Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 Eluana ed un bambino - zona di sovrapposizione - Rubriche : Fulmini e Saette
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zona di sovrapposizione : Eluana ed un bambino
di petilino , Fri 13 February 2009 6:00
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Post n. 18

Ricordo quella sera del 5 novembre 1958.
Circa le 10.
Volevo restare alzato, ma mi mandarono a letto.
Nella stanza grande accanto a quella dove si trovavano mia madre con mio fratello ed altri parenti.
Mia madre era seduta con il mio fratellino sul grembo a culla, volto e sguardo su di lui, che stava morendo; lo teneva senza stringerlo, con delicatezza.
Era nato il 18 agosto di quell’anno ed ora aveva due mesi e mezzo.
Era malato e stava morendo.
Erano presenti mia zia Vittoria, sorella di mia madre, la mia nonna materna, una zia nubile di mia madre, che viveva con noi, ed altri.
Mio padre non so, forse in giro alla ricerca di qualche medicina che non potevamo comprare o di latte. Non so se già avvolto nel suo mantello invernale.
Mia madre e mio fratello insieme erano belli in quel dolore.
Il corpicino respirava a fatica, i loro occhi si guardavano.
Ad un certo punto zia Vittoria disse a mia madre di cederle per qualche minuto il bambino e di andare in cucina a rifocillarsi; dovette insistere molto.
Mia madre alla fine cedette.
Consegnò il figlio alla sorella.
Si allontanò.
In braccio a mia zia mio fratello “poté” morire.
Dai discorsi dei grandi nelle ore che precedettero i funerali, infatti, ascoltai una favola molto bella.

Appresi che, quella di farsi consegnare il figlio dalla madre, era stata una mossa calcolata per consentire al bambino di morire; perché non lo avrebbe mai fatto in braccio alla madre per non darle un dispiacere.
Il gesto di mia zia era stato un gesto premeditato di liberazione, che aveva consentito a mio fratello di potere andare.
Questo diceva, e mi auguro ancora dica, la credenza popolare in quell’angolo di Calabria jonica del ’58, povera, analfabeta e senza assistenza sanitaria, ma capace di queste favole meravigliose.
Ma perché mia madre, che pure doveva conoscere questa poesia, aveva accettato di allontanarsi?
Perché, direbbe Omero, Giove, convinto da Pietà, aveva mandato Distrazione ed Illusione, affinché le facessero fare quello che di sua iniziativa non avrebbe mai fatto, liberandola allo stesso tempo dal senso di colpa.
Distrazione per deconcentrarla, Illusione per farle credere che non era giunto il momento.
Lo vedete? già i nostri contadini si erano posto il problema della Buona Morte e del Testamento Biologico. E lo avevano risolto con semplicità ed amore
Ma mia zia si rendeva conto che stava praticando l’eutanasia?
Peccato che per Eluana non siano potute valere fiabe così delicate, mentre torme di blasfemi bestemmiavano dio disprezzando sorella morte.
Oppure chissà, forse papà Beppino conosce quella credenza della mia Calabria e non poteva rassegnarsi al fatto che la favola non si compisse, che la figlia non potesse andare libera, pur non avendola più in braccio da molto. Contro aveva quelli che non credono né alle favole né alla pietà di dio.

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Commenti
Inviato: 13/2/2009 11:01  Aggiornato: 13/2/2009 11:01
Autore: ethos

Il sonno delle ragioni [della mente, del cuore] genera mostri. E partorisce incessantemente imbecilli tronfi custodi della propria disumanità.

http://ethos.ilcannocchiale.it/2009/02/12/eluana_ancora.html
Inviato: 13/2/2009 14:00  Aggiornato: 13/2/2009 14:00
Autore: guidoaragona

E' struggente questa storia che racconti.
Peccato che Englaro, probabilmente, non la sapesse.
Perchè se no, avrebbe lasciato morire sua figlia nelle braccia delle suore di Lecco che si erano offerte di tenerla, e non avrebbe chiamato, dopo pochi anni, l'avvocato, per mettere Eluana in braccio al moloch dello Stato.
Inviato: 13/2/2009 15:39  Aggiornato: 13/2/2009 15:43
Autore: fulmini

