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economia di solidarietà : Come iniziare la creazione di una nuova superiore civiltà? (XIV)
di luisrazeto , Sun 29 March 2009 8:00
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Il testo viene pubblicato in italiano e in spagnolo - lingua nella quale è stato pensato e scritto da Luis Razeto - tra le due versioni una fotoGrafia evocata per associazione.

Dove si rivolve, con fondamento nella “natura umana” essenziale, la controversia fra la concezione liberale e quella collettivista sui bisogni economici e il consumo.

Il modo in cui abbiamo riformulato i bisogni, ponendoli nell’ottica della realizzazione della “natura umana” essenziale, ci permette di risolvere in modo nuovo la questione economica sulla quale si sono confrontate la concezione liberale e quella collettivista, e con la quale abbiamo iniziato l’analisi del consumo, vale a dire, la questione se i bisogni siano pochi e comuni a tutti oppure siano differenziati individualmente in termini tali che soltanto ogni soggetto può determinarli. Infatti, connettere i bisogni con la “natura umana” orientata verso la sua realizzazione nelle quattro dimensioni essenziali della esperienza umana, ci permette di comprendere che vi è un livello nel quale possiamo identificare ciò che è comune a tutte le persone ed a tutti i soggetti, e un altro livello nel quale si presentano i bisogni, le aspirazioni ed i desideri che ci distinguono e differenziano individualmente.

Prima di tutto, il fatto di avere bisogni in queste quattro dimensioni è comune a tutti gli esseri umani, poiché tutti abbiamo bisogni corporali, bisogni culturali o spirituali, bisogni sociali e bisogni individuali. Ma non si tratta soltanto di questo, ma anche ci rendiamo conto che in ognuna di queste dimensioni è possibile identificare una soglia basilare di soddisfacimento indispensabile, dove si presentano i bisogni comuni e condivisi da tutti.

Così, ad esempio, nella dimensione corporale, tutti abbiamo bisogno di un certo livello basilare di alimentazione e nutrimento, di protezione nei confronti delle condizioni climatiche (mi riferisco alla abitazione, ai vestiti), ecc, che garantiscano una crescita sana e la sussistenza dell’individuo. Nella dimensione spirituale il livello di bisogni basilari e comuni a tutti può essere dato dalla alfabetizzazione, o da un certo grado di scolarità, dall’accesso all’informazione socialmente disponibile, dalla libertà di pensiero e di religione, ecc. Nella dimensione individuale, bisogni basilari comuni sarebbero la protezione nei confronti delle aggressioni fisiche, l’accesso a servizi di salute, ecc. Nella dimensione sociale, il bisogno di comunicare liberamente, di partecipare a organizzazioni, di creare una famiglia, ecc.

Questi esempi con i quali illustriamo i livelli di bisogni comuni a tutti in ognuna delle dimensioni della esperienza umana, ci permettono di vedere che detta soglia di soddisfacimento minimo è soggetta a cambiamenti nel tempo: si va innalzando il livello di soddisfazione dei bisogni che si ritiene il minimo accettabile che è necessario garantire a tutti. Le società solitamente li istituzionalizzano e danno loro valore giuridico, ritenendo che costituiscano “diritti” che hanno le persone e che la società deve garantire. Ma si tratta sempre, in realtà, di un livello di soddisfazione di bisogni che si considera comune per tutti gli individui che formano parte di una società.

Orbene, come si connette e spiega questo, con la ottica della “natura umana” essenziale? È chiaro: si tratta del processo di attualizzazione progressiva nel tempo di questa “natura umana”, della quale abbiamo già osservato che si trova in processo di realizzazione, processo guidato dai propri soggetti organizzati in società. A misura che si dispiega la “natura umana” nelle sue quattro dimensioni, detta “natura umana” va completando, perfezionando, attualizzando quello che in fasi anteriori si incontrava soltanto come potenzialità. Così, ad esempio, se nella dimensione spirituale o culturale in una certa fase il bisogno comune era dato dalla alfabetizzazione, in altra fase più evoluta può trattarsi dell’accesso a un dato livello di educazione e conoscenza delle arti, delle lettere e delle scienze. E così in ognuna delle dimensioni, la natura umana viene realizzando le sue virtualità, di modo che compaiono successivamente nuovi bisogni che diventano patrimonio comune di tutti. In questo senso, possiamo dire che l’umanità va conquistando nuovi territori di bisogni nei quali la “natura umana” essenziale si arricchisce, allarga, perfeziona.

