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diritto e rovescio : Il crocifisso a scuola
di gius , Sun 12 April 2009 7:30
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La quistione del crocifisso a scuola (contributo alle riflessioni sulla tolleranza)

Negli ultimi tempi s’è scatenata qualche polemica a cagione dell’usanza di esporre il crocifisso nelle aule scolastiche d’Italia. Secondo taluni detta esposizione configurerebbe una lesione al principio di laicità dello Stato ed alla libertà religiosa: affrontiamo di petto queste osservazioni e vediamo di capire cosa sia cotesto “principio di laicità”, e qual sia il contenuto della libertà religiosa. Il discorso giuridico ci salverà dalle intolleranze.

Dando per certo in questa sede che lo Stato italiano sia laico – non v’è norma alcuna che dica ciò esplicitamente – dobbiamo distinguere la laicità dal laicismo. Corte cost. 12 aprile 1989, n. 203 dichiara che il principio di laicità «implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione». È una sentenza che fra pochi giorni compirà 20 anni, richiamata dalla stessa Corte nel 1990 (sentenza n. 259), nel 1993 (sentenze nn. 195 e 421), nel 1995 (sentenze nn. 149 e 440), nel 1996 (sentenza n. 334), nel 1997 (sentenze nn. 235, 329), nel 2000 (sentenza n. 508), nel 2002 (sentenza n. 34) e nel 2005 (sentenza n. 168). È una carrellata di numeri mi rendo conto poco simpatica e che dedico di cuore a chi vorrebbe infirmare la ragionevolezza del contenuto d’una sentenza sulla base dell’argomento che sia “roba vecchia”. Quindi ancor oggi si deve evitare di tirare in ballo il principio di laicità dello Stato quando si voglia combattere acriticamente contro la presenza dell’elemento religioso nel nostro ordinamento (come si fa per esempio quando si favella della c.d. ora di religione; o del cappellanato militare, ospedaliero e negli istituti di prevenzione e pena; etc.).

Per quanto concerne il contenuto della libertà religiosa, è ancora una volta importante la giurisprudenza della Corte costituzionale, perché di per sé il 19 Cost. («Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume») nomina solo le tre classiche libertà – positive – di coscienza, di propaganda e di culto. Vi è in vece anche una libertà “negativa”, alla quale libertà accennano la sentenza 10 ottobre 1979, n. 117 e la già citata 203/1989. Essa viene intesa sia come libertà di non professare alcuna religione, sia come immunità da coercizioni esterne in materia religiosa. Il crocifisso, da questo punto di vista, è un simbolo passivo – prendo l’espressione da TAR Veneto, 22 marzo 2005, n. 1110, il quale però esclude il crocifisso esser tale – e dunque non costringe né impedisce atti di fede. Senza contare ch’esso fa ora mai parte della nostra storia, cultura, tradizione – cosa diversa sarebbe se si trattasse di introdurlo ora, ex novo, nelle aule scolastiche.

Per terminare, riporto le belle parole della decisione del Consiglio di Stato 13 febbraio 2006, n. 566: «in Italia, il crocifisso è atto ad esprimere, appunto in chiave simbolica ma in modo adeguato, l’origine religiosa dei valori di tolleranza, di rispetto reciproco, di valorizzazione della persona, di affermazione dei suoi diritti, di riguardo alla sua libertà, di autonomia della coscienza morale nei confronti dell’autorità, di solidarietà umana, di rifiuto di ogni discriminazione, che connotano la civiltà italiana».

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Commenti
Inviato: 12/4/2009 8:07  Aggiornato: 12/4/2009 8:07
Le due citate Sentenze che indicano la negatività della Libertà di non religione sono altamente offensive e lesive del diritto di Libertà di colui che non crede ovvero è agnostico ed è figlia della cultura baciapile che permea questa Nazione genuflessa alla Chiesa di Roma.
La Libertà non può essere aggettivata e men che meno con aggiunta "negativa" quando si tratta di libera scelta di una persona che non intende, nel contempo, opprimere alcuno, di contro.
Io, agnostico, sono Libero in senso positivo; degli altri non mi importa finché non intaccano i miei principi e l'esposizione di un simbolo religioso, qualunque, è privazione della mia Libertà di agnostico (o ateo).
Nei luoghi pubblici l'esposizione di simbologia religiosa è oppressione ed oltraggio alla mia Libertà.
Se "Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume», allora o nessun simbolo ovvero tutti i simboli, inclusi quelli dell'ateo e dell'agnostico; poiché sono anche questi espressioni di credenze.
I "...valori di tolleranza, di rispetto reciproco, di valorizzazione della persona, di affermazione dei suoi diritti, di riguardo alla sua libertà, di autonomia della coscienza morale nei confronti dell’autorità, di solidarietà umana, di rifiuto di ogni discriminazione, che connotano la civiltà italiana»" appartengono anche, se non soprattutto, al Libero Pensiero e non sono esclusività della Chiesa cattolica o di altre Confessioni.
Per finire, per il principio di Libertà, tanto sbandierato anche da Sentenze scritte sotto dettatura divina, talune, non devo essere io a chiedere l'esonero dall'Ora di Religione; ma è il credente che deve, semmai, chiederne la frequenza e la lezione deve fare carico alla Chiesa e non allo Stato.
Altra cosa sarebbe l'Ora di Religioni, in essa inclusa anche la lettura e lo studio del Libero Pensiero.
Per chiudere, la vera tolleranza sta fuori dalle Religioni e le tante guerre con matrici di Credo ne sono la tangibile dimostrazione.
Non è accettabile che la Fede religiosa si impossessi, impropriamente, della "tolleranza" che non le appartiene, per principio; perché
è assolutista; fin dal suo incipit ed a seguire.
luigi