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economia di solidarietà : Come iniziare la creazione di una nuova superiore civiltà? (XV)
di luisrazeto , Sun 5 April 2009 7:00
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Il testo viene pubblicato in italiano e in spagnolo - lingua nella quale è stato pensato e scritto da Luis Razeto - tra le due versioni una fotoGrafia evocata per associazione.

In questo si approfondisce la spiegazione delle grandi differenze che si osservano fra gli individui, e su come queste siano in grande parte conseguenza del modo in cui affrontano i loro bisogni.

Le grandi differenze che si osservano fra un individuo e un altro in quanto allo sviluppo delle dimensioni corporale, spirituale, individuale e sociale, trovano anche la loro spiegazione a partire dalla concezione della “natura umana” essenziale, intesa come un processo in corso di realizzazione e compimento sulla base del sorgere e della evoluzione dei bisogni umani che presentano gli individui ed i gruppi.

Esistono atleti di notevole sviluppo e flessibilità fisica, come anche saggi di grande profondità spirituale; esistono soggetti sommamente individualistici che pongono il proprio ego al di sopra del mondo, come esistono altri generosi che danno la propria vita per cause sociali. Tutti quanti sono persone che esprimono la medesima “natura umana” essenziale, e tutti hanno vissuto qualche grado di sviluppo nelle quattro dimensioni della esperienza umana. La notevole differenza fra di loro risiede precisamente nel fatto che hanno dispiegato in modi molto diversi queste dimensioni, facendo presente nelle loro vite i differenti bisogni con diversa intensità e soddisfacendoli in maniere sommamente differenti.

Quando sono nati, tutti erano soltanto potenzialità nelle quattro dimensioni, come un punto non dispiegato; sebbene probabilmente queste potenzialità erano già differenziate in quanto alla forza con la quale potevano dispiegarle. Mi riferisco a una certa predisposizione, possibilmente influenzata dai condizionanti genetici degli individui che li rendono più o meno adatti a sviluppare con maggiore o minore facilità queste distinte esperienze e bisogni. D’altra parte, i contesti socio-culturali nei quali siano nati, facilitano o ostacolano il loro sviluppo in una o altre dimensioni. Questo ambiente socio-culturale, in qualche modo costituente ciò che abbiamo chiamato “seconda natura”, stabilisce qualcosa come un livello minimo o base al quale rapidamente arriveranno gli individui attraverso il loro inserimento nella società, partendo dalla famiglia, la scuola, il quartiere, la nazione, ecc.

In questo modo si predispongono gli individui, dotati di una medesima “natura umana” essenziale, a dispiegarla nelle sue potenzialità in forme e livelli assai differenziati. Si predispongono, geneticamente e socialmente; ma il processo di sviluppo nelle quattro dimensioni incomincia con l’interazione ed il relazionamento concreto. Agli inizi e fino ad un certo livello, il processo di sviluppo sarà fortemente indotto dall’esterno, e cioè, dalle persone ed i contesti che andranno provvedendo differenti risposte e mezzi di soddisfazione di fronte ai bisogni che in ognuna di queste dimensioni si faranno inevitabilmente presenti.

Ma giunge un momento in cui ogni soggetto sarà in condizioni di assumere il controllo del proprio processo di consumo. E allora si accentuerà la differenziazione, in quanto gli individui ed i gruppi andranno avanti in queste dimensioni con diversi ritmi e diverse enfasi, come risultato delle scelte che andranno facendo riguardo i bisogni che privilegieranno di soddisfare con le risorse e nei tempi disponibili per ciascuno, e secondo i beni, servizi e mezzi di soddisfazione che sceglieranno.

In questo modo una persona può andare avanti accentuando fortemente la dimensione corporale, e diventare un grande sportivo o uno che potenzia il suo fisico nelle sue diverse espressioni, mentre altri possono mantenere una certa atrofia in questi aspetti e sviluppare invece fortemente le dimensioni culturali, della conoscenza, della spiritualità. Un individuo può essere assai spinto nella prospettiva individuale, nella affermazione di sé, della propria identità, dell’ego, della sua sicurezza, dei propri interessi. E un altro può essersi orientato verso gli altri, verso la condivisione, la partecipazione, l’agire insieme ad altri.

