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zona di sovrapposizione : Salute e Ambiente
di petilino , Mon 13 April 2009 7:00
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Post n. 21


Si chiamava Roberto Javicoli.
Faceva il medico di base al Tiburtino ed era stato o era consigliere comunale a Roma per il PCI con varie giunte, Petroselli compreso
Era il mio medico.
Indiscutibilmente bravo: entravi nel suo studio per una qualche ragione, ne uscivi con un pacchetto di fogli.
Non erano prescrizioni, ma fotocopie, ritagli di giornali, volantini e tutto quanto fosse necessario per promuovere manifestazioni o denunciare le patologie derivanti dal disumano sviluppo urbano della zona dove lui esercitava la professione.
Lui, milanese, nuotava alla grande nella periferia tiburtina romana: Pietralata, Tiburtino Terzo, Settecamini, ecc.
Ha scritto di medicina su libri scolastici.
Ma i suoi libri per eccellenza rimangono I Litosauri e Anatomia della città.
Il suo chiodo fisso le patologie generate dalla speculazione edilizia, i costi socio-sanitari della cementificazione.
30 anni fa.
Credo che ancora oggi non si ponga sufficiente attenzione sui danni alla salute psico-fisica che nascono dalla rottura dell’equilibrio naturale nel quale è avvenuta la nostra evoluzione.
Si parla di consumo di territorio, di corruzione, di riciclaggio di denaro sporco e di infiltrazioni mafiose, ma non mai dei costi sanitari palesi od occulti, specie di quelli legati alla salute mentale.
Per il tabacco sono state fatte battaglie sfociate, negli Stati Uniti, in class action miliardarie, essendosi dimostrato il legame tra malattie polmonari e fumo.
Ma è così difficile dimostrare i danni alla salute legati al consumo del buio e del silenzio?

Una volta andare da Roma ad Ostia costituiva una gita fuori porta.
Lasciato l’EUR ci si immergeva per 20 km nella campagna romana con contorno di verde e di pecore, si staccava.
Oggi lo stesso percorso avviene all’ombra quasi ininterrotta delle gru.
Nel frusinate la via Morolense è una teoria di stabilimenti vuoti e tristi; a pochi chilometri, distruggendo la campagna di Anagni, sono sorti nuovi insediamenti, magazzini (attenzione, però, si dice logistica, è più trend).
Leggo che, specie nel Triveneto, le strade scorrono tra file di capannoni, per riposarsi bisogna per forza andar via da casa, luogo deputato al riposo, non è innaturale?
Per impiegare 20 min. in meno da Roma a Milano si è desertificato il Mugello: chi accetterebbe di dilapidare un giacimento petrolifero, rinnovabile per giunta, per 20 min. in meno? Invece l’acqua la si distrugge.
Non riuscire a vedere le stelle, non è patogeno dal momento che ci siamo evoluti, specie intellettualmente e scientificamente, anche in presenza di questa visione?
Insomma credo che il rispetto per l’ambiente sia prevenzione sanitaria e che impostare una lotta in questi termini ci potrebbe portare all’impostazione di azioni giudiziarie collettive anche a livello europeo tali da, una parte, sensibilizzare l’opinione pubblica con un argomento che riguarda tutti e non di elite e dall’altra minacciare il portafoglio dei rapinatori ambientali, il solo argomento che riescono ad intendere.
Anche questo è un contributo alla lotta alle droghe ed alle morti giovanili; altrimenti facciamo solo esercizi verbali per riempire tempo e talk show.

