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economia di solidarietà : Come iniziare la creazione di una nuova superiore civiltà? (XIII)
di luisrazeto , Sun 22 March 2009 7:00
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Il testo viene pubblicato in italiano e in spagnolo - lingua nella quale è stato pensato e scritto da Luis Razeto - tra le due versioni una fotoGrafia evocata per associazione.

Nel quale si spiegano le quattro dimensioni dell’esperienza umana, e come il consumo di beni e servizi economici partecipi nella realizzazione e perfezionamento dell’uomo.

Abbiamo visto che i bisogni sono forze – energie direzionate - il cui dispiegamento dà luogo a esperienze individuali e collettive attraverso le quali l’uomo e la società vanno sviluppando la “natura umana” essenziale, nelle sue differenti dimensioni. Possiamo immaginare queste energie originarsi – come vettori di forze – a partire da un punto zero nel quale non vi è ancora alcun dispiegamento, vale a dire, nel quale sono soltanto potenzialità. A livello individuale questo punto d’inizio sarebbe la nascita, e a livello collettivo, la conformazione del primo raggruppamento umano che sia comparso sulla terra. In detto punto di partenza non vi è ancora realizzazione raggiunta, ma in esso incominciano le esperienze che danno luogo ai processi di espansione, crescita e perfezionamento umano. Questo insieme di vettori che si aprono ed estendono progressivamente in tutte le direzioni, costituiscono le esperienze che, formalmente, possiamo concepire come il soddisfacimento dei bisogni umani.

Osserviamo che queste dimensioni essenziali le possiamo raggruppare in quattro insiemi principali, nei quali si formano e svolgono i bisogni, aspirazioni e desideri umani. Sono: quelle del corpo (dimensione corporale), quelle dello spirito (dimensione culturale), quelle dell’io individuale (dimensione personale) e quelle della collettività (dimensione sociale).

Come le energie (vettori) si dispiegano in varie direzioni, possiamo rappresentare le quattro essenziali come una figura nella quale s’incrociano due assi principali. Vi è un asse (o due direzioni polarmente disposte) che è quello dei bisogni orientati, da un lato, verso l’io o l’individuo, e cioè che esprime il processo di sviluppo della individualità, il processo di affermazione della identità personale, di compimento dei bisogni che ognuno ha in funzione di se stesso, e dall’altro lato, il vettore orientato in direzione della socialità, degli altri. Sono i bisogni di individuazione e di socializzazione (o socialità).

In altro senso abbiamo il secondo asse, le cui polarità sono, da un lato la corporalità, con i bisogni che abbiamo in quanto corpo che ha proprie energie, propri progetti, propri bisogni; e dall’altro lato la spiritualità con i bisogni culturali: il bisogno di conoscere, di creare, di trascendere, i bisogni di trovare qualcosa che vada più in là del tangibile, dell’empirico, del materiale, dello corporeo, e di coltivare lo spirito.

In queste quattro dimensioni nelle quali l’essere umano si realizza e dispiega progressivamente, possono installarsi o individuarsi tutti i bisogni che abbiamo. Ci sono bisogni di personalizzazione, di individuazione, di conservazione di se stessi, di autoaffermazione, di sicurezza, come anche bisogni di condivisione, di convivialità, di stabilire vincoli e nessi sociali, di amare ed essere amati, di integrazione alla società, di partecipazione in organizzazioni e collettivi. Ci sono bisogni integrati nella nostra dimensione corporale, e bisogni che si associano alla nostra ricerca di cultura. di trascendenza, di valori superiori, di conoscenza, ecc.

