Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 Tolleranza - prove di discussione - Rubriche : Fulmini e Saette
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prove di discussione : Tolleranza
di petilino , Sat 21 March 2009 7:00
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Tolleranza: 1. Capacità di tollerare quanto in sé è o può essere pericoloso o dannoso. 2. Atteggiamento di rispetto o di indulgenza nei riguardi dei comportamenti, delle idee o delle convinzioni altrui, anche se in contrasto con le proprie. (dal Devoto-Oli)

Il secondo significato è quello che ci interessa; ma vedete che non comprende il diritto di cittadinanza per le idee, i comportamenti, ecc.? Si limita al rispetto, all’indulgenza.

Ultimamente, però, nel linguaggio corrente a ‘tolleranza si attribuisce anche il significato di accettare e considerare alla pari le diversità, fatto salvo il principio del rispetto reciproco (la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri).Ora, a me sembra, che la tolleranza cominci con il corretto uso delle parole ovvero con l’intendersi preventivo sul significato delle parole. Non è una questione linguistica: il corretto uso delle parole obbliga all’analisi, e l’analisi è un passo verso l’accettazione e la condivisione.

Esempi
1. Al 99% dei casi gli aggettivi ‘laico’ e ‘cattolico’ vengono usati secondo una logica esclusiva, se si è l’uno non si può essere l’altro. Niente di più errato; ma lo si fa in maniera strumentale, per confondere le acque. Ed infatti si può essere credente, cattolico, non credente, buddista, ateo, laico, integralista, ecc, e sono possibili tutte le possibili combinazioni (non le ho provate, ma suppongo di sì).
2. ‘Giustiziare’. Quante volte abbiamo sentito dire che un terrorista o un delinquente “ha giustiziato” qualcuno invece di averlo ucciso o assassinato?
3. ‘Abortista’ e ‘antiabortista’. ‘Divorzista’ e ‘antidivorzista’. Come se ci potessero essere persone alle quali piacciono l’aborto o il divorzio, salvo quelli che ci lucrano.
Dice: ma è per semplificare! Tra persone in buona fede sì, ma in genere è per mistificare.

Un altro elemento base della tolleranza è, a mio avviso, l’ammissione che certi temi, o argomenti, sono di tutti, che tutti hanno il diritto di dire la propria e che ognuno, se onesto con se stesso, apporta un contributo.

Esempi
1. La difesa della vita. Non è appannaggio di alcuni e avversata da altri. Ci sono punti di vista diversi. Tutto qui.
2. La tutela della famiglia. Evito di commentare per non dover fare sempre riferimento al Family Day dove i divorziati ed i diversamente accompagnati erano una buona percentuale.

Come ultimo elemento fondante della tolleranza vorrei indicare la disponibilità a mettere in discussione le certezze acquisite se le condizioni sulle quali si basavano sono cambiate o, addirittura, sono venute a mancare.
Bacone parlerebbe di ‘idola’, cioè pre-giudizi da imparare a riconoscere e mettere in discussione.

Esempi
1. Unione fra omosessuali
2. Coppie di fatto

In una parola, a fondamento della tolleranza c’è la disponibilità a correre il rischio di pensare.


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Commenti
Inviato: 21/3/2009 7:35  Aggiornato: 21/3/2009 7:35
Autore: fulmini

Oggi festeggiamo il primo anniversario di vita del sito-rivista, e leggiamo-scriviamo di ‘tolleranza’ – è questo il primo degli appuntamenti conversevoli d’inizio d’ogni stagione futura.

Vado con il pensiero a ripercorrere dodici mesi di posts e commenti e constato che siamo stati decisamente tolleranti l’uno verso l’altro. Buon risultato e promettente avvio – mi dico, considerati i retroterra culturali tanto diversi, le personalità così variegate.