@ ethos ed a guidoaragona

I vostri commenti sono appassionati e umanissimi, e tuttavia paiono a me ripetizioni ostinate di singolari e irriducibili punti di partenza. Si manifesta, attraverso la sordità e la cecità del vostro opposto sentire-comprendere-capire la testimonianza di Petilino, la crisi contemporanea del cristianesimo, e del cattolicesimo in particolare. Crisi intellettuale e morale che non conduce alla discussione in vista del superamento del passato, ma all'indurimento del cuore: il morto afferra il vivo.

Gesù di Nazareth non si sarebbe 'schierato', bensì avrebbe costruito un nuovo superiore punto di vista sulla vita e sulla morte di Eluana.
Inviato: 13/2/2009 16:54  Aggiornato: 13/2/2009 16:54
Autore: guidoaragona

Pasquale, la discussione si può fare solo se si dà pane al pane e vino al vino.
E allora, se la storia di Petilino debba essere presa come analogia, io leggo:
mamma = sig. Englaro
Zia Vittoria = Corte di cassazione.
E i conti, detto molto francamente, non mi tornano.
Se la mamma avesse fatto una petizione affinchè venisse il sindaco a casa sua a prendere in braccio il bambino, facendone un caso per tutto il paese, si.
Ma la bella storia che racconta Petilino è un'altra.
E, ripeto, i conti non mi tornano
Scusate.
Inviato: 13/2/2009 17:08  Aggiornato: 13/2/2009 17:08
Autore: guidoaragona

E c'è un'altra cosa, soprattutto, che non mi torna.
Il fratellino di Petilino stava morendo.
Le persone in coma vegetativo, sono di fatto, dei gravissimi disabili non autosufficienti.
Non degli zombies, come qualcuno vuol far credere.
Ora, possiamo dire tutto (e ho sentito, in questi giorni, di tutto): che tanto vale, farli fuori, che sono delle larve, ecc. ecc.
Ma non che negare la assistenza ad un disabile grave, facendolo morire di disidratazione, sia un atto di pietà cristiana.
Questo, non si può dire.
Perchè non è cosi.
Inviato: 13/2/2009 18:05  Aggiornato: 13/2/2009 18:05
Autore: ethos

Dio è morto, Marx è morto, e nemmeno io mi sento troppo bene...

Pasquale, perdona il sarcasmo, ma proprio io non ce la faccio a ripetere sempre gli stessi concetti. Proprio mi sono stancato. Non ti chiedo di convertirti al cattolicesimo. Per me basta ed avanza il tuo percorso personale. Ma è evidente che non sentiamo, vediamo, viviamo ed agiamo nel mondo allo stesso modo. E questo mi sembra francamente una ricchezza, non un limite.

http://ethos.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1297472
Inviato: 13/2/2009 18:09  Aggiornato: 13/2/2009 18:25
Autore: guidoaragona

E vorrei essere ancora più esplicito: io posso capire che uno dica "dunque ... le deformità, gli scarti alla regola, li elimino alla radice con la "eutanasia" dei feti alla olandese; i malati gravi, la gran parte gli facciamo firmare la terminazione, quelli che rimangono pazienza, in fondo le suore che ci stanno a fare ... e abbiamo risolto molti problemi di sofferenza e risparmiato tanti soldi per la sanità".
Lo capisco, e farei una difficoltà immensa a controbbattere argomenti razionali per confutarlo.
Ma so, sento due cose:
1) che quel ragionamento è antitetico al cristianesimo
2) che da quel ragionamento a stermini terribili, a risoluzioni disumane - non spartane - il passo non è lungo. Non è affatto lungo.
Noi, si badi bene, potremmo benissimo non accorgercene, fin quando non saremo considerati un "problema da eliminare".

