Radio Fulmini

Per installare RadioFulmini sul tuo sito clicca qui
_________________
Chi siamo
Login
Per gli Iscritti
Ricerca

Ricerca avanzata


Questo sito-rivista è la prosecuzione del blog-rivista fulmini, che in diciotto mesi ha capitalizzato 180.000 visite. Per conoscere il funzionamento di questo sito-rivista si può leggere il "Chi siamo" qui in alto.

agathotopia : Anciua, Bistecca e Sensa Pansa, operai genovesi
di unviaggiatore , Sun 22 February 2009 7:00
English version   Version Française   Versión español   Deutsch version  


Non sempre l'amicizia nasce dal frequentarsi, dal conoscersi, dalla considerazione, a volte nasce in modo irrazionale ci si guarda e si capisce di essere amici, sono forse le amicizie più forti, quelle che fanno sì che dagli amici si accetti tutto.

Forse ci eravamo già visti ma sicuramente ci siamo parlati per la prima volta in un'osteria del porto di Genova mangiando focaccia con la cipolla, uova sode, bevendo vino bianco.

Erano diversi tra loro non solo nel fisico, Anciua era piccolo e magrissimo (anciua in genovese vuol dire acciuga), Bistecca alto e robusto, Sensa Pansa (senza pancia) alto con una grossa pancia. Erano diversi anche nel modo di pensare ma solo una volta ebbero una discussione accesa, nel febbraio del 1991 si sciolse il P.C.I. Anciua aderì subito al P.D.S., Sensa Pansa decise che da quel momento sarebbe stato solo un genoano, nel dicembre dello stesso anno nacque Rifondazione Comunista e Bistecca si iscrisse a quel partito.

Anciua prima ci rimproverò per essere stati delegati al congresso provinciale ed essere usciti dopo il cambio del nome del partito senza partecipare al proseguimento dei lavori, poi ci disse che capiva.

Ci fu un momento di sbandamento quando il P.C.I, fu sciolto, molti operai dei cantieri navali erano militanti, per loro sentirsi comunisti era una scelta di vita, un modo di vivere in ogni momento, essere coerenti nel comportamento: solidarietà e capire le ragioni degli altri. Avevano dato molto con il loro attivismo, prendevano una parte delle loro ferie per lavorare alle feste dell'Unità, versavano soldi per l'acquisto delle sezioni, ci avevano creduto, molti si sentirono abbandonati. Quando dissi che non ci si poteva sentire sentire orfani a quarantatré anni mi risposero che non capivo perché non provenivo da una famiglia di comunisti, alcuni di loro erano figli di partigiani, negli operai genovesi rimaneva forte la memoria di Aldo Gastaldi comandante della divisione “Cichero”, cattolico al comando di una divisione formata prevalentemente da comunisti.

Svanirono molte speranze ma capivamo che erano cambiate molte cose, capivamo anche che saremmo andati verso il pensiero unico.

Lavoravamo in ditte diverse ma ci vedevamo spesso a bordo e durante l'intervallo per il pranzo andavamo nella stessa trattoria nei vicoli.
Fummo mandati in Irlanda, a Cork, una breve trasferta per delle riparazioni su una nave da carico finimmo il lavoro in navigazione verso Amburgo, il mare diventò agitato improvvisamente, Sensa pansa cadde da uno scalandrone, lo lasciammo in un ospedale di Amburgo. Pensavamo che per un po' saremmo rimasti a Genova, dopo una settimana ci imbarcammo sulla “Eugenio Costa” diretti a Rio de Janeiro. Le chiamavano crociere, in realtà per noi era una crociera di lavoro, faceva molto caldo in sala macchine, Anciua rideva vedendoci sudare poi ridevamo insieme e andavamo al bar dell'equipaggio a prenderci un caffè, o come lo definiva Bistecca “Ün caffè tantu bun cu se pë spüà” (Un caffè talmente buono che si può sputare). Da Dakar a Recife mare lungo, la nave si abbassa lentamente e lentamente si rialza, la condizione peggiore per chi soffre il mal di mare. Eravamo a pranzo, mangiavamo con i croceristi in prima classe, forse perché avevamo mangiato troppo Anciua diventò bianco come un'acciuga cotta nel limone, negò di soffrire il mal di mare, può capitare a tutti soffrire una volta il mal di mare, giurò che stava bene, Bistecca gli rispose che “A böxïa e i zuamenti sun cumpagni” (Le bugie e i giuramenti sono compagni), con la scusa di essersi offeso Anciua si alzò e andò in cuccetta, non lo vedemmo fino al giorno dopo quando il mare si era calmato. Non sbarcammo a Recife, in genere riuscivamo a sbarcare con i croceristi nei porti di sosta, questa volta avevamo troppi problemi con l'impianto di automazione. Nel porto di San Salvador trattenemmo a stento Bistecca che voleva buttare a mare un turista che si divertiva a gettare monetine in acqua per vedere quattro ragazzini brasiliani che si tuffavano cercando di prenderle, si calmò e dette dieci dollari a ognuno di loro.

Finalmente arrivammo a Rio de Janeiro, una settimana liberi da impegni di lavoro, fa una certa impressione tornare a sera in un bellissimo Hotel di Leblon, forse la zona più ricca di Rio, dopo aver visto la favela, certamente la piu povera.

strada brasiliana

Giuliano Cabrini, Brasile, 1991
<

Durante il viaggio di ritorno, in aereo Bistecca e Anciua ricominciarono a parlare di coerenza politica, ci rimase male Bistecca quando gli dissi che lui, che diceva di essere “compagno” ventiquattro ore al giorno, tradiva sua moglie senza saperlo.

Portava lo stipendio a casa, ma prendeva altri soldi in nero, sua moglie non lo sapeva e gli dava altri soldi per le sue spese. Rimase pensieroso e disse che glielo avrebbe confessato.

Finalmente saremmo rimasti per un po' in famiglia, non sapevamo che pochi giorni dopo la “Carla Costa” sarebbe rimasta in avaria a San Juan, in fondo non ci dispiaceva molto, ci piaceva viaggiare.

Formato stampa Invia questa news ad un amico Crea un file PDF dalla news
 
Si raccomanda di abilitare i cookies nel proprio browser prima di inviare un commento.
I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Commenti