Penso che nel corso di questo nuovo anno andremo addirittura oltre la ‘tolleranza’. Certo, ci rispetteremo civilmente, ci ascolteremo amichevolmente, ma questo non basta, non basterà, lo so. Andremo oltre. Accadrà, a volte, che qualcuno di noi resti convinto e commosso e travolto da un pensiero, da un sentimento, da un argomento d’un altro: lascerà il suo e prenderà, riconoscendolo superiore, l’altro che l’altro gli ha offerto. Accadrà, altre volte, che un terzo punto di vista nasca dai confronti, dai dialoghi, dalle discussioni, dalle conversazioni, di due o più di noi, coautori e lettori, un terzo punto di vista superiore ai due punti di partenza.

La “tolleranza” è stata, nel pensiero e nell’azione, ieri, nel Settecento, una vittoria. Oggi, nel Terzo Millennio, può diventare una sconfitta.
Inviato: 21/3/2009 8:47  Aggiornato: 21/3/2009 8:47
per la giornata di oggi pubblico un graffito murale che dice "Trasforma il sospetto in curiosità": non è una chiave meravigliosa per aprire la porta della tolleranza con la T maiuscola?
;))
medita partenze
http://no-fog.ilcannocchiale.it
Inviato: 21/3/2009 10:57  Aggiornato: 21/3/2009 10:57
Autore: guidoaragona

Credo che esista un nesso fra la prima e la seconda accezione che riporti, più di quanto non si pensi in genere.
Infatti, anche la "tolleranza" umana e ideologica, come quella farmacologica, presuppone l'esistenza di un qualcosa che, oltre una certa soglia, sia pericoloso assumere.
Faccio un esempio tratto dalla attualità, l'altro ieri, università a Torino: posso tollerare che giovani di gruppi universitari tutto sommato simpatizzanti del fascismo volantinino? O no?

Si tende a pensare, secondo me giustamente: le idee diverse, in linea di massima, devono essere tollerate. Certi atti e comportamenti lesivi dei diritti altrui no. Quindi, in tal caso, sarebbero gli studenti del collettivo di sinistra che terrebbero un comportamento non tollerabile ed intollerante. Simpatizzando in genere per la sinistra ed odiando il fascismo, però, il nostro giudizio non è netto; tendiamo a derogare dal principio di tolleranza, forse perchè riteniamo che certe idee comunque non debbano essere tollerate, perchè più pericolose. Ma è giusto? E' vero che le idee del Fuan contenute nel volantino siano più intollerabili dei comportamenti effettivamente intolleranti del collettivo autonomo? Non so bene che rispondere, lo ammetto.

Cosa voglio dire con questo?
a)che questo terreno è molto scivoloso, rischia d'essere un poco ambiguo
b) che la tolleranza, in ogni caso, non può essere un valore assoluto; è un approccio generale di buona convivenza nella diversità, da "ben temperare", ma non può costituire un fondamento assoluto, nemmeno se lo volessimo.
c) il tema della tolleranza, lascia in realtà aperte tutte le questioni relative al "temperamento" della tolleranza: quali le idee da tollerare, quali no e in che misura; quali i comportamenti da tollerare e quali no ed in quale misura. Ed ogni sistema di idee, ogni approccio, avrà idee differenti in proposito.
E' insomma un terreno normativo.
Inviato: 22/3/2009 10:00  Aggiornato: 22/3/2009 10:00
Autore: fort

Per quanto mi riguarda, continuo a condividere l'opinione di "guidoaragona".
In special modo qui:"....Infatti, anche la "tolleranza" umana e ideologica, come quella farmacologica, presuppone l'esistenza di un qualcosa che, oltre una certa soglia, sia pericoloso assumere...."
La mia definizione del limite della tolleranza è che questo limite viene superato quando il comportamento da "tollerare" prevarica la sfera altrui arrecando danni a terzi.
Posso tollerare un ladro che mi entra in ditta e ruba dei soldi, ad esempio: il mondo è tondo e ciascuno attraversa momenti bui o difficili. Succede ed...amen.
Non posso tollerare, però, che danneggi macchine ed impianti, impedendomi di lavorare, solo perchè indispettito dal fatto che non abbia trovato nulla di suo interesse.
Io credo che i maggiori episodi di intolleranza sia scatenati da questi fattori molto concreti che si verificano nel sociale e nel quotidiano.
Inviato: 22/3/2009 10:42  Aggiornato: 22/3/2009 10:42
Autore: unviaggiatore

