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briciole musicali : Biber: Missa Bruxellensis
di venises , Mon 24 September 2007 7:00
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Biber nacque a Wartenberg (ora Stráž pod Ralskem, Repubblica Ceca). Fu violinista al castello di Kromeríž e poi alla corte del principe vescovo di Salisburgo. Nel 1684 divenne Maestro di cappella a Salisburgo dove morì venti anni dopo.
La sua prolifica composizione predilesse i canoni usando un diapason armonico che precedette la musica tardo barocca di Johann Pachelbel e Johann Sebastian Bach. Egli è conosciuto per essere un eccelso violinista e per i suoi lavori per violino, molti dei quali impiegano la ‘scordatura’ (intonazione non convenzionale delle corde, torneremo a parlarne).
Un'opera che gli viene attribuita (in precedenza veniva attribuita a Orazio Benevoli) è la Missa Salisburgensis a 53 voci, una straordinaria messa polifonica per 53 voci indipendenti. Essa ha più voci contrappuntistiche indipendenti di ogni altro pezzo di musica scritta prima del XX secolo. [testo tratto da Wikipedia]

Noi facciamo la conoscenza di Heinrich Ignaz Franz von Biber (1644-1704) non attraverso le sue Sonate del Rosario né attraverso la Missa Salisburgensis, né attraverso le sue sonate per violino (tutte opere sulle quali torneremo) ma attraverso due brevi pezzi, montati in sequenza, estratti da una straordinaria messa polifonica a 23 voci, la Missa Bruxellensis, nella splendida esecuzione del catalano Jordi Savall e dell’orchestra Les Concert des Nations con il coro de La Capella Reial de Catalunya.
Questa registrazione – dettaglio essenziale – è stata effettuata nella cattedrale di Salisburgo.
Perché è così importante questo dettaglio?
Perché la Missa Bruxellensis, sino ad anni recenti attribuita a Orazio Benevoli, è invece stata composta da Ignaz von Biber per essere eseguita nella cattedrale di Salisburgo.
La storia dell’attribuzione di quest’opera?
Eccovela [tratta da una lezione del Dr James Clemens].



Tutto inizia quando, un giorno del XVII secolo, il Maestro del Coro della Cattedrale di Salisburgo si reca dal droghiere per la spesa quotidiana e scopre con orrore che questi usa dei giganteschi fogli di carta da musica “per le proprie necessità”: si tratta del manoscritto della ‘Missa Salisburgensis’ (a 53 voci: i fogli di carta sono di dimensioni uniche, praticissimi in drogheria!) La ‘Missa Salisburgensis’ si salva e viene conservata nel Carolino Augusteum Museum di Salisburgo. Anni dopo un musicologo (non sappiamo chi) scopre quel manoscritto e decide (perché?) che sia stata composta da Orazio Benevoli per la consacrazione della cattedrale di Salisburgo nel 1628. Aggiunge di suo pugno il nome del ‘compositore’ sul frontespizio. Secoli dopo, nel 1969, il musicologo italiano Laurence Feininger, alla ricerca in tutta Europa dei manoscritti di Benevoli, scopre il manoscritto di una messa a 23 voci nella Libreria Reale del Belgio. Su di essa un appunto nel quale si osserva che la calligrafia del manoscritto è identica a quella di un altro manoscritto, la ‘Missa Salisburgensis’ (vero). Feininger quindi attribuisce la composizione a Benevoli e gli dà il titolo di ‘Missa Bruxellensis’.
Poco tempo dopo il musicologo salisburghese Hintermaier, osservando attentamente i due manoscritti, non solo conferma che sono stati scritti dalla stessa mano ma riesce perfino ad individuarne l’autore nel Copista n.3, quello stesso che ha copiato pressoché tutte le composizioni di Biber dal 1670 al 1701, ora conservate al Museo salisburghese. Le date non tornano, la ‘Missa Salisburgensis’ non può essere del 1628, ma deve essere stata scritta circa cinquant’anni più tardi. Hintermaier non si ferma qui: esamina la filigrana della carta e i sigilli impressi su di essa, indicazione della provenienza della carta stessa. Riesce a stabilire che le carte provengono dallo stesso mulino, quello della famiglia Lengfelden. Il timbro della ‘Missa Salisburgensis’ porta le iniziali F. W. (da Franz Wörz) e venne usato sulla carta ivi prodotta dal 1666 al 1696, mentre quello della carta della ‘Missa Bruxellensis’ reca le iniziali I. W. (da Joseph Wörz), in uso dal 1696 al 1702. Le due opere non possono essere di Benevoli (morto a Roma nel 1672)!
Chi le ha scritte, allora? Hintermeier passa a confrontare la struttura delle due opere e vi riconosce la mano di Biber. Inoltre, la musica è chiaramente scritta con una determinata disposizione degli strumenti e del coro in mente, esattamente quella propiziata dall’architettura interna della cattedrale di Salisburgo, caratterizzata da quattro gallerie per gli organi (successivamente smantellate, poi riposizionate). Caratteristica delle composizioni per la cattedrale di Salisburgo era l’uso di due cori (coro I e coro II), posizionati sui lati opposti nell’area del Coro. I violini nella navata di destra, i corni in quella di sinistra, le trombe divise fra le due navate. Le voci soliste erano disposte sotto le quattro gallerie degli organi (vedi l’incisione di Küsel). Nella ‘Missa Bruxellensis’ nei pezzi d’insieme i violini doppiano il coro I, ha quindi senso disporli sullo stesso lato. Lo stesso vale per il coro II ed i corni e tromboni. Ancora: i motivi suonati dagli archi sono spesso risposti subito dopo dai fiati (antifona; lo noterete nel Gloria, più sotto), lo stesso dicasi per il Coro I e il Coro II, ha senso dunque disporli su lati opposti.
Ecco, siamo arrivati alla conclusione annunciata: che la ‘Missa Bruxellensis’ di Benevoli va suonata nella cattedrale di Salisburgo, lì dove Biber aveva immaginato che andasse eseguita.
Un caloroso grazie al Copista n.3 e a Hintermaier, che non si è accontentato e ha saputo scavare.



Ascoltate degli estratti (compaiono in ordine opposto nella Messa) dalla ‘Missa Bruxellensis’ di Biber; prima il finale dell’ “Agnus Dei” (ascoltate cosa riesce a fare con i violini, le voci soliste, il coro e l’organo nel canone { dona eis pacem }, dopo un’apertura insospettabile).
Segue il finale del ‘Gloria’.

Agnus Dei, qui tollis peccata mundi,
dona eis pacem
Amen

Quóniam tu solus Sanctus.
Tu solus Dóminus,
Tu solus Altíssimus, Jesu Christe,
Cum Sancto Spíritu in glória Dei Patris.
Amen

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