Il livello dei bisogni, aspirazioni e desideri individuali, nel quale ogni soggetto tiene legittimo diritto e opportunità di cercare soddisfacimento in modo libero e indipendente, risulta determinato anche dalla “natura umana” nel processo del dispiegarsi nelle quattro dimensioni essenziali. Qualunque sia il livello di realizzazione raggiunto socialmente, o meglio, dato un certo livello di realizzazione comune a tutti, gli individui, le famiglie, le organizzazioni, le collettività di qualsiasi dimensione continuano espandendo sempre più avanti la “natura umana” essenziale, facendo sorgere i propri e nuovi bisogni e domande, che si manifestano come loro progetti, vocazioni, aspirazioni, desideri di realizzazione e perfezionamento. Avanzando così nel dispiegamento individuale dei bisogni nelle quattro dimensioni, gli individui (specialmente quelli più dinamici e creativi) vanno aprendo la strada a realizzazioni che dopo, col tempo, progressivamente saranno disponibili per tutti, implicando il progredire generale della “natura umana” essenziale.

ragazzo e uomo corrono

Fulmini, Maratona di Roma, 22 marzo 2009
(foto schiarita su proposta di Petilino: "levitazione e sincronismo sono in tal modo più eccezionali")


DONDE SE RESUELVE, CON FUNDAMENTO EN LA “NATURALEZA HUMANA” ESENCIAL, LA CONTROVERSIA ENTRE LAS POSICIONES LIBERAL Y COLECTIVISTA SOBRE LAS NECESIDADES ECONÓMICAS Y EL CONSUMO.


El modo en que hemos reformulado las necesidades, poniéndolas en la óptica de la realización de la “naturaleza humana” esencial, nos permite resolver de un modo nuevo la cuestión económica en que se han confrontado las visiones liberal y colectivista, a las que hicimos referencia al iniciar el análisis del consumo, a saber, la cuestión de si las necesidades sean pocas y comunes a todos, o bien diferenciadas individualmente en términos que solamente cada sujeto puede determinarlas. En efecto, conectar las necesidades con la “naturaleza humana” en orden a su realización en las cuatro dimensiones esenciales de la experiencia humana, nos permite comprender que hay un plano en el cual podemos identificar lo que es común a todas las personas y a todos los sujetos, y otro nivel en que se presentan las necesidades, aspiraciones y deseos que nos distinguen y diferencian individualmente.

Ante todo, el hecho de tener necesidades en estas cuatro dimensiones es común a todos los seres humanos, pues todos tenemos necesidades corporales, necesidades culturales o espirituales, necesidades sociales y necesidades individuales. Pero no sólo esto, sino además, comprobamos que en cada una de esas dimensiones de la experiencia es posible identificar un umbral básico de satisfacción indispensable, donde se presentan necesidades comunes y compartidas por todas las personas.

Así, por ejemplo, en la dimensión corporal, todos tenemos necesidad de un nivel básico de alimentación y nutrición, de protección frente a las condiciones climáticas (me refiero a la vivienda básica y al abrigo, entre otros bienes), que garanticen el crecimiento sano del individuo y su subsistencia. En la dimensión espiritual, el nivel de necesidades básicas y comunes a todos puede estar dado por la alfabetización, o por un nivel de enseñanza general, por el acceso a la información socialmente disponible, por la libertad de pensamiento y de culto, etc. En la dimensión individual, necesidades básicas comunes serían la protección frente las agresiones físicas, acceso a servicios de salud, etc. En la dimensión social, la necesidad de comunicarse libremente, de participar en organizaciones, de crear una familia, etc.

Estos ejemplos con los que ilustramos el nivel de necesidades comunes a todos en cada una de las dimensiones de la experiencia, nos hacen ver que dicho umbral de satisfacciones mínimas va experimentando cambios en el tiempo: se va elevando el nivel de satisfacción de las necesidades que se considera el mínimo aceptable que es necesario garantizar para todos los individuos. Las sociedades suelen institucionalizarlos y darles valor jurídico, considerándolos como “derechos” que tienen los individuos y que la sociedad debe garantizar. Pero se trata siempre, en realidad, de un nivel de satisfacción de necesidades que se considera común para todos los individuos que forman parte de una sociedad.

