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diritto e rovescio : Santa Morina
di gius , Sun 8 March 2009 7:00
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In questo lieto giorno nel quale si festeggia il c.d. sesso debole – parlo della donna, forse è bene specificare – il pensiero va anche alle donne meno fortunate, quelle che per una volta anzi che maltrattare vengono maltrattate. E per una volta facciamo anche un nome ed un cognome, così ci si capisce meglio. Il caso lo ricorderete: una donna qualunque, con un lavoro qualsiasi, subisce per anni in silenzio umiliazioni, botte e minacce di morte dal compagno. Un giorno decide di liberarsene e lo uccide nel sonno. La sentenza? Quattordici anni di reclusione, a fronte dei 24 che aveva chiesto il p.m. – donna anche lei.

La difesa fin da subito ha impostato le proprie riflessioni sul 52 c.p., il quale, parlando della Difesa legittima, dichiara al I comma che «Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa». Ce ne sarebbe da dire, naturalmente, ma credo che siano rilevanti per questo caso – e analoghi, se per avventura doveste voi stessi trovarvi in tale situazione – due punti: l’attualità del pericolo di offesa ingiusta, e la proporzionalità.

Di per sé sembrano espressioni molto chiare, ma poi in concreto i problemi sorgono sempre. Per quanto concerne l’attualità del pericolo bisogna a punto vedere in concreto qual sia il momento a partire dal quale vi sia sì il pericolo, ma anche in cui la difesa possa essere efficace. Nel caso di specie, in un clima di crescendo terrore – cito solo un episodio, il compagno aveva ucciso a bastonate il cane, colpevole di essersi lasciato accarezzare da un’amica di Santa Morina – l’uomo era andato a letto dichiarando (vado a memoria): “ora dormo, e quando mi sveglio t’ammazzo”. Se Santa Morina avesse aspettato il risveglio forse non si sarebbe potuta difendere efficacemente contro questa persona, fisicamente più forte di lei.

Altri fanno un discorso a mio parere più contorto, parlando di reato permanente, il quale non si esaurisce finché perdura la situazione antigiuridica: esempio tipico è il sequestro di persona. La permanenza fa sì che l’attualità perduri, per cui la legittima difesa è possibile per tutto il tempo per cui perdura la situazione antigiuridica. Su questo sono d’accordo. Non sono d’accordo invece quando si assimila la situazione di Santa Morina a quella del sequestrato, perché la situazione di sequestro di persona va quanto meno dimostrata ed in ogni caso il reato cui ci si riferisce per indicarne la permanenza – l’omicidio – non può perdurare, non essendo ancora stato consumato. Al limite, si potrebbe dire che nel clima descritto sia la “semplice” minaccia a perdurare, minaccia che però di per sé non rende lecito l’omicidio. Sono problemi che nascono – sempre a mio parere – da una sbagliata impostazione del problema, cui bisogna accostarsi guardando il pericolo (che la minaccia ha creato) in concreto.

L’altro punto citato riguarda il rapporto di proporzionalità che deve intercorrere fra difesa ed offesa. Anche qui direi e dico che si debba guardare alla situazione concreta, a ciò che in concreto colui che si difende poteva fare, ai mezzi che aveva a disposizione e in quel momento. Su questo punto io e la giurisprudenza maggioritaria si va d’accordo, a fronte dei giudici che si fermano ad una comparazione tra i beni difesi. Uso l’espressione “si fermano” perché naturalmente si deve guardare anche a quelli, ma non solo a quelli, il ragionamento deve andare oltre. Altrimenti per esempio chiunque potrebbe intrufolarsi in casa altrui senza che questi possa reagire efficacemente, visto che il clandestino lede solo il bene del domicilio mentre colui che lo difende va a colpire l’incolumità fisica. Ed è sempre guardando al concreto che si può individuare il ricorrere o meno dell’eccesso doloso.


