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eyes wide open : Dalla morte in diretta all’immagine infinita - 2 parte –
di fabiobenincasa , Tue 5 May 2009 7:00
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Una prova evidente della costruzione di questo reticolato di immagini ci è data dalle reazioni al terremoto in Abruzzo. Si tratta del primo evento che io possa ricordare completamente coperto non solo dai media verticali, ma anche e soprattutto dal web 2.0, cioè dai social network e dai blog. Il terremoto per ore ha avuto immagini e commenti provenienti solo da Facebook, Twitter e Youtube. Gli stessi telegiornali, ancor prima che le troupe arrivassero sul luogo della tragedia hanno usato liberamente questi materiali per i loro servizi.

Nei giorni successivi alla tragedia si è assistito a un vero e proprio scontro fra due stili retorici di comunicazione. Da una parte Vespa che andava in giro baciando le vecchie e palpeggiando i peluche trovati fra le macerie. Dall’altra blogger e comuni cittadini che inserivano on line immagini e testimonianze anche crude, spesso in opposizione a quelle più sentimentali dei TG.

La generale contestazione contro l’ipocrisia invadente dei giornalisti televisivi è partita e si è alimentata soprattutto sul web, fra Facebook e Youtube. È fin troppo facile definire l’approccio dei media tradizionali sotto le forme di una retorica, rappresentativa e narrativa. I giornalisti non sono lì in Abruzzo per la cronaca, ma per raccontarci «le storie», ricomponendo a logica un evento che sfugge a ogni catalogazione.

In apparenza il web si è mosso sul versante opposto. L’utopia è quella del «tempo reale» e della verità colta sul fatto. Qualcuno potrebbe arrivare a commentare «Internet lingua scritta della realtà», senza neppure un grande utilizzo del montaggio. Basta una telecamera di sorveglianza dell’autogrill o un cellulare per riportare all’evidenza i tremori degli edifici e gli oggetti che si infrangono per terra. Ma l’uscita dalla rappresentazione, attraverso la purezza dello sguardo meccanico della cinepresa, si scontra col fatto che chi la utilizza a posteriori la immette in un circuito. La rappresentazione scacciata dalla porta rientra dalla finestra, ma soprattutto il reticolo di immagini prodotte sul web tradisce un sistema di forme retoriche per interpretare l’evento.

Allora Vespa che bacia le nonnette vale quanto il blogger che denuncia il crollo di un ospedale? No. Quello che si cerca di sottolineare è che alla strategia retorica verticale e univoca della televisione si è opposta e si sta sostituendo una strategia retorica reticolare, nella quale l’apporto individuale riarticola continuamente le forme. Invece della vita colta sul fatto abbiamo una continua interpretazione della vita a partire dal dato diretto, una sorta di immagine infinita. Non un’utopia ma certamente un fatto importante e una possibilità di consapevolezza democratica in più.

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Commenti
Inviato: 5/5/2009 10:25  Aggiornato: 5/5/2009 10:25
Autore: fulmini

Sì, il giornalista televisivo (TV) e il giornalista reticolare (WEB) fanno, in modi tecnicamente e linguisticamente differenziati, cultura: "Cultura è una sezione finita dell'infinità priva di senso del divenire del mondo." (Max Weber)

Cosa manca al normale giornalista televisivo e al normale giornalista reticolare? Al primo la coscienza che la televisione non è la radio, al secondo che il blog non è il diario. Il giornalista televisivo (normale) non sa parlare il linguaggio della realtà - le immagini delle cose, il giornalista reticolare (normale) non sa farsi i fatti propri facendosi i fatti degli altri.