Questi quattro vettori rappresentano le dimensioni della esperienza del soggetto. Però, soggetti di bisogni che si manifestano nell’economia non sono soltanto gli individui. (In questo senso, facciamo un altro passo di distacco dalla concezione liberale del mercato e del consumo.) In effetti, i bisogni non sono soltanto quelli degli individui, ma anche le famiglie hanno bisogni, una comunità ha dei bisogni, una organizzazione, un gruppo, una nazione, la società in generale, sono anche soggetti di bisogni. Sono soggetti di bisogni, indipendentemente dal grado di associazione o della grandezza che abbiano questi soggetti, dall’individuo fino alla umanità o specie umana nell’insieme. E tutti questi soggetti manifestano le medesime quattro dimensioni della esperienza umana nelle quali si cerca la realizzazione del soggetto. Sia come famiglia o come nazione, abbiamo bisogno di identità, ma anche di appartenenza e partecipazione con altre famiglie e nazioni; abbiamo bisogno di affermazione della nostra realtà fisica territoriale, come anche della nostra identità spirituale, dei nostri valori. Sono gli stessi assi, che li possiamo pensare in qualunque livello in cui immaginiamo la costruzione d’un soggetto collettivo, e anche per ogni individuo.

Orbene, il processo della vita umana, il processo di sviluppo storico, è processo di espansione e di realizzazione lungo ognuna di queste direzioni. (Già vedemmo come tale processo può subire anche distorsioni, deviazioni e sperimentare retrocessioni). Si va avanti nelle quattro direzioni, si cresce in esse nel corso del tempo. Nelle quattro dimensioni del corpo, dello spirito, della individualità e della socialità, si è agli inizi come un punto, dal quale partono i vettori dello sviluppo, nei quali compaiono i bisogni che corrispondono ai processi di realizzazione dei soggetti in quelle diverse dimensioni costitutive essenziali. La soddisfazione dei bisogni – di ogni bisogno - è un passaggio dalla virtualità o potenza di realizzazione, all’atto come realizzazione compiuta ad un certo livello. Ma questo passaggio si compie attraverso una azione – l’attività di consumo -, che implica l’operare di qualcuno o qualcosa che sia già in atto (il proprio soggetto, altre persone, i beni e servizi consumati, ecc.). (In questo senso, mi connetto con la concezione del grande Aristotele, il quale spiega come ogni passaggio dalla potenza all’atto, vale a dire, ogni movimento di realizzazione di ciò che si trovi precedentemente in stato di virtualità, richiede un agente, un motore, l’azione di qualcosa capace di spingere, attrarre e muovere, il quale deve essere già in atto, e cioè, essere capace di agire, e non essere soltanto potenzialità esso stesso).

Il punto che è inizialmente il corpo si dispiega per l’azione della madre che provvede di materia cellulare e nutrimento, e poi si alimenta di altri corpi che integra, di stimoli, ecc. Soltanto a partire da un certo grado di attualizzazione delle sue potenze il bambino sarà in condizione di dispiegare le proprie energie per continuare lo sviluppo e perfezionamento. Analogamente succede con la dimensione spirituale, dove ad esempio la capacità intellettiva si trova agli inizi vuota, come “tabula rasa”, senza immagini, senza ricordi, idee né concetti. È lo stimolo esterno che arriva attraverso i sensi ciò che apre alle prime conoscenze elementari, e sarà l’insegnamento che riceve dall’intorno e attraverso la mediazione di altre persone ciò che lo conduce alle prime conoscenze astratte. Soltanto quando abbia raggiunto un certo grado di sviluppo delle proprie capacità cognitive sarà in condizioni di svolgere il suo intelletto attivo e creativo, di pensare e ricercare per proprio conto. Lo stesso può dirsi della individualità e della socialità. Inizialmente non può dirsi che l’uomo sia propriamente o in atto un individuo, che suppone autocoscienza della sua distinzione e separazione riguardo gli altri e della sua identità e unità in se medesimo: lo è potenzialmente, e attualizza detta potenzialità, vale a dire, si individua e si riconosce come un io distinto delle altre persone, per la presenza di queste, le quali va riconoscendo come uguali e al contempo come diversi, sperimentando così, attraverso la relazione con altri individui, il proprio processo di individuazione. Già costituito come individuo in certo grado, sarà in condizioni di continuare per se stesso il processo di personalizzazione e autocoscienza individuale. Neppure può dirsi che l’uomo sia già nel momento della nascita un essere sociale in atto, partecipante nella comunità e società; lo è potenzialmente, e in ciò viene progressivamente integrato da altre persone, a partire dalla famiglia in cui nasce e cresce, e soltanto essendo stato integrato alla società a un certo livello potrà dispiegare in questa la propria potenzialità creatrice di socialità.