Ecco, tutto qui.
Io ho finito. Lo ammetto:
di essere considerato un blasfemo che bestemmia Dio (in genere, lo scrivo con la maiuscola) dispezzando Sorella Morte, oppure un imbecille tronfio custode della mia disumanità, per pensare queste cose, per aver pensato che sia stata commessa in questi giorni una cosa grave - legalmente riconosciuta e quasi sempre nobilitata dalla casta degli intellettuali illuminati - ecco, non me ne importa un fico secco.

Bestemmierò dio, e va bè.
E' permesso uccidere un disabile, permettetemi, almeno, di bestemmiare.
Inviato: 13/2/2009 18:28  Aggiornato: 13/2/2009 18:28
@ ethos ed a guido aragona

Penso che il problema non sia quello di convertirsi l'uno alle ragioni dell'altro, cioè di cambiare campo e difendere il nuovo campo come prima si difendeva il vecchio campo.

Del resto, io non mi identifico nè con gli uni né con gli altri. E non penso e agisco mai per partito preso.

Il problema secondo me è quello andare (sempre) oltre le posizioni di partenza. Come Gesù, che era ebreo ed è diventato un'altra cosa, una cosa nuova, inventata e costruita insieme.

Faccio un esempio (generale, non particolare, non legato al caso Eluana) e lo traggo dal campo cristiano. Vito Mancuso. Il suo tentativo di riforma del cristianesimoo mi pare lodevole. Non che io pensi che basti riformare il cristianesimo o il marxismo, nella situazione di crisi storica presente. Ben altro ci vuole per costruire una nuova superiore civiltà. Ma almeno lui, Mancuso, non si rinserra nel proprio campo, e dialoga in profondità col pensiero scientifico e filosofico moderno. Fino a mettere in dubbio alcuni fondamenti del campo proprio - che non pare cosa da poco.
Inviato: 13/2/2009 18:36  Aggiornato: 13/2/2009 18:36
Ho letto del piccolo, deceduto nel 1958 ed ho riflettuto sulla "favola".
Ho letto i Commenti ed al riguardo vorrei - se mi è permesso - aggiungere, sottovoce, che parlare e scrivere per sentito dire, ovvero da "terzi", può sembrare un esercizio di stile o poco più.
luigi
Inviato: 13/2/2009 19:56  Aggiornato: 13/2/2009 19:56
Autore: guidoaragona

Pasquale, io il mio pensiero l'ho espresso, aspetto che gli altri mi aprano gli occhi affinchè io possa capire dove sbaglio. Finora, (a parte te) ho sentito solo insulti più o meno velati, non argomenti.
Suvvia, almeno lo sforzo di un insulto più convinto, me lo merito, no?
accidenti
Inviato: 13/2/2009 20:36  Aggiornato: 13/2/2009 20:36
ciò che ho letto mi ha molto, molto commosso
fabio
www.serafico.ilcannocchiale.it
Inviato: 13/2/2009 21:07  Aggiornato: 13/2/2009 21:07
Autore: fulmini

@ guidoaragona

Amico mio, hai ragione: servono argomenti, non insulti. Servono ponti, non corazze.

Tu mi sei molto simpatico, appassionato e franco come sei, io non penso di avere la verità in tasca, inesausto e spietato come sono, e quindi non voglio convincerti - vincerti con le parole. Non voglio che tu abbandoni le tue idee per assumere le mie idee. Voglio discutere con te, e con altri, amichevolmente, per cambiare le mie stesse idee a favore di idee più luminose, più allegre, più universali. Del resto, a cosa serve argomentare e pontificare se alla fine ciascuno è diventato ciò che era?

Insisto su questo punto perché la disposizione intellettuale e morale alla discussione è la vera mano santa della vita umana associata.