Pues bien, ¿cómo se conecta y explica esto, con la óptica de la “naturaleza humana” esencial? Pues, claramente, se trata del proceso de actualización progresiva en el tiempo de esta “naturaleza humana”, de la cual hemos observado que se encuentra en proceso de realización progresiva, proceso guiado por los propios sujetos organizados en sociedad. A medida que se despliega la “naturaleza humana” esencial en sus cuatro dimensiones, dicha “naturaleza humana” se va completando, perfeccionando, actualizando aquello que en fases anteriores se encontraba solamente en potencia. Así, por ejemplo, si en la dimensión espiritual o cultural en cierta etapa la necesidad común está dada por la alfabetización, en otra fase más avanzada puede tratarse del acceso a cierto grado de educación y conocimiento de las artes, las letras y las ciencias. Así, en cada una de las dimensiones, la “naturaleza humana” va realizando sus virtualidades, de modo que aparecen progresivamente nuevas necesidades que se convierten en patrimonio común para todos. En este sentido, podemos decir que la humanidad va “conquistando” nuevos espacios de necesidades en los que la “naturaleza humana” esencial se va enriqueciendo, ampliando, perfeccionando.

El plano de las necesidades, aspiraciones y deseos individuales, en que cada sujeto tiene legítimo derecho y oportunidad de buscar satisfacción de manera libre e independiente, resulta determinado también por la “naturaleza humana” en el proceso de despliegue de sus cuatro dimensiones esenciales. Cualquiera sea el nivel de realización alcanzado socialmente, o mejor dicho, dado un determinado nivel de realización común a todos, los individuos, las familias, las organizaciones, las colectividades de cualquier tamaño, continúan expandiendo siempre su naturaleza esencial, haciendo surgir sus propias y nuevas necesidades y demandas, que se manifiestan como sus proyectos, sus vocaciones, sus aspiraciones, sus deseos de realización y perfeccionamiento. Avanzando así en el despliegue individual de las necesidades en sus cuatro dimensiones, los individuos (especialmente los más dinámicos y creativos) van abriendo el camino a realizaciones que luego, con el tiempo, progresivamente, podrán estar disponibles para todos e implicar un avance general de la “naturaleza humana” esencial.


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Commenti
Inviato: 30/3/2009 22:48  Aggiornato: 30/3/2009 22:48
"..tutti abbiamo bisogni corporali, bisogni culturali o spirituali, bisogni sociali e bisogni individuali.."

Io sul fatto che tutti hanno bisogni culturali o spirituali avrei i miei dubbi.
Magari li avessero tutti!!
Lei è troppo ottimista.
Un saluto.
Fort
Inviato: 30/3/2009 23:45  Aggiornato: 31/3/2009 0:18
Lei è troppo pessimista, caro Fort.
Faccio notare che ogni bambino, poco dopo aver imparato a parlare incomincia a chiedere i perché, su tutto ciò che vede e sente.
Luis Razeto
Inviato: 31/3/2009 0:25  Aggiornato: 31/3/2009 0:25
Autore: fulmini

@ Fort e @ Luis

Vi offro, invitandovi a condividerlo, un punto di intesa: Gramsci criticava Hegel per il fatto che considerava (irrealisticamente) tutti gli esseri umani egualmente ragionevoli e morali.
Inviato: 3/4/2009 11:00  Aggiornato: 3/4/2009 11:00
Autore: guidoaragona

Luis, voglio fare un esempio.
Per il trasporto individuale urbano, sarebbe meglio per tutti andare su velocipede; ma non si fa ricerca e sviluppo, perchè questo andrebbe contro tutto il sistema della grande industria. (ci ho fatto un "post" semiserio, qui
http://bizblog.splinder.com/post/20239906/Le+vere+Zero+Emission

Ora, se la tua teoria è giusta, a poco a poco, credo che un certo tipo di veicoli tipo "bicicletta evoluta" dovrebbero diffondersi sempre di più. A prescindere delle tendenze contrarie imposte.
Vedremo ...
Inviato: 3/4/2009 11:20  Aggiornato: 3/4/2009 11:20
Autore: fulmini

@ Guido Aragona

(Non rispondo al posto di Luis Razeto alla tua precisa domanda - partecipo al dialogo, che sul sito-rivista è aperto a tutti i coautori ed a tutti i lettori, è un... multilogo.)

Due domande:

1...Guido, non sei un uomo religioso (cattolico in particolare)? E, in quanto tale, non pensi che il Bene è destinato a prevalere sempre sul Male?