La soddisfazione delle necessità attraverso il consumo è, perciò, un processo straordinariamente ricco di contenuti e della massima importanza per lo sviluppo umano e la realizzazione dell’uomo in maniera conforme alla sua “natura umana” essenziale. Da questa prospettiva, organizzare e realizzare questo processo di consumo in maniera razionale e intelligente diventa un assunto cruciale.

Per meglio comprendere, e in certo modo sintetizzare l’insieme dei concetti che abbiamo finora esposto al riguardo, possiamo tornare al grande Aristotele che, nella Fisica, II-1 e nella Metafisica V-2, distingue le seguenti causalità o fattori che spiegano il cambiamento nella natura e nella azione umana: la causalità finale, la causalità formale, la causalità efficiente e la causalità materiale.

Se riferiamo questi concetti alla realizzazione umana attuata nel processo di consumo, distingueremo: 1. Come causalità finale, il progetto implicito o esplicito, ovvero il risultato che si attende dalla attività di consumo (ad esempio, la situazione di apprendimento raggiunto quando si consuma un corso di spagnolo, cioè parlare questa lingua). 2. La causalità efficiente, ovvero la azione realizzata dal soggetto del consumo (lo sforzo attivo della persona nel processo di imparare la lingua spagnola). 3. La causalità formale, ovvero l’elemento di coscienza che guida il consumo (nel caso, le idee, i valori, le motivazioni, gli interessi ecc. del soggetto che studia la lingua). 4. La causalità materiale, ovvero gli oggetti impiegati o le pratiche utilizzate (ad esempio, i testi del corso, i quaderni, le registrazioni, le lezioni del professore ecc., che lo studente solitamente acquista nel mercato). Nel linguaggio di Aristotele, questi ultimi sono la “causa materiale” che provvede energie e informazioni necessarie, come strumenti, utensili, mezzi: ma tutti questi oggetti (beni e servizi) che consumiamo, hanno senso e agiscono in rapporto ad un processo umano e soggettivo che presiede, orienta, progetta, guida e realizza qualcosa di molto più profondo ed essenziale.

Ai lettori che seguendo queste riflessioni possano sembrar loro troppo astratte e complesse, estendo un invito a non mollare e piuttosto a fare lo sforzo di continuare questa riflessione, poiché siamo ormai vicini a tornare alla nostra esperienza quotidiana, arricchiti da un nuovo, più profondo e ampio sguardo e comprensione su ciò che facciamo ogni giorno.

uomo che legge il giornale curvo su un tavolo

Fulmini, Roma, Uomo che legge, novembre 2008


EN EL QUE SE EXPLICAN LAS CUATRO DIMENSIONES DE LA EXPERIENCIA HUMANA, Y CÓMO EL CONSUMO DE BIENES Y SERVICIOS ECONÓMICOS PARTICIPA EN LA REALIZACIÓN Y PERFECCIONAMIENTO DEL HOMBRE.

Hemos visto que las necesidades son fuerzas - energías direccionadas - cuyo despliegue da lugar a experiencias individuales y colectivas en las que el hombre y la sociedad van desarrollando la “naturaleza humana” esencial, en sus diferentes dimensiones. Podemos imaginar estas energías originándose - como vectores de fuerzas - a partir de un punto cero en el cual no hay aún ningún despliegue, o sea que están en potencialidad pura. A nivel individual ese punto inicial sería el del nacimiento, y a nivel colectivo, la conformación del primer grupo humano que haya aparecido en la tierra. En dicho punto inicial no hay aún realización lograda, pero en él comienzan las experiencias que dan lugar a los procesos de expansión, de crecimiento, de perfeccionamiento humano. Ese conjunto de vectores que se abren y extienden progresivamente en todas las direcciones, constituyen las experiencias que formalmente las podemos concebir como de satisfacción de las necesidades humanas.