Ho l'impressione che a volte le parole troppo usate perdano il loro significato univoco, a volte cambiano il loro significato nel tempo, ho l'impressione che oggi per tolleranza si intenda pazienza, capacità di sopportazione.
Assistiamo oggi a casi di intolleranza nei confronti degli extracomunitari, si è creato un clima di diffidenza nei confronti degli stranieri. Per gli antichi greci lo straniero andava accolto e ascoltato perché spesso era portatore di novità, di buon consiglio, di verità. Fulmini cita il '700, credo che si riferisca soprattutto a Voltaire, io voglio andare ancora più indietro nel tempo, quale esempio di tolleranza è più grande di quello di Gesù che lava i piedi a una prostituta e si fa crocifiggere in mezzo a due ladroni? Che cosa ci fa pensare il fatto che il concetto della frase di Voltaire "Non condivido quello che dici ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dire quelle cose" sia stato ripreso, pur con parole diverse, da Rosa Luxemburg, comunista rivoluzionaria? L'intolleranza ha prodotto guerre e persecuzioni per motivi etnici, politici e religiosi, abbiamo assistito negli ultimi tempi a fenomeni di intolleranza da parte della chiesa cattolica, ma è proprio vero che un credo religioso sia per sua natura intollerante di fronte a certi temi? Non lo credo. Gli ebrei al tempo di Gesù pur credendo nello stesso Dio "Colui che non si può nominare" avevano opinioni diverse im materia religiosa, il Sinedrio aveva il compito di far rispettare la legge della Torah, le opinioni venivano discusse e quelle di minoranza non venivano scartate e non erano proibite. Ci sono delle differenze fra gli Azkenaziti e i Sefarditi e oggi in Israele ci sono rabbi donne.
La tolleranza permette l'esistenza di opinioni diverse per la ricerca della verità alla quale si rapporta in modo dialettico.
Giuliano Cabrini (Forse un po' Khùtspe)
Inviato: 22/3/2009 11:46  Aggiornato: 22/3/2009 11:46
Autore: fulmini

Considero che la discussione sulla 'tolleranza' si stia sviluppando bene benissimo.