Naturalmente tutti, in qualche modo fin dalla nascita, andiamo avanti in queste distinte dimensioni. Ma così veniamo conformando una certa personalità, una certa personale struttura dei bisogni, in funzione di quanto siamo andati avanti in ognuna di queste dimensioni. Ci sono persone con forti bisogni di individuazione e grandi esigenze corporali, ed altre con accentuati bisogni di sociabilità e forti domande culturali. Le combinazioni possibili sono infinite, configurandosi così molteplici strutture di personalità e di bisogni, che sono risultato di quanto e di come ciascuno venga sviluppando le esperienze.

Quando un soggetto – individuale o collettivo - accentua una determinata direzione nel proprio sviluppo, può accadergli di trascurare le altre dimensioni. Dunque vale domandarsi: qual è la migliore struttura della personalità? Probabilmente si è tentati di rispondere che la struttura migliore sia quella che abbia svolto tutte le dimensioni in modo equilibrato, vale a dire, la cui personalità mostri una perfetta armonia ed equilibrio fra le diverse dimensioni della esperienza umana. Ma questa potrebbe essere una risposta incompiuta, e persino ingannevole.

In effetti, può accadere che una persona che sviluppa con equilibrio tutti i bisogni non spicchi né contribuisca particolarmente in nessuna delle dimensioni della esperienza umana. Al contrario, ad esempio, la squadra di calcio d’un paese richiede persone che dedichino otto ore al giorno allo sviluppo dei muscoli e delle abilità fisiche, e tante ore a pensare in questa attività, mentre un leader politico o un maestro spirituale dovrà aver posto l’accento in altre dimensioni, potendo anche subire una certa atrofia della propria dimensione corporale.

Ciò che voglio dire è che esiste un mondo di opzioni libere, legittime. Non esiste un modello. Certo, vi è un modello di perfezione ideale, che potrebbe esprimersi con la affermazione seguente: “Perfetto è chi integra tutto arrivando in tutto all’eccellenza”. Ma si sa che alcuni grandi uomini sono stati un po’ storpi, ad esempio. E si può anche discutere quando un maestro spirituale abbia una fortissima orientazione verso i propri interessi.

È da distinguere la perfetta realizzazione della “natura umana” essenziale che possiamo costruire come società, da ciò che ogni individuo e gruppo umano particolare possa sviluppare. A livello individuale, possiamo pensare che in qualsiasi delle quattro dimensioni che accentuiamo, o che sviluppiamo con più energia, staremmo avvicinandoci, almeno in quella dimensione, verso qualche livello di perfezione.

Perciò, ciò che voglio qui rilevare e mettere in risalto è la legittimità delle opzioni e scelte individuali e la validità dello sviluppo di individui e soggetti che non siano necessariamente equilibrati, nel senso di sviluppare simmetricamente le diverse dimensioni. In ogni caso, ciascuno di noi, in qualsiasi di esse, possiamo andare molto avanti.

Continueremo riflettendo su questo importantissimo argomento.

donna partecipante alla maratona dopo la gara

Fulmini, Giovane maratoneta a gara finita (Maratona di Roma del 22 marzo 2009)


EN ESTE SE PROFUNDIZA LA EXPLICACIÓN DE LAS GRANDES DIFERENCIAS QUE SE OBSERVAN ENTRE LOS INDIVIDUOS, Y DE CÓMO ELLAS SON EN GRAN PARTE CONSECUENCIA DEL MODO EN QUE ABORDAN SUS NECESIDADES.