Observamos que dichas dimensiones esenciales las podemos reunir en cuatro conjuntos principales, en los que se forman y despliegan las necesidades, aspiraciones y deseos humanos. Ellas son: las del cuerpo (dimensión corporal), las del espíritu (dimensión cultural), las del yo individual (dimensión personal) y las de las colectividades (dimensión social).

Como las energías (vectores) se despliegan en varias direcciones, podemos representar las cuatro esenciales en una figura en la cual se cruzan dos ejes principales. Hay un eje (o dos direcciones polarmente dispuestas) que es el de las necesidades que se dirigen, por un lado, hacia el yo o hacia lo individual, o que expresa el proceso de desarrollo de la individualidad, el proceso de afirmación de la identidad personal, el proceso de cumplimiento de las necesidades que cada uno tiene en función de sí mismo, y por el otro lado está el vector que se orienta en la dirección de lo social, de los otros. Son las necesidades de individuación y de socialización (o sociabilidad).

En otro sentido tenemos el segundo eje cuyas polaridades serían, por un lado la corporalidad, con las necesidades que tenemos como cuerpo que somos y que tiene sus propias energías, sus propios proyectos, sus propias necesidades, y por el otro lado la espiritualidad o las necesidades culturales, las necesidades de conocer, de crear, de trascender, las necesidades de encontrar algo que va más allá de lo tangible, de lo empírico, de lo material, de lo corpóreo, y de cultivar el espíritu.


ESPIRITUALIDAD





INDIVIDUALIDAD SOCIABILIDAD





CORPORALIDAD



En estas cuatro dimensiones en las cuales el ser humano se va realizando y desplegando, se pueden instalar o identificar todas las necesidades que tenemos. Hay necesidades de personalización, de individuación, de conservación de sí mismo, de autoafirmación, de obtención de seguridad, como hay también necesidades de compartir, de convivir con otros, de vincularse, de amar, de ser amado, de integrarse a la sociedad, de participar en organizaciones y en colectivos. Hay necesidades que están integradas a nuestra dimensión corpórea, a nuestro cuerpo, y hay necesidades que están asociadas a nuestra búsqueda de cultura, de trascendencia, de valores superiores, de conocimiento, etc.

Estos cuatros vectores son dimensiones de la experiencia del sujeto como individuo. Pero sujetos de las necesidades que se expresan en la economía no son solamente los individuos. En esto tenemos otra diferencia con respecto a la concepción liberal del mercado y del consumo. En efecto, las necesidades no sólo son las del individuo, sino que también la familia tiene necesidades, una comunidad tiene necesidades, una organización humana, un grupo, una nación, la sociedad en general, son también sujetos de necesidades. Son sujetos de necesidades, independientemente del grado de asociación o del tamaño que tengan estos sujetos, desde el individuo hasta la humanidad o la especie humana como un todo. Y todos estos sujetos manifiestan las mismas cuatro dimensiones de la experiencia humana que buscan realizar al sujeto.

Así, como familia o como nación, tenemos necesidades de identidad, pero también de participación con otras familias o naciones; tenemos necesidad de afirmación de nuestra realidad física territorial, como también de nuestra identidad espiritual, de nuestros valores. Son los mismos ejes, que los podemos pensar en cualquier nivel en que imaginemos la construcción de un sujeto colectivo, y también para cada individuo.