E con questo buona notte a tutti. A ciascun giorno bastano la sua pena e la sua gioia.
Inviato: 13/2/2009 21:45  Aggiornato: 13/2/2009 21:45
@a tutti ed in particolare a GuidoAragona
Con la mia storia non intendevo fare analogie anche perché la vedo dura da fare, non c’era modo di restare in rianimazione per 17 anni una volta.
Volevo solo mettere in rilievo come gli uomini si siano posti da sempre il problema del fine vita e abbiano cercato di risolverlo a seconda delle epoche.
Adesso tocca a noi moderni nelle mutate condizioni.
Si dice che oggi per una gran parte dei casi di fine vita il problema venga risolto nel privato sospendendo le cure.
In altre circostanze ciò non è possibile e necessitano leggi che, per esempio, vanno sotto il nome di Testamento Biologico.
Vorrei però far notare come, sia nella storia raccontata che nel comportamento di Beppino Englaro, ci sia l’accettazione della morte, il bisogno ed anche il desiderio, ad un certo punto, della morte come un momento necessario della vita. E mi pare naturale.
Nelle cure imposte contro volontà c’è il rifiuto e la maledizione della morte. E mi pare innaturale.
Il padre ha ritenuto che la figlia a quel punto avesse bisogno della morte, e non delle cure delle ottime Misericordie.
Poi uno è libero di definirsi, in certe condizioni, gravissimo disabile non autosufficiente e continuare ad esistere. Tutto il mio rispetto e consenso, anche se però sono del parere che a condizioni così estreme permesse dalle nuove tecnologie/metodologie mediche debbano corrispondere categorie concettuali nuove e quella del disabile a me pare inadeguata.
Come inadeguata è la categoria suicidio per chi è favorevole a sospendere per sé in certe condizioni idratazione ed alimentazione (con o senza farmaci additivati?)
Io per me, se dovesse accadere, non vorrei la definizione di disabile più o meno grave e mi piacerebbe tornare alla terra nella quale mi sentirei a mio agio più che in una camera sterile.
Vorrei che fossero possibili sia la prima che la seconda scelta senza imposizioni reciproche.
Ringrazio Beppino Englaro perché purtroppo è toccata a lui una parte così difficile nella lotta per giungere al riconoscimento di un diritto individuale che non impone niente a nessuno.
In nome del rispetto reciproco vorrei chiedere, dopo essere stato chiamato boia dall’Avvenire, di non dire pure che il sig. Englaro ha consegnato la figlia ad un moloch.
Non so se sono riuscito ad indirizzare qualche insulto convinto, certo tanti ce ne sarbbero da tirar fuori ad avere puù tempo e sempre nell'ottica di arricchirsi a vicenda come dice Fulmini.
Petilino
Inviato: 13/2/2009 22:30  Aggiornato: 13/2/2009 22:30
Autore: unviaggiatore

Mio fratello Armandino è morto a cinque anni nel 1945. non l'ho conosciuto, sono nato tre anni dopo, me ne hanno parlato e, bambino, ho immaginato di giocare con lui. I medici nascondevano la gravità del suo male e mia madre ha scoperto la sua morte arrivata all'ospedale vedendo un bambino che veniva vestito su un tavolo di marmo.
Mio padre è stato colpito da un tumore devastante, mentre io speravo pur vedendolo soffrire, che vivesse il più a lungo possibile per poterlo sentire con me mia madre,credente, pregava Dio di porre fine alle sue sofferenze con la morte. Trasfusioni di sangue continue in braccia ormai scheletriche. Le ultime parole che ho sentito di mio padre sono state "Basta, basta lasciatemi morire in pace".
Mia madre, colpita da ischemia cerebrale, non poteva più bere o mangiare, aveva la lingua gonfia, sanguinolenta, mi disse che non aveva paura della morte perché sapeva che avrebbe rivisto mio padre e suo figlio.
Abbiamo tutti diritto a essere curati ma abbiamo anche il diritto di rifiutare troppe sofferenze.
Giuliano Cabrini
Inviato: 14/2/2009 0:39  Aggiornato: 14/2/2009 6:59
Leggo, ascolto, cerco di capire gli uni e gli altri, rifletto, e mi viene in mente soltanto il principio etico basilare, che tutte le religioni condividono, e che tutti i filosofi affermano: "non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te".
(Io so cosa vorrei se mi trovassi in quella condizione. Ma non ve lo dico).
Luis Razeto
Inviato: 14/2/2009 0:45  Aggiornato: 14/2/2009 11:39
Autore: guidoaragona

