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zona di sovrapposizione : Parole e fatti
di petilino , Wed 13 May 2009 7:00
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Post n. 22

In prove di discussione del 21 marzo avevo posto l’accento sul significato delle parole.
Avevo affermato che il loro corretto utilizzo obbliga all’analisi.
Aggiungo ora che usare le parole giuste è un atto di coraggio e perciò di un buon agire.

Mi sono venute in mente queste cose il 25 aprile, seguendo i dibattiti sulle vicende matrimoniali di “Nonno” e leggendo della vicenda dei barconi dei migranti rispediti in Libia.

25 aprile
Il presidente del consiglio Berlusconi, commemorando il 25 aprile ad Onna nell’aquilano terremotato ha parlato di questa data come di una data da dedicare alla Festa della Libertà.
Ora qualche malevolo penserà che il Berlusca voglia annacquare quella data cambiandogli nome, ovvero, in preda alle sue manie di grandezza, pensa di poter riscrivere la storia.
Forse.
Io, però, penso anche un’altra cosa: che si tratti di paura di usare le parole giuste e di assumersi le responsabilità da esse derivanti senza ricorrere a realtà virtuali.

Controprova
Terremoto in Abruzzo.
Decreto del governo per la ricostruzione: erogazione dei fondi di, si dice, 8 miliardi, fino al 2032 (duemilatrentadue): 1.152 milioni per il 2009, 7 miliardi (ma saranno davvero 7?) in 23 anni, 304 milioni l’anno, una pacchia!
E non solo: niente contributi a fondo perduto come fu per Friuli ed Umbria, ma finanziamenti agevolati e crediti di imposta. Insomma se i soldi li hai va bene, se no ciccia. Il bonus per mettere a norma antisismica gli edifici, dati sempre con gli stessi meccanismi, va speso entro il 30 giugno 2011, roba da centometristi e da benestanti.
Quella della ritenuta d’imposta, poi, è da vero manuale del capovolgimento della realtà dove di solito i capitali vengono anticipati e poi restituiti a rate; qui invece tu anticipi i capitali ed io te li restituisco a rate e gli interessi sono a tuo carico.
Non so voi, ma questa io la chiamo dissociazione; d'altronde se uno ha paura delle parole, figuriamoci della realtà.


Vicenda matrimoniale Berlusconi - Lario
Affari loro. Non me ne importerebbe gran che se non fosse per il fatto che sotto il governo Prodi hanno rotto gli zebedei con tutti i family day di questo mondo.
Ebbene, chiunque abbia assistito a qualche talk show su questa vicenda forse sarà rimasto colpito da un aggettivo indirizzato dagli avvocati di Berlusconi (sì, quasi sempre avvocati) agli altri ospiti, che abbiano da ridire ovvero non condividano l’etica ed i costumi sponsorizzati dal Nostro: parrucconi, cioè retrogradi.
Insomma un aggettivo di solito adoperato nei confronti di chi si oppone all’evoluzione dei costumi, viene usato per giustificare le proprie faccende private.
Se questo è il modo di intendere il progresso che cosa ci possiamo attendere come paese?
Faccio una modesta proposta alla sinistra: battiamoli sul tempo e per una volta anticipiamoli sulla via dell’innovazione.
Reintroduciamo la pedofilia nel rapporto educativo tra maestro e discepolo, ma sì, avete capito bene, quella di Socrate e Platone. Secondo me rimangono spiazzati.


Barconi dei migranti
La Lega fa la xenofoba e Berlusconi di rincalzo dice: no ad un’Italia multietnica.
Peccato che la penisola sia già abitata da greci, fenici, ebrei, turchi, normanni, arabi, slavi, albanesi, ecc.
Ed ora anche da qualche milione di extra-comunitari o ex tali.
Senza di loro chiuderebbe il 40% delle aziende italiane.
Però se la parola “multietnico” viene addirittura negata nella sua evidenza invece di essere declinata nella sua complessità quale futuro volete che ci aspetti?
Almeno altri 20-30 anni di provincialismo.
Permettetemi a tal proposito un ricordo, che è soprattutto personale.
Intorno agli anni 60, anni di possente trasferimento di ricchezza dal sud al nord sotto forma di emigrazione, andava di moda un cartello sulle case del ricco nord: Non si affitta ai meridionali.
In Germania, invece, le fabbriche ci costruivano case per accoglierci, le famiglie ci affittavano le loro, ed anche le stanze all’interno delle stesse, e chi era giovane come me trovava nei giovani tedeschi amici ideali.
Forse è per questo che mi sento a mio agio più a Berlino che a Milano e che se dovessi avviare un’attività lontano da mio luogo di residenza, me ne andrei in Germania.
Mi sorge un sospetto: non è che la Germania a suo tempo fece un buon investimento e che altri diverso da me l’abbia presa sul serio continuando a contribuire alla ricchezza di quel paese?









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Commenti
Inviato: 13/5/2009 9:58  Aggiornato: 13/5/2009 9:58
Autore: fulmini

@ Petilino

Sì come sono relativista culturale (e me ne vanto) ritengo necessario distinguere a chiare lettere la moderna pedofilia globale (forma di devianza sessuale) dalla antica pederastia greca (forma di pedagogia), e riporto parte della voce 'pederastia greca' della enciclopedia Wikipedia:

"Il termine pederastia deriva dal greco antico παιδ- paid-, "ragazzo", e ἐραστής erastès, "amante". Nell'antica Grecia indica il peculiare fenomeno del rapporto ritualizzato e socialmente codificato del rapporto fra due maschi di età diversa.

Nella Grecia antica la pederastia consisteva in un legame tra un uomo e un adolescente (a partire da almeno dodici anni di età).
Questo genere di coppia traeva la sua legittimazione da numerosi equivalenti simbolici o mitologici tra figure divine o eroiche (Zeus e Ganimede, Apollo e Giacinto o tra lo stesso Apollo e Ciparisso, come tra Eracle e Iolao ed Ila, o ancora tra Teseo e Piritoo).
Alcuni indizi hanno fatto supporre che il fenomeno si sia evoluto a partire dai riti di iniziazione e di passaggio della cultura indoeuropea.

Si trattava di un modo riconosciuto di formazione delle elités sociali, che traduceva la relazione maestro-allievo. I vocaboli indicanti l'uomo e il ragazzo potevano variare da una città all'altra: per esempio erastes ("amante") e eromenos ("amato") ad Atene, eispnelas ("ispiratore") e aites ("auditore") a Sparta.
Anche le modalità della relazione differivano a seconda delle città e i rapporti sessuali potevano o meno essere permessi all'interno della relazione."