Ahora bien, el proceso de la vida humana, el proceso de desarrollo histórico, es un proceso de expansión y de realización en cada una de estas direcciones. (Ya veremos que tales procesos pueden también distorsionarse, desviarse e implicar retrocesos). Se va avanzando en estas cuatro direcciones, se va creciendo en ellas en el tiempo. En las cuatro dimensiones del cuerpo, del espíritu, de la individualidad y de la sociabilidad, se es en los orígenes como un punto, del que parten los vectores del desarrollo, en los cuales aparecen las necesidades que corresponden a los procesos de realización de los sujetos en esas diversas dimensiones constitutivas esenciales. La satisfacción de las necesidades –de cada necesidad- es un pasar de la virtualidad o potencia de realización, al acto como realización cumplida en un cierto nivel. Pero este pasaje se cumple a través de una acción –la actividad de consumo-, que implica el operar de alguno o de alguna cosa que esté ya en acto (el mismo sujeto, otras personas, los bienes y servicios consumidos, etc.). (En este sentido, me conecto con la concepción del gran Aristóteles, que explica como cada movimiento o pasaje de la potencia al acto, es decir, cada movimiento de realización de aquello que se encuentre precedentemente en estado de virtualidad, requiere un agente, un motor, la acción de algo capaz de empujar, atraer o mover, lo cual debe necesariamente estar ya en acto, o sea, debe ser capaz de actuar, y no ser ello mismo solamente pura potencialidad).

El punto que es inicialmente el cuerpo se despliega por la acción del cuerpo de la madre que le proporciona la materia celular y el alimento, y luego se nutre de otros cuerpos que incorpora como alimentos, estímulos, etc. Sólo a partir de cierto grado de actualización de sus potencias el niño está en condiciones de desplegar sus propias energías para continuar desarrollándose y perfeccionándose. Análogamente ocurre con la dimensión espiritual, donde por ejemplo la capacidad intelectiva se encuentra en los comienzos vacía, como “tabula rasa”, sin imágenes, sin recuerdos, ideas no conceptos. Es el estímulo externo que le llega por los sentidos lo que la abre a los primeros conocimientos elementales, y es la enseñanza que recibe del entorno y por la mediación de otras personas lo que la conduce a los primeros conocimientos abstractos. Sólo cuando ha alcanzado cierto grado de desarrollo de sus propias capacidades cognitivas está en condiciones de desplegar su intelecto activo y creativo, a pensar e investigar por su propia cuenta. Lo mismo puede decirse de la individualidad y de la sociabilidad. Inicialmente no puede decirse que el hombre sea en propiedad o en acto un individuo, que supone autoconsciencia de su distinción y separación respecto a otros y de su identidad y unidad en sí mismo: lo es potencialmente,, y actualiza dicha potencialidad, o sea se individualiza y se reconoce como un yo distinto a las demás personas, por la presencia de éstas en las que va reconociendo a sus iguales al mismo tiempo que las percibe diferentes, experimentando así, en y por su relación con otros individuos, su propio proceso de individuación. Ya constituido como individuo en cierto grado, está en condiciones de continuar por sí mismo su proceso de personalización y autoconciencia individual. Tampoco puede decirse que el hombre sea ya en el momento de nacer un ser social en acto, participante en comunidad y sociedad; lo es potencialmente, y en ellas es progresivamente integrado por otras personas, a partir de la familia en que nace y crece, y sólo habiendo sido integrado a la sociedad en cierto nivel puede desplegar en ésta su propia potencialidad creadora de sociabilidad.

La satisfacción de las necesidades a través del consumo es, pues, un proceso extraordinariamente rico de contenidos, y de la mayor importancia para el desarrollo humano y la realización del hombre conforme a su “naturaleza humana” esencial. Desde esta perspectiva, organizar y realizar dicho proceso de consumo de manera racional e inteligente se convierte en asunto crucial.

Para comprender mejor, y en cierto modo resumir el conjunto de conceptos que hemos venido exponiendo al respecto, podemos recurrir nuevamente al gran Aristóteles, quien en La Fisica, II-3 y en la Metafísica, V-2, distingue las siguientes cuatro causas o factores que explican el cambio en la naturaleza y en la acción humana: la causa final, la causa formal, la causa eficiente y la causa material.