Grazie per il bello e articolato commento Petilino.
Che dire.
Intanto, personalmente, vorrei precisare che dare del "moloch" allo Stato non mi pare che sia un insulto ad Englaro. E' semplicemente, connotare in un certo modo lo Stato. Che lo Stato sia stato, e per certuni sia, un moloch, a me pare fuori discussione.
In un certo punto tu dici che tali questioni, oggi, vengono trattate privatamente. A me pare giusto che, di fronte alla vita ed alla morte, ognuno debba fare i conti con sè stesso, e non invocare lo Stato, appunto, quale moloch, decisore prima, esecutore poi, della vita e della morte.
Ognuno sa. E non avrei davvero avuto voglia di entrare in questa decisione intima del padre, ma è stato obbligatorio farlo, proprio per suo volere. Dato che questa cosa è passata da intima a pubblica, mi sento allora autorizzato a dire che se egli avesse avuto pietà, convinto che la volontà di Eluana fosse quella, avrebbe dovuto agire direttamente, non fare battaglie legali per 12 anni.
Si dice: ha fatto una battaglia per tutti, è stato in questo nobile ... grazie a lui si farà la legge del Testamento Biologico (che tu scrivi in maiuscolo, noto).
Ma a me non pare tutta questa gran cosa, permettimi. Forse, valeva la pena far durare di meno le sofferenze di Eluana (se tali erano; e chissà perchè si parla di sofferenza di lei in certi casi, e non in altri ... non nel tempo della attesa della eroica richiesta di elargizione dello Stato alla sua morte ... non nel tempo della disidratazione, ove invece certamente sofferenza fu; la sofferenza di Eluana, sempre - guardacaso - viene evocata laddove qualcuno obietta che la sua fosse una vita, particolare, ma vita, dunque non indegna, anche se certamente non preferibile ad una vita piena).

Ma basta. La morte, la cara sorella morte corporale da cui grazie a Dio "nullo omo vivente po’scampare", con il testamento biologico diventa una sorta di "contratto" fra il cittadino e lo Stato.
Prima, il nostro rapporto con la morte era diretto: il fare i conti con sorella morte era, per volontà di Dio, fra noi e lei, senza altre mediazioni: cercare di scansarla, attraverso la medicina fa parte del gioco. E tale deve rimanere: nullo omo vivente può scampare da lei, ma solo rinviarla. Invece, la "medicalizzazione dell'esistenza" (ne parlava Ivan Illic), ha determinato una "espropriazione della salute" e quindi, anche della morte.
Se il testamento biologico costituisce uno strumento per riappropriarsi del rapporto intimo e diretto con la morte, non più mediato, questo è un bene.
Tuttavia, a me pare che ci siano alcuni rischi in questa operazione:
tra questi, che il rapporto con la morte, divenendo pubblico e legale in modo esplicito, e in base ad un documento redatto in un tempo in cui sora morte non ci degna d'uno sguardo divenga ancora più mediato dallo Stato di oggi ... divenga una procedure stabilita a priori ed in astratto e non quel cruciale rapporto diretto.
Credo inoltre che debba essere molto chiaro (oggi, non mi pare lo sia), il discrimine fra interruzione dell'intervento medico e intervento soppressivo su una persona).
In tutti i casi, come vedi, stiamo parlando di leggi, distinguo, burocrazia. Dobbiamo evocare esperti, modalità, procedure.
Già ora stiamo soffocando nelle nostre stesse parole, che ci confondono. E' normale: ora, e questo la battaglia di Englaro l'ha sancito e voluto ufficializzare, sorella morte è ostaggio del moloch dello Stato. Dobbiamo domandare al moloch di farci morire.
A me, non sembra affatto nè bello, nè, tantomeno, cristiano.
La discrezione della decisione personale ed attuale, caso per caso e non per legge e concessione dello Stato, quello va bene. Ma perchè mai io, ed i miei cari, dovremmo dire prima al moloch come desidero morire? Questo rapporto con la morte, non è fatto anche di destino, di evenienze peculiari, che non si possono congelare e ridurre a procedure a priori ed astratte, di procedure a termini di legge?