P:S:: A proposito di stelle, nella notte tra il 5 ed il 6 aprile ne è stata spenta una alle 3.32: L’Aquila.
Era molto bella e si dice che il nome le derivasse dalla mappatura delle sue chiese, disposte secondo le stelle della costellazione omonima. Non l’ho mai verificato. Ma è sicuramente così, anche se non fosse vero.
Altair come Santa Maria di Collemaggio. Al contrario di molte città che sono nate e poi si sono imposte sul territorio, L’Aquila fu fondata nel 1254 dai castelli/paesi circostanti per difendersi contro il giogo dei baroni feudali.
Ancora oggi la bolla, con la quale Celestino V, Pietro da Morrone, concesse le indulgenze a tutti senza pagamento, rimane proprietà del Capitano del Popolo, cioè dell’amministrazione comunale contro il papato
Non ricostruirla lì dove l’hanno voluta per anelito di libertà, significherebbe fare un’altra cosa, che con L’Aquila non c’entrerebbe niente, si seminerebbe altra morte.
Costerebbe molto? Ma perché come si calcolano i costi e che cosa ci va dentro?

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Commenti
Inviato: 13/4/2009 7:25  Aggiornato: 13/4/2009 7:25
Lo sviluppo forsennato e la cementificazione selvaggia ci costringono a vivere come polli in batteria, da sacrificare alla produzione.
Cellette abitative ove si legge "cucina abitabile"; ma come dovrebbe essere una cucina?
Stretti, stretti ed uno sull'altro in città/periferie dormitorio in quegli agglomerati di litigi che si chiamano Condominii.
E pochi - ragazzi della via Gluck - ci riflettono su.
luigi
Inviato: 13/4/2009 9:19  Aggiornato: 13/4/2009 9:19
Autore: fulmini

Una piccola bara bianca – frammento insostenibile della diretta televisiva dei funerali da L’Aquila – con sopra un giocattolino, un centauro colorato ancora avvolto nel cellophane, m’ha fatto tornare agli occhi della mente altre bare, piccole e bianche anche quelle, di bambini sgozzati, mutilati, fermati, da cani da guardia scientemente male addestrati, comprati da altri maledetti genitori intenti, anche loro, a proteggere ‘la roba’, a tutti i costi, anche a costo di rendersi complici della costruzione e abitazione di case di sabbia di mare, anche a costo della vita dei figli bambini.
Inviato: 13/4/2009 17:36  Aggiornato: 13/4/2009 17:36
Non trovo una contrapposizione netta e definita fra mafie, consumo di droga, cementificazione e perdita del senso estetico. In tutti i casi la costante è che le cose non hanno un'anima, non sappiamo più coglierne la bellezza, scienza e religione si intrecciano per presentarci l'universo (o il creato) come "oggetti" dati in uso all'uomo. L'uso si è poi esteso anche ai rapporti con le persone e, accettato questo, persino noi ci pensiamo come oggetti d'uso per altre persone. Mafia è sfruttamento dell'uomo sull'uomo, sfruttamento delle risorse e del territorio per ricavarne un beneficio per sé, la propria famiglia e i propri "amici". Non siamo forse tutti in po' mafiosi secondo questa definizione? Il senso del tempo poi si è fermato ad un eterno presente, viviamo sempre nel qui e ora (come va di moda apostrofare) dimenticandoci da dove veniamo (tranne far spazio a ricostruzioni mitiche come i celti o chi per loro) e non tenendo in alcun conto del domani. Non siamo più capaci di progettare, di articolare piani di grande respiro. L'uomo greco antico costruiva e produceva per l'eternità (anche se aveva molto forte il senso della finitezza dei progetti umani e delle opere dell'uomo) e tutt'ora sentiamo l'anelito di ciò che è rimasto interrogarci ancora sulle grandi domande che l'umanità si è posta da sempre. Oggi non oseremmo neppure immaginare che qualcosa possa avere una valenza eterna (potenzialmente, beninteso), o che possa sopravvivere attraverso quialcos'altro che la riprenda e la migliori (come è stato il Rinascimento artistico italiano che ha attinto moltissimo all'arte classica migliorandola notevolmente). Nemmeno più la chiesa ha aspirazioni di eternità, è meglio un 8 per mille oggi che il regno dei cieli domani.
Un caro saluto
http://garbo.ilcannocchiale.it/