Si aplicamos estos conceptos a la realización humana actuada en el proceso de consumo, distinguiremos: 1. Como causa final, el proyecto implícito o explícito, o el resultado esperado, de la actividad de consumo (por ejemplo, la situación de aprendizaje logrado cuando se consume un curso de español, es decir, hablar este idioma). 2. La causa eficiente, o sea la acción realizada por el sujeto del consumo (la aplicación activa de la persona en el proceso de aprendizaje del idioma español). 3. La causa formal, esto es los contenidos de conciencia que guían el consumo (las ideas, los valores, las motivaciones, los intereses, etc. que tiene el sujeto que estudia el idioma). 4. La causa material, a saber, los objetos empleados y las prácticas utilizadas, (el texto del curso, los cuadernos, las grabaciones, las clases del profesor, etc. que el estudiante compra en el mercado). Los productos, o sea los bienes y servicios que se consumen, son importantes en el consumo, pero constituyen solamente un componente del mismo. En el lenguaje de Aristóteles, son la “causa material” que proporciona energías e informaciones necesarias; pero ellas tienen sentido y actúan, en relación a un proceso humano y subjetivo que preside, orienta, proyecta y realiza algo mucho más profundo y esencial.

A los lectores que están siguiendo estas reflexiones que pueden parecerles demasiado abstractas y complejas, me permito invitarlos a que no se desalienten y que hagan el esfuerzo de continuar esta reflexión, porque ya estamos cerca de volver a nuestra experiencia cotidiana, enriquecidos con una nueva, más profunda y amplia mirada y comprensión de lo que hacemos cada día.

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Commenti
Inviato: 22/3/2009 11:53  Aggiornato: 22/3/2009 11:53
Caro Luis,

leggendo i tuoi posts uno dopo l'altro, ho notato che Aristotele è il tuo filosofo preferito: nell'ultimo post tu arrivi a definirlo 'grande'.

Vorrei chiederti di rivelarmi, in poche parole - sono giovanissimo e per questo amo la brevità - dove secondo te sta l'essenziale della sua grandezza.

Grazie.

Gennariello
Inviato: 22/3/2009 23:19  Aggiornato: 23/3/2009 7:21
Caro Gennariello:

Nel post XI di questa serie, in risposta a Fulmini ma diretta a te, provando a riassumere i principali atteggiamenti necessari per svolgere nel miglior modo il lavoro intellettuale, ti ho consigliato di prestare attenzione soltanto ai grandi autori, dai quali bisogna sempre partire nelle proprie elaborazioni, ed ho proposto sette indicazioni precise riguardo il modo di relazionarci con essi - per superarli - nella comprensione di una qualsiasi questione teorica.

In questo e negli altri posts, ho seguito rigorosamente queste indicazioni, approfittando (fra altri autori), anche di alcuni concetti molto importanti elaborati più di duemila anni fa, da Aristotele (uno dei filosofi più grandi).

In particolare:

a) Sono andato oltre Aristotele nel modo come intende la "natura umana" essenziale, nel concepirla non come un dato o realtà in atto, bensì come processo, che include una virtualità costantemente in corso di realizzazione. Processo questo, guidato dallo stesso essere umano.
b) Ho utilizzato, in un modo muovo i concetti aristotelici di "atto" e "potenza".
c) Ho applicato alla questione particolare del consumo, le distinzioni fra i diversi tipi di causalità (o fattori che spiegano il cambiamento nella natura e nelle attività umane), che propone lo stesso Aristotele.

Se capisci bene tutto questo, credo sei in grado di comprendere da solo perché Aristotele sia considerato - da tutti i filosofi, e anche da me - uno dei grandi fra i grandi.

Luis Razeto
Inviato: 24/3/2009 19:49  Aggiornato: 24/3/2009 19:49
Antes de que dejes la parte más abstracta y compleja de tus reflexiones, te hago una pregunta insidiosa: ¿cómo congeniar la necesaria universalidad de las bases de un nuevo proyecto para una nueva civilización y la necesaria especificidad de un discurso antropológico y, sobre todo, ontológico acerca de la realidad humana? Me da la impresión que mientras más parsimoniosas son las proposiciones básicas de una teoría o concepción, más abarcadora puede ser en cuanto a su capacidad de incluir realidades humanas y de ser aceptada por diferentes personas con distintas concepciones del mundo.

