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diritto e rovescio : La pericolosa ignoranza del diritto
di gius , Thu 14 May 2009 7:00
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Mi ritrovo sempre più spesso a pensare che una delle piaghe più verminose che affliggono il nostro bel Paese sia l’incompetenza di certe persone che ricoprono, indisturbate ma assai disturbanti, alcuni ruoli nevralgici per la vita della Nazione. Ce l’ho sovra tutto coi giornalisti e coi parlamentari, ed in particolare con quei giornalisti che quando parlano di un avvenimento dal punto di vista giuridico mostrano una pericolosa ignoranza in materia, e con quei parlamentari che dovendo per mestiere produrre leggi non le conoscono affatto. Uno sguardo alla storia fa tuttavia sperare in un futuro migliore.

Le critiche si appuntano sul fatto che a mio parere il problema sta per così dire a monte, prima ancora che nelle persone in sé. È vero sì che potrà sempre capitare l’inetto, che il pericolo è sempre in agguato, ma è anche vero che questo pericolo può essere combattuto imponendo l’accesso ai mestieri accennati solo a seguito di percorsi altamente formativi. Ed uno dei luoghi di formazione per eccellenza è l’Università. Sì, sto parlando della laurea.

Questo discorso dovrebbe valere in generale per ogni lavoro. E quando si parla di lavori che hanno a che fare col diritto, il relativo iter formativo è evidentemente Giurisprudenza. Ma non si tratta di esser classista, come taluno mi accusa: dico infatti che lo stesso ragionamento sia da farsi – come spesso lo si fa – per ogni arte o mestiere che si intenda intraprendere. Vorrei che a progettarmi la casa sia un architetto, che ad operarmi al cuore sia un chirurgo, e via discorrendo. E così vorrei che a parlare di diritto sia un giornalista versato in tale scienza, e che a produrre diritto sia un parlamentare che sappia quel che fa. No, non possiamo perdonarli perché non sanno quello che fanno.

I requisiti, ora come ora, sembrano insufficienti. Per quanto riguarda i giornalisti, si parla del possesso di “una laurea” – davvero qui intesa come il c.d. “pezzo di carta” – di aver svolto il praticantato, di aver superato un esame di cultura generale. È vero che il 32 della legge 69/1963 dispone che «L’accertamento della idoneità professionale […] consiste in una prova scritta e orale di tecnica e pratica del giornalismo, integrata dalla conoscenza delle norme giuridiche che hanno attinenza con la materia del giornalismo», ma il giornalista non parlerà delle norme giuridiche che hanno attinenza (solo) colla materia del giornalismo, quando inquadrerà giuridicamente i tristi fatti con cui la cronaca ci avvelena le giornate.

Incredibilmente i criteri sono ancor meno selettivi per quanto riguarda i parlamentari, richiedendosi notoriamente la cittadinanza italiana ed i 25 anni per essere eletti deputati, o 40 per essere eletti senatori. La ratio di questa paradossale situazione, si dice, è che bisogna limitare il meno possibile il potere dei cittadini di scegliersi i propri rappresentanti. Come se imporre che per diventare veterinari occorra la relativa laurea limiti il diritto di ognuno di scegliersi il veterinario che preferisce, tanto per continuare il parallelo colle altre professioni.

Ma la storia, dicevo in esordio, fa ben sperare. Penso in ispecie alla professione del notaio, alla quale un tempo si poteva accedere semplicemente dietro pagamento di una consistente somma (si prendeva la patente), mentre in seguito, per combattere il dilagante analfabetismo, vennero forgiate norme man mano sempre più severe. La riforma, credo, partirà dalle comunità scientifiche, sotto la critica delle quali auspico che saranno sottoposte le elaborazioni di chi incide più o meno direttamente sulla vita politica, economica e sociale della Repubblica.


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Commenti
Inviato: 15/5/2009 20:45  Aggiornato: 15/5/2009 20:45
"..La riforma, credo, partirà dalle comunità scientifiche,.."

Non fa una piega.
Ma a quali comunità scientifiche Lei si riferisce?
Forse a quelle che hanno messo o mettono al bando gli "eretici" come Linus Pauling o Giuseppe Sermonti, giusto per fare qualche nome?
Le comunità scientifiche sempre più distratte dalla Scienza ed asservite all'industria?
Un saluto.
Fort