Las grandes diferencias que se observan entre un individuo y otro en cuanto a su desarrollo en las dimensiones corporal, espiritual, individual y social, encuentran también su explicación a partir de la concepción de la “naturaleza humana” esencial, entendida como un proceso en curso de realización y cumplimiento en base al surgimiento y evolución de las necesidades humanas que manifiestan los individuos y los grupos.

Hay atletas de notable desarrollo y flexibilidad fìsica, como también hay sabios de gran profundidad espiritual; hay sujetos sumamente individualistas que ponen su ego por encima del mundo, como hay otros generosos que entregan su vida por causas sociales. Todos ellos son personas que expresan la misma “naturaleza humana” esencial, y todos ellos han experimentado algún grado de desarrollo en las cuatro dimensiones de la experiencia humana. La diferencia notable entre ellos, está precisamente en que han desplegado de maneras muy distinta estas dimensiones, haciendo presente en sus vidas las diferentes necesidades con diversa intensidad y satisfaciéndolas de maneras sumamente diferentes.

Al nacer, todos ellos eran pura potencialidad en las cuatro dimensiones, como un punto no desplegado; si bien probablemente esas potencialidades estaban ya diferenciadas en cuanto a la fuerza con que pudieran desplegarlas. Me refiero a una cierta predisposición, en la cual pudieran influir condicionantes genéticos de los individuos que los hicieran más o menos aptos para desarrollar con mayor o menor facilidad esas diferentes experiencias y necesidades. Por otra parte, el entorno socio-cultural en que hayan nacido, también les facilitará o dificultará su desarrollo en unas y otras dimensiones. Este entorno a contexto socio-cultural, de algún modo constituyente de la que hemos denominado una “segunda naturaleza”, establece algo así como un “piso” o base al que aceleradamente llegarán los individuos mediante su inserción en la sociedad, partiendo de la familia, la escuela, el vecindario, la nación, etc.

De este modo se predisponen los individuos, dotados de una misma “naturaleza humana” esencial, para desplegarla en sus potencialidades de formas y en niveles muy diferenciados. Se predisponen, genética y socialmente; pero el proceso de desarrollo en las cuatro dimensiones comienza con la interacción y el relacionamiento concreto. En los inicios y hasta cierto nivel, el proceso de desarrollo estará fuertemente inducido desde fuera, o sea, desde las personas y contextos que irán proveyendo diferentes respuestas y satisfactores ante las necesidades que en cada una de esas dimensiones se irán inevitablemente presentando.

Pero llega un momento en que cada sujeto estará en condiciones de ir tomando el control de su proceso de consumo. Y entonces se acentuará la diferenciación, en cuanto los individuos y los grupos irán avanzando por estas diferentes dimensiones con distinto ritmo y diferentes énfasis, como resultado de las opciones que irán efectuando en cuanto a las necesidades que privilegiarán satisfacer con los recursos y en los tiempos disponibles por cada uno, y según los bienes, servicios y satisfactores que irán escogiendo.

De este modo, una persona puede ir enfatizando fuertemente la dimensión de su corporalidad, y convertirse en un gran deportista o en alguien que potencia su físico y sus diversas dimensiones corporales, mientras que otras personas pueden mantener cierta atrofia en esas dimensiones e ir desarrollando más fuertemente las dimensiones culturales, del conocimiento, de la espiritualidad. Una persona puede estar muy enfatizada en la perspectiva de lo individual, en la afirmación de sí misma, de su identidad, de su yo, de su seguridad y de sus propios intereses. Y otro puede estar muy orientado a hacia los otros, volcado a compartir, a participar, a estar y actuar junto con otros.

Naturalmente que todos vamos, de alguna manera desde que nacemos, avanzando en estas distintas dimensiones. Pero nos vamos determinando con una cierta personalidad, con una cierta estructura personal de necesidades, en función de cuánto avanzamos en cada una de estas direcciones. Hay personas con fuertes necesidades de individuación y grandes exigencias corporales, y otras con marcadas necesidades de sociabilidad y acentuadas demandas culturales. Las combinaciones posibles son infinitas, configurando múltiples estructuras de personalidad y de necesidades, que van resultando de cuánto y de cómo cada uno haya ido desarrollando las experiencias.