Las proposiciones ontológicas me parecen en general poco parsimoniosas porque diferentes teorías, e incluso teorías contrarias, tienden a ser “empíricamente equivalentes”. Por ejemplo, tu afirmación de una esencia humana especificable pero con un despliegue dinámico y permanente no parece implicar claras diferencias (en cuanto a lo que podemos observar o explicar del mundo) al compararla con la afirmación de que no existe una tal esencia humana pero que existen ciertas tendencias humanas comunes a las personas por determinados períodos históricos pero que no corresponden a nada necesariamente constante. Lo mismo pasa si afirmamos que hay un aspecto irreductiblemente espiritual en la esencia humana en contraposición a su aspectos biológicos, pues parece empíricamente equivalente a pensar en tendencias humanas (fisiológicas y psicológicas) determinada por su historia evolutiva biológica, lo cual determina ciertas cualidades mentales, cognitivas, psicológicas (“espirituales”) que emergen de su biología.

¿Es necesario construir una teoría de las necesidades, de la felicidad, de la economía, etc. fundándolas en afirmaciones ontológicas? ¿No puede ocurrir que tu teoría de la necesidad, la economía, etc. sean correctas, pero que tus teorías ontológicas sean incorrectas?

Pablo Razeto Barry
Inviato: 25/3/2009 19:06  Aggiornato: 25/3/2009 19:06
Hola Pablo:

Tu primera pregunta no es insidiosa sino inteligente; pero se basa en unos supuestos erróneos, tal vez derivados de que no has leído todos los posts de esta serie.
Un primer supuesto erróneo es pensar que la nueva superior civilización deba ser necesariamente universal. Expliqué ampliamente, en efecto, que en esta nueva civilización se participa por opción voluntaria, y que integrarse a ella implica un proceso de auto-reconocimiento y de reconocimiento recíproco entre los participantes.
Un segundo supuesto erróneo es que los participantes en esta nueva civilización deban aceptar una determinada filosofía o concepción científica. Lo he excluido explícitamente, explicando cómo este proceso de creación y participación de una nueva civilización se diferencia completamente de la participación en un partido político, en una Iglesia o religión, o en un movimiento guiado por alguna ideología compartida.
He explicado, además, cual es el papel que puede jugar una teoría científica sobre el consumo, la economía u otros aspectos, y la filosofía que las fundamente; y en qué sentido se ofrecen: como contribución que puede ayudar a resolver los problemas, guiar los procesos, potenciar las actividades, etc., a quienes quieran trabajar autónomamente sobre ellas, a partir de ellas.

En lo que estoy de acuerdo contigo es en que diferentes e incluso contrarias teorías, pueden tender a ser “empíricamente equivalentes”, en el sentido de que se manifiesten y traduzcan en modos de comportamientos y proyectos convergentes, o en lo que permitan observar empíricamente en la realidad. Esto viene a confirmar mi convicción de que este proyecto de civilización no requiere una filosofía o teoría predeterminada ni única.

En cuanto a las últimas preguntas: “¿Es necesario construir una teoría de las necesidades, de la felicidad, de la economía, etc. fundándolas en afirmaciones ontológicas?”. A esta pregunta tiendo a responder afirmativamente, en cuanto no veo cómo pueda construirse una teoría verdadera sobre la felicidad y las necesidades humanas, sin basarse en una antropología verdadera, y ésta –siendo cuestión filosófica- debe articularse con una ontología.

Respecto a la última pregunta: “¿No puede ocurrir que tu teoría de la necesidad, la economía, etc. sean correctas, pero que tus teorías ontológicas sean incorrectas?”. Respondo afirmativamente, en cuanto una teoría de nivel inferior podría sustentarse en más de una teoría o concepción de nivel superior.

Termino agradeciéndote mucho tus preguntas y cuestionamientos, que me están sirviendo para profundizar y aclararme a mí mismo no pocas cuestiones importantes.

Luis Razeto