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diario : Roma città aperta
di fulmini , Wed 1 April 2009 10:20
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Ho visto, sentito, respirato, ieri sera ‘La Vita della Morte’ – opera di teatro, di musica, di poesia di altissima concezione e superba esecuzione.

Contentatevi di questa commossa testimonianza - non ci sono ancora parole adeguate per descriverla compiutamente quest’opera. Certo, vi si intravvede la tragedia greca, il melodramma italiano, la musica jazz, il poema lirico... come in un fanciullo si intravvedono i nonni, i genitori, gli zii, a vederci bene anche i trisavoli. Ma come ogni essere umano pieno e completo, l’opera d’arte è irriducibilmente originale: non c’era prima, non ci sarà più – ora che c’è, quell’essere umano, quest’opera d’arte, andiamo a vederli, sentirli, respirarli, e aspettiamo che ci rivolgano una parola, uno sguardo, un fiato.


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Commenti
Inviato: 1/4/2009 17:36  Aggiornato: 1/4/2009 17:36
Anch'io sono rimasta profondamente coinvolta e colpita dal racconto che l'autrice e regista della "Vita della Morte" ci ha voluto regalare ieri sera. Sono stata messa nella condizione di partecipare con grande emozione e commozione a momenti lontani eppure così presenti. E' stata ed è un'opera quella mandata in scena da Alexandra Zambà che ha suscitato in me tanta gioia. Ma anche l'ammirazione per la passione e lo slancio poetico e culturale che Lei ha saputo infondere in ogni persona, in ogni personaggio e in ogni oggetto creatore e produttore di luce e di suoni. E ancora gioia e felicità ho condiviso con Lei quando, a conclusione dell'Opera, ha presentato i suoi meravigliosi protagonisti.Lea Tomei
Inviato: 2/4/2009 1:00  Aggiornato: 2/4/2009 1:00
Mi dispiace non aver potuto esserci. Ne farete certamente un video.
Meglio se di persona in tournée.

abbracci

Astrea
Inviato: 5/4/2009 11:32  Aggiornato: 5/4/2009 11:32
Autore: AlfaZita

A fulmini a Lea Tomei ad Astrea

Vi ringrazio dell’appassionata testimonianza, della vostra attesa, emozione.

Vorrei poter esprimervi quanto grande è stata la gioia nello scrivere il testo e poi con la rocca in mano quanta magia nell’andare e nel venire paziente, nell’intercalar del gesto, nell’intrecciar le voci
in una tela di fili multicolori; nell’innestare le gioie ai dolori,
nel convogliare le forze in un punto e poi lasciandolo libero vederlo con occhi allibiti roteare.
Inviato: 11/4/2009 17:07  Aggiornato: 11/4/2009 17:07
La vita della morte ( I Zoi Tu Thanatu )
di Alexandra Zambà

E’ bello lo spettacolo La vita della morte, scritto e diretto da Alexandra Zambà, andato in scena a Roma al teatro La comunità dal 31 Marzo al 5 Aprile.
E’ bello, coraggioso ed emozionante. E’ coraggioso a partire dalla centralità del tema: la morte e il suo rapporto indissolubile con la vita. E’ risaputo che il tema sotteso ad ogni opera d’arte sia la morte, limite dell’esistenza e luogo dove vaga l’oscuro significato delle cose. Le civiltà nascono con il culto dei morti ma ogni epoca sviluppa un diverso tabù nei confronti della morte. Di questo mistero assoluto le religioni si sforzano di individuare un senso, di anticipare un esito che nessuno ha mai raccontato ma sul quale molti si sono esercitati. La morte è il buco nero sul quale è possibile proiettare ogni nostro desiderio ed ogni nostra paura. (Paura e Desiderio, il binomio fondamentale del nostro agire). La bellezza dello spettacolo consiste nella grazia e leggerezza, i due elementi di questa danza che unisce l’esistere ed il non-esistere. La musica e le parole creano una tessitura coreografica che attraversa i rituali funebri, ma non funerei, di diverse culture. La sobrietà e l’intensità delle interpretazioni lasciano un ricordo profondo, uno sgomento che si stempera nel presente quotidiano che continua ad includere il passato significativo. Le scene ed i costumi sono efficaci nella loro semplicità; le musiche e le danze evocano con forza acuta i sentimenti archetipici che convivono, spesso inascoltati, dentro di noi.

Alberto D’Amico
Inviato: 12/4/2009 14:15  Aggiornato: 12/4/2009 17:10
Alberto,
leggendoti mi viene a galla il messaggio folgorante che un grande artista contemporaneo, Mishima, suicida nel 1970, lasciò sulla sua scrivania:

~ La vita umana è breve, ma io vorrei viverla sempre.

Questo straziante messaggio, dietro l'ovvia dimostrazione di aggressività e di distruzione, cela una richiesta e una sete di vita enorme, un amore viscerale per l'esistenza.
Con lo spettacolo 'La Vita della Morte' ho voluto parlare d'amore, di quanto l'esperienza amorosa può illuminare di significato qualsiasi aspetto dell'esistenza sia fisica che psichica. Ho inserito, e legato il tema della morte nella vita che palpita bisognosa d`amore come:

/I' vo come colui ch'è fuor di vita,
che pare, a chi lo guarda, ch'omo sia
fatto di rame o di pietra o di legno,
che si conduca sol per maestria
e porti ne lo core una ferita
che sia, com'egli è morto, aperto segno./
(Guido Cavalcanti).

AlfaZita