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vita di imprenditore : Un albanese in Italia
di fort , Mon 4 May 2009 8:00
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L’ho conosciuto che stavano lavorando, erano in quattro o cinque, alla ristrutturazione di un capannone vicino a noi. Era venuto a chiedermi se poteva allacciarsi con l’acqua un momento, in attesa che facessero i loro collegamenti. I lavori sono durati un sei mesi e così abbiamo approfondito la nostra conoscenza.

Era un ex ufficiale della marina militare albanese che, quando cadde il governo comunista, restò senza lavoro e senza soldi. Decise così di venire in Italia. In una maniera un po’ avventurosa, a sentire lui: attraversò l’Adriatico a vela ed a remi su una barchetta. Non conosceva nessuno ma uno del suo paese, in Albania, gli aveva dato l’indirizzo di un altro paesano che lavorava nei pressi di Firenze. Era l’unico riferimento che aveva in Italia. Ci andò e, bene o male, riuscì a trovare un lavoro. Solo che, a suo dire, il principale faceva fatica a pagarlo, gli dava meno del pattuito e rimandava sempre con qualche scusa.

Doveva necessariamente mandare dei soldi alla moglie, in Albania. Un giorno lo aspettò e quando vide il gippone arrivare (non pagava ma andava in giro con il gippone: un classico), lasciò che scendesse ed entrasse in ufficio. Sfilò le chiavi dell’auto dal cruscotto, se le mise in tasca, per l’ennesima volta chiese i soldi e, per l’ennesima volta il furbo tergiversò. Allora andò dai carabinieri e chiese di parlare con il maresciallo al quale spiegò chi era, cosa faceva, la situazione nella quale si trovava e gli consegnò le chiavi dell’auto del titolare inadempiente. Successe che non solo il titolare fu costretto a pagare il dovuto per avere indietro le chiavi (la giustizia dei marescialli è più spiccia ma molto efficiente e veloce) ma si beccò tutte le denunce e conseguenze del caso. L’ex ufficiale albanese, però, dovette lasciare la zona perché non trovava più lavoro e venne a Milano.

Finì a dipendere da un caporale che lo mandava a lavorare come manovale in un’impresa edile. Ora però, il titolare d’impresa, che doveva essere uno veramente dritto, si accorse che quell’uomo dava affidamento e lo assunse riscattandolo dal caporale. Il tempo confermò che poteva contare su di lui e così lo fece caposquadra. Gli risolveva un sacco di problemi, lui si liberava per altri impegni e la squadra lavorava benissimo. Dritto com’era, questo nuovo principale lo legò con un ottimo stipendio e gli diede in affitto simbolico, come benefit contrattuale, un suo appartamento. Poteva riunire la famiglia, fare arrivare finalmente sua moglie dall’Albania.


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Commenti
Inviato: 4/5/2009 13:23  Aggiornato: 4/5/2009 13:23
Autore: ioJulia

Una bella storia Fort.. Sembra una favola. I buoni che sconfiggono i cattivi. Per fortuna a volte succede..
Buona settimana
Julia
Inviato: 4/5/2009 18:35  Aggiornato: 4/5/2009 18:35
Autore: eleonora

Una storia così, oltre a essere piacevole da leggere, è un antidoto rispetto a tutto quel ciarpame giornalistico che istiga al razzismo sin dai titoli.
Inviato: 7/5/2009 0:13  Aggiornato: 7/5/2009 0:13
Ne conosco di altri, Julia.
Ho diversi clienti romeni, eritrei, etnici insomma che hanno cominciato da zero ed hanno ristoranti, adesso.
Ma una storia spettacolare è quella di un ragazzo marocchino, che il padre, lava parabrezzi, ha portato con se in Italia.
La racconterò perchè è strabiliante la storia che ha avuto: quella si che è come una favola solo che è vera.

Ciao.

Eleonora, grazie ed un salutone.