Il diritto di come comportarmi di fronte alla morte, se intendo tentare di scansarla o no con l'ausilio medico, e a quali condizioni, è mio, indubitabilmente, a prescindere dal testamento biologico.
Lo è, mi pare, anche oggi (chiedo aiuto a qualche esperto legale in ascolto, forse non è così). Se oggi invece così non fosse, quella dovrebbe essere la battaglia giusta: non invece invocare un ulteriore strumento che rende, con la sua stessa esistenza, non invece invocare un ulteriore strumento che pone, con la sua stessa esistenza, potenzialmente revocabile tale diritto in sua assenza.
Inviato: 14/2/2009 11:40  Aggiornato: 14/2/2009 11:40
Autore: ethos

Ricordo una considerazione di Enzo Bianchi, all'epilogo di una settimana di esercizi spirituali presso la comunità di Bose, centrati sulla Passione di Giovanni. Un testo letterario, oltre che spirituale, di straordinarie forza e densità.

Disse più o meno queste parole: "a me sembra che la chiesa, oggi, si impegoli in missioni che Gesù non ha mai detto, indicato, mostrato".

E' esattamente la questione del fine vita, che presa alla lettera [come un certo superclero ottuagenario fa] può equivalere a tortura: cioè un comportamento respinto da un soggetto nella pienezza delle proprie facoltà mentali, a difesa del quale per anni si è impedita qualsiasi discussione su una norma certo problematica [cioè aperta ad abusi figli di cattivi retropensieri], fino a toccare il ridicolo e l'eccesso [le due cose si tengono] nei casi di Pietro Welby ed Eluana Englaro.

Io rifiuto, da cattolico, questa pietà pelosa figlia di ideologie che col cattolicesimo postconciliare non hanno alcuna parentela. Se non con le ossessioni di quel superclero sclerotico e sclerotizzato. Ma sono affari loro, non del mondo; che non dovrebbero pre-occupare agitando i filatteri.

Concordo parola per parola con Petilino. Ed io nella condizione di Eluana non vorrei mai essere tenuto artificialmente in vita da apparati tecnologici che non incidono sulla mia capacità di intendere e di volere. Nè infliggere analoga tortura alle persone più care che dovessi ritrovarmi accanto.

L'indecenza delle accuse levate da Avvenire su Beppino Englaro è la spia esatta dello stato confusionale in cui versa quella parte di cattolicesimo armato e ringhiante. Mai sorridente e fiducioso. E dà la misura dell'eroismo civile di quest'uomo che ha voluto seguire fino in fondo la via della legalità repubblicana. Cioè la norma di Cesare, difesa anche da Gesù. Cioè separata dal dominio della vita spirituale. Senza confinarla nelle retrovie della azioni che lui stesso compiva in un regime sostanzialmente teocratico, cioè ampiamente delegato dai romani all'alto clero sacerdotale ebraico.

Sarebbe il caso di concentrarsi invece sulla difesa della dignità delle persone viventi o non ancora nate. Ma senza prendere scorciatoie che fanno risalire all'atto del concepimento [che solo Dio conosce] il momento della nascita di una vita. Anticipandolo al momento della fecondazione e prima che gli effetti dell'ovulo fecondato possano biologicamente condurre ad un feto potenzialmente vivo. Sono ossessioni che conducono solo all'arretramento di una pastorale che ha la sua indispendsabile ragion d'essere quando il vangelo lo si legge negli atti di persone semplici. Indipendentemente dal grado di strutturazione e nutrimento intellettuale della propria fede. Che si chiamino don Alfonso Del Grosso o Carlo Maria Martini poco importa.