Vorrei criticare, con questo commento, una condizione intellettuale e morale che ostacola l'andare oltre la 'tolleranza' - voi lo sapete che ritengo nostro compito di esseri umani pieni e completi 'andare oltre': il concepire la 'verità' come un fatto e non un processo. I religiosi e gli atei che ritengono di 'possederla', la verità, si contentano della 'tolleranza'. La 'tolleranza' è da loro concepita come un punto di arrivo, e non come un punto di partenza.
Inviato: 22/3/2009 19:02  Aggiornato: 23/3/2009 0:05
Primo; auguri di buon compleanno al Blog Rivista.
Poi, grazie a medita partenze per la bella frase del graffito.
A Guido vorrei dire che prevedevo le riflessioni alle quali ha dato voce, perciò avevo cercato di tirarmi indietro dall'argomento Tolleranza e di suggerirne altri più politici come argomento comune.
La Tolleranza, infatti, a mio avviso è un atteggiamento, una educazione, la frase proposta da medita partenze lo sintetizza bene, ma se la trasporti sul terreno politico, cioè la fai assurgere a regola dei rapporti sociali, rischia o di complicare le cose o di avere un sapore dolciastro, buonista.
E le perplessità di Fort secondo me sono fondate.
Però sia Guido che Fort optarono per essa ed io dissi amen.
La laicità, invece, ha un sapore aspro, sa di battaglie, di sconfitte e di vittorie, ma ha il vantaggio di fissare dei punti di riferimento che possono essere trasformati in leggi, in regole comuni.
Personalmente credo che la Tolleranza dovrebbe essere un palestra quotidiana nella quale esercitarsi, ma è la laicità che da cittadinanza alle diversità.
A livello personale posso essere tollerante verso il ladro o avere comprensione per un reato, ma non do diritto di cittadinanza al reato, lo perseguo ovvero se viene considerato reato secondo una logica discutibile mi batto perché non sia più tale.
La Tolleranza richiede rispetto ed umiltà come sottolinea unviaggiatore, la laicità sancisce e crea parità.
L’intolleranza ci fa chiudere in noi, genera rifiuto, e non fa fare passi sulla via della laicità e della convivenza.
E, restando ancora ai commenti odierni, rispondo che no, il fascismo non va tollerato perchè nega la libertà; che tollerarlo significherebbe autorizzare a confondere la democrazia con la fresconeria.
Quando fu necessario, infatti, fu giusto usare contro di esso gli argomenti poco tolleranti della Resistenza (di Edgardo Sogno e Pesce, di Napolitano e Umberto Veronesi, di Pertini e Ciampi, dei fratelli Cervi ecc.).
Quanto ai giovani del FUAN non vanno tollerati, va fatta rispettare la legge che vieta l’apologia di fascismo: ma mi chiedo, hanno un’idea di ciò che è stato il Fascismo, di chi è la responsabilità della loro ignoranza?
E gli intolleranti di sinistra? Beh lo sono stato e non mi rivedo particolarmente intelligente in quelle vesti: intolleranza e presunzione erano manifestazione di dogmatismo ed incapacità di correre l’azzardo di pensare.
Suggerisco, perciò di continuare a parlare di Tolleranza, ma con un occhio, anzi tute e due, alla sua declinazione politica.
Mi piacerebbe inoltre, non lasciar cadere la proposta fatta da Filippo Piccione e cioè:
Io propongo di affrontare il problema dell'economia, come scienza di scopo nel senso del benessere, dell'equità, dell'incivilimento. Abbiamo uno strumento che altri Paesi non hanno ed è la Costituzione della Repubblica italiana che è il frutto, come dice l'Autore del Post, della Resistenza. Se noi leggiamo la costituzione ci accorgiamo che in essa c'è tutto, basterebbe applicarla e prima ancora farla conoscere e diffonderla, cominciando con con questo sito-rivista. Filippo Piccione
Petilino
Inviato: 25/3/2009 12:54  Aggiornato: 25/3/2009 12:54
Autore: guidoaragona

Bè, la laicità può essere oggetto della prossima discussione.
Volevo solo aggiungere una cosa a proposito dei Fuan, anzi, citare un episodio che ho letto in un libro su Primo Levi.
Primo Levi fu presidente del Consiglio d'istituto del Liceo d'Azeglio a Torino (liceo famoso anche per i personaggi storici - studenti o insegnanti, legati alla resistenza, fra cui Leone Ginzburg, Augusto Monti, Massimo Mila, Pavese, ... Mike Bongiorno (anche lui pare abbia fatto la resistenza Lo stesso Levi fu studente del D'Azeglio.
Ebbene, si racconta che, attorno al '77, si dovesse redigere il regolamento della Assemblea degli Studenti.
Nella bozza, un articolo, prevedeva che gli studenti fascisti non avrebbero avuto spazio in assemblea.
Primo Levi, che di solito non interveniva nelle discussioni, propose un cambiamento di quell'articolo. Proponendo di sostituire alla dizione "studenti fascisti", la "proposizione di idee fasciste".
La proposta fu accolta.
La differenza è sostanziale: erano le idee fasciste da bandire, non le persone in quanto "fasciste" da emarginare. Una differenza che può apparire sottile, ma a mio avviso non è da poco, e che avrebbe dovuto essere ben più presente a tanti "antifascisti militanti" che in realtà manifestavano una indole ben più fascista di coloro che intendevano combattere, aspettandoli sotto casa con la spranga.