Cuando un sujeto - individual o colectivo - enfatiza una cierta dirección en su desarrollo, puede ocurrirle que descuide otras dimensiones. Entonces, cabe preguntarse: ¿cuál es la mejor estructura de personalidad? Probablemente se responda que la mejor estructura es la de alguien que las haya desarrolla todas en forma equilibrada, esto es, cuya personalidad evidencie una perfecta armonía y equilibrio entre todas las dimensiones de la experiencia humana. Pero ésta pudiera ser una respuesta incompleta, o incluso engañosa.

En efecto, puede ocurrir que una persona que desarrolla en forma equilibrada todas las necesidades no destaque ni aporte especialmente en ninguna de las dimensiones de la experiencia humana. A la inversa, por ejemplo, la selección de fútbol de un país requiere personas que dediquen ocho horas al día al desarrollo de la musculatura y de sus habilidades físicas, y tantas horas más a pensar en esa actividad, mientras que un líder político o un maestro espiritual tendrá que haber puesto énfasis en otra dimensiones, aunque quizá haya tenido que experimentar cierta atrofia en su dimensión corporal.

Lo que quiero decir es que hay aquí un mundo de opciones libres, legítimas. No hay un modelo. Claro, hay un modelo de perfección ideal, que pudiera expresarse con la siguiente afirmación: “Perfecto es el que lo integra todo, llegando en todo a la excelencia”. Pero se sabe que algunos grandes hombres son medios tullidos, por ejemplo. Y se discutiría también que un maestro espiritual tenga una muy fuerte orientación hacia sus intereses particulares.

Habrá que diferenciar la perfecta realización de la “naturaleza humana” esencial que podemos construir como sociedad, de aquello que cada individuo y grupo humano particular pueda desarrollar. A nivel individual, podemos pensar que en cualquiera de las cuatro dimensiones que enfaticemos, o que desarrollemos con más energía, estaremos acercándonos, por lo menos en esa dimensión, a algún nivel de perfección.

Por eso, lo que quiero aquí relevar y poner de manifiesto es la legitimidad de las opciones individuales y la validez del desarrollo de personas y de sujetos que no sean necesariamente equilibrados, en el sentido de que desarrollen en forma simétrica las diferentes dimensiones. En todo caso, cada uno de nosotros, en cualquiera de ellas, todavía podemos avanzar mucho.

Continuaremos reflexionando sobre este importantísimo asunto.

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Commenti
Inviato: 5/4/2009 10:41  Aggiornato: 5/4/2009 10:41
Autore: fulmini

@ Luis

Tutto il pezzo, il post, il capitolo, è chiaro e tondo, e in più d'un luogo persino bello. Due volte ho sorriso in solitudine – il beato sorriso di divertita affinità che corona talvolta l’esercizio della santa lettura! E sempre traversando lo stesso luogo in cui mostri che la perfezione e l’armonia non sono necessariamente una ed una sola cosa, ma sono (relativamente) indipendenti.

Il mio pensiero è andato a tanti artisti, scienziati, filosofi, irrisi dai loro armonici mediocri contemporanei perché altamente disarmonici, come albatri atterrati, nella vita sociale, nella vita pratica, nella vita corporale – disarmonici, certo, eppure producenti tanta perfezione, tante opere perfette che rallegrano la nostra vita difficile!