O che siano santi vivi, come una minuta, anziana donna albanese che prega incessantemente e con il cuore, nella parrocchia che io frequento. E pregava sulle pietre della chiesa distrutta dal regime comunista albanese, uno tra i più autarchici, anacronistici, feroci ed autocratici. Analfabeta ed insignificante per gli intelligenti ed invisibile ai potenti.

P.s.: Pasquale commette continuamente l'errore di deformare la chiesa riducendola a quello lui capisce e percepisce della chiesa. Applicando un metodo sociologico, che riduce il suo campo di osservazione alla fenomenologia. Tagliando fuori tutto quanto non è quantitativo e quantificabile.

Di Vito Mancuso è zeppa la storia del cattolicesimo. Come anche di pontefici mediocri come Benedetto XVI. Ma l'ecclesia continua a dispetto e per effetto del sacrificio dei santi ordinari e dei peccatori incalliti. Cioè - fortunatamente - ciascuno di noi.

http://ethos.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=2121603
Inviato: 14/2/2009 16:48  Aggiornato: 14/2/2009 16:48
@ ethos
Condivido il tuo ultimo commento

@un viaggiatore
e la tua saggezza

@ guido aragona
Mi riconosco nella tua animosità.
Non c’è praticamente nulla nel tuo ultimo commento che mi veda dissenziente, ma al più interlocutore e co-ricercatore di soluzioni.
Su una cosa, però, voglio rispondere: la privatezza del morire versus la sua pubblicizzazione, via che avrebbe scelto di seguire il sig. Englaro.
Certe forme di assistenza medica in certi casi, e quando ancora non si sa come andrà a finire, vedi incidente stradale di Eluana, sono possibili solo mediante l’utilizzo di tecnologie/metodologie mediche praticabili solo grazie all’organizzazione sociale, ovvero grazie allo stato; sviluppate già a monte grazie a risorse dell’intera società, cioè dello stato e via dicendo.
Cioè lo stato, in quei casi, è già presente, non è un padre che lo chiama. Un padre, con quella situazione, ci deve poi fare i conti, e trattandosi dello stato non lo può fare che attraverso le leggi, cioè pubblicamente.
Quanto ai tuoi timori circa l’invadenza dello stato in hora mortis nostrae, credo che per il futuro sia ragionevole configurare i seguenti scenari:
1. i casi che già oggi vengono risolti tacitamente nelle corsie degli ospedali o a casa, continueranno ad avere questa soluzione senza andare a scartabellare fra gli atti di un notaio.
2. nei casi in cui il paziente sia capace di intendere e di volere sarà lui stesso ad esprimere le sue ultime volontà, come nel caso Welby
3. nei casi come Eluana, avrà rilevanza il Testamento Biologico ovvero i tutori
Come vedi il tutto si riduce al caso 3.
Non mi pare che ne venga intaccata la privatezza della morte.
Anche nei casi in cui ciò sembri, è perché ci troviamo di fronte a situazioni inedite rese possibili dalla tecnologia e per le quali ci manca una storia dei comportamenti, che dobbiamo imparare a spese nostre.
Grazie per la chiacchierata.
Petilino

P.S.:
- scrivo Testamento Biologico con le maiuscole perché è una cosa molto importante;
- scrivo dio con la minuscola perché non sono credente, ma, per il rispetto che ho per i credenti che non mi vogliono imporre le loro certezze, sono pronto a scrivere DIO
- scrivo stato e non moloch perché, a prescindere da tutto, è sempre lui che chiamiamo nel pericolo, nel bisogno o quando ci serve di salvare un’economia che va a rotoli, salvo far finta che non esiste quando le cose ci vanno bene.
Inviato: 14/2/2009 18:37  Aggiornato: 14/2/2009 18:37
Autore: AlfaZita

Con tante voci maschili, aggiungo la mia voce di donna.

