierzia, incompetenza e latitanza di classe dirigigente, a cominciare dal pedofilo alla guida [è un eufemismo] del paese [con la p minuscola] plot ormai inservibili. Allegramente, irresponsabilmente acconsentendo al più micidiale tra i danni collettivi, strutturali, a se stesso [il paese con la p minuscola]: un enorme, inspiegabile ed imperdonabile spreco di risorse umane.

http://ethos.ilcannocchiale.it/post/1663292.html
Inviato: 26/5/2009 12:36  Aggiornato: 26/5/2009 13:15
Autore: fulmini

@ Giuseppe Nenna (al secolo 'ethos')

Comprendo e condivido il tono invettivo che suscita in te questa classe politica italiana.

Ma.

Quando scrivi che "non c'è la cultura per affrontare queste emergenze, né dentro né fuori il PD" discordo, e cerco di spiegarmi.

Dentro i partiti politici italiani c'è un po' della cultura necessaria ad affrontare questa 'crisi organica'. Poca, ma c'è. C'è, ma poca.

Soprattutto fuori dei partiti politici italiani c'è un bel po' della cultura necessaria al superamento della crisi. Non tutta quella che serve, ma c'è. C'è, ma non tutta quella che serve.

Il problema è che questi spezzoni, queste schegge, questi frammenti di cultura sono scollegati, dispersi, sfarinati. Occorre riunire, intrecciare, organare questi elementi di cultura - ma, attenzione - intorno ad un progetto intellettuale e morale nuovo, e superiore ai progetti dominanti.

E questo va fatto non volontaristicamente, non genericamente. Questo comporta la costruzione di nuove scienze, nuove filosofie, nuove arti, nuove letterature. Comporta almeno provarci. Qui e ora. Se non ora, quando? Se non qui, dove?

E infatti, in questo sito-rivista, a ben vedere, a ben leggere, a ben sentire, ci stiamo provando.
Inviato: 26/5/2009 15:19  Aggiornato: 26/5/2009 15:19
Ma io non li voto. Preferisco il voto inutile e perfino inadeguato al voto alle consorterie che non fanno nemmeno lo sforzo di comprendere cosa non funziona in questo paese [con la p minuscola]. Preoccupati solo di mantenere le proprie posizioni di forza dentro circoli sempre più autoreferenziali. Mi spiace per Dario, che penso sia tra il poco di salvabile che questa casta satolla possa esprimere. Non bisogna aver fretta di crescere e sfidare subito le vecchie posizioni dei potentati, locali e nazionali, attraverso il presidio serrato delle aree escluse dal ceto politico professionale. Senza paura. Senza approssimazioni dilettantistiche. Guadagnando posizione su posizione. Con argomenti [vedremo quali] non spettacolarizzati. E senza cercare scorciatoie.

Stravince Berlusconi [cosa che nemmeno credo accadrà]? Muoia Sansone con tutti i filistei. Gli italiani sono - in buona parte - adoranti rispetto alle acrobazie di un vecchio residuato della peggiore Italia faccendiera e levantina, cresciuta alla congiunzione di criminalità organizzata e zone grigie? Se lo tengano, fino a quando in strada non si ricomincerà a sparare e ci sarà la radicalizzazioane dello scontro [al ritmo di nuovi disoccupati che l’Italia produce, non passerà un anno solare perché questo accada].

Bisogna passare per una fase tragica per smuovere le burocrazie che bloccano e sono complici di questo disastro chiamato Italia? Ben venga. Anzi, venga al più presto possibile. Non c’è terza via. E chi occupa il governo [con la g minuscola] del paese [con la p minuscola] ne assumerà tutte le conseguenze.

È un disastro annunciato e visibile ad occhio nudo. Ovunque. Politica. Università. Pubblica amministrazione. Imprese. Chi è dentro il sistema di garanzie fa finta di non vedere. Chi è fuori si arrabbatta come può. Di classi dirigenti degne di questo nome, se si toglie Draghi, Marchionne e qualche altro, nemmeno una traccia. Tutti intruppati, pavidi, nell’immaginario pecoreccio del pedofilo asserragliato a Palazzo Chigi.

Fortunatamente il mondo non si ferma all’Italia, che è parte assolutamente trascurabile ed intellettualmente periferica. Altrove esistono energie, forza, cultura e coraggio per affrontare le emergenze di una lunga transizione tra modelli sociali. Che è già in atto. E lascerà a terra, come ogni transizione, morti e feriti. Già si contano. In Italia si conteranno in cifre percentualmente più alte per quanto mediaticamente invisibili. Ma chi è causa del proprio male, pianga sé stesso.

http://ethos.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1455747
Inviato: 27/5/2009 11:07  Aggiornato: 27/5/2009 11:07
Quasi quasi mi sento sollevato nel vedere che il dibattito avviato dal Post di Giuseppe Nenna abbia ripreso come speravo a rianimarsi dopo sei giorni di silenzio. Credo, come auspica Fulmini, comunque la si pensi, necessario. Questo vale per gli uomini di cultura, come per i precari, i senza lavoro, gli scettici e gli ottimisti.Io condivido in merito alle cose dette fin qui anche il metodo di discussione che indica Fulmini. E' il modo migliore per sentirci protagonisti non velleitari di un possibile cambiamento radicale del Paese, degli uomini e dei potenti che oggi ne hanno incontrastata la guida. Io continuo a pensare che le elezioni del 6 e 7 giugno serviranno a qualcosa per invertire la marcia e la china cui pare stia inclinando la nostra società. Sarò un illuso. Ma anhe speranzoso. Intensifichiamo il dibattito, le analisi e le iniziative che è in grado di sviluppare questa rivista e vedrete che ce la potremo fare. Filippo Piccione
Inviato: 7/6/2009 12:35  Aggiornato: 7/6/2009 12:35
Grazie per la citazione. Solo una piccola precisazione: all'epoca ero inviato de IL TEMPO. Saluti

Angelo Belmonte
Inviato: 10/6/2009 10:14  Aggiornato: 10/6/2009 10:14
Autore: ethos

Grazie della precisazione, Angelo. Ma ti ritrovi nela descrizione desunta dai miei ricordi, o ti sembra parziale?

http://ethos.ilcannocchiale.it/2009/05/31/leconomia_di_comunione_compie.html