Quanto poi allo sviluppo pieno della dimensione corporale, vorrei qui proporre un vertice assoluto, sebbene lontano dai modelli contemporanei, dominati da figure alte, proporzionate, sinuose, palestrate. Parlo di Michelangelo Buonarroti, il quale aveva sviluppato il suo corpo in maniera tale da farne lo strumento più sensibile, più preciso, più audace nella rappresentazione figurativa: le sue sculture, le sue pitture, per dirla nel dialetto calabrese della costa tirrenica, spesso e volentieri “parranu cu Diu”, parlano con Dio.
Inviato: 5/4/2009 14:04  Aggiornato: 5/4/2009 14:40
Grazie Fulmini, del bellissimo commento, che ci porta a pensare ed approfondire il rapporto fra le dimensioni corporale e spirituale. La fotografia con la quale illustri il post mi fa pensare anche alla ballerina, che connette la ricerca di perfezione del corpo con quella dello spirito.
Luis Razeto
Inviato: 7/4/2009 17:03  Aggiornato: 7/4/2009 17:03
Autore: unviaggiatore

Cito testualmente da un libro sul cinema (Edoardo Bruno, Film; altro reale, ed. Il formichiere, 1978)

“L'uomo delle caverne che muove con astuzia e intelligenza alla caccia dell'animale feroce, compie già una mimesis, indossandone la pelle, accentuando, nell'urlare e nel gestire, gli aspetti caratteristici dell'animale, ma va, soprattutto, oltre il dato dell'esperienza, inventando una animalità diversa, più terrificante, più feroce di quella reale. Il gestire, il modulare la voce, l'imitazione dell'aspetto esteriore non sono che parte della mimesis....”
Mi sembra questo un buon esempio di prima natura umana: l'uomo ha bisogno di cibo, va a caccia ma prima studia il comportamento della preda e inventa. Il bisogno di cibo e di studio sono dunque bisogni universali.
Lasciando a tutti il diritto di pensare e credere in maniera diversa, pur considerando lecito il bisogno della speranza e di protezione, possiamo dire che il credere in Dio sia un bisogno naturale e universale? Credo di no, non tutti gli uomini hanno bisogno di credere in un essere superiore.
Per Aristotele L'appartenenza alla natura umana comporta per ognuno la capacità di assumere abitudini che, comunque, dipendono dalla cultura e dalle scelte individuali.
Marx e Freud, pur attraverso un diverso tipo di analisi , considerano l'uomo condizionato da circostanze fuori dal suo controllo.
Partendo da qui possiamo dire che oggi tutti gli uomini abbiano la possibilità di scegliere?
Che cos'è il libero arbitrio? Quetelet e Guerry hanno studiato l'incidenza del reato in relazione, tra l'altro, all'istruzione e alle condizioni economiche:


“Possiamo dire in anticipo quanti individui si macchieranno le mani col sangue dei loro simili
(...) come possiamo predire le nascite e le morti che avranno luogo...” (Quetelet in Leon Radzinowicz, Ideologia e criminalità, La scuola positiva, ed. Giuffrè)
Giuliano Cabrini
Inviato: 9/4/2009 0:40  Aggiornato: 9/4/2009 0:59
A Giuliano Cabrini:

Molto interessanti le tue riflessioni e questioni. Ognuna di esse é valida e importante, sebbene non facciano parte di un ragionamento che le relazioni coerentemente.

Anche a me, la citazione di Edoardo Bruno sembra una buona illustrazione del concetto di "natura umana" essenziale che vengo esponendo.

Riguardo la questione se il credere in Dio sia un bisogno naturale e universale, condivido la tua opinione. Credo tuttavia che il fatto di porsi la domanda sulla esistenza o meno di un essere superiore sia universale, ma non il credere in Dio né il rispondere positivamente alla domanda. Nella natura umana c'è il bisogno di conoscenza, che include il porsi domande e quesiti anche filosofici.

Condivido il concetto che riferisci ad Aristotele, e anche la idea che attribuisci a Marx e a Freud riguardo il condizionamento da circostanze che non controlliamo. Questo condizionamento però, non nega la possibilità del libero arbitrio, che naturalmente è presente negli individui in modo assai differenziato.

Non condivido perciò l'estremo determinismo di Quetelet e Guerry.

Devi scusarmi la estrema brevità di queste risposte o commenti a tuoi molto importanti quesiti, ognuno dei quali meriterebbe almeno un intero post.

Luis Razeto