Ringrazio i genitori di Eluana. La madre ed il padre della figlia sdraiata afona e senza sensi per 17 anni.
Li ringrazio perché in un momento difficile che l’istinto chiede chiusura in se stessi e raccoglimento attorno all’amata, i due genitori hanno tenuto la porta aperta e hanno portato avanti la battaglia per la conquista dei diritti civili, anche per tutti noi. Loro hanno agito come cittadini di un paese civile, consapevoli che quando un cittadino conquista un diritto tutta la città lo conquista; con il loro fare, mi hanno fatto sentire parte di una comunità.

Le leggi, dice Sofocle per bocca di Antigone, non sono solo quelle scritte, ci sono le altre che tengono uniti tutti gli esseri umani; sono talmente forti che possono non essere scritte, e non possono che essere osservate. Ogni tanto bisogna che qualcuno le fa ricordare perché come sapete, gli uomini hanno la memoria corta..

Sono certa che qualcuno avrà anche pensato che fosse inopportuna la loro azione:
-scegliere proprio questo momento per dar battaglia!
Altri avranno aggiunto dubbi sul loro dolore :
- così tanto composti e dignitosi, dove trovano la forza per lottare!?
Ma io vi invito.
Invito, ognuno di voi di stare soli con il corpo del figlio giacente e disarmato, nel silenzio della stanza disadorna che non ha nulla di vitale. Vi vedreste spiare con aspettazione tremante ogni moto del corpo amato e una gran voglia di gridare “alzati e cammina”.
In quelle ore avreste voluto che un amico perdesse il treno per voi, che non guardasse l’orologio all’ora della visita, che vi stringesse forte sul petto senza parole di circostanza. Avreste voluto che uomini della vostra comunità vi stessero accanto che non entrassero solo in diatriba ideologica.
Avreste voluto che con le prefiche salentine aggiungessero:

-Ho saputo che c’è visito
se fosse festa non verrei.
Ho saputo che sei in lacrime,
son qui per fare la parte mia.

Oppure con Omero, che fa dire a Priamo quando questi si trova davanti al corpo straziato di Ettore:

- Oh fosse almeno morto tra le mie braccia,
che potremmo saziarci di pianto e singhiozzi
la madre infelice che l’ha partorito e io stesso.

Ma quello era un altro mondo. Allora funzionava la comunità che scattava al dolore del singolo con solidarietà, allora si usava la “finzione istituzionalizzata” come la descrive Ernesto De Martino, come in modo toccante ce l’ ha raccontata Petilino.
Inviato: 16/2/2009 12:40  Aggiornato: 16/2/2009 12:40
Autore: guidoaragona

@ Petilino.
Avevo erroneamente presupposto che tu non fossi ateo.
Con gli atei, o discuto con argomenti puramente razionali, oppure non discuto affatto. Quindi, alcuni riferimenti religiosi disseminati in questi commenti non hanno ragione d'essere e non li avrei messi se avessi saputo che eri ateo.
Tali riferimenti tuttavia non intaccano la parte puramente razionale del discorso. Il più importante, a questo punto, mi pare questo:
paradossalmente, il riconoscimento di "diritto positivo" del rapporto individuale con la morte e la malattia con il testamento biologico, pone in dubbio esso come "diritto naturale" e inalienabile, facendolo diventare alla stregua di una "concessione statale".
Pertanto, in assenza di uno strumento "positivo", si direbbe che tale diritto sia in mano allo Stato. Possiamo trovare uno spirito analogo in proposte legislative che implicano il "silenzio assenso" all'utilizzo degli organi dopo la morte, come se il corpo non fosse naturalmente di proprietà dell'individuo, e una volta cessata la vita il diritto di disporre dei suoi pezzi passi ai medici, in assenza di una esplicita volontà contraria. Il che è mostruoso, nonostante qualcuno non lo capisca.
E allora, se uno si rifiuta di scrivere un "testamento biologico", egli può essere usato come "cavia" per ogni tipo d'esperimento terapeutico? Sarebbe una cosa ben grave.

Mi pare davvero un po' troppo naive non considerare tali aspetti, in materia tanto delicata.