2...Guido, se le forze dominanti avessero sempre la meglio, ci sarebbero mai stati avvicendamenti e superamenti di civiltà? Si sarebbe mai passati, per dirne una, dall'Evo di Mezzo all'Età Moderna?
Inviato: 3/4/2009 14:38  Aggiornato: 3/4/2009 14:38
Autore: guidoaragona

Pasquale, provo a rispondere, che ci porta fuori tema, però.
Non è giusto per me dire d'essere cattolico. Cioè, non lo sono davvero, lo dico onestamente. Non posso qui ora spiegare tutti i risvolti di tale questione. Comunque, mi sono maggiormente avvicinato al cattolicesimo in questo periodo; ed in genere, tendo a difendere il cattolicesimo, in questa situazione storica e culturale, perchè mi pare, tra l'altro, che sia l'entità culturale di maggior tenuta di alcune cose che ritengo fondamentali; e trovo che subisca attacchi molto spesso ingiusti.
Detto questo, riguardo a bene-male nella storia; mi pare che sotto un profilo religioso, la vittoria del bene sia certa, ma non nella storia del mondo. Anzi, al contrario, in una visione religiosa, prima o poi, si arriverà a sempre maggior male, fino all'apocalisse. Questa la visione religiosa, credo anche cattolica. Pensare di realizzare la vittoria del bene nel mondo, nella storia, è invece un passaggio tipico della visione - para religiosa - di un certo marxismo, di un certo progressismo illuminista.
Sul piano puramente razionale, sono propenso a pensare che il male ed il bene, in ogni tempo, non prevalgano mai. Il male non abbia una consistenza in sè, ma sia solo una assenza di bene; e che sia proprio del mondo, della vita di ciascuno di noi anche, non aver mai il bene assoluto, totale ... da qui la non assenza di male (che in realtà è solo la condizione: bene mai assoluto, per nostri specifici, ontologici, limiti).
Le epoche, il mondo, cambia sempre: non so dunque se in bene o in male; cambia. Può cambiare in tanti modi, non sempre accrescendo il bene, ma, qualche volta, accrescendo la sua assenza.
Inviato: 3/4/2009 15:04  Aggiornato: 3/4/2009 15:18
A Guido, a Fulmini:
Penso che il problema del bene e del male a livello storico (non mi riferisco al piano metafisico né religioso) sia stato risolto da Gesù quando mostra e spiega che il grano e la zizzania crescono insieme, nello stesso orto.
Da questo punto di vista, non ho dubbi che si creeranno e diffonderanno le "biciclette evolute", ma sicuramente anche continueranno a circolare infernali macchine contaminanti.
Luis Razeto
Inviato: 3/4/2009 15:17  Aggiornato: 3/4/2009 15:17
Autore: fulmini

@ Guido Aragona

Grazie a Marx, non sono marxista. La sua affermazione (traduco dal francese): "io non sono marxista" è chiara e tonda. (Marx è uno dei miei maestri - tutto qui.)

E, grazie a Dio, non sono cattolico. Se fosse vivo, Gesù lo griderebbe, di non essere cattolico, e per sovrammercato di non essere cristiano: l'ho mostrato argomentevolmente più volte nel sito-rivista.

Il fatto poi che, "in una visione religiosa, prima o poi, si arriverà a sempre maggior male, fino all'apocalisse. Questa la visione religiosa, credo anche cattolica" mi fa sentire-comprendere-capire fino in fondo la mancanza di luce che leggo, come negli occhi dei morti, nello sguardo dei religiosi di professione quando i loro occhi si posano sul mondo e sulle sue care figure. Gesù inveiva, qualche volta, rivolto al mondo, ma gli brillavano gli occhi.

Quanto alla "vittoria del bene nel mondo, nella storia, [...] un passaggio tipico della visione - para religiosa - di un certo marxismo, di un certo progressismo illuminista", mi fa capire cosa voleva dire Gaetano Mosca quando diceva che "si può abdicare a tutto, anche alla ragione".

Ecco. Gli uni, pensano di sapere che, comunque vada, andremo verso il male, gli altri che, comunque vada, andremo verso il bene. Io penso che il bene e il male sono un prodotto della azione umana. Perché mai, altrimenti, farei con te e altri come faccio e facciamo un sito-rivista?
Inviato: 3/4/2009 17:06  Aggiornato: 3/4/2009 17:06
Autore: guidoaragona

Pasquale, però non devi confondere la visione cristiana con la visione manichea, nè tantomeno con quella gnostica di origine platonica, per cui il mondo è male e corruzione (e pertanto, il suo creatore è malvagio). Anzi, credo che la visione cristiana sia proprio antitetica a questa, anche se nella visione cristiana, il regno "non è di questo mondo".
Tendere verso il bene, qui ed ora, sempre.