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Commenti
Inviato: 8/3/2009 7:28  Aggiornato: 8/3/2009 7:28
Autore: fulmini

@ Gius

Secondo me ha fatto bene ad ucciderlo. Quello era un nemico e quella era una situazione di guerra. (E lo ha ucciso anche bene, misericordiosamente.)
Inviato: 8/3/2009 17:04  Aggiornato: 8/3/2009 17:04
Non discuto il fatto che la donna abbia fatto o meno bene ad uccidere il pericoloso individuo con il quale conviveva, ma mi soffermo a considerare, come spunto di riflessione, che lo abbia soppresso nel sonno.
Quindi, non in momento di legittime difesa, ma con premeditazione.
Ovvero con accumulo di difesa, nel tempo; manifestata con l'omicidio anziché con l'abbandono, non in vigenza di pericolo all'istante del delitto.
Poi, la pena dei 14 anni, se c'era acclarata la legittima difesa è, a mio avviso - di incompetente - eccessiva.
Considerazioni di uomo della strada, ai tecnici della materia dipanare la matassa che mi sembra, però, ingarbugliata nella fattispecie.
luigi
Inviato: 20/3/2009 17:15  Aggiornato: 20/3/2009 17:15
poichè il compagno la massacrava,sia fisicamente che psicologicamente,ma Santa Morinaha fatto quello che tutte le donne con un minimo d'onore,orgoglio e perchè no stanchezza avrebbero fatto.in questo caso non trovo sbagliata la premeditazione,in quanto, se lui si fosse svegliato in tempo state certi che si sarebbe vendicato e l'avrebbe ammazzata lui sul serio.
santa Morina sta scontando le sue pene con giusta serenità,è da ammirare.
elena.m
Inviato: 21/3/2009 4:38  Aggiornato: 21/3/2009 4:38
Autore: gius

Caro Fulmini,
la guerra può concludersi anche colla fuga di uno dei due contendenti. Santa Morina ha scelto un'altra via - si è tolta per così dire la soddisfazione.
un saluto,
gius

p.s. Spero ch'io e te non s'entri mai nello stato di guerra.
Inviato: 21/3/2009 4:46  Aggiornato: 21/3/2009 4:46
Autore: gius

Caro Luigi,
come uomo della strada, che non ha voglia di andare a leggersi la sentenza (e le motivazioni in essa contenute), ho la sensazione che in questi casi i giudici una pena la vogliano a priori applicare, per non far passare il messaggio che le donne maltrattate possano uccidere impunemente chi rovina loro la vita. Si aprirebbe un periodo che ben potrebbe passare alla storia come "la strage dei colpevoli". E intanto passa l'opposto messaggio...
gius
Inviato: 21/3/2009 4:54  Aggiornato: 21/3/2009 4:54
Autore: gius

Sorridente elena.m,
la stanchezza, che voi citate come terza cagione del delitto, avrebbe potuto portare alla fuga Santa Morina. Significativo mi pare che citiate come primi due motivi l'onore e l'orgoglio, in base ai quali evidentemente la fuga sarebbe disonorevole, ed accettabile l'omicidio. Interpreto fedelmente il vostro pensiero?
Senza polemica,
gius

p.s.: congratulazioni, avete introdotto il tema del commodus discessus
Inviato: 21/3/2009 6:09  Aggiornato: 21/3/2009 6:09
Autore: fulmini

@ Gius

Tu accetti la mia affermazione secondo la quale quello vigente tra la vittima e il torturatore fosse uno "stato di guerra". Contesti la reazione attiva della vittima (l'eliminazione fisica del torturatore), e preferisci la passiva (la fuga della vittima).

Obiezione numero uno. Poteva realizzarla senza pericolo, la vittima, la fuga?

Obiezione numero due. La vittima ha il diritto di difendersi - anche uccidendo il torturatore.

Obiezione numero tre. Ha ragione, in via di principio, sempre il più debole.

Obiezione numero quattro. La vita è sacra. La morte (procurata ad altri) è un tabù. Eccetto che nello "stato di guerra".

Obiezione numero cinque. Lo Stato moderno detiene il monopolio della violenza fisica legittima - lo afferma il grande Max Weber. Dunque l'individuo non può farsi giustizia da solo. Ma l'eccezione non conferma la regola?

(Quanto allo stato di guerra eventuale tra noi due, Gius, sappi che io adotto una strategia mista. Dvi sapere che quando ero ragazzo - dieci anni - vivevo in campagna, nella Locride infestata dalla 'ndrangheta. Un giorno fui circondato dai figli dei capi 'ndrangheta della zona - una ventina - e fatto bersaglio con le fionde complete di pietre. Fuggii, andai a casa, presi la mia carabina, misi in tasca una manciata di piombini, tornai sul luogo dell'aggressione e feci bersaglio i figli dei capi con la mia carabina completa di proiettili. I quali fuggirono, feriti. Non mi ero "tolto una soddisfazione" - avevo "fatto la guerra" senza chinare il capo.)